Voglio baciare i tuoi sogni Stasera voglio baciare i tuoi sogni, dormire con te e i tuoi desideri nascosti, dirti piano che t’amo ma solo per scherzo carezzando le ferite con cocci di vetro e panna. Come sempre mi dirai che questa è un’altra storia e questo gioco serve soltanto alla memoria. Crede di credere…. Crede di credere nel mondo creato iniziato come gioco dal trastullo della mente, passatempo innocuo,senza pensieri, d’un pomeriggio senza tempo e senza scopo. Disteso sull’universo come tappeto verde croupier divino lanciò la pallina ed uno dopo l’altro ma tutti insieme uscirono i mali insieme al loro bene. Cominciò forse allora la storia dell’uomo, puntata d’un Dio perdente da sé stesso vinto e avvinto. Tra i grumi dell’origine In quel punto di coscienza al confine tra dei e ragione dove ancora non c’è il sapere di sé, svolazza leggera senza nome ne tempo qualcosa che nel tempo si ritrova a passare. Incerta e dubbiosa sta su se stessa attorta, cade, si perde, si rialza s’arrabatta invano e sempre ricomincia prima di presto e tardi. Tra i grumi dell’origine in quel groviglio ove voce tace, sta pensier senza linguaggio che tutto sa e nulla dice, pensiero puro e inascoltato che senza lingua vola dove ogni cosa piace e di desider s’ammala. Divieto di sosta Può parcheggiare in vita soltanto chi ci risiede, i sognatori, ahimè!, son tutti in rimozione. Così danzo senza saper ballare gioco e non so barare canto ma non ho voce vivo solo in apnea. Dei ed eroi mi dicono di un mondo ogni volta rinato dai sogni degli uomini, un mondo perduto soltanto addormentato dove danza e gioco inventano la vita, dove i pensieri come racconto ininterrotto, tacitamente scorrono in perenne divenire. | Dimmi di Dio Dimmi di Dio e di sua stanca ombra, del divino convito dell’Essere e del Nulla, del ribollio eterno di mito e speranza, dell’ignota danza di dubbi e tentazioni, della sua nuova astuzia partorita nel vino per aver da noi la prova di Sé, per aver solo un attimo come fosse dolce sogno, la prova inconfutabile che l’uomo non c’è.Il Tempo è un bambino Ebbre di musica, gonfie di suoni ciechi a memoria o in visione procedono le idee. Prostrato il Tempo scivola via veloce in gioco antico mai stanco di ripetersi, di sé incapricciato e insieme rantolo coatto a trasmutarsi pronto in inquieta armonia. Fresco carnaio di sguardi…. Fresco carnaio di sguardi e volti, babele di lingue, suoni, pensieri, caldo che scuote e chiama freddo, gelo che iberna e sgela Dio, Dio che non sente o finge di non sentire o che vorrebbe dire e teme di deludere e non esser più creduto: perché, se noi non fossimo, Dio e il Tempo chi li penserebbe? Questo ed altro mi chiedo mentre canta l’alba la sua canzone al gallo e come sempre risposta non so. Accoccolato tra le pieghe del Tempo… Accoccolato tra le pieghe del tempo c’è un dio che s’arrovella e un altro che ride. Non c’è nel grembo che li ha partoriti il franar della mente d’un padre affannato, ma c’è il desiderio la parola ignota a raccontar di morte discesa in mezzo a vita; c’è mente che precipita in abisso di follia percuotendo i pensieri dentro e fuor di sé; c’è curva di memoria trasformata in Tempo a simular lo specchio riflesso nel dolore. |