Poesie di Claudio De Lutio


Home page  Lettura   Poeti del sito   Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche



Come ti voglio oh Italia
Oh Italia bella, oh Italia terra mia,
che sia tu sempre forte e vigorosa!
Così ti voglio! Ma anche generosa
incontestata e amata alla follia.
Il cuor ch'è nobile e dona la grandezza:
mai l'anima meschina e la grettezza.
E sia tu unita...si! Meglio se unita
in ogni dove in ogni quando audace
o se pure divisa purché in pace:
una la lingua e più dialetti in vita.
Ché t'è fedele il popolo e rimane
uno e solo uno a te fino alla fine.
Come ti voglio oh Italia tu sarai!

Ad Annie Vivanti
Oh Annie, cara, ho letto le poesie!
Ho visto il sole in te, fiori e germogli,
passioni, capricciose fantasie:
la vita: quella giovane...i tuoi sogni.

Ho pur guardato nei tuoi occhi un cielo
e nei bei ricci, dei capricci d'oro.
E' stato un attimo ed è caduto il velo
e i versi tuoi hanno spiccato il volo.

O Mamma
O mamma, o carissima mamma!
In braccio a te stretto acquietava
il pianto, quel po' che un po' calma
di nuovo il tuo bimbo ti dava.

Ti dava, o mamma, o mia cara!
L'ingenua purezza, il candore,
la gioia, l'innocenza più rara,
ormai fanciulletto, il tuo fiore.

Un fiore, o cara, o mia mamma!
Un fiore ancora per te,
tra tutte le donne la gemma
pel figlio cresciuto: per me!

I Martiri di Chicago
«Nella fabbrica il rumore era già alto!»
Gridavano nel pianto a soprassalto.

Gli spari vili sulla inerme folla
frangean le vite al pari di una olla.

Lì a Chicago otto erano, martiri
e condannati, tranne tre, agli inferi:

scambiati per spietati attentatori,
nella protesta dei lavoratori.

Con sopra il collo un laccio, tenea loro
il boia, che stretto avea all'udir del coro:

«Oh gente mia non moro! Oggi non moro!»

Ricordami
Ricordami!
Festeggiai una nascita. La tua. Volevo che tutti sapessero.
E allora, non appena fui avvisato - ero al lavoro - smisi di
corsa e con le prime congratulazioni andai al bar di fronte
a ordinare per tutti. Poi fu un'ansia interminabile. Volevo
arrivare subito, ma c'era del traffico e pensavo a come stavi,
a come stava tua madre, anche se mi avevano già rassicurato.
Mentre compravo dei fiori, delle rose fresche, e scrivevo un
pensiero su un biglietto che la fioraia aveva scelto per l'occasione,
immaginavo per un momento come potevi essere, chi potessi somigliare...

Ricordami!
Festeggiai una parola. La tua prima parola, di appena due lettere, con la
quale mi hai chiamato. Avevo atteso con impazienza ciò di cui non avrei
potuto più fare a meno, per la gioia e la gratificazione di ogni volta, se
per metà hai continuato a pronunciarla spesso anche dopo aver imparato
a parlare.

Ricordami!
Festeggiai un dentino. Il primo che ti spuntò. Mi accorsi che avevi
qualcosa di diverso quel giorno. Beh! A dire il vero, tu stesso mi facevi
capire che c'era una novità in te, un intruso che ti stava dando un pò di
fastidio e volevi da me un aiuto. Non eri contento affatto, ma riuscivi
a farmi comprendere che avresti fatto di tutto per sopportare quel
disturbatore non venuto per caso. Non so come, ma mi fidavo di te!

Ricordami!
Festeggiai i primi passi. Due, o forse tre, all'impiedi, tu da solo.
Ti avevo accompagnato fino a quel momento con la mano che ti faceva
da sostegno, prima che tu hai voluto lasciarla per un attimo. Dopo, stavi
per cadere, ma sei stato in grado di cavartela: hai riafferrato quella presa,
che, in ogni caso, era lì pronta a proteggerti dalla caduta.

Ricordami!
Festeggiai un giorno di scuola. Il primo per te. Eravamo tutti insieme,
con tua madre e le nonne, per le coccole e il commiato. Sei stato
davvero eccezionale! Con serietà e senza dare adito a emozioni,
pur comprensibili, ti sei incamminato, senza voltarti mai. Abbiamo
visto un ometto, con una cartella in mano, salire le scale e poi
scomparire dietro l'angolo.

Ricordami!
Festeggiai ogni altro momento importante della tua vita
che ho potuto e, soprattutto, sappi che avrei voluto continuare
a farlo, anche ora che non ci sono più! Tuo padre.

Colombella Pia
Spiegò le ali, spiegò su in alto il volo,
candida e fiera, per la giusta via,
senza riposo, senza toccar suolo.

Com'ella giunse, disse: "Così sia!"
E ripartì, portando seco un ramo,
quello di ulivo, colombella pia.

L'aveva tolto al feretro di Adamo,
per indicar la fine del castigo.
Ad ogni Pasqua torna il suo richiamo:

"Amiam la Pace! La Pace ch'amo io!"

Domenica delle Palme
Tra primule, fresie, camelie,
tra rondini in volo...in ritorno...
Fedeli già pronti alle veglie,
nel dì che si approssima al giorno.

Al giorno: sì...al giorno fatale!
Nel chiostro di palme, di ceri,
cogl'inni, la voce corale,
i cuori addolciti...sinceri...

Sì! tanto sinceri e giulivi
davanti al Re mite, che viene
in groppa ad un'asina: quivi
quell'umile trono che tiene.

Al dì dell'8 Marzo
In un continuo evolversi di stato
a gran fatica e immane sacrificio
la donna i suoi diritti ha riscattato
dal giorno dell'incendio all'opificio.
Oggi festeggia con mimose gialle
in ogni luogo della bella Italia
dalle piccine a curve con lo scialle
dalla Marcella, a Nadia, alla Cecilia.
Così che il mondo al dì dell'8 marzo
ha uno Stivale dall'unico colore
che a fiori appare con pallini a sfarzo
e al gentil piede calza a protezione.

Foulard
Tanto nostalgici i foulard ritornano
come nell'aria l'odore dell'autunno
e cambia il modo di soffiare il vento
che li carezza piano con la mano.

Fuori ai caffè le giornate uggiose
passano in fretta attorno ai tavolini
dove le donne li hanno a copricapo
così la pioggia le vede come spose.

Sono i ricordi anche dei taschini
vissuti poco fuori e piu' al di dentro
di certe giacche cui rimane un senso
vuoi per gli amori, vuoi per i destini.

Non sono nodi e vengono annodati!
E danno buon esempio a tanta gente:
al collo dei boy scout da fazzoletti
scialletti per anziani riscaldati.

Poi volano i "foulard"...ed e' magia!

Foulard
Tanto nostalgici i foulard ritornano
come nell'aria l'odore dell'autunno
e cambia il modo di soffiare il vento
che li carezza piano con la mano.

Fuori ai caffè le giornate uggiose
passano in fretta attorno ai tavolini
dove le donne li hanno a copricapo
così la pioggia le vede come spose.

Sono i ricordi anche dei taschini
vissuti poco fuori e piu' al di dentro
di certe giacche cui rimane un senso
vuoi per gli amori, vuoi per i destini.

Non sono nodi e vengono annodati!
E danno buon esempio a tanta gente:
al collo dei boy scout da fazzoletti
scialletti per anziani riscaldati.

Poi volano i "foulard"...ed e' magia!

Oh calicanto
Oh calicanto, fiore dell'inverno,
come nel nome suoli ricordare
e delle foglie al riparar fraterno,
pur ingiallite e ultime, a scaldare!

Ove fermò il tremulo suo volo
infreddolito e stanco un pettirosso:
tra tutti i rami per aver tu solo
prestato aiuto quanto Dio commosso.

Tanto che cadde su di te una pioggia
da quel dì freddo come ricompensa:
stelle brillanti, profumi, nuova foggia
per dare e avere protezione immensa.

Quella che dona il Re del cielo al mondo
quando è venuto in una grotta fredda
a liberare dal peccato immondo
e dire "amate" per sfuggir la Geenna.

Oh calicanto, fiore dell'inverno,
come nel nome suoli ricordare
esempio alto dell'amore eterno
fiorisci sempre e non morire mai!



Home page  Lettura   Poeti del sito  Narratori del sito   Antologia   Autori   Biografie  Guida   Metrica   Figure retoriche