Racconti di Francesco De Risi
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| La neve si scioglie ancora CAPITOLO I L'estate era iniziata già da un pezzo, e un lungo sogno era maturato ancora di più nella mia intima sezione delle speranze. <scrivi bene, credici in questo> continuava a ripetermi Marta quasi a confortarmi <non penso che sia così> <non dire così è la verità> <ma non hai mai letto niente tranne che alcune poesie> <è vero ma.> <ti prego vorrei soltanto che tu prendessi sul serio quello che ti ho detto> le dissi <l'ho fatto> <vieni che ti faccio leggere qualcosa> <ok sono curiosa> Ci avvicinammo al computer, aspettammo che si accendesse dopodichè le feci leggere un breve racconto che stavo scrivendo da tempo <non l'ho potuto finire per via degli impegni universitari> <capisco> <anche se non ho fatto granché all'università quest'anno> <sei al primo anno?> chiese <si> <io al terzo di chimica> disse orgogliosa di se senza però cadere nella presunzione La luce del computer illuminò il viso di Marta facendogli brillare gli occhi, era appoggiata sulla scrivania e aveva lo sguardo fisso sullo schermo e con curiosità aspettava di leggere quel racconto, aprii il file e subito comparve un foglio word con in testa il titolo in evidenza <è un'emozione strana farlo leggere a qualcuno> <hai vergogna?> chiese sorridendomi mettendo in risalto il suo bel sorriso <affatto> <posso?> <certo> le presi la sedia e gliela sistemai vicino alla mia, quando vide la pagina dinanzi a se cominciò a manovrare con il mouse per leggere ogni frase, ad ogni rigo sembrava entusiasta e mi guardava, quasi a farmi intendere la sua ammirazione per le cose scritte <è stupendo> <grazie!> <scrivi bene dannazione perché dici che è un sogno> <penso di scrivere male> <allora perché scrivi> <perché quando lo faccio mi sento bene> <mi hai detto che vuoi diventare uno scrittore?> <si> risposi <bè allora fallo> Le sorrisi per ringraziarla del suo incoraggiamento, poi la guardai negli occhi scorgendo una sincerità che traspariva evidente dall'espressione che essi avevano assunto, avrei desiderato tanto darle un bacio, mi limitai soltanto a guardarla sistemarsi l'acconciatura dei suoi lunghi capelli. <ehi Roberto devo andare ora> <aspetta che ti accompagno> <ok> L'accompagnai sotto il mio palazzo, immerso nella confusione del caos cittadino <grazie per il bel pomeriggio> <figurati> <ci vediamo stasera all' Henry's Cafè> <va bene ci vediamo lì, , penso di venire con i ragazzi> <che bello saremo in tanti stasera> <infatti> <ciao> <ciao> mi diede un bacio sulla guancia e poi si allontanò. Quando salii nuovamente mi sdraiai sul letto, pensai al suo volto incantevole, e cercai di ricordare precisamente il giorno in cui l'avevo conosciuta, avevo gli occhi fissi sul soffitto e avevo la testa che era un contenitore di idee che brulicavano confusamente al suo interno. Mi ricordai di averla conosciuta una sera di autunno, quando io e il mio amico Paolo passeggiando per il corso gremito di persone incontrammo un gruppo di nostri amici che erano in compagnia di tre splendide ragazze, una di loro era Marta, quella serata era tiepida, i nostri amici ci salutarono e noi ci fermammo a chiacchierare per un po', poi Flavio sorridente ci indicò le tre ragazze e ce le presentò, le altre due sembravano essere più introverse o quantomeno essere meno interessate a conoscerci, mentre Marta con fare molto affabile fece intendere con tutta la sua simpatia di essere disposta a fare la nostra conoscenza, quando si avvicinò ci strinse energicamente la mano sorridendo <piacere io sono Marta> disse lasciando indelebile la sua figura nella mente Non mostrava alcun disagio e non sembrava affatto imbarazzata di mostrare la sua spontaneità sapendo che le sue amiche dietro di lei erano state scortesi mostrando un'indelicata reticenza nel conoscerci. <ehi ragazzi noi stiamo andando a mangiarci una pizza dai venite con noi> intervenne Flavio esortandoci di aggregarci a loro <ok è un'ottima idea> risposi Mi voltai verso Paolo cercando di capire se quella proposta gli avesse fatto piacere, quando vidi i suoi occhi sorridenti e vivaci mi accorsi che non avrei dovuto dirgli niente e che avremmo dovuto soltanto unirci a quel gruppetto così divertente. Paolo mi prese per un braccio dicendomi: <è quello che aspettavamo da tempo, avere un gruppo di amici da frequentare> <già.> gli risposi con voce soffocata dall'emozione Ci unimmo ai ragazzi e durante il tragitto verso la pizzeria ridemmo tutti e la serata tiepida di autunno sembrò riscaldarsi di un'allegria che da tempo aspettavo. Quando arrivammo in pizzeria mangiammo pizza e bevemmo birra, l'euforia risaltava i lineamenti perfetti del viso di Marta, che gioiosa se ne stava seduta a scherzare con tutti. Dopo un attimo di silenzio la suoneria del cellulare mi distolse dai ricordi di quella sera e dall'appagamento che ne era conseguita richiamando alla mente certe emozioni, mi alzai e presi il telefonino traballante che squillava, risposi era Paolo <ciao Robby mi ha chiamato Flavio, mi ha detto che stasera andiamo all'Henry's ok?> <va bene, a che ora è l'appuntamento?> <alle nove> <ci vediamo al cafè> <okay dopo> chiuse la chiamata. Fui sollevato che i ragazzi avevano deciso di andare al Cafè, così avrei visto Marta e saremmo stati tutti insieme. Erano le otto meno dieci, mi rimisi sul letto cercando di ritornare ai ricordi che la suoneria del cellulare aveva bruscamente interrotto, ma non ci riuscii e quindi mi alzai e andai a farmi una doccia. Alle otto e mezza ero pronto, scesi e mi diressi verso il bar, non c'era molta confusione per le strade, svoltai in una stradina laterale e mi incamminai verso il grande corso non molto affollato se non dei ragazzini che erano scesi il pomeriggio per rincasare verso quell'ora, camminai guardando le vetrine dei pochi negozi aperti fino a quando arrivai nei pressi del bar gremito, nei tavolini di metallo luccicanti sotto l'insegna erano seduti i ragazzi con i loro aperitivi e con le loro birre, guardai nella folla cercando di scorgere qualcuno, non vidi nessuno, entrai nel locale, era profumato e illuminato da deboli luci, aveva grossi televisori al plasma accesi con programmi musicali con il volume non molto alto, nei tavolini all'interno erano seduti Flavio Paolo Angelo e Carlo, stavano chiacchierando in attesa dell'arrivo dei restanti e quando mi videro mi salutarono, <ciao ragazzi> <ciao Roberto siediti> <ok> <cosa ci prendiamo?> chiese Flavio <Marta non è ancora venuta?> chiesi <no, non ancora> Flavio mi guardò con occhi indagatori cercando di capire se avessi preso una cotta per Marta, ma lo rassicurai subito dicendogli che era soltanto una amica, e che avevo chiesto di lei solo perché avevamo preso un appuntamento nel pomeriggio <siete stati insieme tu e Marta?> chiese Paolo con finta innocente curiosità <si, è salita su e abbiamo parlato del più e del meno> < avete parlato del più immagino> disse Flavio sorridente scuotendomi il braccio <no dai, abbiamo solo parlato> <ci vorrei credere> disse sogghignando Carlo Mentre stavamo parlando ci si avvicinò il cameriere, gli dicemmo che avremmo aspettato ancora un paio di persone e poi avremmo ordinato, lui annuì con la testa e si allontanò verso gli altri tavolini. Dalla grossa vetrina frontale vidi le persone addensate nei pressi dei tavoli, poi vidi avvicinarsi al locale Fabio e Marta, si avvicinarono al nostro tavolino e ci salutarono, <ciao ragazzi> disse Fabio con la sua erre moscia, lo stesso fece Marta <dai sedetevi che ci prendiamo qualcosa> disse Flavio che chiamò il cameriere madido di sudore scattante tra la folla <uniamo il nostro tavolino con quello affianco> dissi, poi mi alzai e Paolo mi aiutò a sistemare il tavolino con le sedie <cosa vi porto?> chiese il cameriere volgendoci lo sguardo <tre birre > <a voi> il cameriere si voltò verso il restante dei ragazzi I ragazzi confabularono un po' <un whisky and coca e due birre fredde> disse Paolo, il cameriere segnò tutto e si allontanò dirigendosi verso il barman. Mentre i ragazzi parlavano spensierati guardai Marta, e come in una fotografia la sua immagine mi restò impressa per alcuni istanti nella mente, la vidi ridere ed essere allegra con tutti, proprio come la prima volta che ci eravamo conosciuti, guardai i suoi occhi così profondi e misteriosi, intrisi di un fascino disarmante e quando m'incrociavano s'intravedeva ancora la felicità di aver letto il mio racconto. Quando il cameriere ritornò con il vassoio e le bibite si avvicinarono al nostro tavolo Mara e Lidia, quelle due non certo molto gentili, il cameriere posò in corrispondenza di ognuno di noi le bevande e si allontanò, le ragazze presero due sedie e si accomodarono, <cosa prendete?> chiese Paolo, volgendo però lo sguardo solo a Mara <niente> rispose Lidia in modo sgarbato <a me una coca cola> rispose Mara in tono meno sgraziato Paolo a quel punto invitò Mara ad avvicinarsi al bancone, i due si alzarono e sparirono nella folla accalcata in quel punto del locale, dove il barman eccitato stava preparando i drink da servire, dopo poco ritornarono, Mara aveva tra le mani un bicchiere gocciolante, <avete un fazzoletto ragazzi?> chiese Marta frugò nella borsa e gliene diede uno, Mara la ringraziò e tornò di nuovo a bere la sua coca cola. Intanto Paolo aveva già tracannato la sua birra per darsi arie e vantarsi con Mara, che sembrava essere presa da una strana felicità, quando finimmo di bere decidemmo di farci un giro per il corso, chiamammo il cameriere che si avvicinò dopo poco, <ci porti il conto grazie> <ok>si allontanò e sparì nella confusione del locale Il cameriere si avvicinò e lasciò sul tavolino il foglietto con il conto, ognuno di noi controllò il costo della propria bevanda, <posso offrirti una birra?> chiesi sottovoce a Marta <non preoccuparti> <è solo una birra> <ok>rispose quasi imbarazzata pagammo separatamente lasciando i soldi con qualche euro di mancia sul tavolo, aspettammo che il cameriere li prendesse e uscimmo fuori dal locale lasciandoci dietro la confusione e la musica. Decidemmo di andare a prendere un gelato. Il vento ci accarezzò, il cielo stava cominciando a coprirsi di grosse nuvole che coprivano a tratti la fievole luna. Dopo cinque minuti la pioggerella cominciò a cadere debole per poi intensificarsi nel giro di pochi secondi, lo scrosciare delle gocce divenne sempre più forte, i ragazzi fuori all'Henry's entrarono tutti all'interno e alcuni si ripararono nelle proprie macchine parcheggiate nei paraggi del bar. Noi invece ci mettemmo a correre per raggiungere qualche portone aperto, ne trovammo uno e ci infilammo velocemente, eravamo bagnati, ma ciò fu di un'allegria impressionante, ci divertimmo e aspettammo che finisse di piovere. Ridemmo tutti spensieratamente, quando ebbe finito di piovere uscimmo dal portone e ci avviammo verso l'Ice-Cream Boulevard , una gelateria non molto lontana da dove ci eravamo riparati. Ora il vento cominciò ad essere più freddo e si sentiva l'odore della strada bagnata, continuammo a camminare verso la gelateria, l'insegna al neon sfavillava luminosa nel buio della sera, anche quel locale era colmo di gente, aspettammo un bel po' per avere i nostri gelati. Mentre eravamo seduti nei tavoli coperti dal grosso tendone intriso d'acqua consumando i nostri gelati Flavio ci disse <domenica siete d'accordo di andare in piscina?> <ok> rispose energicamente Paolo e tutti gli altri sembrarono essere d'accordo <andiamo al Cosmic c'è più gente, è più divertente> disse Flavio facendo l'occhiolino Gli altri che stavano consumando i loro gelati annuirono con la testa in segno di approvazione. Una volta finiti i gelati, pagammo e ci incamminammo con Lidia, le avremmo fatto compagnia nel tratto di ritorno a casa. Il tepore della serata estiva rese piacevole quella passeggiata. Lidia quando fummo sotto il suo palazzo ci salutò e si avviò verso il portone chiuso agitando la mano in segno di saluto. Ritornammo a camminare, ormai si era fatto tardi e io avrei voluto tornare a casa a riposare, ma continuammo a solcare la strada umida camminando verso una meta che non c'era. <ragazzi si è fatto tardi io torno a casa> dissi <infatti, è tardi> rispose Carlo, ma notai che tutti furono sollevati che qualcuno avesse deciso per primo di andare a casa, infatti stavano aspettando qualcuno che avesse voluto rincasare in modo che non avrebbero fatto la figura di quelli che rientrano a casa presto. Salutai tutti e mi avviai verso casa. Quando salii sopra mi spogliai e mi buttai sul letto, presi un libro e lo lessi fino a quando gli occhi non accennarono a chiudersi, poi la stanchezza e l'ora mi fecero sprofondare. Arrivò domenica, il sole era alto e la giornata era piacevolmente calda. Verso le otto e mezza mi recai all'Henry's con lo zaino sulle spalle, l'idea di andare in piscina mi mise di buon umore, l'odore invitante di cornetti caldi si espandeva in tutta la zona, e quando giunsi verso l'entrata del bar sentii gli sbuffi della macchina per l'espresso e il profumo di caffé e il solito odore di cornetti caldi, entrai e vidi i ragazzi seduti in un tavolino, c'era anche Marta, alcuni stavano ridendo altri invece ancora assonnati se ne stavano con la testa appoggiata sulle braccia, avevano tutti una tazza fumante davanti e dei cornetti, Marta guardava fuori oltre l'ampia vetrina <buongiorno!> <ehi Roberto> dissero in coro <prenditi qualcosa, hai fatto colazione?> <no non l'ho fatta> <i cornetti sono buoni> mi disse Flavio indicando il contenitore pieno Mi alzai e mi diressi verso il bancone lindo e luccicante, chiesi un cornetto e un cappuccino, e mentre il barista stava preparando il cappuccino mi misi a guardare le bottiglie dei liquori sistemate con cura su una grande mensola, alcune erano mezze vuote altre piene, tutte scintillanti al sole del primo mattino. Quando il barista ebbe finito presi il cornetto e la tazza con il cappuccino e mi andai a sedere nel tavolino dei ragazzi, Marta mi sorrise, accendendo in me un qualcosa di strano <a che ora ti sei svegliato?> domandò Flavio <alle otto> risposi <fa caldo speriamo che c'è gente stamattina> disse Paolo con voce speranzosa, voltando lo sguardo successivamente oltre la vetrina e dopo ritornando a sorseggiare il suo latte e caffé <speriamo> risposi con voce ancora più speranzosa <speriamo che si muovono, non vorranno certo fare tardi> Flavio si riferiva ai ragazzi che stavano tardando Guardai Marta, era stupenda, era una gran bella ragazza, aveva degli short che risaltavano le sue gambe sottili e affusolate, i capelli mossi che le scendevano all'indietro sulle spalle, il viso impreziosito da un espressione seria e composta ma non eccessiva, sorrideva a tutti ed era cordiale quando le si rivolgeva la parola. Penso che era consapevole della sua bellezza, del suo fascino, ma non l'aveva, fino a quel momento, mai anteposta a niente e alle persone la prima cosa che colpiva era la sua semplicità e il fatto che non decantasse mai il suo aspetto fisico, ricordo che quando le si faceva un complimento, abbassava lo sguardo e accennava ad un sorriso imbarazzato quasi a sviare quelle lusinghe, non era per niente vanitosa e questo la rendeva piacevolmente simpatica, inoltre era molto affettuosa con tutti e sapeva a chi riporre intelligentemente la propria fiducia sapendo essere una brava amica. Verso le nove meno dieci vennero gli altri con le loro borse, tutti vestivano in pantaloncini e magliette, ci salutarono e si sedettero nel tavolino vicino al nostro, consumando la loro colazione. Dopo che ebbero finito lasciammo il locale e ci avviammo con le macchine verso la piscina situata nella periferia della città. Gli schiamazzi festosi dei bambini, il lontano vociferare e il fragore delle persone unito allo scrosciare dell'acqua era udibile dal parcheggio attiguo alla piscina, quando entrammo il rumore s'intensificò, la piscina era affollata, fui felice e vedere tante persone divertirsi mi mise di buon umore. Prendemmo posto nelle comode sdraio, gli spruzzi dell'acqua erano frequenti e arrivavano fino al nostro posto quando qualcuno si tuffava. Fu una giornata piena di tuffi e di divertimento. Quel gradevole senso di contentezza però sembrava essere coperto da un alone di insoddisfazione, di tedio, che nascondeva una eterna malinconia, che neanche io sapevo spiegarmi. Pensai che il divertimento o la felicità cambia di persona in persona e di età in età. Ogni persona decodifica il significato di felicità in base alla propria idea e alle proprie esperienze assumendo diversi atteggiamenti di fronte a vari esempi di felicità. Ognuno accosta all'idea di felicità uno stato in cui egli stesso e le persone a lui care si trovano in un momento di pace lontano da tristezza e angoscia, ma ci sono anche quelle persone dotate di un animo perennemente insoddisfatto, che aspettano con ansia un occasione per poi coglierne subito noia e tedio, e quindi sono alla ricerca continua di una felicità che secondo loro esiste in poche opportunità o che addirittura non esiste affatto, ritenendo che il piacere sfiori soltanto l'uomo lasciandolo perpetuamente angustiato e deluso. <ehi come sta andando la giornata?> chiese Marta con un timbro vocale assolutamente amichevole distogliendomi dai miei buffi pensieri <meravigliosamente!> <io mi sto annoiando da morire> <stai continuando a scrivere?> <ora no> risposi <dai tuffiamoci fa caldo> disse <si andiamo> Quando ci gettammo in acqua l'acqua fredda sembrò lenire il calore soffocante, e nuotare e scherzare con i ragazzi nell'acqua tiepida fu altrettanto piacevole. Quando uscimmo ancora grondanti Marta posò il suo telo sulla sdraio accanto alla mia, <ti da fastidio?> <assolutamente> Stese il telo e si sdraiò riunendosi i capelli bagnati sul capo <sai anche a me piace scrivere> disse, manifestando tutto il suo imbarazzo nell'espressione degli occhi ma cadenzando la voce in un tono quasi disinteressato <sono contento che tu me lo abbia detto> <avevo voglia di dirtelo tutto qui> si tirò su a sedere <devi farmi leggere qualcosa> <certamente> < penso che scriverò di te un giorno> <la mia vita non è tanto interessante da poterci fare un romanzo> <invece no.per me sei simpatico> <non esagerare> <ma hai scritto niente?> <si un racconto, ma non è completo, devo trovargli una fine> <quella è la più difficile da inventare> <già, comunque non è un granché> <lascia perdere portamelo> <ok> Mi sorrise delicatamente poi ritornò a sdraiarsi supina con gli occhi chiusi e la faccia verso l'alto <ragazzi andiamo al bar, qui fa troppo caldo> esordì Flavio <ottima idea> rispose Angelo <andiamo> Lidia e Mara erano in acqua insieme a Paolo e Carlo e stavano ridendo e facendo una grande confusione Mi diressi vicino al bordo della vasca <ragazzi noi andiamo al bar a prendere qualcosa venite?> <okay ora veniamo> rispose Paolo entusiasta I quattro uscirono dall'acqua e si asciugarono con i loro teli, indossarono la maglietta e si unirono a noi sotto il fresco bar della piscina, ci sedemmo nel tavolino e aspettammo che il cameriere venisse a prendere le ordinazioni. Marta mi sedeva di fronte e stava guardando i cartelli dei gelati dopo poco venne il cameriere con passo svelto. <cosa vi porto?> Iniziò la scelta. Ordinammo drink con ghiaccio. Consumammo i nostri drink nel fresco bar, poi ritornammo tutti nelle sdraio arroventate dal sole La giornata volse subito al termine, del resto quando si è in buona compagnia non si ha un preciso valore del tempo, ed esso sembra trascorrere via in un attimo lasciandoci stupefatti, quando decidemmo di andarcene la piscina era ormai quasi deserta, con le sdraio sparse confusamente qua e la, e con il bagnino che stava cominciando a pulire l'acqua azionando i grossi depuratori, il sole era ormai occiduo, e i suoi raggi stavano tingendo il cielo di un bel colore arancio, sfumature che sembravano essere create dal più bravo dei pittori <vi va un ultimo drink ragazzi?> <okay dai solo un ultimo drink> <stanno per chiudere dovremmo andarcene> disse Fabio <no solo questo e poi li lasciamo chiudere> esclamò Flavio Prendemmo altri drink seduti nelle comode sedie, vidi il cameriere lanciarci occhiatacce furenti e aspettare con impazienza ticchettando con il piede a terra <ehi guarda si sta innervosendo> dissi a Paolo <si, meglio che andiamo> <no aspetta lascia che aspetti> Paolo guardò il cameriere battere il piede nervosamente a terra, poi si voltò di nuovo verso me e rise <stasera all'Henry's ragazzi?> domandò Angelo, che aveva la faccia arrossata e gli zigomi in risalto <okay ma incontriamoci più tardi> convenne Flavio anch'egli con il viso rosso. <ci porti il conto> chiedemmo in coro, il cameriere smise di battere il piede e sembrò sollevato che noi avessimo deciso di lasciare il locale Tutti ci mettemmo d'accordo a che ora incontrarci, poi ritornò il cameriere con lo scontrino, pagammo lasciandogli la mancia per averlo fatto aspettare e uscimmo fuori. <allora a dopo> disse Flavio mentre montava nella macchina con Angelo e le ragazze <ehi Marta non vieni con noi?> <no vado con loro non preoccuparti> disse indicando la macchina di Paolo in moto, traballante. Ci salutammo e montammo in macchina. Quella sera all'Henry's c'era molta gente, eravamo seduti a bere le nostre birre e Marta non era ancora arrivata, la sua assenza mi mise di cattivo umore, decisi che avrei dovuto divertirmi bevendo più birre possibili, dopo aver finito la mia birra ne presi un'altra, la tracannai d'un fiato, poi capii che ubriacarmi non sarebbe servito a nulla, ma i ragazzi euforici cominciarono a ordinarle delle altre e quindi ne bevvi ancora finché la testa non cominciò a girare, come se qualcosa al suo interno stava ruotando e scalciando confusamente, <è stato un gran divertimento stamattina> disse Flavio aveva l'espressione pensierosa e forse un po' sbronzo ma si notava che era abituato e quindi la sua parte di ubriaco fu solo per mettersi al centro dell'attenzione <già è stata un gran giornata> rispose Fabio con la erre alla francese <peccato che non abbiamo conosciuto belle ragazze> disse Paolo ironicamente ricevendo per scherzo uno schiaffo da Mara che intanto sedeva accanto a lui con il bicchiere di coca cola ancora semipieno in mano, traspariva evidente la sua eccessiva vanità nel modo con cui si sedeva, accavallando le gambe una sull'altra scoprendole abbondantemente <mi gira la testa> disse Paolo che era un po' brillo <ehi sei sbronzo!> ribadì Fabio che sedeva alla sua destra ridente <non sono sbronzo mi gira soltanto un po' la testa> <è la prima volta che bevo così> <ma hai bevuto solo tre birre> esclamò Flavio <si vede che non la reggo> <okay non berne più> dissi <ha ragione Roberto non bere più> disse Fabio <no, posso bere qualcos'altro, solo che non reggo alla birra> <ti accompagno fuori devi prendere un po' d'aria> si offrì Flavio amichevolmente ma Paolo si rifiutò <è solo un leggero mal di testa e basta non fate sempre i tipi perfetti> sperava che Mara si fosse offerta di accompagnarlo fuori <fai come vuoi, sicuro di stare bene?> <si> strizzò gli occhi come segno del mal di testa <non ti preoccupare che qui siamo un po' tutti sbronzi> intervenne Angelo che fino a quel punto se ne era stato taciturno in un angolo attorno al tavolino <ora basta> si raccomandò Carlo, e da buon fratello prese il bicchiere metà vuoto e lo ripose sul bancone affollato accertandosi che Paolo stesse bene <grazie> rispose Paolo <sto bene> gli rivolse un'occhiata fraterna Intanto mi misi a guardare oltre la vetrina sempre in cerca del viso di Marta, ma poi voltando lo sguardo verso il grande orologio del locale mi accorsi che era troppo tardi perché Marta fosse venuta, allora ripresi il bicchiere con la birra e la finii. Guardai il barman versare nei grossi bicchieri la birra alla spina, la schiuma riempiva fino all'orlo i boccali gocciolanti, poi mi avvicinai a Paolo e andammo in bagno, gli consigliai di sciacquarsi la faccia e poi feci lo stesso anche io. Quando uscimmo Paolo sembrava essersi ripreso un po', <grazie> con un'espressione che non riuscii a capire ma che notai essere molto distaccata <non preoccuparti> risposi Ci sedemmo di nuovo, al tavolino i ragazzi stavano parlando di tutte le volte che si erano presi una sbornia, quando raccontavano le loro avventure sembravano essere emozionati e orgogliosi di aver fatto una cosa tanto stupida e inutile. Quando si è ubriachi e nel momento in cui si è tanto confusi da non riuscire a discernere più nulla si è felici e spensierati, e più si beve e più quel gesto sembra renderci forti, ma le conseguenze sono la cosa più fastidiosa e sgradevole, a cominciare dal fortissimo mal di testa che affligge nei primi momenti, alla nausea e al vomito che subentra dopo poco. Guardai Paolo e lo vidi fissare qualcosa davanti a se, come se essersi preso quella sbronza lo avesse reso colpevole di qualcosa che non andava fatto, e nemmeno i racconti degli altri sembrarono calmare la sua coscienza e anzi ad ogni parola mostrava segni di disapprovazione. Mara gli si avvicinò e gli mise una mano sul braccio e lo accarezzò, Paolo si voltò con aria pentita poi posò le braccia sul tavolino e si strinse il viso tra le mani, era terribilmente imbarazzato e intontito. Anche la serata volse subito al termine, molti si offrirono di accompagnare Paolo fino casa con la sua auto ma si era ripreso e fece intendere di poter guidare lanciando occhiate infastidite a tutti. Fuori al locale ci salutammo e tutti si avviarono verso le loro case. Paolo era vicino alla sua macchina con Carlo e Mara, le stava parlando con aria molto amichevole, gli sorrisi facendogli capire la mia amicizia ma lui non sembrò accettarlo, mi salutò in maniera molto formale e dopo aver salutato Mara mise in moto la macchina e sparì nel traffico serale della città. Io e Mara scendemmo assieme a piedi il corso, passammo davanti al Cosmic e agli altri Bar affollati <si è preso una bella sbronza> dissi <è vero spero che vada piano> <ha la testa sulle spalle sta tranquilla> <penso che ci stia provando> disse Mara <come l'hai fatto a capire> <da come si comporta, intuito femminile> < è carino e poi è un bravissimo ragazzo> <allora> <non lo so è molto diverso dai ragazzi che sono stata fin ora> <ma non deve soffrire per questo, diglielo subito se per te non è lo stesso> <si lo so, ma sono indecisa> <sii chiara> <ma lui è troppo premuroso mi accontenta sempre mi riempie di attenzioni e di squilli> parlava con voce indecisa e con il viso inespressivo < pensavo che mi avresti dato un consiglio> <non so cosa dirti parlagli e chiarisci tutto> mi limitai al dirle quello, non avevo l'umore giusto per darle un consiglio su una cosa tanto delicata e non avrei voluto prendermi la responsabilità se qualcosa fosse andato storto Passammo dinanzi al Cinema e svoltammo in una traversa laterale deserta, poi in un'altra ancora e ci ritrovammo di nuovo nella confusione del centro. Passammo dinanzi al Playa zeppo di persone e proseguimmo sempre dritti <io abito qui> dissi fermandomi nei pressi di una stradina poco illuminata <ciao Roberto> <domani parla con Paolo> Mara fece un segno affermativo e poi sorridendomi si allontanò agitando la mano per salutarmi Svoltai in una stradina costeggiata da macchine parcheggiate e mi ritrovai sotto la mia abitazione, salii sopra e il mal di testa dovuto alla birra e alla confusione del locale aumentò accanitamente. CAPITOLO II La mattina mi svegliai e il mal di testa sembrò essersi attenuato, feci colazione e mi misi a scrivere per un paio d'ore, sapevo che dovevo studiare per l'esame di settembre ma non ne avevo proprio voglia, così trascorsi la mattinata dinanzi al computer. Il ticchettio della tastiera era incessante, verso mezzogiorno feci una pausa poi ritornai a scrivere. Il pomeriggio venne a farmi visita Marta, fui sorpreso del suo arrivo e mi sentii profondamente colto alla sprovvista. <posso> <entra> <ti ho portato questo> disse <cosa?> estrasse dalla tasca dei suoi pantaloni di seta qualcosa poi allungando il braccio me la porse <mi avevi detto che volevi leggere qualcosa di mio> mi diede un floppy <ti sei ricordata davvero?> stavo cominciando a sudare dall'emozione <si> <dai prenditi qualcosa> <solo un bicchiere d'acqua> le versai l'acqua nel bicchiere L'accompagnai nella mia camera, accesi il computer e infilai il floppy all'interno, ero emozionato, leggere il suo racconto mi fece aumentare i battiti, il foglio word comparve illuminando parte della stanza, vidi il viso di Marta assumere un'espressione risoluta e sicura di se ma sembrava comunque leggermente imbarazzata, <sei sicura di farmelo leggere?> <si puoi leggerlo> disse con voce gentile e calorosa Ritornai con lo sguardo sul computer, lessi un paio di righi <sono troppo curioso, preferisco leggerlo tutto stasera> <non crederti che sia chissà che, sono degli appunti che scrivevo e li ho messi insieme> <il fatto che tu lo abbia scritto già è da ammirare> <grazie!> <non ringraziarmi, se sentivi veramente di scrivere hai fatto bene> <sei speciale Roberto> Sorrisi imbarazzato sentendomi il volto diventare rosso Ci guardammo negli occhi per un istante che sembrò infinito, scorsi tanta sensibilità e intelligenza nella profondità dei suoi, lei accennò a un timido sorriso poi mi guardò di nuovo e si sforzò di non essere timida, sentii uno strano fremito attraversarmi tutto il corpo, avevo il suo viso a pochi centimetri di distanza dal mio, mi accorsi che quello era il momento giusto per baciarla, ma poi pensai che avrei rovinato una così bella amicizia, e così cercai di essere il più naturale possibile, non pensandoci più. Il suo sguardo si fece serio, inspirò profondamente come se si stesse preparando a dire qualcosa, rivolse di nuovo lo sguardo a terra, <sei l'unica persona a leggerlo e non ti nascondo che provo una strana sensazione nel sapere che ora lo leggerai> <è stato strano anche per me ricevere quel floppy> <se vuoi puoi tenerlo, ne ho una copia sul pc> <grazie> <diamine si è fatto tardi ora devo proprio andare> <no, non andartene> <posso restare solo per un po' ho da studiare ero passata solo per darti quel floppy> Annuii con la testa. Restò soltanto altri pochi minuti <io domani parto per il mare> <davvero?> <si> <quanti giorni stai?> <penso una settimana, ne avevo proprio bisogno di un po' di relax, allontanarmi da tutto e tutti> <hai ragione, io non l'ho visto nemmeno il mare quest'anno> <ci vediamo stasera grazie per l'ospitalità> <figurati niente> Mi diede un bacio sulla guancia e si avvicinò all'ascensore, poi entrò lasciando la scia del suo profumo lungo tutto il corridoio che aveva percorso. Mi sedetti nel divano e accesi la televisione facendo un confuso zapping di canali, pensai a Marta e sembrava che sentissi ancora quel profumo inebriante armonizzare il mio olfatto, uscii fuori al terrazzo e guardai il sole volgente al tramonto calarsi piano e lento dietro le montagne e il cielo ancora chiaro sfumato dai deboli raggi del sole. Cercai di controllare quella malinconia che tante volte mi attanagliava, niente, soltanto il fresco venticello della sera riuscì a darmi un lieve sollievo, ma malgrado fosse una figura così graziosa l'immagine di Marta mi trasmise una grande confusione. Mi feci una doccia e alle nove ero già seduto nei tavolini dell'Henry's con i ragazzi e con Marta che sembrava dare poca confidenza a tutti. Aveva il viso serio e indurito da qualche pensiero che le ronzava nella testa, forse era rammaricata di dover partire il giorno successivo e perdersi la festa che organizzavano il giorno di Ferragosto, mi feci un rapido calcolo mentale, la festa sarebbe iniziata tra dieci giorni, quindi ci sarebbe stata, allora mi domandai cosa di così importante la stesse assillando. Decisi di non infastidirla chiedendole delle sciocchezze e quindi il silenzio fu la decisione più saggia. La serata fu monotona e terribilmente noiosa, tutto stava cominciando a diventare maledettamente noioso e grigio e l'arrivo prossimo del nuovo anno accademico mi angosciava e opprimeva terribilmente. Decisi di ritornare a casa non molto tardi, salutai i ragazzi e Marta, augurandole buone vacanze <ciao, buon viaggio, qui sta diventando troppo monotono> <hai ragione ma in buona compagnia no è così> disse sorridendo <volevo ringraziarti di nuovo per il floppy> <figurati> <lo leggo e ti faccio sapere com'è> <ci tengo> <contaci> <ora vado, penso di scrivere un po' stasera> <okay scrivimi il tuo indirizzo su un pezzo di carta> non le domandai a cosa le sarebbe servito quindi chiesi un pezzo di carta e una penna al barista e le scrissi il mio indirizzo, le diedi il foglietto, ricevendo un sorriso pieno e caloroso <grazie!> Rientrai a casa, mi misi a scrivere fino a tardi dopo di che mi addormentai. Mi misi a fissare il soffitto scuro, chiusi gli occhi cercando di rendere quel visino tanto gentile indelebile nella testa, il suo pensiero m'impedì di dormire ma forse stesso l'appagamento del suo sorriso mi indusse successivamente in un delizioso sogno. I giorni senza Marta furono di una terribile angoscia e monotonia, spenti e incolori, tre giorni dopo la sua partenza ricevetti una sua cartolina <qui il mare è stupendo, c'è tanta bella gente, il sole mi sta riscalda come il tuo sorriso.baci Marta> c'era scritto sul retro, mi misi a ridere e capii perché mi aveva chiesto l'indirizzo Lessi la cartolina e la riposi nella mia scrivania, mi aveva messo di buon umore, ero sicuro di amarla. Le sere furono sempre le stesse, trascorse all'Henry's filosofando sulla vita e parlando dell'università e discutendo dei problemi che credevamo essere solo nostri, <ehi sai ho visto Enrico stamattina, camminava solo, povero bastardo> disse Carlo <non ne voglio più sapere> risposi <chi è Enrico?> chiese Flavio < un nostro vecchio amico> <perché non esce con voi?> <è un maledetto stronzo> <ci ha coperto di insulti senza motivo> <Marta si è fatta sentire?> chiesi voltandomi verso gli altri e indirizzando loro la domanda <si mi ha mandato qualche sms> rispose acida Lidia Stranamente anche essere seduti lì mi annoiò terribilmente, <ragazzi prendiamoci qualcosa al Playa> <bravo Robby mi ero rotto di stare qui a stare fermo, ubriachiamoci> <non serve a niente i problemi si amplificano e ti angosciano fino a farti vomitare> risposi <ma il bello è durante> controbatté <hai ragione> rispose Fabio mettendo in rilievo la cadenza sulla erre moscia Ci incamminammo a piedi accompagnati dal fresco vento che ci avviluppava, la luce dell'insegna si riversava sulla strada illuminando tutto, l'ampia vetrina faceva scorgere il movimento che c'era al suo interno, le comode poltrone blu erano gremite, e il bancone nascosto da una folla frenetica di giovani in attesa delle loro birre, entrammo ci avvicinammo al bancone, i faretti posti al di sopra rendevano lucida la sua superficie, le bottiglie dei liquori brillavano e gli ornamenti in ottone erano scintillanti all'esposizione del fascio di luce intensa. Ordinammo delle Vodka e dei Martini. Ne consumai un'esigua quantità, non avrei voluto rincasare con l'alito che faceva intendere che avessi bevuto, non era il caso di screditarmi verso mia madre. La mattina seguente ci ritrovammo tutti all'Henry's Paolo aveva il volto cupo ed era di pessimo umore, la sera prima lui e Mara non si erano fatti vivi, erano seduti soltanto lui e Carlo quella mattina, <ehi Paolo ma dov'eri ieri?> <un disastro> <allora dove sei stato? <con Mara> <che serata, ci siamo baciati e siamo andati in giro per la città come due scemi> <è perché sei giù allora?> <l'ho accompagnata sotto casa sua e mi ha detto che è meglio rimanere amici> disse sconfortato <non importa ne troverai un'altra> <e il modo in cui mi ha trattato che mi fa stare male> <come ti ha trattato?> <mi ha usato, sono stato gentile e poi quando l'ho accompagnata ha fatto finta di niente come se non fosse successo nulla> <al diavolo lei non stare giù> Mentre stavamo parlando sentimmo salutarci, erano Flavio Fabio Lidia e Angelo, entrarono sorridenti, tranne Angelo che era quasi sempre pensieroso e taciturno, si avvicinarono al tavolo venendoci in contro, sembravano volere ironizzare sul fatto che Paolo e Mara non si erano visti la sera prima, vidi tutta la loro intenzione nel viso sorridente che aveva Flavio <ehi latin lover come è andata ieri?> <non voglio parlarne> <dai non fare sempre il permaloso> <vaffanculo> guardò Fabio < dovete farvi i fatti vostri > dissi <dai non arrabbiarti però se non ti va non ne parliamo> disse Flavio Paolo si alzò furente dalla sedia <non rompetemi più> <sei esagerato non abbiamo detto niente di male> dissi <che vuoi tu eh? Fai sempre le cose giuste?> <ma che dici volevo solo farti calmare> <non mi serve che tu mi faccia calmare sono già calmo> <il tuo eccesso di perfezione sai dove infilartelo> disse con voce provocatoria <smettila idiota volevo solo aiutarti> risposi furioso Paolo si alzò di scatto dalla sedia facendola cadere a terra con un tonfo e attirando l'attenzione dei pochi clienti che stavano consumando le loro colazioni, mi guardò furente e fece per avvicinarsi e darmi un pugno, ma poi si fermò d'un tratto, lo guardai e mi voltai, i ragazzi ci impedirono di venire alle mani non alimentando quell'alterco. Uscii fuori dal locale, il sole intenso mi abbagliò facendomi chiudere per qualche istante gli occhi, ma sentii ugualmente Paolo discutere con gli altri, e poi lo sentii calmarsi mentre me ne stavo andando. CAPITOLO III Passai i restanti giorni a casa a leggere Hemingway, a sognare di scrivere come lui, o almeno vivere come i personaggi dei suoi romanzi, ma mi accorsi soltanto che quell'estate stava volgendo tristemente alla fine. Il giorno seguente sarebbe iniziata la festa che durava fino il sedici di quel mese. Un unico pensiero mi ossessionava martellandomi il cervello, il senso di colpa si fece sempre più greve e sgradevole, pensare a Paolo e alla fine della nostra amicizia e al suo gesto fu spiacevole e assillante, cercai di pensare a qualche scusante ma avevo sbagliato e quindi non c'era altro che ammettere la propria stupidità, mi pentii di non essere stato muto in quel momento oppure di avergli detto delle parole che gli avessero fatto intendere la mia amicizia Notai però che qualcosa stava cambiando in Paolo, da tempo aveva assunto nei miei confronti un atteggiamento freddo e distaccato, non riuscii a capire e mentalmente cercai di imputarmi sbagli che ero sicuro di non aver commesso. In quei giorni aver letto il romanzo di Marta fu la cosa più interessante, e non vedevo l'ora di rivederla, forse la lite con Paolo mi avrebbe motivato nel dirle i miei veri sentimenti, mi avrebbe spinto sicuramente nel dirle che vederla tante volte e sapere di non poterla ritenere mia suscitava tanta malinconia, ma che sto dicendo? non le avrei mai detto queste frasi che sembravano prese da qualsiasi libro di poesie, non era ciò che avevo pensato, non c'era bisogno che le avrei sciorinato i miei sentimenti, soltanto il silenzio era capace di far ascoltare più cose delle parole. Mi accorsi che stavo cominciando a pensare a tante stupidaggini allora ascoltai un po' di musica. La sera era ormai giunta e aveva portato via il chiarore del giorno, si cominciavano a sentire i rumori della festa, e quando mi affacciai le grosse luci posizionate ad arco illuminavano tutto formando uno spettacolo stupendo. Avevo poca voglia di vedere qualcuno, e i pensieri maledettamente confusi, quella sera la passai a casa leggendo. Il giorno successivo ero di buon umore, sapevo che sarebbe arrivata Marta, la felicità prese il sopravvento sulla tristezza. La mattinata a casa fu piacevolmente rilassante e leggere stranamente diverso. Il pomeriggio Marta mi chiamò dicendomi che non sarebbe uscita perché il fratellino non stava molto bene. Neanche quella sera uscii e aspettai il giorno seguente con molta impazienza. La sera dell'ultimo giorno di festa le strade erano gremite di persone, i rumori e le luci sembravano ancora più vigorose, uscii da solo passeggiando pigiato nella confusione, arrivai nei pressi della villa illuminata a giorno, aspettando di incontrare Marta camminai tanto, vidi i ragazzi seduti inerti su dei grossi muretti, c'era solo Flavio, Fabio e Angelo, sempre silenzioso e discreto, li salutai, parlammo per un po', mi dissero che Paolo e Carlo non si erano fatti vivi e che probabilmente stavano da soli immersi nella festa, li salutai e tornai a riprendere la via affollata, vidi in lontananza Marta con Lidia e Mara che stavano dirigendosi verso la mia direzione, loro non uscivano più con i ragazzi dopo la discussione con Paolo, e soprattutto Mara che non voleva creare altri equivoci o rotture all'interno del gruppo decise di restarne fuori, quando si avvicinò Marta a salutarmi sembrò avere lo sguardo stanco, ma mi sorrise attingendo alla grande vitalità che non l'abbandonava mai, quel leggero senso di malinconia era evidente nel suo sorriso, l'abbracciai <ti vedo un po' stanca com'è andata?> <bene, tranne il fatto che l'ultimo giorno mio fratello ha preso una strana infezione> disse sconfortata <ora come sta?> <meglio, gli è passato ma il dottore ha detto che non può uscire> <capisco> <vuoi venire con me?> chiesi <si andiamocene da soli> salutò Mara e Lidia che si allontanarono indifferenti Ci incamminammo pigiati nella folla, le luci illuminavano tutta la strada, la si poteva vedere illuminata anche in lontananza formando una lunga fila sfavillante, le presi la mano e lei incrociò la sua nella mia stringendola forte, il calore di quel gesto mi fece aumentare i battiti, vedemmo una via laterale nascosta dalla folla densa, ormai la confusione e il fragore stavano diventando spaventosamente insopportabili <vieni con me!> Avevamo ancora le mani incrociate, sentii le sue dita esili accarezzarmi la mano nonostante la loro presa fosse sempre forte, <si> Uscimmo sulla via laterale che guardava al corso affollato, rallentammo finché non ci fermammo vicino ad un muro, Marta gli poggiò la schiena contro, mi prese le mani e le incrociò nelle sue <mi sei mancato> <anche tu> mi avvicinai con il viso, sentii il suo respiro diventare ansimante, poi dopo una carezza, avvertii la sua bocca sfiorare delicatamente la mia, ci baciammo, i nostri cuori stavano cominciando ad aumentare i battiti, me ne accorsi dal movimento che il suo petto produceva, la passione ci stava unendo lasciando fuori dalla nostra sfera qualsiasi cosa era estranea, ci guardammo negli occhi, e fissare i suoi sembrò farmi girare la testa, ci baciammo di nuovo con la stessa passionalità, poi scostai la bocca, aveva il viso arrossato e gli occhi lucenti, <vuoi andare in giro per la festa?> chiesi <no, voglio solo stare con te> <andiamo> Annuì con la testa e mi prese la mano, il rumore diminuiva man mano che ci allontanavamo per la strada deserta e poco illuminata. -Nessun personaggio del racconto è il ritratto di una persona realmente esistente. I luoghi descritti sono citati ai fini del racconto e pertanto puramente inventati- |