Poesie di Mariarosaria d'Amico


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Tu sei il mio sorriso
Sei tu il mio sorriso. Ti vedo:
si annulla il pensiero inquieto
l’incanto sorpreso di musiche odo
il sogno più puro diventa concreto.

Ti stringo le mani, contengono il cielo.
Ti guardo e sospendo il respiro:
azzurri orizzonti sorvolo,
vertigini estreme sospiro.

La luce di un mattino estivo,
intensa,dorata,pulita,
negli occhi che amo è caduta;

guardando i tuoi occhi, sorrido:
ogni ansia, ogni pena è finita,
con te ho la gioia della vita.

Amnios
Ora d’agosto prima del tramonto,
quando il sole è come rossa pesca
che dentro l’orizzonte cala lento
e colora d’arancio l’aria fresca:

in quest’ora fatata dell’estate
mi sono immersa nell’acqua del mare,
lucida pelle di scaglie dorate
ho visto le mie braccia diventare.

Leggero corpo l’onda sosteneva,
con la risacca andava e ritornava:
al fondo l’acqua chiara traspariva.

E già in cielo la luna era salita
Quando il sole annegava estenuato
Nell’acqua calda dell’alba della vita.

Venezia
Città di gioia e di piacere
Venezia magica, sdraiata sul mare,
che nell’ombra dell’acqua rifletti
i tuoi palazzi di marmo e merletti.

Città bizantina di blù e di ori,
memoria viva di antichi tesori,
folle e splendente nei tuoi carnevali,
unica sei, senza rivali.

Città di sogno, salotto del mondo,
muta tu stai nella luce di luna
a rispecchiarti nella laguna.

Rara città di teatrale bellezza,
dentro il tuo eterno mito incantato
splende il sorriso mio trasognato.

L’uragano
Fuori di casa chiusi l’uragano
E nella stanza era primavera.
Esser con te, la mia nella tua mano,
metteva luce chiara nella sera.

Sommersi in quell’oceano di luce,
smarriti sopra un’isola nel mare,
persa la strada che a casa conduce,
dimenticammo il mondo e il suo dolore.

Sotto i tuoi occhi, caldi come il sole,
sbocciava la mia anima qual fiore
profumando nell’aria della sera.

Sorgente d’acqua limpida l’amore
Placava ogni sgomento, ogni timore.
Dormiva nei tuoi occhi l’uragano.

Camosciara
Anfiteatro di alberi ed acque
Dove frusciare foglie sotto i passi
Tra i piedi rotolar piccoli sassi
E sentire il creato quando nacque.

Balsamiche fragranze respirare
Mentre tra i rami gioca affascinato
L’azzurro terso del cielo illibato
Trine di luce ed ombra a disegnare.

E quando, nell’incanto del mattino,
nel silenzio di trilli melodiosi
di lievi uccelli canori e curiosi
trattenesti e stringesti la mia mano

un po’ più forte, un po’ più del dovuto,
nella tua prepotente tenerezza
sentii che a pulsare era tornato
vivo il cuore della mia giovinezza.

Nostalgia
Fuga di giorni tra le nostre mani
Mentre la vita sempre più somiglia
Ad un rosario di tristi delusioni
Ad una malinconica quadriglia.

Tutto quello che è stato piano muore,
muta, cambia colore, poi scompare.
Vaga la nostalgia assale il cuore
E tanto, tanto dolce è ricordare:

domeniche di chiesa a primavera,
risate, baci, litigi senza pena,
amicizia ed amore nella sera.

Come ho potuto perdervi per sempre
Giorni di scuola, giorni di vacanza,
balli e canti suonati in una stanza?

Amalfi
L’orizzonte lontano si consuma
Sotto il limpido cielo turchino
Il mare è un fiore di spuma
Azzurro cobalto e smeraldino.

Dal mare scale si inerpicano,
verso case abbaglianti risalgono;
sui muri campanule in grappoli
violacee ombre infittiscono.

Nel buio dopo il crepuscolo,
di notte le stelle impazziscono
gelose di quello che vedono.

Sdraiata nel suo favoloso tesoro
Di vivide gemme che fremono
Il mare rispecchia la città d’oro.

Plenilunio
Luce di luna ammaliante,
pascoli dolci e ondulati;
luce di luna sognante
di neve bagliori argentati;

luce di luna perlata,
merletti di spuma di mare,
luce di luna velata,
noi due abbracciati a sognare.

Luce di luna rapita
nel buio della piccola stanza,
gioiosa dimora proibita.

Luce di luna divina,
con noi nella povera stanza
galleggiano musica e danza

Angelo
La luce del primo mattino del mondo
Che ha invaso la tiepida stanza
Sugli occhi che hai chiuso dormendo
Indugia e, in estatica danza,

insegue i tuoi sogni leggeri,
trascorre soave sul lieve sorriso,
avvolge i tuoi riccioli neri,
disegna incantata il tuo viso.

Ti guardo e sei come un bambino,
Sospeso in un tempo fatato,
Che abbraccia sereno il cuscino.
Dormendo tu come bambino riveli
L’arcano mistero: la chiave possiedi
Che apre la mistica porta del cielo.

E’ poesia?
Se frantumassi tutte le stelle
per ingoiar fine polvere d’oro,
se galoppassi sopra le nuvole
o gridassi il mio canto nel coro;

se bruciassi il cuore e la mente
con fiammeggianti scintille d’idea,
se io sprofondassi languidamente
in limpidi abissi di diatomea,

se infilassi perle e coralli
e piangendo lucide lacrime
mi rispecchiassi in chiari cristalli,

o se, stemperando ogni frenesia,
con un largo sorriso di pace ti
baciassi, tu diresti che è poesia?

Far figli
Far figli è incarnare l’amore:
e morbide manine da lavare
e lacrime lievi da consolare
ti sanno il paradiso anticipare.

Far figli è moltiplicare l’amore:
e nella fatica, nella stanchezza
entusiasmarsi dell’avventura,
inebriarsi di tenerezza.

Far figli è realizzare l’amore:
accendere le luci nella notte,
profumare l’inverno di mimose,

con coraggio accettare ogni dolore,
sorridendo affrontar tutte le lotte,
di speranza vestir tutte le cose.


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