Crucifige
L'abbiamo catturata
Nella notte del Getsemani.
Stava là e sulla notte
Scandiva lettere e suoni
E vaghi i suoi pianti
al cielo senza eco.
Il poeta di pioggia
Si è avviato lentamente
Verso quel colle arido.
Là dietro troverà
Altra gente disposta
Ad ascoltarlo e trattare con lui.
Le massime autorità
Con un certo disinteresse
Mangiando cosce di pollo e patatine
Ci hanno chiesto:
Cosa ne volete fare?
E noi senza alcun tremito
Nella voce, in coro, abbiamo risposto:
Crucifige!
La battaglia
Sconfiggere il divenire
Nella luce del mattino
Quando sembrano gioire
I rami secchi degli alberi
Invernali. La spina
Dalla carne giace sconfitta
Sul tavolo della cucina
Mattutina, mentre una mosca
Annaspa in una macchia di latte.
Si cristallizza lo zucchero
Sul piano insieme al sale
E qualche vecchia briciola di pane.
Ma viva è la carne
Brucia la ferita sul dito
Anulare, soprattutto
Quando la vuoi lavare.
La platea
In una platea che galleggia
Come un pesce morto, le squame
Inutili rivolte al sole del sud,
Siedono comode le persone
Sugli assegnati scranni.
Fra le chiacchiere un'aria
Salina s'infibula nelle narici
Che pizzicano ed alcuni
Le costringono nei fazzoletti
Ed una puzza di marcio sale
Dalle barche che come branchie
Lentamente s'aprono e si chiudono.
Sta al maestro delle luci
Un vecchio pescatore ottantenne
Fare in modo che l'attesa
Rimanga alta, racconta di mostri
E morti, di tempeste in mezzo al mare…
Dietro una catasta di legno marcio
Un'ombra come lingua di fuoco
Danza scomposta
In attesa di essere fatata.
L'antica distilleria
Chiusa
da alte e fumiganti
pareti
dove muffe protettive
trasmutano le linee
geometriche della pietra umana
in agghiaccianti curve
l'antica distilleria
sta.
Ad occhio umano
invisibile
ma sentita
come l'onda
di questi colli
color smeraldo
ch'al placido sonno
dei piani
da sempre corrono.
Su asfalti
gelidi di sole
automobili rapide curvano
e dritte s'infilano in linee rette
seguendo
inconsci
un'immemore geografia.
Poi, all'improvviso
qualcuno
la scorge
fra i tralci di vite
che rossi fiammeggiano
al crepuscolo autunnale.
Uno scarto immediato
e quasi si sbanda
e rischia l'autista
sulla linea di un aspro muretto.
Allora altri
distratti
si rivolgono ad essa.
I più si ricordano
inquieti
di quando bambini
nell'antica distilleria
strillavano
per paura del buio
e fuggivano
all'epifania di un raggio di sole
che svelava le ombre più scure.
Infine
un antico dolore
li cattura.
Essi incrociano rapidi
gli sguardi
e si ritrovano
sospirando.
Sul tetto assolato
dell'antica distilleria
rimane, allora, un merlo.
Gioca distratto
come si fa
alle volte
con la morte.
Ballata della morte
Nella tua esistenza di cristallo fragile
Un pesce rosso si muove agile.
Mentre una bella donna con dita di rosa
Solleva il cristallo e ne beve qualcosa.
Là fuori gracchia la vita chiassosa.
Nessuno l'ascolta, né fa propria la sposa.
Mentre una bella donna con tocco labile
Solleva il cristallo e sorride affabile.
Divertissement I
Il Verbo e il Principio
Si stringono la mano
Come Garibaldi e il Re a Teano.
Divertissement II
Come si fa a dettar poesia?
Ci vuole, innanzitutto, un foglio bianco
Poi una penna, ma, attenzione,
che non scriva
sicché la parola resti viva.
Sonetto
Rimane all'occhio umano una fragile
Speranza, opaca come un vetro smerigliato
Di cogliere una linea netta, incisa nel creato.
Di compiere col pensiero un cammino facile.
Ma più agile sembra essere un volatile
E colmo di sapienza il suo discorso alato.
Nell'ultimo azzurro si spinge e in un afflato
Comincia a spegnersi la fiamma, flebile.
Le rive dei fossi alla pioggia cedono
Le ultime voci lente si spengono
E la luce ai rami secchi si rapprende.
Al finir del giorno una foglia s'arrende
Mentre nell'aria s'aggruma
Un tepido cantar di bruma…
Celebrità
Frequente è la poesia fra gli uomini.
L'altare di pietra sbalzata
gronda del sangue di vacca
mentre i balli
scompongono
la campagna arida.
I vecchi sacerdoti
sorridendo
dimenticano le vesti dorate
sui massi antichi.
Giovani aiutanti
le mani giunte
gettano acqua
sulla pietra
e la coscienza
suggerisce loro
inascoltata
ch'essa non tornerà bianca.
Le narici dei miseri
si riempiono
dell'odore acre
della carne che si consuma.
Dalla celebre foresta
lontane cornacchie
si fanno sentire
ma il nero dei corvi
frequenta ancora
i campi spogli.
Al silenzio finale
s'aggiunge soltanto
il latrare di un cane.
Narciso
Come Narciso
stiamo.
Piegati
sullo stagno del tempo.
Cerimoniale
Cerimoniale
della natura
è la vita.