Il re e la regina
Ho guardato negli occhi degli uomini
ed ho visto il loro pianto
e su quei volti di pietra
il tempo ha scolpito
il dolore
per una pace cercata
ma mai del tutto trovata
ho guardato nelle mani degli uomini
ed ho visto la loro miseria
e corpi fragili
che cadono come foglie
ad ogni soffio di vento
ho ascoltato la voce degli uomini
ed ho sentito un lamento
un lamento che è nato
quando sono nate le stelle
cosi racconta una vecchia bugiarda
un lamento nei secoli gridato
sussurrato
poi spento
e poi di nuovo gridato
ma mai alleviato
dalla mano tesa del re
ed il re non scende dal trono
è troppo vecchio
e gli anni che porta sulle spalle possente
lo hanno accecato
e non sente
e non da pane agli affamati
ne acqua agli assetati
solo catene per chi sogna
un mondo senza tiranni
vive solitario
nel suo castello dorato
adulato dai paggi
e imboccato dai servi
e tutti intenti a seguire il suo piede
e la fedele regina
sta tutto il giorno
alla finestra a scrutare il creato
alla ricerca di un dio
che è già in mezzo alla gente:
“è quel bambino che ride
anche se non ha niente”.
Africa
Vorrei avere tanta acqua
per dissetare il tuo deserto
e danzare coi tuoi ritmi
attorno al primo girasole che nasce
e che spaurito
cerca il sole
come il bimbo appena nato
cerca il seno di sua madre
e poi vorrei stare una giornata intera
a guardare l'acqua spodestare la sabbia
e ridere di gioia nel vedere le greggi
ruminar l'erba tenera e fresca
e i contadini
laggiu'
lontano
seminare il grano
vorrei
poi
far scorrere l'acqua dalle fontane
e costruire scuole
dove imparare a leggere le favole
e poi
vorrei piantare tanti alberi da frutta
per darne ai bimbi
ed agli stanchi vecchi
e
nel verde
vorrei edificare città nuove
per uomini che odiano la guerra
e amano sognare
e
attorno a questa Africa
senza piu' fame e ne sete
vorrei costruire il mondo nuovo che verrà
per darlo a te
figlio mio
e alla tua donna
e poi al figlio che nascerà
e quando mi vedrai stanco di tanta fatica
fammi riposare tra i fiori e la quiete
di questo nostro paradiso.
Lasciatemi volare
Se solo potessi svegliarmi
da questo sonno profondo
che ruba giorni
mesi
ed anni alla mia vita
aprirei questa finestra
e guarderei negli occhi
il mondo che mi manca
e canterei a tutti
la mia gioia nel ritrovarvi
tutti lì pazienti
ad aspettarmi
ma dormo
dormo sul fondo buio e freddo del pozzo
che mi ha inghiottito
quel mattino d'inverno
quando si è spezzato il film
della mia vita
e sono stanca di gridare
stanca d'ascoltare i vostri silenzi
e a volte penso che sono sepolta
eppure vivo
a volte penso di sognare
ma non sogno
i sogni durano una notte
e svaniscono al primo sole
come le stelle
e non conto più il tempo
ma lo sento
lo sento passare
sul mio corpo che invecchia
e sul mio viso
che non conosce più lacrime
o sorrisi
ora sono un sasso
un sasso caduto in fondo
a questo pozzo
che non ha più una uscita
e i sassi
non ballano
ed io ho tanta voglia di ballare
spegnetemi la luce
e come una farfalla
lasciatemi volare.
In inverno
E l’inverno arriva
impietoso come sempre
sparge la sua aria gelida
fin sotto il ponte
ritrovo notturno di un’anima inquieta
o forse in pace
con la storia finita di un amore passato
e mai piu’ cercato
e su quel volto da Cristo che soffre
mai un sorriso o una lacrima
per le pene patite
e su quelle gambe curvate dagli anni
non piu’ la forza
per inseguire miraggi
di un mondo che corre
e non si guarda alle spalle
e il freddo trapassa il suo giaciglio di carta pressata
fende le ossa
gela il sangue che alimenta quest’esile fiamma
che come una candela lenta si spegne
e nessuno ha fuoco per dargli coraggio
pure il sole si e’ arreso ed impotente
lascia che il freddo consumi il suo tempo
e la strada la in fondo
che si perde nella nebbia piangente
sembra inoltrarsi
in un inverno ancora piu’ cupo
che evoca tristi presagi
stamattina l’hanno trovato sotto il ponte
immerso in un sonno profondo
col cuore muto e uno strano sorriso
che finalmente da luce al suo viso
la zingara che gli ha chiuso gli occhi
e congiunto le mani come in preghiera
racconta che prima di essere chiamato da Dio
avrà sorriso al suo cane
o pizzicato sulle corde un vecchio motivo
e l’inverno arriva impietoso
come sempre
e come sempre
se ascolti le voci di una notte d’inverno
sentirai lontano un cane che piange
o l’ultimo accordo di una stanca chitarra.
Fiorella
Fiorella da bambina giocava
tra i vicoli stretti
della città vecchia
e non sapeva che fuori c’era il sole
e nel cielo le rondini in volo
e tra i banchi i compagni e i libri di scuola
nei suoi occhi solo le porte aperte dei bassi
di neri palazzi
e donne già fatte
poco vestite
che vendono
ad interessati passanti
ciò che lei ancora non conosce
ora che il gioco e’ solo un ricordo
Fiorella si guarda allo specchio
e ritocca di rosso
le sue labbra e il suo viso
ed esce di sera
perche’ nessuno
gli ha fatto conoscere il colore del sole
e le rondini in volo
e il dolore di un uomo
che ha perso il suo amore
ora di notte Fiorella e’ stanca
e quando toglie il colore dal viso
vede i segni degli anni che passano
e si accorge di essere sola
nonostante le sue mani siano colme di oro
e pensa alla strada che fin qui l’ha portata
e al dolore di un uomo
che sognava
di rubare il suo cuore
e si addormenta pensando
che non si vive
senza un amore e
forse neppure si muore
Fiorella da bambina
giocava tra i vicoli stretti
della città vecchia
domani tornerà
a guardarsi allo specchio.
Ricordi
E nel cielo
solo una nuvola sperduta
vaga
come una vela nell'oceano
che non trova approdo
come il mio pensiero
che tra mille ricordi
cerca invano
il tuo sorriso
ormai lontano
e' il passare inesorabile del tempo
che ci aiuta a dimenticare
e a ricominciare
a vivere
per non morire. |