Poesie di Raffaele De Ninno


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La munnezza….
Amate terre da poeti e genti
offese avvelenate, rese inospitali
da veleni d'ogni provenienza e sorta
sversati fuori dalla propria porta.

Pensando bastasse mantener puliti
case, salotti e soggiorni
delegando ad altri il problema di smaltir
senza veder e senza differenza
per liberarci così la coscienza.

Facilitando compito a chi,
con astuzia e sporchi affari,
ha trasformato tutto in un nemico
di diossine e veleni vari.

E gli insimpienti,
di qualsiasi politico colore,
che noi stessi abbiam delegato,
non han saputo o voluto prevedere,
adesso cosa posson fare?

Cercan disperatamente
solo un buco da riempire
promettendo soluzioni capillari
di cui però spostan la scadenza
perché ne ignoran anche l'esistenza.

Pensan solo a tirar avanti
aspettando, forse, la divina provvidenza,
a cui, in questo momento,
possiam solo figli e nipoti raccomandare
per loro almeno risparmiare
malattie e sofferenze
che verran da questi roghi
e cumuli fetenti.

Ma la lezione,
che ci vien da queste ore,
è di dir, a chi ancor si bea, attenti:
questo benessere insulso,
di profitto e consumismo
sta presentando proprio conto,
in anticipo ma atteso,
e se non cambiam la via
ben più grave sarà la sua parcella.

La munnezza,
la sposti,
la sotterri,
la bruci,
ma come un mostro,
sempre torna
in forme più sottili
che ti bucan dentro.

E se dinosaruri spariron
per misterioso evento
per nostra stessa mano,
sotterrati da sacchi e plastiche
da scorie e fumi, moriremo.

Ma forse abbiam già deciso
che successivo ospite di questo mondo
sarà un animale inanimato:
i soldi che in tanti hanno accumulato!

Furbetto
Furbetto,
a spese d'altri scorciatoie percorri,
ostacoli sicuro non incorri,
convinto d'esser migliore
e poter viver da signore.

Tra lusso, donne e broglia
più ne fai, più ne inventi,
più ne hai voglia.

Se poi un giorno,
ti si para problema
amicizie e soldo
ti tiran fuori
grazie a ricatti
compiacenze e malaffare
che hai saputo intrecciare.

Ma guardando,
a quando eri bambino,
così debole, indifeso,
forse d'altri più cretino
meraviglia tua evoluzione
ed economica situazione.

E non possiam che esser certi,
frutto sei di questi tempi scellerati
anche tu ingranaggio
di potente meccanismo
che girar ti farà
finché tua funzione servirà.

Carri Espiatori
"Sono l'ultima ruota del carro!"
per esser fuori d'ogni gioco e patimento.
Ahi!
Ignavo che ciò vai affermando:
quando non riusciranno più
"per la scesa a tenerlo" frenato**
del maledetto carretto,
invertita la marcia,
prima ruota sarai diventato.
Ma di così rapida
veloce promozione
non esserne beato,
trattieni l'emozione!
Il carro, giù, giù
andrà in ruzzolone.
E tu, ora in evidenza,
lì davanti da quella posizione
nuova e di prominenza
ne subirai, nell'urto,
ogni conseguenza.
E se non bastasse,
diran pure:
"hai voluto esser prima ruota
guarda che hai combinato:
tutto hai rovinato !"
"Investito pure hai
il poveretto
che spingeva, lungo l'irta salita,
il pensante carretto!"
Così ammaccato e storto,
inutilmente rifiuterai il torto,
perché, se carretto non andava
non era la forza che mancava!
Essa era giusta e bastante,
e ciò che s'opponeva alla sua marcia,
sulla irta salita
che c'era da fare,
è evidente,
la tua durezza nel girare,
Ed ora che non servi
che sei da buttare
raccolti i rottami, senza di te,
si riprenda, finalmente, a marciare!

** A Napoli si dice "Tengo il carro per la scesa" per evidenziare che si sta mantenendo a mala pena una situazione critica, che oltre a non andare più avanti, può precipitare all'improvviso se la molliamo.
Legando questo modo di dire all'altro: "sono l'ultima ruota del carro!" che, come noto, viene utilizzato per discolparsi delle carenze dovute a problemi decisionali,
li ho combinati realizzando, questa immaginaria storia di una ruota, in cui si ripete il vecchio, ma ancora abusato, sistema del "capro espiatorio".
Sistema utile per riprendere, poi tranquillamente, a gestire tutto come prima, illudendo i più che l'origine di tutti i mali sia stata, finalmente, identificata e rimossa.

Calcio ……………...
La scorciatoia che rende vincente
è costume di certa gente
di tifosi ed animi accesi loro poco importa:
l'obiettivo è la torta!

Così, l'abbiam sorbito
come vino manomesso
ci ubriacava lo stesso;
ma al risveglio, or avvenuto,
nella testa un grande vuoto
un profondo stordimento
ed un grande patimento!

Contenti ed illusi siamo stati
da punizioni e rigori comprati,
questioni simulate ed espulsioni pilotate,
così la grande farsa andava avanti
anche con trasmissioni e processi
e noi lì: spettatori e fessi !

A veder attori di un mondo finto
indossar l'abito dell'apparenza
a mascherar con arte il broglio.
Costanti presenze con il mondo ai piedi
che l'insegue, dalle loro parole pende
ne agogna le foto, ch'aspira d'averne un segno.

Ma per loro l'importante
è stato render vincitore
la vostra squadra del cuore?
Poco male se era  
arbitro un po´ parziale
o doping mortale,
rigore comprato
o risultato combinato?

No!

La scorciatoia che han percorso
di solo soldo ne è funzione
perché in borsa va l'azione;
in mano a ricchi giocatori
ed abili procuratori
che come quadri d'autori
vivon scortati
da paparazzi circondati.

Paparazzi e Tivù
che voglion sempre più
le loro parole
le loro presenze
per fare share ed audienze.

Quindi non faccian alibi e discolpa
l'aver per noi ordito tutto quanto,
perché ad essi solo importa
poter mangiar la grande torta;
lasciando al loro pasto macerie
e del vero sport tristezza e miserie.

Per essi non ci sarebbe peggior condanna
che passar al buio, poveri e silenti,
in grande anonimato,
il restante tempo che vita gli ha riservato;
quindi, se nello schermo li vedete
fate un gesto sano: spegnete !

La Rabbia del Mondo
Le lacrime del mondo
arrivan pesanti
con piogge mai viste
così abbondanti.

Le urla del mondo
arrivan con vento
turbini e tempeste
così grosse mai viste.

La rabbia del mondo
arriva vibrando
pesante e furiosa
distrugge ogni cosa.

La resa del mondo
la vedi nel ghiaccio
che sparisce ai poli
lasciandoci soli.

Soli abbiam creato
i nostri destini
illusi e tanto cretini
non ancora domi
di farci del male
ancora convinti
d'esser mai vinti.

Alle Maestre delle Elementari
A Voi affidiamo
un pezzo di vita
dei nostri pargoletti
forse quello più importante
e, ad esser sinceri,
ne avete grande cura.

Imprimendo una grande mutazione:
da bambini a ragazzi
da insicuri scolaretti a simpatici bulletti
da piccole pesti a grandi.... pesti
da bambini a ballerini, attori
matematici e lettori.

Quando essi andranno via
ogni tanto, forse, sbircerete
al di là di qualche rete
per veder come saranno diventati.

Rimpianto ne avrete
ma sicure resterete
di aver fatto un buon lavoro
se di Voi loro
si ricorderanno
anche tra qualche anno.

E chissà se, un bel giorno,
una di queste giovani speranze
non diventi un grande personaggio
talché potrete dir
con grande orgoglio:
“quello cresciuto l’aggio!!”

Coerenza ed onestà
Quando un fatto vissuto, all'apparenza nullo
nasconde un grande segnale.

Era il tempo della moderna inquisizione
ed ogni ufficio tremava
anche alla sola perquisizione.

Se storia giusta o sbagliata
essa è stata
lo diremo, forse, in un'altra puntata.

Ma di certo,
noi cittadini,
masse di spettatori,
or contente or turbate
vedevamo cader
"teste coronate"
corrotti evidenti,
innocenti
e comuni delinquenti.

Nel frangente di un affollato bus
gesticolava un signore
ai titoli gaudenti
per tante tangenti
felice per il repulisti
descritto dalle schiere
fiere di giornalisti.

Ma come mai all'improvviso
sparì rapido e scuro in viso
quel ....."signore"?

Era arrivato il controllore!

Separata
Elenchi il passato
al distratto avvocato
spiegazioni
carte e azioni,
fatti, difetti
certezze e sospetti.

Tutto diventa un assegno
per pagare un sogno
finito......bruciato.

Meditar vendetta
per una vita stretta,
riorganizzare la mente
le amicizie per brevi euforie
con chi spera
attraverso te
di veder gratuitamente
un proprio riscatto.

La tua vita hai bruciato
accanto a chi
adesso t'ha abbandonato
convinto d'aver ritrovato
la giovinezza che gli avresti rubato.

Così sola,
t'interroghi sul futuro
sognando un luogo sicuro.

Figlio non parla
ma soffre e giudica
pensando ingiustamente
che madre mente:
"è colpa tua
se papà è andato lontano
da casa sua."

Vorresti parlargli,
farti capire e spiegargli
ma le parole, i pensieri
s'impastan nella mente
e fuori... niente.

Problemi,
cento, mille patemi
piangi la notte
pensando al domani
avresti bisogno di cento mani.

Ma intorno c'è solo
parole e sguardi
giudizi e tentativi
per avventure brevi
e lui ch'era con te
adesso chissà dov'è.

Can di strada
Son can di strada
vivo finché vi aggrada.

Con armi gommate
mi sfiorate,
con trombe potenti
mi suonate
pensando ch'io conosca
le vostre regole del gioco.

Se potete mi scansate
ma più attenti state
che lucenti lamiere
non siano danneggiate
pure se dovessi finir sotto
importante non far il botto.

Solo se a piedi attraversate
forse mi capite
ma appena la portiera riaprite
seduti davanti al vostro tondo
oggetto di comando
con il cambio
e il rombo dei pistoni
tornate come prima.

Caro cosa stai pensando?
"Niente!"
"tanto era un randagio
cui pena non valeva
andar adagio....."
Anzi pensavo:
"hai visto che bel viaggio?"

E' tornato puntuale è
tornato il mondiale!
Ho comprato un tricolore
ma non ricordo il suo valore.

Per un giorno siam patrioti
pure i camorristi e gli idioti.
Tutti incollati davanti alla TV
e anche a chi non conosci
puoi dargli del tu.

Tutti lì ad aspettare
se questa volta sapran cantare.
ma se poi non lo faranno
cosa fa se la porta bucheranno?

Anche se sono
assassino, evasore
latitante o rapinatore
scippatore o schifoso
non importa son tifoso!!!

Tanto il mondiale
ogni quattr'anni torna
e dopo la finale
tornerò a farti le corna
Così non disperate
non siam cambiati
amici, fratelli,
colleghi o affiliati.

Cambieremo la formazione
il modulo, il CT
ma non la passione.
condividendo tutti uniti
i sudori e le astinenze
dei nostri miti

Tanto siam l'Italia
forte e campione
che quando vince
va nel pallone

E' questa l'unica
nostra medicina
ai guai alle crisi
ed ad ogni spina.

Triste presagio:
Cosa pensi amor
nei lunghi silenzi
che accompagnan
i tuoi fugaci sguardi
nel vuoto

Cosa pensi
se non mi rispondi
ed evadi
ogni mia istanza

Forse lo so
ma non l'oso dire
per paura che
la mia illusione
possa morire

Attendo invano
che la fiamma
si riaccenda
disperato e solo
senza più speranza

Ciao Umberto
Ciao Umba
amico fraterno
che in un giorno di luglio
senza preavviso ci hai lasciati

Ciao Umba
che dall'alto dei cieli
nel mistero profondo
che avvolge la nostra esistenza
ci guardi e riderai
come sorridevi sempre quando ci vedevi

Ciao Umba
che poco tra noi sei stato
ma ci hai dato tanto
Eri buono e sei venuto tra noi
per insegnarci
quello che nessun libro
e nessun professore
potrà mai farci imparare

La tua scomparsa
ci ha fatto capire
che la tua venuta su questa terra
è stata una missione
una missione che si è compiuta
di cui dobbiamo fare tesoro

Grazie per essere venuto
grazie per averci fatto capire
nella tua semplicità e gioviale aria da ragazzo umile
lavoratore ed affezionato amico
che la vita è un soffio
e coloro che la passano mascherandosi
dimenticano che in fondo
i soldi la concorrenza e l'astio
sono solo stupidaggini
che non fanno altro che male
ma non lasciano niente

Grazie Umba
per avermi considerato tuo fratello
per me è stato sempre un onore
che nessun amico mi aveva mai concesso

Grazie dai nostri bambini
a cui riservavi sempre sorrisi e parole d'affetto
i più piccoli non capiranno dove sei
ma non gli insegneremo che ci sei
anche se non ti vedranno più

Porteremo dentro di noi il ricordo
e quando parleremo di te
non potremo mai dire male
perché tu il male non sapevi cos'è

Grazie Umba
dall'alto dove ti trovi
porgici ogni tanto il tuo sguardo
per aiutarci nelle scelte
perché possiamo fare tesoro del tuo cammino
e non rendere vana la tua missione.
Grazie!!!

Persi nell'infinito
ci agitiamo
ancora illusi
d'esserne
il centro

Nell'universo
vaghiamo
senza capirne
il perché
sperando
intimamente che
ad ogni tramonto
segua
una nuova alba

Nel buio
della notte
non alzate
lo sguardo al cielo
potreste capire
la nostra relatività

La magia si ripete
ed alla luce del sole
torniamo a recitare:
ci agitiamo
ci compiaciamo
ci illudiamo

La giostra gira
finché
non lasciamo
per andare
nel mistero
più profondo
della nostra
breve esistenza

La vecchiaia:

La vecchiaia
che brutta malattia
ogni giorno che è passato
è un foglietto strappato
dal tuo calendario
che prima o poi finirà

Una mano inesorabile
uno ad uno
te li strapperà
ed ogni giorno
più scarno
quel blocco diventerà

Quella mano inesorabile
tu vorresti fermare
sapendo già
che ogni giorno
che passerà
al blocco
non si riattaccherà

Ma se invece
al calendario
non guarderai
ma ai fogli già strappati
un sorriso
assocerai
allora
i fogli già strappati
un tesoro diverranno
di cui disponi
per sorridere

E pensando
a chi tutti quei fogli
non ha avuto
o no sa quanti ne avrà
potrai esser felice
d'averli vissuti già

L'inflazione
A che bella
l'inflazione
in questa
gran nazione!!!
C'è l'Istatte
che l'abbatte
e la massaia
che si dibatte
con la spesa
che sempre più ci pesa
han fatto
una gran pensata
e l'han resa
programmata!!!

Così adesso
c'è quella reale
e quella rateale
quella della zucchina
e quella della fettina
C'è quella dell'Euro
e quella del povero
c'è quella per il ricco
e per chi va a picco.

Ma in mezzo
a questo gran casino
il portafogli piange
e nulla c'è
che possa
fermar l'emorragia
dei soldi che van via.

Così pian piano
senza far rumore
ogni giorno
a qualcosa rinunciamo
E sperando
che si fermi la spirale
di quest'epoca ferale
ci arrangiamo
e ci scervelliamo
ma i conti non quadriamo.

Non ci resta
che la dignità
che solo apparenza ci dà
e sotto sotto
quando dormiamo
ci chiediamo
nel buio della notte
quando finiran le botte?

Ma,
se la ricchezza sparisce
da qualche parte
pur finisce
forse nelle tasche di qualcuno
che professando tranquillità
sta creando una società
fatta di una nuova nobiltà

Nel frattempo
non ci resta
che comprar libri,
scarpe e pane
cercando invano di evitare
di farci fregare
per non naufragare

Sarà forse stato brutto
o forse poco arguto
ma tanti anni fa
con la scala mobile
si riusciva a campà
Ma nel 93
con quegli accordi
finirono i bagordi
tranne per gli ingordi
i politici ingrassati
ed i manager stressati

E adesso,
di tutto il resto
di questa società
che cosa si farà?
Per il momento
ci raccontan favolette
sull'Europa e sul mondo
che a dir loro
ci chiedono
di non mangiare
per un futuro
da assicurare
e per un Mastrict
da onorare

Mentre chi può
se la spassa
aumentando a volontà
i prezzi
di questa civiltà.
Senza tener conto
che quando
toccheremo il fondo
anche loro
staran peggio
perché se il giocattolo
si rompe
è vero
non ci giocherà il bambino
ma non starà quieto
neanche il paparino.

Inutile interrogarsi
sulle cause palesi
e sui rimedi
mai presi
occorre
che ciascuno
per il ruolo che compete
si metta buono buono
ed inizi
seriamente a pensare
a come rimediare
tralasciando
per una volta
le questioni di palazzo
che a noi ci hanno....

Il duemila
Quando sognavi il duemila
eri bambino
ed eri sicuro
che tutto
sarebbe stato migliore

Case bellissime
dolcissime mamme
lavoro leggero
auto volanti
malattie inesistenti

Tutto sarebbe stato
più bello
un paradiso
in terra
senza più fame
cancro
violenza

Tutto era un illusione
ma eri sicuro
che un robot
ti avrebbe servito il caffè
con una pasticca
con il suo stesso sapore
e di una tazza vera il calore

Non sapevi
come sarebbe stato il duemila
era lontano
trent'anni o più
ma eri sicuro che
quando sarebbe arrivato
tutto il mondo
sarebbe cambiato

Ma c'erano già i segni
che questa grande illusione
non si sarebbe avverata
ma ci credevi
e ne eri convinto
e per questo eri contento

Poi il duemila è arrivato
l'abbiam superato
ma la fame, la guerra il male
tutto è restato

La natura fallace
della nostra specie
mai cambierà
ed il progresso
sempre razzista resterà

Quel che mangi
bevi e consumi
a qualcuno o qualcosa
l'avrai sottratto
anche se forse
involontariamente

Ma almeno
quando lo fai pensaci
e se puoi adoperati
tendendo la mano
a chi l'aiuto non ha
neanche più la forza
di chiederlo.

Viva l'Italia
Viva l'Italia
che con fare masochista
si distrugge sempre più

Viva viva il bel paese
che produce pensionati
sempre più.

Viva l'Italia
che per non pensar
ai guai grossi
si dibatte sui crocifissi

Viva l'Italia
dei Porta a Porta
dei Vajont e del black-out
dei fascisti e dei comunisti
dei briganti e dei pagnottisti

Ma quando crescerà
questo bel paese?
quando s'accorgerà
che senza
assumersi responsabilità
come l'Argentina
o peggio finirà

Viva l'Italia
che si commuove
di fronte a quattro famosi
su un'isola deserta
mentre tutto il mondo sta allerta
con pericoli a destra e a manca
ci mancava pure il calvario
del voto extracomunitario

Ma se siam seri
e ci pensiamo
di fronte a queste banalità
una soluzione pure
ci sarà?

Basterebbe
un po' di logica applicare
ed una mente aperta utilizzare
senza più scomodare
istituzioni e talk show
su problemi sì importanti
ma di certo
non pregnanti

Mentre l'industria se ne va
e il commercio a fondo sta
con il lavoro che manca già
cosa volete che ci importi
se un onesto straniero
bianco o giallo o nero
voti oppure no!

Se Pappalardo
pianga o rida
se in classe
accanto al crocifisso
ci stia pure un budda
un Mullah o qualche altro simbolo
chissà.

La questione seria
è sapere
cosa da grandi
vogliam fare
quali son le prospettive
delle future generazioni
legate sempre più al carro
d'altre nazioni

Nazioni più potenti e attente
a far crescer e sviluppar
la propria società ed economia
senza far tanta filosofia

Filosofia che sarà
pur bella da esercitare
ma quando è supportata
da una situazione
ben assestata

Qui invece si dileggia
si combatte
e ci si sbatte
a destra e a sinistra
al centro e dietro l'angolo
solo per lustro personale
solo per aver più visibilità
in TV sui giornali
e nella pubblicità.

In Stazione....
Ah!! Che depressione
la sera in stazione
con quelle voci sintetiche
che annunciano
con tono quadrato
senza inflessione
i ritardi, i treni, i servizi.

Scale, marmi, vetri
tutto è così brutto
grigio, consunto.

In attesa tanti spettatori
davanti ai neri tabelloni
che ogni tanto,
piangendo le scritte,
cambiano scena
spostano l'oggetto
delle loro attese.

Ah!! Che triste
la stazione di sera
i vagoncini che vanno e vengono
i cestini pieni di cartacce
giornali, immagini, documenti
divenuti inutili rifiuti
di un mondo che gira
veloce senza una ragione.

Le vetrine sempre uguali dei bar
e dei negozi chiusi
delle tavole calde di nome
ma fredde di tristezza
e solitudine.

I poliziotti, i mendicanti
le panchine inesistenti
tutto sembra fatto
per metterti a disagio
mentre attendi il treno
per casa
dopo un lungo viaggio.

Immagini le domande
dell'indomani dei bambini
che con fare affascinato
desiderano anch'essi
ardentemente
di viaggiare, conoscere
girare.

Ma essi mal sanno
quanto possa esser brutta
la stazione di sera
negli angoli bui delle pensiline
nella fretta dei rari taxi
nella penombra degli antri
dove sopravvive un mondo di derelitti
coperti da un cartone
scaldati da un cane
o da uno scarico di una caldaia.

Ah!! Che triste,
veder tutto questo,
mentre attendi il tuo treno
mangiucchiando un panino
osservando con desiderio
un cartellone pubblicitario
che ti illustra un mondo
a cui credi di appartenere
dimenticando chi non sa
se domani si sveglierà
o catalogato sarà
nella lista dei morti
di stenti e d'assideramento.

Che tristi quei binari
quei bui vagoni
quel personale
ormai con rari e bianchi capelli
che segue un ritmo abituale
sperando che domani
forse e finalmente
potrà andarsene a casa.

E smetterla così di girovagar
su una pista ferrata
senza scopo
senza motivazione
senza riconoscenza
combattendo ogni giorno
una inutile battaglia
contro porte bloccate
semafori malmessi
vagoni zozzi e persone arroganti.

Ah!! Che triste tutto questo
pensando che l'abbiam creato
illudendoci di poter far da soli
rinunciando alla nostra natura
che ci aveva dato
si una capacità di spostamento
ma più piccola
più a nostra misura.

Invece per far di testa nostra
abbiam volato
mezzi e cose abbiam inventato
per allontanarci
per spostarci
per cosa mai fare?

Per illuderci di conoscer nuove cose
di trasferire il sapere
dimenticando che esso
è spesso insito in cose più piccole
vicine e semplici
come un bimbo che gioca
o un vecchio con la voce roca.

Non c'è bisogno di correre
spostarsi
allontanarsi così tanto
per sapere e conoscere
se poi non conosciamo
neppure il viso del vicino
le paure del nostro bambino
le ansie della moglie
o solo le sue voglie.

Andar lontano
fin su alla luna
a che servirà mai
se poi non conosciamo
neanche chi sta accanto a noi?

Magari per anni
per decenni
senza accorgerci mai
che soffrendo in silenzio
attende invano
un nostro cambiamento
un gesto d'amore giovanile
o solo una parola
una carezza
una piccola attenzione.

Un'attenzione
che non sia scontata
da una ricorrenza
e non sia interrotta
da un trillo di un cellulare
o da un telegiornale.

Gli scolari delle mamme che lavorano:
Gli scolari di sabato
scrutan le finestre
a cercar i genitori
in attesa all'uscita.

Poi escono
in fila per mano
con aria gaudente
allegri, contenti
con gli occhi brillanti.

Pronti a staccarsi dal gruppo
per correrti incontro
felici ad abbracciarti
dei bei voti a raccontarti

Sono pochi attimi
per te a volte seccanti
ma per loro importanti.

A volte gli unici attimi
in una settimana
che è passata veloce
con te lontana.

Lontana a lavorare
e costretta a delegare
ad un pulmino
o alla moglie del vicino
la crescita del tuo bambino.

Laureato Disoccupato
La sveglia,
il caffè servito a letto
da una madre con
bianchi capelli
ed aria sommessa.

Un nuovo giorno passerà
a scrutar annunci gratuiti
per trovare qualcosa
che possa occuparti
e, finalmente, realizzarti.

Ne hai tentate tante
ne hai incontrati tanti
con le tue qualifiche in mano
stampate al computer
per far bella figura.

Seduto,
su quelle scomode poltroncine,
davanti ad uno
che sembrava tuo fratello
ma che aveva un ufficio
molto, ma molto bello.

Ti ascoltava
mentre ti presentavi
esponendo le tue qualifiche
i tuoi master
le tue caratteristiche.

Ascoltava,
ma poi come sempre
il telefono irrompe
e gli amici
di questo tuo odiato
e distratto interlocutore
parlavan di cose
che tu non hai mai avuto
di barche, banche
auto e affari.

Ogni volta hai cercato
di esser più breve
più efficace e coinciso
ma ogni volta
aveva già deciso
e per essere educato
"le farò sapere"
e ti ha liquidato.

Così ogni volta
hai sceso le scale
tre alla volta
con l'intenzione
di far qualcosa
di nuovo.
Ti sei fermato
davanti ad una vetrina
vorresti ma non puoi
ti prometti
che appena potrai
tante cose comprerai.

Libero dalla dipendenza
di una pensione
potresti finalmente
sentirti realizzato
ed i sacrifici di tua madre
avresti riscattato.

Sei tornato a casa
buttato sul letto
lo sconforto:
"anche quella volta
non è stata per te".

Mentre il sole s'affaccia
indifferente da quei vetri
che t'han cresciuto
che sui libri t'han visto sgobbare
convinto che il mondo
ti stesse ad aspettare.

Meraviglie di guerra!
L'uomo bestia è
che sa esser peggiore solo di sé.

Ma poi scopre e si meraviglia:
dietro al parapiglia
della guerra e la guerriglia
che ci sta?
La tortura della madre
della figlia o di chi altro chissà?

Ma cosa meraviglia!

Se usi la guerriglia,
per finger di portar
la tua democraziglia!

Che di pace dice
esser figlia
ma soldi e petrolio
solo piglia.

Allora?
Se del popolo indifeso
della sua libertà
dei valori umani
e dell'infanzia
non te ne frega
più di una biglia
adesso cosa ti piglia?

L'importante è pagar
un dollaro a gallone
il pieno del tuo macchinone!

Delle morti, dei dolori,
delle torture,
il tempo laverà tutte
le storture.

Basterà presto dimenticare
perché in guerra si va per ammazzare
e non bisogna commentare.

Se poi in pace
con te stesso vuoi campare
e la vista non ti vuoi disturbare
chiedi che la Tv bisogna censurare.

Scappa Occidente!
Hai tradito te stesso
la tua ipocrisia
voleva impor democrazia
ma hai mostrato chi tu sia!

Quale scontro tra civiltà!
E' solo la tua e la loro crudeltà.

La macchina del sangue
entrambi avete acceso
la sete di vendetta è partita.

Chi hai di fronte è deciso
va alla morte con un sorriso.
Non è un povero africano
che nella sua miseria affoga
cui la forza di reagire
gli è minata da fame,
sete e malattia.

Adesso a casa scapperai
se chi hai offeso ti inseguirà
sarà la fine della vera civiltà.
Civiltà lontana dalle trincee e barricate
che non ha mai le mani armate.

Volevi aver la fedeltà
come avevi fatto già
in passato di qua e di là.
Ma chi hai di fronte non lo freghi!!
Ed adesso a chi preghi?

Abbiam fatto una cazzata
la tirannia l'abbiam cacciata
ma la confusione è arrivata.

Tra gente armata
ed umanità disgraziata
dilania il tritolo
mentre succhi
tranquillamente petrolio.

La cieca vendetta
mandanti non uccide
solo poveri passanti
che han sbagliato governanti
solo poveri ragazzi
usati come razzi.

Ma non bisogna disperare
l'anima non ci possono rubare
ma questo non ci assolve
dall'aver dimenticato
un fratello affamato
senza petrolio nato.

Ed un giudice di avere
ben più alto da onorare.
a cui quando ci conviene
ci siam sostituiti
e grandi
ne vediam i risultati!

Satira è...
Un sogno
di cui non mi vergogno,
una scienza
che chiede intelligenza.

Intelligenza per
chi la fa
la subisce o l'ascolterà.

Ha per oggetto
persona o fatto
quella permalosa
ne merita a iosa.

Alle battute,
sempre argute,
ride chi acconsente,
chi disprezza, mente.

Verso chi si adira,
avrà avuto buona mira
a coglier il peggior difetto
a denunciar il peggior misfatto.

Critica aspra fa
chi invidia ha
per non aver detto
ciò che dentro aveva
per reverenza, compromesso,
incapacità o solo stupidità.

La fine del mondo.....
E' vicina se le mamme
uccidono altrui figli,
con esse l'ultima difesa,
di ogni essere vivente,
l'istinto di sopravvivenza e protezione
sono spenti.

Si sono spenti
protezione e pietà
verso i più piccoli
indifesi, innocenti
alla stessa specie appartenenti.

La fine del mondo si avvicina
se alle morti dei piccoli
si alza solo il grido della polemica
del sospetto, della politica
bassa e sporca
in cui conta
specular sul sangue
blaterar sul dolore
per portar a proprio vantaggio
le tragedie di un piccolo villaggio.

La fine del mondo è vicina
ma forse non ci siamo accorti
di quanti sono e saran
queste precoci morti
perché, come pecore, seguiamo
solo i titoli del quotidiano.

La fine del mondo è già tra noi
perché abbiam dimenticato
le tragedie dell'Africa
martoriata dalle malattie.

La fine del mondo è già tra noi
se si son dimenticati
i villaggi remoti dove
si muore con alluvioni
e terremoti.

La fine del mondo è arrivata
se si son dimenticati
barboni e diseredati
vecchi e malati.

Se si riduce tutto
ad una analisi di costo
ad un vantaggio personale
senza pensare ad
un'etica sociale.

Se si riduce tutto
al costo di un barile
ad un titolo che sale.

Ad una strumentale polemica in TV
che come uno show
un film di un solo autore
prosegue speculando sul dolore
finché questo dolore
è utile per ciò.

Finché l'ordine di scuderia
l'abitudine o la noia
ci faran tornar la gioia
di vivere in un mondo civile
fortemente sviluppato
che non dilania i suoi figli
ma direttamente li abortisce
tanto se Tv non vede
uomo non inorridisce.

La fine del mondo
è già tra noi
ma ognuno lo saprà
solo quando TG l'annuncerà.

Mare di città
Mare di città,
onde scure, acre odore
echi di suoni forti
di navi e porti.

Scogli abitati
da gatti e ratti,
in angoli melmosi
sciacquettii lenti
d'alghe marciscenti.

D'auto affumicato.
lungomare affollato
bambini gioiosi
corron sui parapetti
pensando quella sia natura
puzzolente e scura.

Abitata da cefali
e schiume gialle
motori e barche unte
sabbie ferrose
e sostanze minacciose.

Ma poesia resta:

in un tramonto
in una bitta
in una rete fitta
in un vecchio pescatore
di pipa fumatore.

Lo vedi,
calmo cuce e toppa
seduto a poppa
della sua barca blu
anche se non c'è più.

Poesia che nasce
dall'immenso sipario che s'apre
guardando lontano
da penombra avvolto
questo mondo stravolto.       

Usa il Casco
La moto gira imbizzarrita
s'impenna, frena, salta,
regole ignori
e come cow boy
domi il mezzo ferroso
lucente e prezioso.

Curando più
le sue lucide fattezze
le curve nate
da matita sapiente
che il contenitore
della tua mente.

Curi molto, invero
la capigliatura, i pantaloni
la cintura e gli scarponi
ma non pensi mai
a curar il tuo futuro.

Convinto e sicuro
corri lungo le vie
mai ti possa capitare
di rimanere sul selciato
morto o ferito
con il corpo fracassato.

Ed emulando nelle gesta
ma non con la testa
un sorridente campione
rischi di morire
come un cogl....ne.  

Cara TV:
"Mediaticamente tuoi
a te inconsciamente,
affidiamo il nostro pensare
i nostri figli ed il nostro domani".

Mediaticamente
ci entra nella mente
vi infila il comune pensiero
come fosse un magico siero.

Siero che ci cura
ogni tristezza, ogni paura
che da' sicurezza nella notte scura.

Ci sentiamo così informati,
globalizzati, mai abbandonati,
pensando di esser critici
di restarne attenti giudici.

Invece, non ci accorgiamo
ciò che facciamo
è ormai orientato
da un familiare adottato.

Un familiare troppo importante
unico autorizzato a parlare
anche quando devi mangiare.

Decide se devi esser felice e contento
quando devi partire o dormire
se devi soffrire o gioire.
Con immagini e voce
or aspra or suadente
ci offusca la mente.

Se manca questo familiare
non sappiam che fare,
ci sentiam smarriti, tristi e annoiati.

Ma non disperate!
Sempre più piccolo diventerà
dovunque si porterà.

Anche tra le onde
per veder veline bionde,
stragi del sabato sera
talk show e magia nera,
brutte notizie e dolci letizie,
pubblicità occulte e palesi
genti lontane e paesi.

Così da evitarci di uscire di casa,
giocare, leggere, far amicizia
o parlar con quella tizia
che gira da anni dentro casa
che del telecomando si impossessa,
e cambia canale come un'ossessa.

Ai bambini sempre potrà badare
insegnandogli anche a parlare
e noi genitori, ormai liberati,
tranquillamente seduti,
con il nostro personal Tivù
di esserlo non necessiteremo più.   

Dubbio
Forse avresti potuto,
avresti dovuto,
tentato.

Forse avresti fallito,
avresti vinto,
cambiato.

Forse avresti gioito,
avresti pianto,
trovato.

Forse avresti incontrato,
avresti lasciato,
diviso.

Ma esplorar non puoi,
se non con la mente,
gli universi paralleli
che ogni bivio, forse, crea.

Non saprai mai
se, come, dove
un atomo di vita cambiato
ti avrebbe portato.

Il passato non cambia
è cementato nei ricordi
nelle cose e le persone
che erano e sono.
Forse!

Lifting
Rischiar la vita
per rischiarar la pelle
abbellir le rughe
eliminar le pieghe.

Al tempo opponi
il tuo portafoglio
ma indietro
dentro non si torna.

La pila dei veleni
dei ricordi
dei fatti
dei misfatti
cresce.

E la guerra
tra coscienza e ipocrisia
tra rimorso e consolazione
continua.

Bisturi non c'è che
possa cancellar il passato
bello o brutto
giusto o sbagliato
resterà dentro te
per sempre.   

Specchio
Se potessi le mentirei
giovane e bella la riprodurrei,
ma il tempo passa e va,
ed io son sempre qua,
di esso non siam padroni
né io né lei
ma condannato son
a dir la verità.  

Il diluvio universale:
Prova generale han fatto
ma i ricchi non han toccato.
solo i bei luoghi che amavamo
e la miseria che ignoravamo.

Un segno premonitore,
un avviso ben studiato
che abbiamo esagerato,
se di questo passo andremo
molto male finiremo.

Ci piace la globalizzazione
per comprare qualche azione
e per godere l'altrui sole
ignorandone i patimenti.

Ma adesso,
che il disastro è globale
solo un insegnamento vale:
l'orrore, la miseria che abbiam visto
ci siano insegnamento
a non dimenticar il lamento.

A non dimenticar
neanche per un minuto
che forza di chiedere aiuto
tre quarti d'umanità
ormai più non ha.

A non dimenticar,
passata l'emozione,
la grande sottoscrizione,
che la miseria
le guerre, la fame
non sono immagini in Tivù
ma qualcosa che un domani
potresti essere anche tu.

E chi sta dall'altra parte
inquadrato con molta arte
attore non è
non recita una scena
quella è la sua vita
quella anche colpa nostra è.   

Addò curr
cu sta machina blu notte
senza manca nu pare e botte?

Addò ti infili
cu stu machinone tedesco
cu l'ABS, l'Airbag
e nu clima fresco fresco?

Curr, gir surpass
addò nun se putess
penzanno sempre che l'at so fess

Ma e mai guardato
d'int a na carcassa
dinto a nu spitale
chell ca tu pienz
ca nun te po succerere
succede e te po accirere

Ma a te che tene importa
si e figli tuoi hanno sta ciorta
e tenè nu pato putente
ca al volante è strafuttente

Tanti io tengo o mercedesse
e si pure succeresse
mico sto guidando nu calesse

Tengo e palluncini che s'abboffano
l'ABS e freni a disco
e della cintura me ne infisco

Se poi veco a pulizia
o l'autovelox che mi importa
tanto si pure m'avessero beccà
io posso pagà

Vieni figlio mio
vieni accà
che o volante te faccio girà
accussì quando si gruosso
addivient come a papà

E pò guarda a sta marmaglia
ca ferma dint't a sti carrett
ce sturea e arraglia,
che fenestielli apiert
perchè loro so na nullità
nun so mica furbi comma a' papà

Ma din't a chella curva
mentre currivi e ti divertivi
a canzuncella e l'ultima hit parade
in rummore si trasformò
polvere, rammere e vitr rutt
tutto addiventò

Papà addò stai?
mammà perchè nun me rispunni?
ma in fondo nun stev'm mica currenn
cu stu machinone tedesco
bello bello fresco fresco.

E quadrilli
so tanta bravi guagliuncielli
con na laurea in mano
e tanta voglia e cumandà

Hanno fatto tanta sacrifici
che s'hanna riscattà
alluccanno spremmenno
e facendoti faticà

Tengono n'obiettivo
nu target
nu punteggio a piglià
e si o raggiungono
si fanno pavà

Non si importano
se per fa chest
hanna faticà
pure quando è fest

Loro sono i leader
le nuove leve
il futuro
e chesta società

E poi mentre
al mare andavate voi
a studiare loro stavano
e mo a stu' turmento
è arrivat d'o riscatto
o mumento

Ma se vai ad indagà
teneranno pure loro
nu figlio da educà

Ma a sti criature
che ce m'bararanno
se a casa
nun ce stanno?

E che cumpagni
d'à vita llor
quann ce parlaranno
quando stanc e accis
durmaranno?

Forse so fatt
e nata razza
che da famiglia se ne importa
cchiù e na' mazza

Speriamo solo che quanno
a casa stanno
il tempo truvarranno
per capì che o' lavoro
addà essere nù strumento
e no nù turmento

Ma loro ormai
si so fatti incastratà
e niente ata ponno fà
se non continuà
sta parte a recità
do quadrillo
bravo attento
e tranquillo

Ma si pò
o' tiempo pass
e a rota aggirass
che fine farebbero
sti smargiass?

Mieza a via e n'cuntrass
e chiagnienne te ricess che
la loro società
ormai più non ci sta

Che l'hanno jettati
a via e for
so arrivat ata gente
o posto llor
e accussì a quarant'anni
so diventati vecchi panni

Ma se poi
agli antichi pensiamo
di cosa ci meravigliamo?
Lì eri vecchio a quarant'anni
mentre mo
alla stessa età
nun si cchiù buono
per faticà

A me me pare
tutta na strunzat
che serve solo a l'at
per fa soldi a palat

Persone che ti
impongono nu targhet
che dura sulo
quant a na' marchett

Menu male che però
miez a tanta quadrill
comm a chill che hamm ritto
ce sta coccuruno più diritto
che senza tanta illusion
rimmane na perzon

Ma chist
già si sà
che carriera
non farà

Che hamma capì
a sti quatt righe?
Che ce vulesse
all'università
pure l'esame d'umanità

Ma sta cosa
nun se po fà
pecchè n'copp e libri
nun si impara a campà.

Notte di San Lorenzo:
Sere di mezz'Agosto
tutti in spiaggia
intorno ad un fuoco
con il naso all'insù
per chiedere
denaro, salute o virtù.

Ne ho vista una!!!
Anch'io un'altra!!!
Tutti a scrutar
le nere steppe del cielo
chi per la prima volta
chi per abitudine
chi per non restare fuori dalla compagnia
chi solo per scaramanzia.

Con la faccia meravigliata
da quella insolita gita
i bimbi per la prima volta
nel mare nero
bagneranno le dita.
Prima le mani impauriti
ti stringeranno
ma disinibiti
sempre più appariranno
finché tutti vestiti
non si immergeranno.

Gli adolescenti
nei posti più appartati
per profittare
di quei bei momenti rilassati
per scambiarsi nella sabbia umida
baci e gesti appassionati
dalla melodia accompagnati
suonata dal fresco sciacquettio
delle onde di marea
e dal canto stonato
e lontano della compagnia

Il chitarrista
coprendo il crepitio delle braci
strimpellerà qualche accordo
di quelle solite canzoni
che riaccendono il ricordo.
Sentirai allora di nuovo i brividi
di quando eri ragazzo
e penserai che da quegli anni
è passato ormai un pezzo.
Ma la mente non rassegnata
ti spingerà a cantar
con voce più forte e stonata
e a dedicarti alla persona amata

Stelle cadenti
per un attimo brillanti
la vostra breve notorietà
vana non sarà
se con la debole favilla
accenderete senza rumore
un vecchio o nuovo amore.
Avrete ridato la gioia
a tanti villeggianti distratti
che credendo
nei vostri brevi e luminosi tratti
avran trovato il coraggio
per esser più matti.

Avrete riunito
amanti silenziosi
che sostituiranno
con teneri gesti
parole mai dette.
Essi nella sabbia
fremeranno come
da tanto tempo non
sapevano più
sbirciando di nascosto
il cielo per vedervi
cadere giù.

Ma mentre brillate
i desideri espressi dagli stolti
non ascoltate
le lacrime versate
per la vostra inutile venuta
vi spegnerebbero la scia
e finirebbe la magia.
Capireste allora
anche se
sembreremo tornati tutti bambini
con il naso all'insù
che da desideri terreni e nefasti
molti non riescono a staccarsi più

Capireste
in un attimo perché
siete sempre di meno
che tornate qui a far festa:
del vil denaro non ne sopportate
più la richiesta.

Ma se potete vi prego
accontentate chi vi chiederà:
"Stella cadente fa che qua
ogni anno possa tornar
a rivederti brillar
con lo stesso candido incanto
di quand'ero bambino
Quando fingendo di vederti
cader chiedevo solo
di diventar presto grande
per fare tutte le cose
che non sapevo
o non potevo fare
ma non sapevo
quanto mi potessi
sbagliare."

Cellulari ed Eurostar
Tutti indaffarati
sembran con i loro palmari
ed i trilli dei cellulari
Il treno parte:
una voce insicura annuncia
in italiano ed in inglese
le fermate i servizi e le attese.

Accelera, oscilla, frena
poi riprende velocità
Il giornale?
Servizio minibar?
Dolce o salato?
Pranza o no?
Biglietti prego!!

Intanto, arriva
la prima stazione
decine di valigie e persone
salgono, scendono,
.... si cercano in antri angusti.
Per un po' il mezzo tace
poi d'improvviso riprende vita
con sibili d'aria compressa
e getti d'aria fredda.

Mentre riparte
tutti ancora con i ticket in mano
a cercar il posto prenotato
molti confessando
con la loro ipermetropia
che mezza età già è andata via

Donne sole in tailleur
hanno l'aria sempre indaffarata
ma chissà se avranno
un bimbo lasciato ad una tata,
oppure un compagno,
un nonno un fratello,
un problema di quelli
che vivi ogni giorno
come i compiti di matematica
o la poesia da ascoltare
dal tuo bambino in età scolare.

Ma così sole e stressate
votate solo al lavoro
sembran loro.
Hanno un'aria asettica
con il viso truccato
e l'aspetto curato,
non per sé
ma solo per rispettare
il canone estetico di una copertina
o alla riunione non sfigurare
dove è reato sbadigliare
o solo pensare a mangiare.

Tutti lì a parlottare
con il proprio cellulare
a concluder affari
a coordinar persone
a litigare per questioni contrattuali
o solo sul numero dei commensali
da invitare dell'ennesima cena di cortesia
per onorare la visita del manager straniero
o festeggiare il primo miliardo di fatturato.

Con in mano quei pezzi di plastica e tecnologia
c'è chi grida
chi si agita
chi sussurra,
questa è certo una moda tutta azzurra
in cui alla diseducazione
fa sponda la presunta modernità
di questa nazione
che con quattro antenne
e milioni di contratti
sembra aver dimenticato
tutti i problemi che non ha mai affrontato.

Le suonerie poi
sempre più sofisticate
ma sempre più ineducate.
Da esse forse potresti ricavare
la personalità di chi le fa suonare.
Ma poi t'accorgi che son quasi tutte le stesse
perché la scelta è solo una moda del momento.
Senti anche melodie di antichi artisti
che mai avrebbero immaginato
che al posto di un teatro ed un'orchestra
la loro opera
costata notti insonni e giorni di lavoro a piazzar una nota
sarebbe servita per annunciare una telefonata
magari anche indesiderata.

Passan le ore
passan i giorni, i mesi
ma,
lo spettacolo è sempre lo stesso:
se ci pensi sembra strana questa umanità
che gira su questi Eurostà.
Invece è la stessa che ogni giorno
si muoveva in vecchie corriere di provincia
per raggiunger le città
solo che adesso le distanze son
diventate cento, mille volte in più
ed alla corriera blu
si è sostituito un mezzo
che corre sempre più
ma che ti porta
lontano sempre più
da dove sei nato tu.

Infine, arrivi a destinazione
ti rimescoli al resto della gente
e pensi
"chissà quanto durerà questa stupidità!!!"
Che correre avanti ed indietro ci fa,
sempre più lontano
sempre più veloci
ma sempre più soli.

Per fortuna che
come diceva un magistrato
esploso con la sua scorta:
"alle cose degli uomini c'è sempre una fine".
Chissà un nostro pronipote come riderà
vedendo i filmati su questa società
Oppure,
come davanti al mistero delle piramidi,
penserà che, forse, adoravamo altre divinità:
chiamate efficienza, budget e concorrenza
e per esse facevamo
anche qualche sacrificio umano
non palese e brutale
come si vede nei vecchi film
ma silenzioso e sottile
a volte anche autolesionistico
a volte fatto di licenziamenti
cassa integrazione
sacrificando il tempo e la vita
propria e degli altri
a cose che non passeranno
all'imperizia degli anni.

Noi che invece ci siam dentro
sappiamo qual è il tormento
per onorare queste stupidità
solo allo scopo di arricchire qualcuno che
di sicuro non ci ringrazierà
e che molto spesso
non ha un viso
ma solo una sigla
un nome di un'impresa
che apre e chiude
al gesto indifferente di un broker d'affari.

Ma sembra che tutti abbiamo una iattura
che ci fa lavorare con il freddo e la calura
con la pioggia e con il vento
senza pensare mai al proprio tempo.
Girando di qua e di là
prendendo sempre al volo
l'ultimo Eurostà.
Per poi scoprire che
siam diventati esuberi
scomodi e costosi
da eliminare
o solo troppo vecchi
per poter ancora lavorare.

Perché il lavoro cambia
e continua è la rincorsa
ed a cinquant'anni sembra che
ne hai cento
solo che mollar non puoi
solo che mollar non vuoi
ma mollar ti vogliono
e ti molleranno
quando meglio lo riterranno.

E_mail
Che bella soddisfazione
appiccià a mattina
stu macchinone
e vedè ca tanta gente
t'ha pensato
e tanto lavoro t'ha mandato

Gente che t'ha mannato na' mela
cu tanto di scadenza e ricevuta
perchécosì non potrai dire
"non l'ho mai avuta"!!!

Dieci-cento mille messaggi
per ricordarti che
anche se non ci sei
qualcuno ti ha pensato
con un problema da scaricà
con tanti di saluti e cordialità

Ma in che mondo io mi trovo
dove anche quando non posso
mi trovo tutto addosso.

Quindi se vai in ferie penza
chi sa cosa arriverà
durante la tua assenza?
Na mappata e messaggi
impegni e passaggi.

Ma na' casella e posta
diligente ca' capesse
essa sola
tutto quello
che non si volesse fare
nun si potrebbe avere?

Forse ci sarebbe pure
ma stai pur sicuro
che scoppierebbe
e alla fine lei stessa ti direbbe
con tanta cordialità:
"vuagliò scetate e fuitenne accà".

Il progresso...........
Chi ha aumentato
il clock del mondo?
A cosa serve inseguirci l'un altro
sperando di far prima
e distrugger l'avversario?

A cosa serve questo correr sempre più?
Come se il domani non ci fosse più.

In questa folle corsa,
tutti corron, van veloci
sorpassano e scartano
chi con un lume
più arguto rallenta,
si concede una pausa,
una meditazione,
una giusta riflessione.

Corri uomo
lavora
sbatti
supera
ammazzati.
Solo così sarai strumento utile alla società
all'economia, alla concorrenza.

A che serve aumentare il clock?
Se poi gli affamati sono sempre più
e le guerre restan strumento
unico per risolver le contese?
Se le malattie uccidono sempre
e se la vita dura qualche lustro in più
ma solo per chi vuoi tu?

Questo correre è come la corsa agli armamenti
dove non c'è più scopo ad aumentarli
perché quel che ci sono bastan già
ma si continua a farli
per superar chi sta dall'altra parte
che fa lo stesso
sperando di fermarti.

Ma se il mondo resta tondo
a cosa serve correr
per inseguire gli altri
con il rischio di raggiungersi
alle spalle?

E poi correr per arrivar dove?
Se si è dimenticato il dove
voleva e poteva
arrivare il vero progresso?

Un progresso ideale
che non è arrivato
perchè la strada abbiam sbagliato
se ancora c'è
chi si imbotte di tritolo
chi spara sugli inermi
bambini che non nasceranno
o dopo poco moriranno.

Questo è un progresso
che gira intorno all'oro giallo e nero
che non si importa
se stramazzi al suolo per infarto
o se mani infanti produrranno una scarpa.

Ma,
possiamo ancor chiamarlo progresso
o sarebbe meglio buttarlo al cesso?

Capodanno
Un altro anno è andato.
Chi è nato
e chi è trapassato.
Chi è stato fortunato
e chi è stato operato.
Chi ha tradito
e chi è stato tradito.
Chi ha peccato
e chi ha perdonato.
Chi ha fatto
e chi ha detto.
Chi ha pensato
e chi ha lavorato.
Chi ha sfruttato
e chi ha combattuto.
Chi ha sconfitto
e chi ha perduto.
Chi ha sofferto
e chi ha gioito.
Chi ha pianto
e chi ha riso.
Chi ha atteso
e chi ha speso.
Chi ha avuto
e chi ha dato.

Un anno è passato
è stato buono
è stato cattivo?

In fondo è solo una formalità
una convenzione
nella sostanza
è solo una circostanza.

Un numero su un calendario
un giorno qualunque
in cui il sole sorge e tramonta
e tutto accadrà
come accadere dovrà.

Ma a noi serve
per credere
e per ricominciare.

Per chiudere un sipario
la scena cambiare
le luci riaccendere
tornare a recitare.

A recitare la nostra parte
nel teatro della vita
sperando solo
che il copione sia migliore.

I mendicanti
In un antro buio relegati
all'unica ricchezza legati
fatta di un carrello portabagagli
pieno di stracci e buste.

Attendono senza ansia
e con rassegnazione
l'alba di un nuovo giorno.

Guardan dal basso
timorosi le scarpe delle guardie
con le loro divise
i cappelli, le pistole
uomini arroganti
uomini potenti
che possono cacciarli via
come cani rognosi.

Come e peggio dei randagi
questa è la vita dei mendicanti di stazione!!!
Con lo sguardo rassegnato
a volte avido
nel seguire un panino buttato via
da un viaggiatore distratto.

Difendono come possono la loro vita
vita di cartoni da mettere in terra a far da giaciglio.
La loro mensa di rifiuti scavati nei cestini
relegati a respirar odor di piscio e di treni
senza più nulla attendere
senza più in niente sperare.

Li vedi con le loro scarpe marce
i loro scialli
i cappelli di lana
e le barbe lunghe.
I capelli bianchi e lerci
gli abiti rotti e sovrapposti per far calore
le piaghe sulla pelle come stimmate.

Li vedi, li eviti, ma ti chiedi
se quelle persone erano
come erano da bambini?
Saranno stati scolari forse genitori?
Genitori traditi dal loro stesso sangue
abbandonati dai frutti del loro stesso corpo.

Adesso sono lì a marcire
senza speranza
a condividere e combattere
con altri compagni di sventura
in attesa della fine
rimpiangendo, forse,
d'esser venuti al mondo.

Un mondo che gli passa accanto
gli sputa addosso
che a volte gli lancia una monetina
ma solo per sentirsi più buono.

Ma se potessero urlare
le loro sventure raccontare
perché a piccoli passi
sono arrivati in quella condizione
forse sarebbero già più felici
sarebbero esseri umani.

Ma nessuno gli dà più voce
nessuno gli dà più ascolto
nessuno si ferma
tutti hanno fretta
tutti hanno paura
tutti hanno altro da fare.

E se Dio fosse in quelle mentite spoglie?
Cosa gli racconteremmo al suo cospetto?
Che avevam fretta?
Che non sapevamo?
Che non l'avevamo riconosciuto?
Che era troppo sporco
indecente, malato e puzzolente?
O solo troppo vecchio per aiutarlo?

Gli diremmo balbettando
che non sapevamo
che toccava anche a noi
dare una mano, un aiuto
a chi non ha più la forza di chiedere?

Forse, solo allora ci vergogneremmo
come quando non si ricorda il nome di un amico
incontrato per strada.

Ma vergognarsi tardi sarà
perché non c'è appello nell'aldilà
per chi ha dimenticato
che il prossimo
come se stessi
si deve amare
Il prossimo
come se stessi
si deve aiutare.

Quattro maggio ¹
Mobili e vettovaglie
sopra carrettini
o camion fumanti
trasportar la vita altrove
in case nuove
a volte migliori
comunque diverse.

L'odore acre del diesel
nel cortile un saluto
al portiere, ai compagni
una vana promessa:
rivedersi al più presto.

Un addio attraverso un finestrino
a quei luoghi noti
di cui conosci ogni piega.
a quel portone
a quelle pietre
a quegli antri
a quel balcone.

Un addio alla porta
disegnata sul muro
che tante volte hai segnato
che tante volte hai odiato.

Un addio
ai compagni di giochi
a quelli più amici
a quello più bullo
a quello più grande
a quello più piccolo.

Uomini frettolosi
sisteman le cose
con sforzi tremendi
salgon le scale
armadi, comò
oggetti e merletti.

Tutta una vita
che si muove
che viene profanata
spinta
spostata
infine si assesta.

Nuovi ambienti esplori
mentre dirada il viavai
le stanze assumon
un'aria più nota
da un mobilio
che ti lega al passato.

Passato da poco
ma già lontano
perché non tornerà.

Affidi la tua ansia
ad un pupo di pezza
lo guardi
lo muovi
lo tiri
gli parli.

Suonan la porta
il focolare si accende
una tavola malmessa
infine,
una cena sommessa
con una luce
fatta da un filo
provvisoria e triste.

Il giorno dopo,
dietro ad una ringhiera,
scrutar timidamente
il nuovo cortile
veder bambini mai visti
saltar con la corda
inseguire una palla.

Cercar di rubarne
i nomi,
legami,
le espressioni,
nuove simpatie
nuove antipatie.

Poi farsi coraggio
scender
lentamente le scale
uscire alla luce
avvicinarsi.

Ripetere il proprio nome
ad ogni richiesta
ascoltare i commenti
scrutar le espressioni
per farsi un'idea
per dare un'idea.

I rumori,
le facce
i colori, gli odori
tutto nuovo
per i tuoi sensi.

Poco a poco,
diventerà usuale
con la paura
di un quattro maggio
che ti porterà,
di nuovo,
per un nuovo dove
senza capirne
il perché.

¹  A Napoli il quattro maggio è sinonimo di traslochi, perché in passato avvenivano tutti in questo giorno.
Dire "Fare il 4 maggio" significa fare un trasloco, un riassetto pesante in ambito domestico o attività che comportano comunque dei cambiamenti.
Di "4 maggio" tutti ne abbiamo fatto almeno uno, e se eravamo piccoli, pur non avendone un ricordo chiaro, credo che abbia lasciato una traccia che ho cercato di ricostruire (spero) in questi versi.

Passi di danza, passi per crescere:
Ti rivedo indecisa,
muover primi passi
cader ai gradini
per te ancora grossi.

Tenerti per mano,
tesa ed instabile,
faccia rotonda,
cercar di prender qualcosa
per te ancor
troppo lontano.

Ti rivedo
muover primi passi,
passi di danza,
ancora indecisa
ma già attenta e precisa
ad apprender lo stile
a corregger l'errore.

Primo saggio,
prima gara,
tanta tensione
tanta emozione.

Prime esibizioni
soddisfazioni
a volte solo delusioni.

Ma tener duro
hai sempre saputo,
carattere che a veder
non si direbbe.

Ti vedo
registrata in TV
sembri tua madre
sempre più.

Forse avviata
ad una carriera
che, per molte,
è una chimera.

Ma se,
anche così non fosse
lo sai che penso
e l'ho pur detto:
"chi pubblico affronta
e su palco esce
è una persona che cresce".


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