La parola:
Sovente la desto dal suo sonno di tomba
l'aspetto nei pomeriggi, quando son solo
la sento russare dolcemente nel mio ascoltare..
Qualche volta fa la pigra, si dibatte,
come una bimba sbraita rifiuti per non uscire
ed io la lascio lì, a malincuore.
Ma delle volte, forse per quietarmi,bussa:
allora l'accarezzo, la stringo piano e lei
scroscia fluida fuori
è sperma invisibile che feconda;
subito la sussurro, la imprimo,
lascio che svolazzi tranquilla proprio sopra al cuore
e quando il suo volo cessa m'inchino,
quasi fosse l'unica regina che il mio spirito riconosce..
Assistere all'ultimo tramonto
Assistere all'ultima proiezione
Assistere all'ultimo geroglifico d'una lacrima
Collezionerei,
di certo filmerei
Non è che io
possa lasciare traccia
Pretendo solo di assistere
di dirvi
-sono qui..
A Martino Non ti vedevo mai tra noi ragazzini di vecchia data nel rincorrerci rompendo bicchieri di cento, mille estati passate a far festa... musica, voci sguaiate quanto ti piaceva.. Così, ti ripenso: sto in un cantuccio stasera con la paura di passeggiare a braccetto col buio.. un cane abbaia al rumore in un momento il mio piscio versato sembra il tuo sangue, i ciottoli del garage l'asfalto del tuo schianto, un dolore che esce schizzando e tu invece questi scatti lontani non li puoi vedere,sei nello sgabuzzino aperto di qualche cielo, tra i soffi d'un pittore anonimo. Passavo tra la gente,oggi,tutta in fiamme -Natale, lo dicevi, punta un coltello alla gola- così fanculo i tramonti via la solitudine! Esalazioni di dolce,essenze straniere oggi esiliamo i tristi! cerco di riprenderti è tutto uno scontrarsi, un battibecco silente tra nuovi primitivi... ansia inutile, palpabile. Spira una brezza ghiaccia sconquassa i capelli appena sfornati tutto ci sa di già fatto... L'arte, la poesia, lasciamole invecchiare! E tu, taci, il pittore t'ha forzato il pennello a te ch'eri drogato della vita dell'amore semplice, definito antico, a te ragazzo dolce che non ho mai chiamato amico.. serpeggia pure non so dove qui la vita ce la fanno felice quando anche il cielo è tutto un nodo di ghisa.
La morte: trillio vagante nei nostri nidi appagamento leggero la sera, sguardo abituato alle bombe insegna spezzata a polvere di nirvana. Conosco quel rivoltarsi la sera tra lenzuola d'ortica, fatto di smisurate preghiere sussurrate ad un dio diverso per tutti... S'ingarbuglia e scivola la memoria del giorno appena sopito nei ghiacci di qualche piega ancora linda di bucato.. Possa l'alba modellarmi a forma d'uomo, scolpirmi calice di dono, piantarmi come cereale della semplicità! Non siamo neanche merda d'angelo nell'accozzarci tra dedali di strade coi nostri rovi dentro agli occhi, sottili nello sbirciare negri, zingari, lavavetri di periferia... Si cammina e la nostra ombra sforza per star dietro tira, si trascina, sa di cancrena imboscata in un angolino e noi-padroni!-siamo gatti che sfilano per casa... Spalmiamo giustizia sui muri, nei cortei di ieri pisciamo empatia da una poltrona, come conviene fredda la libertà cui tastiamo il polso... Stasera le vie in cui mi perdo nel palpitare del vento son fatte di occhi e pochi sguardi, la cui luce nascosta in gabbia dalle nuvole dispettose sembra annaspare tra noi bendati, che siamesi per razza trottiamo nel recinto d'una stazione nuova, dove trovare la vite della gioia pare troppo, per quei ciechi - che aumentando il passo - sputano sulla santità del vivere con poco. |
Le collezioni di mio padre:
Mi domando perchè la gente vuol sapere
a che minuto è arrivata la sua vita
Mi domando perchè esistono
gli orologi da polso
-come se non bastassero quelli da parete
e tutti i loro adepti
Mi domando perchè esistono
i collezionisti del tempo materiale,
-per palparlo, lucidarlo, farselo amico?
Mi domando perchè
e la risposta è gelosamente custodita
e sussurrata tra gli dei
che se la ridono di noi tutti.Delle volte secco incolume passa il ticchettar del tempo -da buon bastardo inattivo: mia madre stende china nel lamentarsi la cera una bestemmia vigliacca pende viola sulle labbra di mio padre nel momento in cui mi vesto, e poi s'esce, nel gran circolo di sotto tra grappoli di teste... Ah che patire lo scivolare per le strade d'etere, con un grido incastrato fra i polmoni! "Qui non c'è mai Shakespeare brava gente!" ma solo un risuonare alto,sposato a un non cambiare il nostro affanno, con le campane di mezzogiorno... Così scorri nel tuo esser gesso,uomo, rincorri desideri aciduli,vai, affrettati formica laboriosa! Oggi vado piano come l'orso ricordo "il posto delle fragole", e per un minuto non son più quel senzatetto gracile...
Esistenza I pompelmi d'un rifiuto li vedi anche da morto I pompelmi di oggi stanno maturando I pompelmi di domani li conosce solo il contadino... I pompelmi che ti sbuccia l'amore quelli che ti fa mangiare l'esser diventato uomo regalano l'unica verità che ci rimane l'agrodolce sapore del vivere crescendo invecchiando,morendo tra spicchi imbevuti di dolcezze,saturi di fiele. E che raccolto ci arriva!? Siamo pieni di questo frutto-maestro siamo fragili nel diventar uomini, nel vedere i nostri eroi sciogliersi al sole eppure speriamo ancora in qualcosa... Così aspettiamo il prossimo pompelmo! Non sappiamo se sarà acerbo -Deglutiscilo... Le mie scarpe al sole si fondono come i segreti che non posso mantenere, nuovamente mi trovo a girovagare fino alle mie isole... La radio gracchia drammatica "Sei..tu..il..fantasma..della gelosia?"... Seduto al buio rivedo lo scrigno del nostro parlare la luce filtra la lana delle nuvole dalle veneziane le paillettes di peccato sono meno brillanti, le scorribande giù al porto sono icone nella tempesta e mentre m'alzo con la mia parte migliore la notte è calata col suo esercito di matti, tra schianti e trionfi. Esco, sbatto l'uscio e m'accorgo che il vento del tempo s'è rubato- anche oggi- le mie scarpe fuse al sole. Slabbrata la miseria d'un ricordare la pioggia scende, dardeggia Scroscia Sibila Si scheggia Porta con sé nel tuono le fantasie da cuscino ed io sento un vuoto... Se guardo il cielo torvo -murato vivo il sole da certe nubi aguzzine, la fede che mi sguscia via intermittente coi resti del giorno ed il mio animo che si fa calice d'offerta svuotato, di nessun dio mi sento giusto testimone e confessori diventan quei pini giù, arroccati nel nudo asfalto drenanti il groviglio della viltà che ci rende uomini, ricettatori semplici d'una speranza, d'una pace che par grano sotto grandine in caduta libera sul mondo. |