I poeti mediocri
I poeti mediocri hanno un cuore grande,
i poeti stornati dal resto del mondo
nel loro girotondo d'ingenue similitudini
nel loro lessico di turbamenti;
e guardano la strada attraverso
una finestra
dai vetri segnati ancora con i gessi
in quella casa d'altri tempi
che è la loro casa
dove il sole batte spesso troppo tardi
o non batte affatto.
I poeti mediocri hanno un cuore puro
che scambiano volutamente per talento
nel loro girovagare tra speranze e rincrescimenti
sempre certi d'incerti riconoscimenti;
e affrontano la sfida con indosso
una divisa
fatta di stracci lisi, di rimpianti
per tutte le ore spese
con l'anima nel blocco per appunti,
come se tutto fosse già previsto,
già scritto sotto mentite spoglie
in quei versi che prima o poi verranno
come una vita intera torna in un ricordo.(Poesie)
Sono gocce d'oceano.
Dipende da te
se fartene bagnare.
(Poesia)
È un amuleto
la porti in tasca, la custodisci
guarisci
per pochi istanti necessari
a tornare te stesso;
è una pozione pericolosa
che pochi usano con disinvoltura,
uno stupefacente da maneggiare con cura.
L'assumi clandestinamente,
ti apparti in silenzio
tra le ortiche e le erbacce,
ne leggi o ne scrivi
bisbigliandone un'eco,
mandando occhiate fugaci e distratte
tutt'intorno.
Poi sparisci,
lei con te,
senza lasciare tracce.
Rimario del Novecento
Dodici secondi
durò il salto nel futuro dei fratelli Wright:
il piano inclinato della terra
parve una terra promessa
e in questa momentanea assenza
di suolo ed esperienza
in quell'alba silente su una spiaggia di conchiglie
l'idea mistica del volo
prese forma di legno e metallo
utopia di ultimi sopravvissuti
metamorfosi d'uccello, abete rosso
d'ali intagliate al cielo
come rime baciate di cantici antichi.
Venti fotogrammi
bastarono al mondo per conoscerne un altro
muto in un sorriso in scala di grigi:
la camminata squinternata del buffone malinconico,
il burattino meccanico
e l'inquadratura che stringe sulla maschera
chiamata Charlot.
Mesto presagio d'Europa
resa abietto acquerello
per quelli che avrebbero vagabondato
in cima all'abisso dei corpi smembrati
in fondo alle fauci del mangiatore di fuoco.
Pochi istanti
in una sera d'aprile il sogno di Luther
restò come sospeso in quella primavera spezzata
una nota sorpresa dal silenzio esitante,
nell'aria l'odore della polvere da sparo:
il cammino appena iniziato ha scarpe di fango e di sangue.
È un fiume carsico l'intolleranza,
un cane tenuto a stento alla catena;
è mare aperto la fratellanza,
catena umana lungo le strade
di una città assolata
che canta e che inneggia,
che prega e che tace.
E quanti visionari manovratori di cuori
e della mente,
quanti uomini nuovi
mischiati al novecento della povera gente,
quanti poeti inconsapevoli
o messi al muro dell'ideologia;
quale scarabocchio imperfetto
quel secolo lontanissimo dove nascemmo
che conobbe lo scempio delle coscienze
e s'illuse di mandare al potere
la fantasia.
Di sfuggita
una catasta di vecchi pensieri
che rotola a terra,
una pletora di contraddizioni
in libera uscita.
L'ombra di uno sguardo
l'immagine postuma
che resta appesa
come un quadro affisso malamente
alla parete invalicabile
di una singolare coincidenza.
Io sono quello che saluti appena
e non pensi,
tu ciò che penso
mentre fingo di ignorarti.
Sulla via delle parole che m'accendi
e che prendo a pedinare
nel silenzio di un fraseggio immaginario
è la mia pena. |