Poesie di Benvenuto Cerchiara


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nasce la vita,
primavera
dopo primavera,
grandi cieli infiniti,
generi e molteplicità
di specie.

Guardando la soavità
Degli immensi spazi
Biondi del grano,
battuto dal vento
e gocce di pioggia
son cullate
nel suo breve passo,
nel pendio che scende a valle,
qualcosa nasce e poi
muore,
per rivivere ancora,
nella sua corta
immensità,la vita.

Treni,treni della mia gente…
È appena mattino
E già si ascolta
Il pianto di un bimbo

Gli occhi sperduti
Nella folla vuota
Di palazzi
Non lasciano requie
Neanche ad un
Incosciente lampione

Treni,treni della mia gente…
Un sogno spezzato
Nel cuore della notte
E continuano a stridere i lunghi,ferrei
Binari
Che porteranno
Lontano.

Acerbi sono i tuoi visi,
i mille,cento
volti
che,come un saltimbanco,
provi a cambiare
per continuare…

treni,treni della tua gente
:ti sono estranei,
sono già condannati,
ma "guardali!"
come sono già lontani.
Da queste ore,
da questi calmi sudari.

Qualcuno ti ha chiesto
Di esistere,
sei stato uno dei tanti,
il giudizio di dio
non è tuo,
lasci agli altri
il compiangere.

Treni,treni della nostra gente…
Son fatti di ghiaccio,di ferro, di piombo
Non lasciano neanche un lamento,
ma lamenti portan
lontano.

Non c'è nulla che possa
Fermarli,
neanche il sorriso
di un bimbo,
che,svegliatosi,
guarda il sole
che nasce.

Alla dogana veneta
Ti guardo
Mentre specchi
Nel cielo
Gli occhi meravigliati
E confusi.

Come s'intrecciano
Nel lago i ricordi,
l'alte convessità
di intangibili lotti
e conquiste.
Vorrei baciare
I tuoi sogni,
quand'essi diventano
perplesse foschie
fra l'ali di accovacciati gabbiani,
quando il sole ritrae
i suoi affascinati carmi
lasciandoti regina del cosmo,
quando con l'esili mani
raccogli un fiore
per donarlo a un verde ruscello…
Ma c'è marea…marea,
rissosa marea
che sfronda le tamerici
sin dalle radici,
impetuosamente trascina
ogni cosa,
esplode la rabbia
infinita e guerriera,
fra le scaglie appare
a chiazze tremenda.

Alla dogana veneta
Fermo le tue labbra
-forse hanno come me
paura del futuro,
ora,che è nostro-
mute sono
come quelle conchiglie
dorate
in cima ai campanili,
scolpiti nei cieli,
sparate come ogive
alla ricerca di Dio.
In mille rivoli s'effonderà il suo logos,
in ogni cellula vivente,
in ogni palpito
di questo microcosmo,
in ogni specie.
Tentazioni nervose
Consumano verdi martin pescatori,
nello specchio argenteo
dell'acque
trema il piccolo volto.

Mentre cadetti
Stanno fissi alla prua
Di bianche galere
In faccia al futuro,
all'imprevedibile nulla,
tu viri il colpo
l'attacco,l'inevitabile fuga,
a brame si mescolano
alle nebbie,
imponderabili minacce di alieni.
Alla dogana veneta
Ti guardo,
ti stringo nel mio,
alla dogana veneta
ti specchi
nel cielo
con occhi meravigliati e confusi.


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