Poesie di Federico Da Dalt


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L' odore di pioggia.
L' odore di pioggia
risale da un ricordo
caldo sotto
l'asfalto.
Scende prima del temporale
L'odore di pioggia
e risale dalla terra
bomba
appena prima che un raggio...
L' odore di pioggia
è verde, ingordo
d'emozioni
e avvolge i sensi in uno scatto.
L' odore di pioggia
è un gatto
che poi tornerà
una carezza e se ne va.
L' odore di pioggia
trasuda di corse
sull'asfalto
dopo cena a maggio.
L' odore di pioggia
si prende tutto,
sa che nulla si salverà al passaggio
del Carro di Apollo!
 

Uragano
Sibila
fischia
spazza
fa volare mille foglie
scompiglia
i capelli di una ragazza.
Preme
furioso si getta in un angolo
e si fa vortice impetuoso
poi si ferma...
Senz' avviso ricomincia
violento devastante...
Sibila
fischia
spezza
rami come pane
e incanta
serpenti di polvere soffocante.
In cortocircuito
si fa fuoco
e brucia
si sparge
sulla strada
una casa, le viti, il frumento,
invano ogni lamento!
Sibila
fischia
divampa
sotto crepe di saette
scroscia
e tuona
come cannone
dietro le aspre vette.
Sibila
fischia
ringhia
come fiera contro il cielo
che ora grigio
ora bluastro
ora bianco
ora rossastro
é arena delle battaglie ingiuste
del dio delle tempeste.

Oltre gli scogli.
Ecco il momento,
una scia e
nel vento gridò la vita
sulla bicicletta
che volò in salita!

Erano anni in fuga
profumi di rosa
oltre gli scogli e
giri di ruota a disegnar narcisi!
Mai ho visto scatti così decisi
discese e rinascite
occhi bassi sul Mortirolo
rigar d'oro l'asfalto e
olè Marco,
gialli girasoli sulle nevi
scollinando il Galibier...
La bandana appesa
nel vento solo un teschio
e gridò il "Pirata"!
Cambi di rotta
casse di rum e polvere
bottini in mare,
solo mare.
Perchè a febbraio la terra
non si fa amare e
se sei in giro
se sei in cerca delle rose
ti regala solo spine, ghiaccio e
coriandoli di parole.

Ecco il momento
una scia e
mi alzo sui pedali,
non sono solo
il vento me lo dice:
sto col battito d'ali
del tuo spirito fenice.
(in ricordo di Marco Pantani)

Sul ponte
Lo sentirò giocare
come il poeta
con le vocali,aiuole
di versacci e crochi gialli.
Sbagliando consonanti
mi chiamerà
scambiandomi per zio.
Fra il mio naso
si addormentava
e il seno della madre.
Sul tappeto di foglie
cominciava a camminare
correre tra i soffioni
cadere,piangere
ridere,parlare ore
dei suoi voli di cartone
sarò terra che accoglie,
e porta del suo reale.
Gli correrò incontro
dopo il temporale
sul ponte
lo potrò riabbracciare,
se sarò stato un buon figlio
e un buon padre.

L'essenza.
Scorgo luci di miele,
guardo...
e mi accorgo di andare
dove il motore vuole cantare.
Seguo la via più essenziale
volto le spalle alle ombre
e ozio...
come rettile al sole.
Oggi la fame non urla
ingoio veleno di lotte
e sputo soltanto parole.


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