Poesie di Daliborka Kis-Juzbasa


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Daliborka Kis-Juzbasa, nata 21.03.1973. a Kne zevo, provincia di Beli Manastir, Repubblica Croazia, dove ha terminato la scuola.
Dal 1991. al 1996. vive nella zona di guerra, nella regione di Baranja, nel 1996. Si trasferisce a Banja Luka (Bosnia Hercegovina) dove vive come profuga di guerra.
In Banja Luka comincia scrivere i racconti per i giornali e diventa collaboratrice di varie testate giornalistiche.
Nel 2003 la casa editrice "Oslobodjenje" pubblica suo primo libro " Mrtvom zena" ("La moglie del morto"), triler sentimentale.
Nel 2004 l'associazione degli scrittori "Vaso Pelagic", di Banja Luka, pubblica il libro di poesie "Licni stav" ( "Veduta personale" ).
Nel 2006 la casa editrice "Manifesto", di Bijelo Polje (Monte Negro), pubblica il suo secondo romanzo " Cuvaj guzu i ne misli na smrt" ( "Salva il culo e non pensare alla morte"), il libro autobiografico parla della guerra sul territorio di Baranja , con chiaro messaggio anti-guerra.
Vive in Banja Luka dove partecipa attivamente nella vita pubblica, è portavoce di alcune organizzazioni ecologistiche, è vice presidente di marcheting del club ippico di Banja Luka, e portavoce degli azionisti dello stesso.
Con associazione dei poeti "Kassandra", collabora nelle attività umanitarie. Fa parte dell' associazione giornalistica di Repubblica Serba, e dell' Ass. degli scrittori della Repubblica Serba.
Attualmente soggiorna in Italia a Palazzolo S/Oglio dove sta imparando la lingua italiana e scrive il suo prossimo romanzo sulla vita degli immigrati in Italia.
In preparazione di stampa : Il libro di poesie " Azilant u crvenim papucama" ( L'siliante con le ciabatte rosse").
 

Nel paese dove vivono i lupi
Ce poco amore
Nel paese
Dove vivono i lupi

I canini spuntati
Insetti al volo
Le orme afondate
I burroni
I camini sconosciuti

La dove vivono i lupi

La bufera di neve
Il vespaio nasconde la veduta
La notte infinita
Infinita…

Le parole tagliano le nubi
I sorrisi le teste
Tu a me

Mentre piego il corpo
Per costruire il ponte

Con i denti
Ed i piedi
Per congiungere le rive

Tuonano i fulmini
I ginepri si piegano

Nella montagna dei lupi
Ecchegiano i gridi

l'insetto sta morendo
Non sto bene.
In nessun modo.
Non sto bene...
 
Siedo sulla panchina,
sto guardando un insetto
nella fontana seca.
 
Immagino il tramonto,
l'alba,
i sogni...
    (Sono palidi palidi)
Le parole
    (Non ti pronunciare,
     lascia che pendano in aria
     le maledette ghigliottine)
 
Conto le gambe dell' insetto,
tutti i giorni divisibili con il numero tre,
gli spiccioli nella mia tasca,
i tuoi compleani...
 
E tu...
Da tuoi togli i miei
con il restante
mi schiaffeggi nell' ozio
e parli:
 
"Sto bene,
 approssimativo bene..."
 
Quando dici le bugie
gurdi da un' altra parte
e io lo so...
 
Non stai bene.
In nessun modo non stai bene.
 
Anche il stupido insetto
e' rimasto soffocato
dentro nella
perduta goccia d' acqua.

Una giornata nera
Vago perduto.
Non prego piu Dio.
In chiesa, non mi inginocchio.
E non rimpiango.
Ne i miei ieri.
Ne i tuoi domani.
Ne il dolore odierno.
In tasca schiaccio
un pezzo di carta.
Poesia cancellata.
L'ultima traccia dei ricordi.

Portafortuna
Quando i coraggiosi se ne vanno,
Restano marchiati.

E adesso mi dispiace
Che non it ho detto,

Caro, non it preoccupare...

Come portafortuna
Ho un numero tatuato sul braccio.

Il posto destinato alla solitudine.

Mostra
Negli occhi tuoi trovo
cielo,
oceano,
fiore...
ogni tanto se stesso.
Ombra offuscata di uno straniero.

A dopo
Caro...
E il momento.
Somma l'eternita,

già da tempo siamo eroi stanchi.

Somma mesi e giorni,
pensieri ingarbugliati
le ferite sulla pelle.

Appendi al chiodo
scarpe sonnolenti.
Riprenditi.

Raccoglimi,

avvolgi con le lenzuola di seta.
All' alba lasciami
sulle montagne fiorite.

Col mio sangue
abbevera le lepri e i cerbiatti.
Sfama i lupi.

Liberamente lascia
vagare l'anima.

Regalale silenzio.
L'alba.

Alla fine del cammino,
che resti la domanda muta.

Il dilemma
Al tramonto,
la pelle non profuma
di cannela.

Il cuore si ferma e conta le ferite.

Al tramonto,
L'uomo sull' atrio
osserva lontananze.

Non aspetta nuova alba.

Il tramonto
sono le labbra ghiacciate.

Al tramonto
s' appassisce dalla solitudine.

Stai tramontando anima mia
o sei in attesa...?

Esilio
Sono esiliante.
In galera cerco riparo.
Perché…

Spesso dimentico i nomi.
E non mi ricordo che giorno é.
Nemmeno l'anno.

Riconosco le stagioni
dal profumo dei fiori
e chewing gum gialli.

Ricordo le cose senza importanza.
San Valentino.Gambe incrociate.
Ferrero Rocher.

Della vita faccio mistero…
Non mi piace troppa felicità.
Passando conto gli scalini.

Scappo dalla gente
con cravatte scure
e macchine bianche.

Sono adoratore del vino
per questo non lo bevo.
Con costanza mi nascondo dal dentista.

Ogni tanto sono un marmocchio spaventato.
Evito di sognare.
Il mondo mi sembra un grande patibolo.

Quando sono sola
i miei pensieri sono un tormento.
Urlano.

Supplicano il rifugio…
-tratto dal libro di poesie "L'esiliante con le ciabatte rosse"-


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