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La munnezza….
Amate terre da poeti e genti
offese avvelenate, rese inospitali
da veleni d'ogni provenienza e sorta
sversati fuori dalla propria porta.
Pensando bastasse mantener puliti
case, salotti e soggiorni
delegando ad altri il problema di smaltir
senza veder e senza differenza
per liberarci così la coscienza.
Facilitando compito a chi,
con astuzia e sporchi affari,
ha trasformato tutto in un nemico
di diossine e veleni vari.
E gli insimpienti,
di qualsiasi politico colore,
che noi stessi abbiam delegato,
non han saputo o voluto prevedere,
adesso cosa posson fare?
Cercan disperatamente
solo un buco da riempire
promettendo soluzioni capillari
di cui però spostan la scadenza
perché ne ignoran anche l'esistenza.
Pensan solo a tirar avanti
aspettando, forse, la divina provvidenza,
a cui, in questo momento,
possiam solo figli e nipoti raccomandare
per loro almeno risparmiare
malattie e sofferenze
che verran da questi roghi
e cumuli fetenti.
Ma la lezione,
che ci vien da queste ore,
è di dir, a chi ancor si bea, attenti:
questo benessere insulso,
di profitto e consumismo
sta presentando proprio conto,
in anticipo ma atteso,
e se non cambiam la via
ben più grave sarà la sua parcella.
La munnezza,
la sposti,
la sotterri,
la bruci,
ma come un mostro,
sempre torna
in forme più sottili
che ti bucan dentro.
E se dinosaruri spariron
per misterioso evento
per nostra stessa mano,
sotterrati da sacchi e plastiche
da scorie e fumi, moriremo.
Ma forse abbiam già deciso
che successivo ospite di questo mondo
sarà un animale inanimato:
i soldi che in tanti hanno accumulato!
Furbetto
Furbetto,
a spese d'altri scorciatoie percorri,
ostacoli sicuro non incorri,
convinto d'esser migliore
e poter viver da signore.
Tra lusso, donne e broglia
più ne fai, più ne inventi,
più ne hai voglia.
Se poi un giorno,
ti si para problema
amicizie e soldo
ti tiran fuori
grazie a ricatti
compiacenze e malaffare
che hai saputo intrecciare.
Ma guardando,
a quando eri bambino,
così debole, indifeso,
forse d'altri più cretino
meraviglia tua evoluzione
ed economica situazione.
E non possiam che esser certi,
frutto sei di questi tempi scellerati
anche tu ingranaggio
di potente meccanismo
che girar ti farà
finché tua funzione servirà.
Carri Espiatori
"Sono l'ultima ruota del carro!"
per esser fuori d'ogni gioco e patimento.
Ahi!
Ignavo che ciò vai affermando:
quando non riusciranno più
"per la scesa a tenerlo" frenato**
del maledetto carretto,
invertita la marcia,
prima ruota sarai diventato.
Ma di così rapida
veloce promozione
non esserne beato,
trattieni l'emozione!
Il carro, giù, giù
andrà in ruzzolone.
E tu, ora in evidenza,
lì davanti da quella posizione
nuova e di prominenza
ne subirai, nell'urto,
ogni conseguenza.
E se non bastasse,
diran pure:
"hai voluto esser prima ruota
guarda che hai combinato:
tutto hai rovinato !"
"Investito pure hai
il poveretto
che spingeva, lungo l'irta salita,
il pensante carretto!"
Così ammaccato e storto,
inutilmente rifiuterai il torto,
perché, se carretto non andava
non era la forza che mancava!
Essa era giusta e bastante,
e ciò che s'opponeva alla sua marcia,
sulla irta salita
che c'era da fare,
è evidente,
la tua durezza nel girare,
Ed ora che non servi
che sei da buttare
raccolti i rottami, senza di te,
si riprenda, finalmente, a marciare!
** A Napoli si dice "Tengo il carro per la scesa" per
evidenziare che si sta mantenendo a mala pena una situazione
critica, che oltre a non andare più avanti, può precipitare
all'improvviso se la molliamo.
Legando questo modo di dire all'altro: "sono l'ultima ruota
del carro!" che, come noto, viene utilizzato per discolparsi
delle carenze dovute a problemi decisionali,
li ho combinati realizzando, questa immaginaria storia di
una ruota, in cui si ripete il vecchio, ma ancora abusato,
sistema del "capro espiatorio".
Sistema utile per riprendere, poi tranquillamente, a gestire
tutto come prima, illudendo i più che l'origine di tutti i
mali sia stata, finalmente, identificata e rimossa.
Calcio
...
La scorciatoia che rende vincente
è costume di certa gente
di tifosi ed animi accesi loro poco importa:
l'obiettivo è la torta!
Così, l'abbiam sorbito
come vino manomesso
ci ubriacava lo stesso;
ma al risveglio, or avvenuto,
nella testa un grande vuoto
un profondo stordimento
ed un grande patimento!
Contenti ed illusi siamo stati
da punizioni e rigori comprati,
questioni simulate ed espulsioni pilotate,
così la grande farsa andava avanti
anche con trasmissioni e processi
e noi lì: spettatori e fessi !
A veder attori di un mondo finto
indossar l'abito dell'apparenza
a mascherar con arte il broglio.
Costanti presenze con il mondo ai piedi
che l'insegue, dalle loro parole pende
ne agogna le foto, ch'aspira d'averne un segno.
Ma per loro l'importante
è stato render vincitore
la vostra squadra del cuore?
Poco male se era
arbitro un po´ parziale
o doping mortale,
rigore comprato
o risultato combinato?
No!
La scorciatoia che han percorso
di solo soldo ne è funzione
perché in borsa va l'azione;
in mano a ricchi giocatori
ed abili procuratori
che come quadri d'autori
vivon scortati
da paparazzi circondati.
Paparazzi e Tivù
che voglion sempre più
le loro parole
le loro presenze
per fare share ed audienze.
Quindi non faccian alibi e discolpa
l'aver per noi ordito tutto quanto,
perché ad essi solo importa
poter mangiar la grande torta;
lasciando al loro pasto macerie
e del vero sport tristezza e miserie.
Per essi non ci sarebbe peggior condanna
che passar al buio, poveri e silenti,
in grande anonimato,
il restante tempo che vita gli ha riservato;
quindi, se nello schermo li vedete
fate un gesto sano: spegnete !
La Rabbia del Mondo
Le lacrime del mondo
arrivan pesanti
con piogge mai viste
così abbondanti.
Le urla del mondo
arrivan con vento
turbini e tempeste
così grosse mai viste.
La rabbia del mondo
arriva vibrando
pesante e furiosa
distrugge ogni cosa.
La resa del mondo
la vedi nel ghiaccio
che sparisce ai poli
lasciandoci soli.
Soli abbiam creato
i nostri destini
illusi e tanto cretini
non ancora domi
di farci del male
ancora convinti
d'esser mai vinti.
Alle Maestre delle Elementari
A Voi affidiamo
un pezzo di vita
dei nostri pargoletti
forse quello più importante
e, ad esser sinceri,
ne avete grande cura.
Imprimendo una grande mutazione:
da bambini a ragazzi
da insicuri scolaretti a simpatici bulletti
da piccole pesti a grandi.... pesti
da bambini a ballerini, attori
matematici e lettori.
Quando essi andranno via
ogni tanto, forse, sbircerete
al di là di qualche rete
per veder come saranno diventati.
Rimpianto ne avrete
ma sicure resterete
di aver fatto un buon lavoro
se di Voi loro
si ricorderanno
anche tra qualche anno.
E chissà se, un bel giorno,
una di queste giovani speranze
non diventi un grande personaggio
talché potrete dir
con grande orgoglio:
“quello cresciuto l’aggio!!”
Coerenza ed onestà
Quando un fatto vissuto, all'apparenza nullo
nasconde un grande segnale.
Era il tempo della moderna inquisizione
ed ogni ufficio tremava
anche alla sola perquisizione.
Se storia giusta o sbagliata
essa è stata
lo diremo, forse, in un'altra puntata.
Ma di certo,
noi cittadini,
masse di spettatori,
or contente or turbate
vedevamo cader
"teste coronate"
corrotti evidenti,
innocenti
e comuni delinquenti.
Nel frangente di un affollato bus
gesticolava un signore
ai titoli gaudenti
per tante tangenti
felice per il repulisti
descritto dalle schiere
fiere di giornalisti.
Ma come mai all'improvviso
sparì rapido e scuro in viso
quel ....."signore"?
Era arrivato il controllore!
Separata
Elenchi il passato
al distratto avvocato
spiegazioni
carte e azioni,
fatti, difetti
certezze e sospetti.
Tutto diventa un assegno
per pagare un sogno
finito......bruciato.
Meditar vendetta
per una vita stretta,
riorganizzare la mente
le amicizie per brevi euforie
con chi spera
attraverso te
di veder gratuitamente
un proprio riscatto.
La tua vita hai bruciato
accanto a chi
adesso t'ha abbandonato
convinto d'aver ritrovato
la giovinezza che gli avresti rubato.
Così sola,
t'interroghi sul futuro
sognando un luogo sicuro.
Figlio non parla
ma soffre e giudica
pensando ingiustamente
che madre mente:
"è colpa tua
se papà è andato lontano
da casa sua."
Vorresti parlargli,
farti capire e spiegargli
ma le parole, i pensieri
s'impastan nella mente
e fuori... niente.
Problemi,
cento, mille patemi
piangi la notte
pensando al domani
avresti bisogno di cento mani.
Ma intorno c'è solo
parole e sguardi
giudizi e tentativi
per avventure brevi
e lui ch'era con te
adesso chissà dov'è.
Can di strada Son can di strada vivo finché vi aggrada. Con armi gommate mi sfiorate, con trombe potenti mi suonate pensando ch'io conosca le vostre regole del gioco. Se potete mi scansate ma più attenti state che lucenti lamiere non siano danneggiate pure se dovessi finir sotto importante non far il botto. Solo se a piedi attraversate forse mi capite ma appena la portiera riaprite seduti davanti al vostro tondo oggetto di comando con il cambio e il rombo dei pistoni tornate come prima. Caro cosa stai pensando? "Niente!" "tanto era un randagio cui pena non valeva andar adagio....." Anzi pensavo: "hai visto che bel viaggio?"
E' tornato puntuale è tornato il mondiale! Ho comprato un tricolore ma non ricordo il suo valore. Per un giorno siam patrioti pure i camorristi e gli idioti. Tutti incollati davanti alla TV e anche a chi non conosci puoi dargli del tu. Tutti lì ad aspettare se questa volta sapran cantare. ma se poi non lo faranno cosa fa se la porta bucheranno? Anche se sono assassino, evasore latitante o rapinatore scippatore o schifoso non importa son tifoso!!! Tanto il mondiale ogni quattr'anni torna e dopo la finale tornerò a farti le corna Così non disperate non siam cambiati amici, fratelli, colleghi o affiliati. Cambieremo la formazione il modulo, il CT ma non la passione. condividendo tutti uniti i sudori e le astinenze dei nostri miti Tanto siam l'Italia forte e campione che quando vince va nel pallone E' questa l'unica nostra medicina ai guai alle crisi ed ad ogni spina. Triste presagio: Cosa pensi amor nei lunghi silenzi che accompagnan i tuoi fugaci sguardi nel vuoto Cosa pensi se non mi rispondi ed evadi ogni mia istanza Forse lo so ma non l'oso dire per paura che la mia illusione possa morire Attendo invano che la fiamma si riaccenda disperato e solo senza più speranza Ciao Umberto Ciao Umba amico fraterno che in un giorno di luglio senza preavviso ci hai lasciati Ciao Umba che dall'alto dei cieli nel mistero profondo che avvolge la nostra esistenza ci guardi e riderai come sorridevi sempre quando ci vedevi Ciao Umba che poco tra noi sei stato ma ci hai dato tanto Eri buono e sei venuto tra noi per insegnarci quello che nessun libro e nessun professore potrà mai farci imparare La tua scomparsa ci ha fatto capire che la tua venuta su questa terra è stata una missione una missione che si è compiuta di cui dobbiamo fare tesoro Grazie per essere venuto grazie per averci fatto capire nella tua semplicità e gioviale aria da ragazzo umile lavoratore ed affezionato amico che la vita è un soffio e coloro che la passano mascherandosi dimenticano che in fondo i soldi la concorrenza e l'astio sono solo stupidaggini che non fanno altro che male ma non lasciano niente Grazie Umba per avermi considerato tuo fratello per me è stato sempre un onore che nessun amico mi aveva mai concesso Grazie dai nostri bambini a cui riservavi sempre sorrisi e parole d'affetto i più piccoli non capiranno dove sei ma non gli insegneremo che ci sei anche se non ti vedranno più Porteremo dentro di noi il ricordo e quando parleremo di te non potremo mai dire male perché tu il male non sapevi cos'è Grazie Umba dall'alto dove ti trovi porgici ogni tanto il tuo sguardo per aiutarci nelle scelte perché possiamo fare tesoro del tuo cammino e non rendere vana la tua missione. Grazie!!! Persi nell'infinito ci agitiamo ancora illusi d'esserne il centro Nell'universo vaghiamo senza capirne il perché sperando intimamente che ad ogni tramonto segua una nuova alba Nel buio della notte non alzate lo sguardo al cielo potreste capire la nostra relatività La magia si ripete ed alla luce del sole torniamo a recitare: ci agitiamo ci compiaciamo ci illudiamo La giostra gira finché non lasciamo per andare nel mistero più profondo della nostra breve esistenza La vecchiaia:
La vecchiaia che brutta malattia ogni giorno che è passato è un foglietto strappato dal tuo calendario che prima o poi finirà Una mano inesorabile uno ad uno te li strapperà ed ogni giorno più scarno quel blocco diventerà Quella mano inesorabile tu vorresti fermare sapendo già che ogni giorno che passerà al blocco non si riattaccherà Ma se invece al calendario non guarderai ma ai fogli già strappati un sorriso assocerai allora i fogli già strappati un tesoro diverranno di cui disponi per sorridere E pensando a chi tutti quei fogli non ha avuto o no sa quanti ne avrà potrai esser felice d'averli vissuti già L'inflazione A che bella l'inflazione in questa gran nazione!!! C'è l'Istatte che l'abbatte e la massaia che si dibatte con la spesa che sempre più ci pesa han fatto una gran pensata e l'han resa programmata!!! Così adesso c'è quella reale e quella rateale quella della zucchina e quella della fettina C'è quella dell'Euro e quella del povero c'è quella per il ricco e per chi va a picco. Ma in mezzo a questo gran casino il portafogli piange e nulla c'è che possa fermar l'emorragia dei soldi che van via. Così pian piano senza far rumore ogni giorno a qualcosa rinunciamo E sperando che si fermi la spirale di quest'epoca ferale ci arrangiamo e ci scervelliamo ma i conti non quadriamo. Non ci resta che la dignità che solo apparenza ci dà e sotto sotto quando dormiamo ci chiediamo nel buio della notte quando finiran le botte? Ma, se la ricchezza sparisce da qualche parte pur finisce forse nelle tasche di qualcuno che professando tranquillità sta creando una società fatta di una nuova nobiltà Nel frattempo non ci resta che comprar libri, scarpe e pane cercando invano di evitare di farci fregare per non naufragare Sarà forse stato brutto o forse poco arguto ma tanti anni fa con la scala mobile si riusciva a campà Ma nel 93 con quegli accordi finirono i bagordi tranne per gli ingordi i politici ingrassati ed i manager stressati E adesso, di tutto il resto di questa società che cosa si farà? Per il momento ci raccontan favolette sull'Europa e sul mondo che a dir loro ci chiedono di non mangiare per un futuro da assicurare e per un Mastrict da onorare Mentre chi può se la spassa aumentando a volontà i prezzi di questa civiltà. Senza tener conto che quando toccheremo il fondo anche loro staran peggio perché se il giocattolo si rompe è vero non ci giocherà il bambino ma non starà quieto neanche il paparino. Inutile interrogarsi sulle cause palesi e sui rimedi mai presi occorre che ciascuno per il ruolo che compete si metta buono buono ed inizi seriamente a pensare a come rimediare tralasciando per una volta le questioni di palazzo che a noi ci hanno....Il duemila Quando sognavi il duemila eri bambino ed eri sicuro che tutto sarebbe stato migliore Case bellissime dolcissime mamme lavoro leggero auto volanti malattie inesistenti Tutto sarebbe stato più bello un paradiso in terra senza più fame cancro violenza Tutto era un illusione ma eri sicuro che un robot ti avrebbe servito il caffè con una pasticca con il suo stesso sapore e di una tazza vera il calore Non sapevi come sarebbe stato il duemila era lontano trent'anni o più ma eri sicuro che quando sarebbe arrivato tutto il mondo sarebbe cambiato Ma c'erano già i segni che questa grande illusione non si sarebbe avverata ma ci credevi e ne eri convinto e per questo eri contento Poi il duemila è arrivato l'abbiam superato ma la fame, la guerra il male tutto è restato La natura fallace della nostra specie mai cambierà ed il progresso sempre razzista resterà Quel che mangi bevi e consumi a qualcuno o qualcosa l'avrai sottratto anche se forse involontariamente Ma almeno quando lo fai pensaci e se puoi adoperati tendendo la mano a chi l'aiuto non ha neanche più la forza di chiederlo.Viva l'Italia Viva l'Italia che con fare masochista si distrugge sempre più Viva viva il bel paese che produce pensionati sempre più. Viva l'Italia che per non pensar ai guai grossi si dibatte sui crocifissi Viva l'Italia dei Porta a Porta dei Vajont e del black-out dei fascisti e dei comunisti dei briganti e dei pagnottisti Ma quando crescerà questo bel paese? quando s'accorgerà che senza assumersi responsabilità come l'Argentina o peggio finirà Viva l'Italia che si commuove di fronte a quattro famosi su un'isola deserta mentre tutto il mondo sta allerta con pericoli a destra e a manca ci mancava pure il calvario del voto extracomunitario Ma se siam seri e ci pensiamo di fronte a queste banalità una soluzione pure ci sarà? Basterebbe un po' di logica applicare ed una mente aperta utilizzare senza più scomodare istituzioni e talk show su problemi sì importanti ma di certo non pregnanti Mentre l'industria se ne va e il commercio a fondo sta con il lavoro che manca già cosa volete che ci importi se un onesto straniero bianco o giallo o nero voti oppure no! Se Pappalardo pianga o rida se in classe accanto al crocifisso ci stia pure un budda un Mullah o qualche altro simbolo chissà. La questione seria è sapere cosa da grandi vogliam fare quali son le prospettive delle future generazioni legate sempre più al carro d'altre nazioni Nazioni più potenti e attente a far crescer e sviluppar la propria società ed economia senza far tanta filosofia Filosofia che sarà pur bella da esercitare ma quando è supportata da una situazione ben assestata Qui invece si dileggia si combatte e ci si sbatte a destra e a sinistra al centro e dietro l'angolo solo per lustro personale solo per aver più visibilità in TV sui giornali e nella pubblicità.In Stazione.... Ah!! Che depressione la sera in stazione con quelle voci sintetiche che annunciano con tono quadrato senza inflessione i ritardi, i treni, i servizi. Scale, marmi, vetri tutto è così brutto grigio, consunto. In attesa tanti spettatori davanti ai neri tabelloni che ogni tanto, piangendo le scritte, cambiano scena spostano l'oggetto delle loro attese. Ah!! Che triste la stazione di sera i vagoncini che vanno e vengono i cestini pieni di cartacce giornali, immagini, documenti divenuti inutili rifiuti di un mondo che gira veloce senza una ragione. Le vetrine sempre uguali dei bar e dei negozi chiusi delle tavole calde di nome ma fredde di tristezza e solitudine. I poliziotti, i mendicanti le panchine inesistenti tutto sembra fatto per metterti a disagio mentre attendi il treno per casa dopo un lungo viaggio. Immagini le domande dell'indomani dei bambini che con fare affascinato desiderano anch'essi ardentemente di viaggiare, conoscere girare. Ma essi mal sanno quanto possa esser brutta la stazione di sera negli angoli bui delle pensiline nella fretta dei rari taxi nella penombra degli antri dove sopravvive un mondo di derelitti coperti da un cartone scaldati da un cane o da uno scarico di una caldaia. Ah!! Che triste, veder tutto questo, mentre attendi il tuo treno mangiucchiando un panino osservando con desiderio un cartellone pubblicitario che ti illustra un mondo a cui credi di appartenere dimenticando chi non sa se domani si sveglierà o catalogato sarà nella lista dei morti di stenti e d'assideramento. Che tristi quei binari quei bui vagoni quel personale ormai con rari e bianchi capelli che segue un ritmo abituale sperando che domani forse e finalmente potrà andarsene a casa. E smetterla così di girovagar su una pista ferrata senza scopo senza motivazione senza riconoscenza combattendo ogni giorno una inutile battaglia contro porte bloccate semafori malmessi vagoni zozzi e persone arroganti. Ah!! Che triste tutto questo pensando che l'abbiam creato illudendoci di poter far da soli rinunciando alla nostra natura che ci aveva dato si una capacità di spostamento ma più piccola più a nostra misura. Invece per far di testa nostra abbiam volato mezzi e cose abbiam inventato per allontanarci per spostarci per cosa mai fare? Per illuderci di conoscer nuove cose di trasferire il sapere dimenticando che esso è spesso insito in cose più piccole vicine e semplici come un bimbo che gioca o un vecchio con la voce roca. Non c'è bisogno di correre spostarsi allontanarsi così tanto per sapere e conoscere se poi non conosciamo neppure il viso del vicino le paure del nostro bambino le ansie della moglie o solo le sue voglie. Andar lontano fin su alla luna a che servirà mai se poi non conosciamo neanche chi sta accanto a noi? Magari per anni per decenni senza accorgerci mai che soffrendo in silenzio attende invano un nostro cambiamento un gesto d'amore giovanile o solo una parola una carezza una piccola attenzione. Un'attenzione che non sia scontata da una ricorrenza e non sia interrotta da un trillo di un cellulare o da un telegiornale.Gli scolari delle mamme che lavorano: Gli scolari di sabato scrutan le finestre a cercar i genitori in attesa all'uscita. Poi escono in fila per mano con aria gaudente allegri, contenti con gli occhi brillanti. Pronti a staccarsi dal gruppo per correrti incontro felici ad abbracciarti dei bei voti a raccontarti Sono pochi attimi per te a volte seccanti ma per loro importanti. A volte gli unici attimi in una settimana che è passata veloce con te lontana. Lontana a lavorare e costretta a delegare ad un pulmino o alla moglie del vicino la crescita del tuo bambino.Laureato Disoccupato La sveglia, il caffè servito a letto da una madre con bianchi capelli ed aria sommessa. Un nuovo giorno passerà a scrutar annunci gratuiti per trovare qualcosa che possa occuparti e, finalmente, realizzarti. Ne hai tentate tante ne hai incontrati tanti con le tue qualifiche in mano stampate al computer per far bella figura. Seduto, su quelle scomode poltroncine, davanti ad uno che sembrava tuo fratello ma che aveva un ufficio molto, ma molto bello. Ti ascoltava mentre ti presentavi esponendo le tue qualifiche i tuoi master le tue caratteristiche. Ascoltava, ma poi come sempre il telefono irrompe e gli amici di questo tuo odiato e distratto interlocutore parlavan di cose che tu non hai mai avuto di barche, banche auto e affari. Ogni volta hai cercato di esser più breve più efficace e coinciso ma ogni volta aveva già deciso e per essere educato "le farò sapere" e ti ha liquidato. Così ogni volta hai sceso le scale tre alla volta con l'intenzione di far qualcosa di nuovo. Ti sei fermato davanti ad una vetrina vorresti ma non puoi ti prometti che appena potrai tante cose comprerai. Libero dalla dipendenza di una pensione potresti finalmente sentirti realizzato ed i sacrifici di tua madre avresti riscattato. Sei tornato a casa buttato sul letto lo sconforto: "anche quella volta non è stata per te". Mentre il sole s'affaccia indifferente da quei vetri che t'han cresciuto che sui libri t'han visto sgobbare convinto che il mondo ti stesse ad aspettare. Meraviglie di guerra! L'uomo bestia è che sa esser peggiore solo di sé. Ma poi scopre e si meraviglia: dietro al parapiglia della guerra e la guerriglia che ci sta? La tortura della madre della figlia o di chi altro chissà? Ma cosa meraviglia! Se usi la guerriglia, per finger di portar la tua democraziglia! Che di pace dice esser figlia ma soldi e petrolio solo piglia. Allora? Se del popolo indifeso della sua libertà dei valori umani e dell'infanzia non te ne frega più di una biglia adesso cosa ti piglia? L'importante è pagar un dollaro a gallone il pieno del tuo macchinone! Delle morti, dei dolori, delle torture, il tempo laverà tutte le storture. Basterà presto dimenticare perché in guerra si va per ammazzare e non bisogna commentare. Se poi in pace con te stesso vuoi campare e la vista non ti vuoi disturbare chiedi che la Tv bisogna censurare.Scappa Occidente! Hai tradito te stesso la tua ipocrisia voleva impor democrazia ma hai mostrato chi tu sia! Quale scontro tra civiltà! E' solo la tua e la loro crudeltà. La macchina del sangue entrambi avete acceso la sete di vendetta è partita. Chi hai di fronte è deciso va alla morte con un sorriso. Non è un povero africano che nella sua miseria affoga cui la forza di reagire gli è minata da fame, sete e malattia. Adesso a casa scapperai se chi hai offeso ti inseguirà sarà la fine della vera civiltà. Civiltà lontana dalle trincee e barricate che non ha mai le mani armate. Volevi aver la fedeltà come avevi fatto già in passato di qua e di là. Ma chi hai di fronte non lo freghi!! Ed adesso a chi preghi? Abbiam fatto una cazzata la tirannia l'abbiam cacciata ma la confusione è arrivata. Tra gente armata ed umanità disgraziata dilania il tritolo mentre succhi tranquillamente petrolio. La cieca vendetta mandanti non uccide solo poveri passanti che han sbagliato governanti solo poveri ragazzi usati come razzi. Ma non bisogna disperare l'anima non ci possono rubare ma questo non ci assolve dall'aver dimenticato un fratello affamato senza petrolio nato. Ed un giudice di avere ben più alto da onorare. a cui quando ci conviene ci siam sostituiti e grandi ne vediam i risultati!Satira è... Un sogno di cui non mi vergogno, una scienza che chiede intelligenza. Intelligenza per chi la fa la subisce o l'ascolterà. Ha per oggetto persona o fatto quella permalosa ne merita a iosa. Alle battute, sempre argute, ride chi acconsente, chi disprezza, mente. Verso chi si adira, avrà avuto buona mira a coglier il peggior difetto a denunciar il peggior misfatto. Critica aspra fa chi invidia ha per non aver detto ciò che dentro aveva per reverenza, compromesso, incapacità o solo stupidità. La fine del mondo..... E' vicina se le mamme uccidono altrui figli, con esse l'ultima difesa, di ogni essere vivente, l'istinto di sopravvivenza e protezione sono spenti. Si sono spenti protezione e pietà verso i più piccoli indifesi, innocenti alla stessa specie appartenenti. La fine del mondo si avvicina se alle morti dei piccoli si alza solo il grido della polemica del sospetto, della politica bassa e sporca in cui conta specular sul sangue blaterar sul dolore per portar a proprio vantaggio le tragedie di un piccolo villaggio. La fine del mondo è vicina ma forse non ci siamo accorti di quanti sono e saran queste precoci morti perché, come pecore, seguiamo solo i titoli del quotidiano. La fine del mondo è già tra noi perché abbiam dimenticato le tragedie dell'Africa martoriata dalle malattie. La fine del mondo è già tra noi se si son dimenticati i villaggi remoti dove si muore con alluvioni e terremoti. La fine del mondo è arrivata se si son dimenticati barboni e diseredati vecchi e malati. Se si riduce tutto ad una analisi di costo ad un vantaggio personale senza pensare ad un'etica sociale. Se si riduce tutto al costo di un barile ad un titolo che sale. Ad una strumentale polemica in TV che come uno show un film di un solo autore prosegue speculando sul dolore finché questo dolore è utile per ciò. Finché l'ordine di scuderia l'abitudine o la noia ci faran tornar la gioia di vivere in un mondo civile fortemente sviluppato che non dilania i suoi figli ma direttamente li abortisce tanto se Tv non vede uomo non inorridisce. La fine del mondo è già tra noi ma ognuno lo saprà solo quando TG l'annuncerà.
Mare di città
Mare di città,
onde scure, acre odore
echi di suoni forti
di navi e porti.
Scogli abitati
da gatti e ratti,
in angoli melmosi
sciacquettii lenti
d'alghe marciscenti.
D'auto affumicato.
lungomare affollato
bambini gioiosi
corron sui parapetti
pensando quella sia natura
puzzolente e scura.
Abitata da cefali
e schiume gialle
motori e barche unte
sabbie ferrose
e sostanze minacciose.
Ma poesia resta:
in un tramonto
in una bitta
in una rete fitta
in un vecchio pescatore
di pipa fumatore.
Lo vedi,
calmo cuce e toppa
seduto a poppa
della sua barca blu
anche se non c'è più.
Poesia che nasce
dall'immenso sipario che s'apre
guardando lontano
da penombra avvolto
questo mondo stravolto.
Usa il Casco
La moto gira imbizzarrita
s'impenna, frena, salta,
regole ignori
e come cow boy
domi il mezzo ferroso
lucente e prezioso.
Curando più
le sue lucide fattezze
le curve nate
da matita sapiente
che il contenitore
della tua mente.
Curi molto, invero
la capigliatura, i pantaloni
la cintura e gli scarponi
ma non pensi mai
a curar il tuo futuro.
Convinto e sicuro
corri lungo le vie
mai ti possa capitare
di rimanere sul selciato
morto o ferito
con il corpo fracassato.
Ed emulando nelle gesta
ma non con la testa
un sorridente campione
rischi di morire
come un cogl....ne.
Cara TV:
"Mediaticamente tuoi
a te inconsciamente,
affidiamo il nostro pensare
i nostri figli ed il nostro domani".
Mediaticamente
ci entra nella mente
vi infila il comune pensiero
come fosse un magico siero.
Siero che ci cura
ogni tristezza, ogni paura
che da' sicurezza nella notte scura.
Ci sentiamo così informati,
globalizzati, mai abbandonati,
pensando di esser critici
di restarne attenti giudici.
Invece, non ci accorgiamo
ciò che facciamo
è ormai orientato
da un familiare adottato.
Un familiare troppo importante
unico autorizzato a parlare
anche quando devi mangiare.
Decide se devi esser felice e contento
quando devi partire o dormire
se devi soffrire o gioire.
Con immagini e voce
or aspra or suadente
ci offusca la mente.
Se manca questo familiare
non sappiam che fare,
ci sentiam smarriti, tristi e annoiati.
Ma non disperate!
Sempre più piccolo diventerà
dovunque si porterà.
Anche tra le onde
per veder veline bionde,
stragi del sabato sera
talk show e magia nera,
brutte notizie e dolci letizie,
pubblicità occulte e palesi
genti lontane e paesi.
Così da evitarci di uscire di casa,
giocare, leggere, far amicizia
o parlar con quella tizia
che gira da anni dentro casa
che del telecomando si impossessa,
e cambia canale come un'ossessa.
Ai bambini sempre potrà badare
insegnandogli anche a parlare
e noi genitori, ormai liberati,
tranquillamente seduti,
con il nostro personal Tivù
di esserlo non necessiteremo più.
Dubbio
Forse avresti potuto,
avresti dovuto,
tentato.
Forse avresti fallito,
avresti vinto,
cambiato.
Forse avresti gioito,
avresti pianto,
trovato.
Forse avresti incontrato,
avresti lasciato,
diviso.
Ma esplorar non puoi,
se non con la mente,
gli universi paralleli
che ogni bivio, forse, crea.
Non saprai mai
se, come, dove
un atomo di vita cambiato
ti avrebbe portato.
Il passato non cambia
è cementato nei ricordi
nelle cose e le persone
che erano e sono.
Forse!
Lifting
Rischiar la vita
per rischiarar la pelle
abbellir le rughe
eliminar le pieghe.
Al tempo opponi
il tuo portafoglio
ma indietro
dentro non si torna.
La pila dei veleni
dei ricordi
dei fatti
dei misfatti
cresce.
E la guerra
tra coscienza e ipocrisia
tra rimorso e consolazione
continua.
Bisturi non c'è che
possa cancellar il passato
bello o brutto
giusto o sbagliato
resterà dentro te
per sempre.
Specchio Se potessi le mentirei giovane e bella la riprodurrei, ma il tempo passa e va, ed io son sempre qua, di esso non siam padroni né io né lei ma condannato son a dir la verità.
Il diluvio universale: Prova generale han fatto ma i ricchi non han toccato. solo i bei luoghi che amavamo e la miseria che ignoravamo. Un segno premonitore, un avviso ben studiato che abbiamo esagerato, se di questo passo andremo molto male finiremo. Ci piace la globalizzazione per comprare qualche azione e per godere l'altrui sole ignorandone i patimenti. Ma adesso, che il disastro è globale solo un insegnamento vale: l'orrore, la miseria che abbiam visto ci siano insegnamento a non dimenticar il lamento. A non dimenticar neanche per un minuto che forza di chiedere aiuto tre quarti d'umanità ormai più non ha. A non dimenticar, passata l'emozione, la grande sottoscrizione, che la miseria le guerre, la fame non sono immagini in Tivù ma qualcosa che un domani potresti essere anche tu. E chi sta dall'altra parte inquadrato con molta arte attore non è non recita una scena quella è la sua vita quella anche colpa nostra è. Addò curr cu sta machina blu notte senza manca nu pare e botte? Addò ti infili cu stu machinone tedesco cu l'ABS, l'Airbag e nu clima fresco fresco? Curr, gir surpass addò nun se putess penzanno sempre che l'at so fess Ma e mai guardato d'int a na carcassa dinto a nu spitale chell ca tu pienz ca nun te po succerere succede e te po accirere Ma a te che tene importa si e figli tuoi hanno sta ciorta e tenè nu pato putente ca al volante è strafuttente Tanti io tengo o mercedesse e si pure succeresse mico sto guidando nu calesse Tengo e palluncini che s'abboffano l'ABS e freni a disco e della cintura me ne infisco Se poi veco a pulizia o l'autovelox che mi importa tanto si pure m'avessero beccà io posso pagà Vieni figlio mio vieni accà che o volante te faccio girà accussì quando si gruosso addivient come a papà E pò guarda a sta marmaglia ca ferma dint't a sti carrett ce sturea e arraglia, che fenestielli apiert perchè loro so na nullità nun so mica furbi comma a' papà Ma din't a chella curva mentre currivi e ti divertivi a canzuncella e l'ultima hit parade in rummore si trasformò polvere, rammere e vitr rutt tutto addiventò Papà addò stai? mammà perchè nun me rispunni? ma in fondo nun stev'm mica currenn cu stu machinone tedesco bello bello fresco fresco. E quadrilli so tanta bravi guagliuncielli con na laurea in mano e tanta voglia e cumandà Hanno fatto tanta sacrifici che s'hanna riscattà alluccanno spremmenno e facendoti faticà Tengono n'obiettivo nu target nu punteggio a piglià e si o raggiungono si fanno pavà Non si importano se per fa chest hanna faticà pure quando è fest Loro sono i leader le nuove leve il futuro e chesta società E poi mentre al mare andavate voi a studiare loro stavano e mo a stu' turmento è arrivat d'o riscatto o mumento Ma se vai ad indagà teneranno pure loro nu figlio da educà Ma a sti criature che ce m'bararanno se a casa nun ce stanno? E che cumpagni d'à vita llor quann ce parlaranno quando stanc e accis durmaranno? Forse so fatt e nata razza che da famiglia se ne importa cchiù e na' mazza Speriamo solo che quanno a casa stanno il tempo truvarranno per capì che o' lavoro addà essere nù strumento e no nù turmento Ma loro ormai si so fatti incastratà e niente ata ponno fà se non continuà sta parte a recità do quadrillo bravo attento e tranquillo Ma si pò o' tiempo pass e a rota aggirass che fine farebbero sti smargiass? Mieza a via e n'cuntrass e chiagnienne te ricess che la loro società ormai più non ci sta Che l'hanno jettati a via e for so arrivat ata gente o posto llor e accussì a quarant'anni so diventati vecchi panni Ma se poi agli antichi pensiamo di cosa ci meravigliamo? Lì eri vecchio a quarant'anni mentre mo alla stessa età nun si cchiù buono per faticà A me me pare tutta na strunzat che serve solo a l'at per fa soldi a palat Persone che ti impongono nu targhet che dura sulo quant a na' marchett Menu male che però miez a tanta quadrill comm a chill che hamm ritto ce sta coccuruno più diritto che senza tanta illusion rimmane na perzon Ma chist già si sà che carriera non farà Che hamma capì a sti quatt righe? Che ce vulesse all'università pure l'esame d'umanità Ma sta cosa nun se po fà pecchè n'copp e libri nun si impara a campà. Notte di San Lorenzo: Sere di mezz'Agosto tutti in spiaggia intorno ad un fuoco con il naso all'insù per chiedere denaro, salute o virtù. Ne ho vista una!!! Anch'io un'altra!!! Tutti a scrutar le nere steppe del cielo chi per la prima volta chi per abitudine chi per non restare fuori dalla compagnia chi solo per scaramanzia. Con la faccia meravigliata da quella insolita gita i bimbi per la prima volta nel mare nero bagneranno le dita. Prima le mani impauriti ti stringeranno ma disinibiti sempre più appariranno finché tutti vestiti non si immergeranno. Gli adolescenti nei posti più appartati per profittare di quei bei momenti rilassati per scambiarsi nella sabbia umida baci e gesti appassionati dalla melodia accompagnati suonata dal fresco sciacquettio delle onde di marea e dal canto stonato e lontano della compagnia Il chitarrista coprendo il crepitio delle braci strimpellerà qualche accordo di quelle solite canzoni che riaccendono il ricordo. Sentirai allora di nuovo i brividi di quando eri ragazzo e penserai che da quegli anni è passato ormai un pezzo. Ma la mente non rassegnata ti spingerà a cantar con voce più forte e stonata e a dedicarti alla persona amata Stelle cadenti per un attimo brillanti la vostra breve notorietà vana non sarà se con la debole favilla accenderete senza rumore un vecchio o nuovo amore. Avrete ridato la gioia a tanti villeggianti distratti che credendo nei vostri brevi e luminosi tratti avran trovato il coraggio per esser più matti. Avrete riunito amanti silenziosi che sostituiranno con teneri gesti parole mai dette. Essi nella sabbia fremeranno come da tanto tempo non sapevano più sbirciando di nascosto il cielo per vedervi cadere giù. Ma mentre brillate i desideri espressi dagli stolti non ascoltate le lacrime versate per la vostra inutile venuta vi spegnerebbero la scia e finirebbe la magia. Capireste allora anche se sembreremo tornati tutti bambini con il naso all'insù che da desideri terreni e nefasti molti non riescono a staccarsi più Capireste
in un attimo perché siete sempre di meno che tornate qui a far festa:
del vil denaro non ne sopportate più la richiesta. Ma se potete vi prego
accontentate chi vi chiederà: "Stella cadente fa che qua ogni anno possa tornar
a rivederti brillar con lo stesso candido incanto di quand'ero bambino
Quando fingendo di vederti cader chiedevo solo di diventar presto grande per fare tutte le cose che non sapevo o non potevo fare ma non sapevo quanto mi potessi sbagliare."Cellulari ed Eurostar Tutti indaffarati sembran con i loro palmari ed i trilli dei cellulari Il treno parte: una voce insicura annuncia in italiano ed in inglese le fermate i servizi e le attese. Accelera, oscilla, frena poi riprende velocità Il giornale? Servizio minibar? Dolce o salato? Pranza o no? Biglietti prego!! Intanto, arriva la prima stazione decine di valigie e persone salgono, scendono, .... si cercano in antri angusti. Per un po' il mezzo tace poi d'improvviso riprende vita con sibili d'aria compressa e getti d'aria fredda. Mentre riparte tutti ancora con i ticket in mano a cercar il posto prenotato molti confessando con la loro ipermetropia che mezza età già è andata via Donne sole in tailleur hanno l'aria sempre indaffarata ma chissà se avranno un bimbo lasciato ad una tata, oppure un compagno, un nonno un fratello, un problema di quelli che vivi ogni giorno come i compiti di matematica o la poesia da ascoltare dal tuo bambino in età scolare. Ma così sole e stressate votate solo al lavoro sembran loro. Hanno un'aria asettica con il viso truccato e l'aspetto curato, non per sé ma solo per rispettare il canone estetico di una copertina o alla riunione non sfigurare dove è reato sbadigliare o solo pensare a mangiare. Tutti lì a parlottare con il proprio cellulare a concluder affari a coordinar persone a litigare per questioni contrattuali o solo sul numero dei commensali da invitare dell'ennesima cena di cortesia per onorare la visita del manager straniero o festeggiare il primo miliardo di fatturato. Con in mano quei pezzi di plastica e tecnologia c'è chi grida chi si agita chi sussurra, questa è certo una moda tutta azzurra in cui alla diseducazione fa sponda la presunta modernità di questa nazione che con quattro antenne e milioni di contratti sembra aver dimenticato tutti i problemi che non ha mai affrontato. Le suonerie poi sempre più sofisticate ma sempre più ineducate. Da esse forse potresti ricavare la personalità di chi le fa suonare. Ma poi t'accorgi che son quasi tutte le stesse perché la scelta è solo una moda del momento. Senti anche melodie di antichi artisti che mai avrebbero immaginato che al posto di un teatro ed un'orchestra la loro opera costata notti insonni e giorni di lavoro a piazzar una nota sarebbe servita per annunciare una telefonata magari anche indesiderata. Passan le ore passan i giorni, i mesi ma, lo spettacolo è sempre lo stesso: se ci pensi sembra strana questa umanità che gira su questi Eurostà. Invece è la stessa che ogni giorno si muoveva in vecchie corriere di provincia per raggiunger le città solo che adesso le distanze son diventate cento, mille volte in più ed alla corriera blu si è sostituito un mezzo che corre sempre più ma che ti porta lontano sempre più da dove sei nato tu. Infine, arrivi a destinazione ti rimescoli al resto della gente e pensi "chissà quanto durerà questa stupidità!!!" Che correre avanti ed indietro ci fa, sempre più lontano sempre più veloci ma sempre più soli. Per fortuna che come diceva un magistrato esploso con la sua scorta: "alle cose degli uomini c'è sempre una fine". Chissà un nostro pronipote come riderà vedendo i filmati su questa società Oppure, come davanti al mistero delle piramidi, penserà che, forse, adoravamo altre divinità: chiamate efficienza, budget e concorrenza e per esse facevamo anche qualche sacrificio umano non palese e brutale come si vede nei vecchi film ma silenzioso e sottile a volte anche autolesionistico a volte fatto di licenziamenti cassa integrazione sacrificando il tempo e la vita propria e degli altri a cose che non passeranno all'imperizia degli anni. Noi che invece ci siam dentro sappiamo qual è il tormento per onorare queste stupidità solo allo scopo di arricchire qualcuno che di sicuro non ci ringrazierà e che molto spesso non ha un viso ma solo una sigla un nome di un'impresa che apre e chiude al gesto indifferente di un broker d'affari. Ma sembra che tutti abbiamo una iattura che ci fa lavorare con il freddo e la calura con la pioggia e con il vento senza pensare mai al proprio tempo. Girando di qua e di là prendendo sempre al volo l'ultimo Eurostà. Per poi scoprire che siam diventati esuberi scomodi e costosi da eliminare o solo troppo vecchi per poter ancora lavorare. Perché il lavoro cambia e continua è la rincorsa ed a cinquant'anni sembra che ne hai cento solo che mollar non puoi solo che mollar non vuoi ma mollar ti vogliono e ti molleranno quando meglio lo riterranno.E_mail Che bella soddisfazione appiccià a mattina stu macchinone e vedè ca tanta gente t'ha pensato e tanto lavoro t'ha mandato Gente che t'ha mannato na' mela cu tanto di scadenza e ricevuta perchécosì non potrai dire "non l'ho mai avuta"!!! Dieci-cento mille messaggi per ricordarti che anche se non ci sei qualcuno ti ha pensato con un problema da scaricà con tanti di saluti e cordialità Ma in che mondo io mi trovo dove anche quando non posso mi trovo tutto addosso. Quindi se vai in ferie penza chi sa cosa arriverà durante la tua assenza? Na mappata e messaggi impegni e passaggi. Ma na' casella e posta diligente ca' capesse essa sola tutto quello che non si volesse fare nun si potrebbe avere? Forse ci sarebbe pure ma stai pur sicuro che scoppierebbe e alla fine lei stessa ti direbbe con tanta cordialità: "vuagliò scetate e fuitenne accà".Il progresso........... Chi ha aumentato il clock del mondo? A cosa serve inseguirci l'un altro sperando di far prima e distrugger l'avversario? A cosa serve questo correr sempre più? Come se il domani non ci fosse più. In questa folle corsa, tutti corron, van veloci sorpassano e scartano chi con un lume più arguto rallenta, si concede una pausa, una meditazione, una giusta riflessione. Corri uomo lavora sbatti supera ammazzati. Solo così sarai strumento utile alla società all'economia, alla concorrenza. A che serve aumentare il clock? Se poi gli affamati sono sempre più e le guerre restan strumento unico per risolver le contese? Se le malattie uccidono sempre e se la vita dura qualche lustro in più ma solo per chi vuoi tu? Questo correre è come la corsa agli armamenti dove non c'è più scopo ad aumentarli perché quel che ci sono bastan già ma si continua a farli per superar chi sta dall'altra parte che fa lo stesso sperando di fermarti. Ma se il mondo resta tondo a cosa serve correr per inseguire gli altri con il rischio di raggiungersi alle spalle? E poi correr per arrivar dove? Se si è dimenticato il dove voleva e poteva arrivare il vero progresso? Un progresso ideale che non è arrivato perchè la strada abbiam sbagliato se ancora c'è chi si imbotte di tritolo chi spara sugli inermi bambini che non nasceranno o dopo poco moriranno. Questo è un progresso che gira intorno all'oro giallo e nero che non si importa se stramazzi al suolo per infarto o se mani infanti produrranno una scarpa. Ma, possiamo ancor chiamarlo progresso o sarebbe meglio buttarlo al cesso?Capodanno Un altro anno è andato. Chi è nato e chi è trapassato. Chi è stato fortunato e chi è stato operato. Chi ha tradito e chi è stato tradito. Chi ha peccato e chi ha perdonato.
Chi ha fatto e chi ha detto. Chi ha pensato e chi ha lavorato. Chi ha sfruttato
e chi ha combattuto. Chi ha sconfitto e chi ha perduto. Chi ha sofferto e chi ha gioito. Chi ha pianto e chi ha riso. Chi ha atteso e chi ha speso. Chi ha avuto e chi ha dato. Un anno è passato è stato buono è stato cattivo? In fondo è solo una formalità una convenzione nella sostanza è solo una circostanza. Un numero su un calendario un giorno qualunque in cui il sole sorge e tramonta e tutto accadrà come accadere dovrà. Ma a noi serve per credere e per ricominciare. Per chiudere un sipario la scena cambiare le luci riaccendere tornare a recitare. A recitare la nostra parte nel teatro della vita sperando solo che il copione sia migliore.I mendicanti In un antro buio relegati all'unica ricchezza legati fatta di un carrello portabagagli pieno di stracci e buste. Attendono senza ansia e con rassegnazione l'alba di un nuovo giorno. Guardan dal basso timorosi le scarpe delle guardie con le loro divise i cappelli, le pistole uomini arroganti uomini potenti che possono cacciarli via come cani rognosi. Come e peggio dei randagi questa è la vita dei mendicanti di stazione!!! Con lo sguardo rassegnato a volte avido nel seguire un panino buttato via da un viaggiatore distratto. Difendono come possono la loro vita vita di cartoni da mettere in terra a far da giaciglio. La loro mensa di rifiuti scavati nei cestini relegati a respirar odor di piscio e di treni senza più nulla attendere senza più in niente sperare. Li vedi con le loro scarpe marce i loro scialli i cappelli di lana e le barbe lunghe. I capelli bianchi e lerci gli abiti rotti e sovrapposti per far calore le piaghe sulla pelle come stimmate. Li vedi, li eviti, ma ti chiedi se quelle persone erano come erano da bambini? Saranno stati scolari forse genitori? Genitori traditi dal loro stesso sangue abbandonati dai frutti del loro stesso corpo. Adesso sono lì a marcire senza speranza a condividere e combattere con altri compagni di sventura in attesa della fine rimpiangendo, forse, d'esser venuti al mondo. Un mondo che gli passa accanto gli sputa addosso che a volte gli lancia una monetina ma solo per sentirsi più buono. Ma se potessero urlare le loro sventure raccontare perché a piccoli passi sono arrivati in quella condizione forse sarebbero già più felici sarebbero esseri umani. Ma nessuno gli dà più voce nessuno gli dà più ascolto nessuno si ferma tutti hanno fretta tutti hanno paura tutti hanno altro da fare. E se Dio fosse in quelle mentite spoglie? Cosa gli racconteremmo al suo cospetto? Che avevam fretta? Che non sapevamo? Che non l'avevamo riconosciuto? Che era troppo sporco indecente, malato e puzzolente? O solo troppo vecchio per aiutarlo? Gli diremmo balbettando che non sapevamo che toccava anche a noi dare una mano, un aiuto a chi non ha più la forza di chiedere? Forse, solo allora ci vergogneremmo come quando non si ricorda il nome di un amico incontrato per strada. Ma vergognarsi tardi sarà perché non c'è appello nell'aldilà per chi ha dimenticato che il prossimo come se stessi si deve amare Il prossimo come se stessi si deve aiutare.Quattro maggio ¹ Mobili e vettovaglie sopra carrettini o camion fumanti trasportar la vita altrove in case nuove a volte migliori comunque diverse. L'odore acre del diesel nel cortile un saluto al portiere, ai compagni una vana promessa: rivedersi al più presto. Un addio attraverso un finestrino a quei luoghi noti di cui conosci ogni piega. a quel portone a quelle pietre a quegli antri a quel balcone. Un addio alla porta disegnata sul muro che tante volte hai segnato che tante volte hai odiato. Un addio ai compagni di giochi a quelli più amici a quello più bullo a quello più grande a quello più piccolo. Uomini frettolosi sisteman le cose con sforzi tremendi salgon le scale armadi, comò oggetti e merletti. Tutta una vita che si muove che viene profanata spinta spostata infine si assesta. Nuovi ambienti esplori mentre dirada il viavai le stanze assumon un'aria più nota da un mobilio che ti lega al passato. Passato da poco ma già lontano perché non tornerà. Affidi la tua ansia ad un pupo di pezza lo guardi lo muovi lo tiri gli parli. Suonan la porta il focolare si accende una tavola malmessa infine, una cena sommessa con una luce fatta da un filo provvisoria e triste. Il giorno dopo, dietro ad una ringhiera, scrutar timidamente il nuovo cortile veder bambini mai visti saltar con la corda inseguire una palla. Cercar di rubarne i nomi, legami, le espressioni, nuove simpatie nuove antipatie. Poi farsi coraggio scender lentamente le scale uscire alla luce avvicinarsi. Ripetere il proprio nome ad ogni richiesta ascoltare i commenti scrutar le espressioni per farsi un'idea per dare un'idea. I rumori, le facce i colori, gli odori tutto nuovo per i tuoi sensi. Poco a poco, diventerà usuale con la paura di un quattro maggio che ti porterà, di nuovo, per un nuovo dove senza capirne il perché. ¹ A Napoli il quattro maggio è sinonimo di traslochi, perché in passato avvenivano tutti in questo giorno. Dire "Fare il 4 maggio" significa fare un trasloco, un riassetto pesante in ambito domestico o attività che comportano comunque dei cambiamenti. Di "4 maggio" tutti ne abbiamo fatto almeno uno, e se eravamo piccoli, pur non avendone un ricordo chiaro, credo che abbia lasciato una traccia che ho cercato di ricostruire (spero) in questi versi.Passi di danza, passi per crescere: Ti rivedo indecisa, muover primi passi cader ai gradini per te ancora grossi. Tenerti per mano, tesa ed instabile, faccia rotonda, cercar di prender qualcosa per te ancor troppo lontano. Ti rivedo muover primi passi, passi di danza, ancora indecisa ma già attenta e precisa ad apprender lo stile a corregger l'errore. Primo saggio, prima gara, tanta tensione tanta emozione. Prime esibizioni soddisfazioni a volte solo delusioni. Ma tener duro hai sempre saputo, carattere che a veder non si direbbe. Ti vedo registrata in TV sembri tua madre sempre più. Forse avviata ad una carriera che, per molte, è una chimera. Ma se, anche così non fosse lo sai che penso e l'ho pur detto: "chi pubblico affronta e su palco esce è una persona che cresce". |