Poesie di Domenico Di Fatta


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Mi chiamo Domenico Di Fatta e sono nato il 1/5/1960 a Campofelice Roccella (Palermo). Sono laureato in filosofia e insegno materie letterarie in un istituto professionale .Coniugato, con due figli, ho pubblicato due raccolte di poesie: “Tra il sogno e la memoria” (Firenze Libri,1986) e “ I sentieri del dubbio” (Cultura duemila,1988)

Voglio baciare i tuoi sogni
Stasera voglio
baciare i tuoi sogni,
dormire con te
e i tuoi desideri nascosti,
dirti piano che t’amo
ma solo per scherzo
carezzando le ferite
con cocci di vetro e panna.
Come sempre mi dirai
che questa è un’altra storia
e questo gioco serve
soltanto alla memoria.   

Crede di credere….
Crede di credere nel mondo creato
iniziato come gioco dal trastullo della mente,
passatempo innocuo,senza pensieri,
d’un pomeriggio senza tempo e senza scopo.
Disteso sull’universo come tappeto verde
croupier divino lanciò la pallina
ed uno dopo l’altro ma tutti insieme
uscirono i mali insieme al loro bene.
Cominciò forse allora
la storia dell’uomo,
puntata d’un Dio perdente
da sé stesso vinto e avvinto.  

Tra i grumi dell’origine
In quel punto di coscienza
al confine tra dei e ragione
dove ancora non c’è
il sapere di sé,
svolazza leggera
senza nome ne tempo
qualcosa che nel tempo
si ritrova a passare.
Incerta e dubbiosa sta
su se stessa attorta,
cade, si perde, si rialza
s’arrabatta invano
e sempre ricomincia
prima di presto e tardi.

Tra i grumi dell’origine
in quel groviglio ove voce tace,
sta pensier senza linguaggio
che tutto sa e nulla dice,
pensiero puro e inascoltato
che senza lingua vola
dove ogni cosa piace
e di desider s’ammala.

Divieto di sosta
Può parcheggiare in vita
soltanto chi ci risiede,
i sognatori, ahimè!,
son tutti in rimozione.

Così danzo senza saper ballare
gioco e non so barare
canto ma non ho voce
vivo solo in apnea.
Dei ed eroi
mi dicono di un mondo
ogni volta rinato
dai sogni degli uomini,
un mondo perduto
soltanto addormentato
dove danza e gioco
inventano la vita,
dove i pensieri
come racconto ininterrotto,
tacitamente scorrono
in perenne divenire.

Dimmi di Dio
Dimmi di Dio
e di sua stanca ombra,
del divino convito
dell’Essere e del Nulla,
del ribollio eterno
di mito e speranza,
dell’ignota danza
di dubbi e tentazioni,
della sua nuova astuzia
partorita nel vino
per aver da noi
la prova di Sé,
per aver solo un attimo
come fosse dolce sogno,
la prova inconfutabile
che l’uomo non c’è.

Il Tempo è un bambino
Ebbre di musica,
gonfie di suoni ciechi
a memoria o in visione
procedono le idee.

Prostrato il Tempo
scivola via veloce
in gioco antico
mai stanco di ripetersi,
di sé incapricciato
e insieme rantolo coatto
a trasmutarsi pronto
in inquieta armonia.

Fresco carnaio di sguardi….
Fresco carnaio di sguardi e volti,
babele di lingue, suoni, pensieri,
caldo che scuote e chiama freddo,
gelo che iberna e sgela Dio,
Dio che non sente o finge di non sentire
o che vorrebbe dire e teme
di deludere e non esser più creduto:
perché, se noi non fossimo,
Dio e il Tempo chi li penserebbe?

Questo ed altro mi chiedo
mentre canta l’alba
la sua canzone al gallo
e come sempre risposta non so.

Accoccolato tra le pieghe del Tempo…
Accoccolato tra le pieghe del tempo
c’è un dio che s’arrovella
e un altro che ride.
Non c’è nel grembo
che li ha partoriti
il franar della mente
d’un padre affannato,
ma c’è il desiderio
la parola ignota
a raccontar di morte
discesa in mezzo a vita;
c’è mente che precipita
in abisso di follia
percuotendo i pensieri
dentro e fuor di sé;
c’è curva di memoria
trasformata in Tempo
a simular lo specchio
riflesso nel dolore.


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