Poesie di Davide Di Finizio


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Epitafio di Orfeo
Euridìce occhi di viola
si librava nel prato fiorito,
germogliando come l'aurora
d'un giorno mai finito.
Si dice che fosse da sola
quando si chinò su un fiore
per volgerlo alle sue narici
e sentirne l'odore.
Lo sapevano le tamerici
complici, nel silenzio
quando un sibilo solcò nell'aria
profumandola d'incenso,
quando un pizzico
scalfì la pelle di Euridìce
ma non seppe spiegarsi
che fosse
quella piccola puntura
al polso che profumava
di fragole rosse.
Ma la scellerata natura
non si curò dell'aurora,
oscurando quel limpido lume
color di viola.

E lui, che ancora l'amava
non seppe sottrarsi al ricordo
e spese la vita, sperando
in un suo ritorno.
E lui, che ancora l'amava
non seppe aspettare la notte
e prese a fuggire la vita
per inseguire la morte.

Ma sfiorando quelle corde
con le sue dita,
invocava il suo nome
la richiamava in vita.
Con le note di quella musica,
nel riflesso delle stelle
sentiva un dolce brivido
sulla sua pelle.
E le donne che gli stavano
intorno, invano
gli davano retta
lottando con quel ricordo
che andava più in fretta.
E allora scelse la morte
per riportarla in vita,
per risfiorarla ancora
con le sue dita,
ma non attese la notte
per rivedere l'aurora,
per rivedere quegli occhi
color di viola.

E consegnando alla morte
queste parole,
accanto alla cetra
le pose, per un raggio
di sole.

Un caricaturista
Mai più mi proposi di esser sincero
da quando lasciai la stupida scuola,
da quando dissolsi i miei sogni di gloria
per un povero stupido inutile al mondo,
un povero stupido professore di storia.
Fu sonnecchiando nella sua lezione,
la testa reclina sul quaderno di appunti
dove ritrassi, certo per sfizio
la sua immagine sul frontespizio.
Questa scoperta lo irritò sul serio
e mi derise sotto gli occhi di tutti
come se fosse un fallo, davvero
fare del mondo un ritratto sincero.
Mai più mi proposi di fare sul serio
ma, morta e sepolta la cara pittura
scelsi dell'arte la strada distorta,
la stravolta strada della caricatura!

Che estatico stato ritrarre i passanti
in pose ridicole, in pose umilianti
senza rispetto ritrarre sicura
sotto il belletto, la vera natura.
Come vedere la gente più seria
che ride di sé, della sua miseria
che senza vergogna deride i passanti..
per esser derisi si paga in contanti!
Ma che delizia strappare sorrisi
al giovane, al vecchio che ridendo s'ingozza
vedere riflessa nella tavolozza
la loro anima che si guarda allo specchio.
Ed ogni passante che la porta via
l'appende ad un chiodo delle quattro mura
mostrando ai suoi ospiti l'estrema bugia,
il volto più vero della sua natura.
Godere del riso, di piaceri scaltri
goder del distorto godere degli altri
ma un misero dubbio mi assale ad un tratto..
che immagine mai avrà il mio ritratto?

Così era scritto sui fogli ingialliti
del vecchio quaderno di appunti,
così era scritto, mentre all'inizio
c'era un ritratto sul frontespizio.
Ma ciò che colpì i molti passanti
fu la sua sagoma sul nero asfalto,
ma ciò che colpì i molti passanti
fu quel buon giovane morto d'infarto.
Morto sul colpo, con un colpo al cuore
tra i dolci pianti delle signore
che ancora leggono, scolpito al viso
il taglio marcato del suo sorriso.
E accanto ai colori, ai pennelli sporchi
giace la tela di fresca pittura,
la tela sgargiante dove ritratta
è la sua immagine in caricatura!

La puttana e l'ubriacone
C'era una volta
lungo questa strada
una donna a pezzi,
mai stata amata
con pochi spicci
neanche per campare,
tanti mocciosi
tutti da sfamare..
per poche briciole,
per un boccone
vendeva il suo amore.

C'era una volta
in questa stazione
un uomo a pezzi,
senza mai un amore
con pochi sogni
ma da realizzare
e tanti debiti
tutti da pagare..
e per amica
e per famiglia
solo una bottiglia.

C'era una volta
su questa panchina,
c'era la notte
buia e senza luna
e una puttana
senza compagnia
e un ubriacone
senza più allegria..
per una notte,
per poche ore
fu solo amore.

E chiudi gli occhi
o mia piccina,
per quante notti
ti starò lontana
ma tu non piangere,
resta ad aspettare
un giorno sarai
una persona migliore..
per tua madre,
per tuo padre
e per il nostro amore. 

Studentessa
O studentessa svampita
che vivi di sogni e non ami,
che schivi e disprezzi la vita
siccome trascuri gli esami.
Nei sogni sei principessa
felice, nel suo castello
ma quando ritorni te stessa
rimandi al prossimo appello.
Non metti mai i tacchi, la gonna
o qualche vivace belletto,
non metti mai niente di donna
sul povero corpo negletto
ma nutri la mente di arte
di musica, prose e poesia
lasciando ammuffire in disparte
i testi di economia.
Sognando l'amore ideale
di Leandro, Tristano e Romeo
rimpiangi la vita reale,
quel bacio non dato al liceo..

o studentessa, che ignori
la vita che mai t'ha ignorato,
la vita ti chiama, è là fuori
non dentro un castello incantato!

Lettera ad Amore
Amore,
mio tenero amico
ti penso, ti dico
ti scrivo di me

ti prego
dal fondo del cuore
d'un solo favore..
non chiedo di più

se tu
mi potessi sbrigare
uno scomodo affare
ch'è degno di te

più grato
sarei, per la vita
per questa ferita
ch'è dentro di me

t'imploro
di recapitare
una freccia nel cuore,
nel cuore di lei

non chiedere
non chiedermi il nome,
non chiedermi come
la possa trovare

ti basta
sapere soltanto
che non ho mai pianto
per due ciglia nere

due ciglia
e un viso di perla
che, solo a vederla
non dubiteresti

se fosse
il momento opportuno
direi che nessuno
potrebbe eguagliarla

per questo
mi basta un suo sguardo,
per dir che il tuo dardo
abbia fatto centro

ma, intanto
racconto i miei amori
a chi, da qua fuori
non sa legger dentro.

14 febbraio
Com'è difficile accettare
che non sia ancora primavera,
che il sole sia già andato via
quando scende la sera.

Com'è difficile ammazzare il tempo
quando si smette di sperare,
quando un fiore è già appassito
per non aver saputo osare.

Com'è difficile cercar le parole
per esprimere ciò che si sente dentro,
per estinguere quel fuoco
che brucia, che non sarà mai spento.

Com'è difficile esser malati
senza aver voglia di guarire,
quando si sarebbe più tentati
di lasciarsi un po' morire.

Com'è difficile guardarti negli occhi
se in questi occhi si vede il cielo,
com'è difficile gridare al mondo
che sei tu tutto il mio pensiero.

Com'è difficile sognare..
sognare ancora di noi due
se, nei miei sogni
tra le mie dita
s'incrocian lentamente

le tue.

Il grande giorno
L'artista è come un sole,
che dona il suo calore
e resta freddo,
sacrifica il suo amore
per rendere agli stolti
il cuore caldo.

Gli stolti sono molti,
si pasciono di frutti
che sono coltivati
da millenni,
da pochi farabutti
che superano indenni
le indomite tempeste
di Chi ruppe lo stampo.

Lo stampano gli illustri
che scrivono per soldi
e per codesti..
soltanto un giorno o l'altro
il canto intoneran
del non ritorno

e giunge il grande giorno
smentito dagli eventi,
dai tanti maldicenti
ancora in vista..
l'inverno è tramontato
il giorno è ormai vicino,
il giorno trasognato
dell'artista!!

Un fiore
C'era un fiore,
l'ultimo fra tanti
come un pastore
con le sue greggi morte...
e non son scorte
le prime nevicate,
eppur va via
l'estate.

Come ogni stagione,
così i sentimenti
e la ragione
tornan, van via...
e checchessia
tristezza e rancore
colgon di soppiatto
un fiore.

E c'era un fiore,
ce n'eran tanti
in un angol del cuore
dove uno è rimasto...
ma divien pasto
d'un ghiaccio immondo
e resta lì...
solo con il mondo.


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