Racconti di Stefy Casappa


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L'ambra mancante
Venezia, Italia
Cammini lentamente tra le vie silenziose di una città senza turisti. Lo sguardo basso, un po' distante dal resto della compagnia, un vociare allegro le cui note conosci così bene. Note alte e squillanti, risate, a volte un po' stridule. Le parole si perdono in lontananza, appena attenuate dai palazzi alti, dall'acqua. Con gli occhi segui i tuoi passi.
Sul selciato grigio e ancora un po' umido vedi il sole riflettersi un po' sbilenco in un pezzo di vetro colore dell'ambra. Ti fermi. Se lo guardi, ti acceca. Una punta dorata dell'ultimo sole del giorno. Resti qualche secondo a osservarlo. Cambi posizione, e il pezzo cambia i suoi riflessi: ambrati, ma con giochi di luce diversi. Rosso, violetto, verde e arancione. Un caleidoscopio di colori in un unico pezzo, caduto da chissà dove, lasciato sulla strada. Qualche gatto randagio ogni tanto lo annusa. E tu resti a guardarlo mentre l'eco delle voci amiche si fa più lontano. Hanno girato il ponte, non si sono accorti di averti perso.
Vorresti raccogliere il vetro dorato. Ma non lo fai. Lo guardi a distanza, cambiando la tua posizione, mai la sua. L'aria è pesante, come quando la pioggia è finita da poco, come quando il cielo non offre certezze.
Poi sbatti le ciglia e prosegui. Che succede oggi? Che cos'è questa sensazione di vaga inquietudine? Come di un mosaico dal pezzo mancante. Scrolli le spalle. Non è da te pensare ai pezzi che mancano. Quelli che ci sono devono restare incollati per bene, quasi appiccicati a forza, per creare un'unità traballante, per evitare che possa dissolversi in ogni momento.
Per questo sei venuto a visitare la città. Per vedere e far vedere, per imparare e insegnare, per far finta di essere in compagnia quando dentro di te sei solo. Ma poco importa: quello che conta è che i pezzi del mosaico siano - sembrino - al loro posto.
Le voci ti catturano di nuovo, ti chiamano. Vieni, vieni, entriamo in un caffè. Ordini un cappuccino: perché? Non bevi mai caffè. Un cameriere in livrea ti porta una tazza minuscola: schiuma morbida e bianca, appena cosparsa da qualche briciola scura di cioccolato. Col cucchiaino mescoli e la schiuma diventa marrone, piu' liquida. Bevi e il gusto amaro ti resta in bocca. Lo anneghi nell'acqua gassata. Ma rimane, nella gola, e forse più giù, vicino al cuore. Poi, tra un sorso e l'altro, capisci.
Con una scusa esci dal bar, torni di corsa al di là del ponte. Dov'era? Dov'era? Avresti giurato che era qui, di fianco alla terza pozzanghera. Una donna anziana cammina verso di te, il cesto del pane sottobraccio, ma si tiene a distanza. Forse le sembri anche un po' pazzo, così con lo sguardo per terra, a cercare un vetro dorato che rifletteva il sole. Adesso è quasi buio: nella penombra il rosso, il violetto, il verde e l'arancio si fondono e diventano grigi come il crepuscolo.
E finalmente lo vedi, un po' spostato sulla destra. Forse un passante sbadato lo ha calciato via. Il tuo caleidoscopio era per lui un vetrino insignificante. Lo raccogli. Te lo rigiri tra le mani. Che strana forma: frastagliata e piena di punte, ti ricorda una costiera scavata da un vento ribelle.
Per un brevissimo istante ti sembra che quel vetro, che al sole rifletteva i colori piu' belli, sia quello che oggi cercavi tra le vie di una città vagabonda. Il pezzo mancante del tuo mosaico. Nel rosso l'intensità che da anni hai sepolto, sostituita da troppe mattine tutte uguali. Nel violetto il desiderio e la passione. Nell'arancio il sole caldo, che scalda la pelle ma che puo' scottare allo stesso tempo. E nel verde, si', nel verde gli occhi di una donna che hai osato amare solo quando nemmeno la tua anima era in ascolto.
Chiudi il vetro stretto nel pugno e poi lo lanci lontano, nell'acqua. Ti lascerà una piccola cicatrice sul dito che ti ricorderà la tua corsa nel crepuscolo. I ricordi non ti fanno paura, e neanche i rimpianti. Con i rimorsi invece, con i rimorsi non puoi vivere.
Guardi il vetro sparire nel buio e volti le spalle al rumore dell'acqua increspata. Torni in fretta al di là del ponte. E poi cosa sono questi romanticismi? Sei troppo vecchio per abbandonarti alla fantasia. Tra un minuto ti immergerai nelle chiacchiere del bar illuminato di luce, nei volti conosciuti e confortanti, nella schiuma ormai fredda del tuo cappuccino amaro.
Di notte, quando gli altri dormono, ti affacci alla finestra a osservare quella luna cosi' diversa da quella a cui sei abituato. Una luna timida che spunta dai tetti ripidi. Le barche che passano, quiete nella notte, giocano con il riflesso della tua luna: lo lasciano a brandelli, ma lui sempre si ricompone. Tu, nel silenzio rotto soltanto dal rumore dell'acqua, guardi i minuscoli pezzi di luna avvicinarsi e mescolarsi nell'acqua nera.
Chiudi la finestra solo quando l'aria fredda dell'inverno ti gela la fronte. Poi affoghi i tuoi fantasmi nell'oscurità della notte, lasciando che il sogno, e solo il sogno, ti porti dove avresti sempre voluto andare.    

Se potessi spiegarti il nero
Lo vedo: mi guardi. C'è la musica, balli, i tuoi movimenti si confondono con l'umidità dell'aria e con l'odore dei tigli. Senti anche tu odore d'estate? Le montagne diventano strati di verde scuro che s'inseguono nella foschia leggera.
Tu ridi. Balli. Mi guardi. Mi inviti. E io, con lo sguardo assente di chi ha troppi pensieri, ti rispondo no con un sorriso: fa troppo caldo, la musica è troppo alta, forse piu' tardi. Lo sai? E' solo una scusa. Io cerco lui.
Lui nei miei occhi, lui nella mia anima, lui nel piu' piccolo dei miei respiri.
Lui nel biancospino, nel rosmarino e nel tiglio, lui tra le montagne che si perdono nel crepuscolo, lui nella mezza luna, lui nella mezza luce, lui che riempie l'universo e io quando vedo lui non vedo altro che lui.
I bicchieri tintinnano, la musica sale. Le facce si confondono fino a diventare un'unica maschera che pronuncia frasi già dette. E anch'io parlo e sorrido e ascolto e cammino e muovo le dita al ritmo della musica. E cerco lui con gli occhi, attraverso vestiti bianchi, scialli, piroette e parole.
Tu mi guardi ogni tanto oltre i capelli scuri della tua ballerina. Non mi chiedi che cosa penso: m'inviti con gli occhi e li abbassi quando vedi che io non vedo. Son distratta stasera, ho troppe luci addosso e dentro di me il nero di nessun colore. Brillo della luce riflessa di uno specchio che inganna. Per un momento il nostro sguardo s'incrocia e ti mando nel silenzio una scusa: perdonami, ballerei con te, ballerei fino all'alba, ballerei fino a non sentirmi piu', ballerei se tu potessi regalarmi del narcotico, se potessi cancellarmi l'anima stanotte.
La luce si offusca, mi appoggio agli alberi alti e rivolgo le spalle alla folla che gira. Se guardo l'orizzonte non vedo nulla e dentro di me non sento nulla: solo il sentimento che conosco bene, forte e crudo, come se fosse nato ieri. E invece sono mesi e anni ed è ancora li', violento, accecante, e m'investe quando meno me lo aspetto, quando mi ero promessa di essere felice, di ballare con te, di non cercare lui, di non guardare lui, di non sentire lui in ogni respiro.
Eppure, stanotte c'è lui. E il nero. I colori se ne sono andati perché lui non è per me. Li avevo inventati di nuovo, come un pittore paziente su una tavolozza vergine, ma stanotte sono fuggiti tra le montagne perché lui è davanti a me e lontano da me mille anni luce.
So che dovrei riderne scherzare scrollare le spalle alzare la testa socchiudere gli occhi sentirmi bella e felice e ballare ballare ballare con te fino a domani. E invece rimango inchiodata a terra, come se il cielo fosse troppo pesante, e il nero mi si chiude addosso.
Le parole mi girano intorno, mi stordiscono in un vortice d'immagini che non mi sfiora l'anima. Rimane tutto in superficie: la notte il vento le danze gli sguardi il profumo dei tigli. E la gente mi guarda e si chiede chi sono: chi è questa donna dalla vita strana, dal vestito azzurro e dagli occhi che non ridono. Lo vedono il nero addosso a me? Lo sentono il boato dei miei pensieri? Inseguono per me i colori che fuggono e scompaiono tanto veloci da non poterli rincorrere?
No, nessuno mi vede abbastanza: neanche tu che balli e fingi di ridere. Lo so, lo sento: mi guardi, mi osservi, ti chiedi il perché senza dirmelo. Non ti piaccio stasera, cosi' assente, distante, distratta. Io ti piaccio quando ti guardo e rido, quando ti illumino di luce riflessa, quando diventi mio complice di giochi in un mondo troppo cresciuto. Ma stanotte non posso giocare in un mondo che ha perso la luce.
E poi me ne vado. Senza salutarti. Senza un attimo. Senza un sorriso. Scompaio nella strada e nel buio, il vestito azzurro che diventa nero. Mi hai visto sparire? Io corro nell'odore dei tigli. Io fuggo nella notte, tra le strade deserte, guido sola nel nero perché stanotte per me non ci sono colori non ci sono colori non ci sono colori senza lui.
Lui mi sfiora mi sussurra mi parla mi respira vicino e io grido nel silenzio e altro non posso dire. Io gli sto vicina e chiudo gli occhi per sentirlo meglio per quell'attimo che mi è concesso. Poi ricordo altre sere altre estati la sua pelle i suoi baci le mani la luna la mezza luce i sospiri i rimpianti e le mie grida silenziose nella notte.
Dove sono i colori stanotte? Ridatemi i colori. Chi ha rubato l'azzurro del mio vestito e perché non ci sono stelle? Chi mi ha parlato stasera? Chi mi ha guardato? Non sento niente se non il cielo diventare piu' pesante. E guido senza vedere dove vado. Cosa importa dove vado? Non c'è spazio nel mondo per il mondo che vorrei.
E poi mi ricordo di te che stai ballando in un mondo colorato. Tu deluso e forse arrabbiato. Te l'avevo promesso: un ballo solo per te stanotte. Un ballo e mille sorrisi. E mi scuso ancora con te da lontano: se soltanto potessi spiegarti. Se potessi spiegarti il nero. Se potessi dirti quello che non saprai mai, che stanotte era lui nei miei occhi, lui nella mia anima, che senza lui devo esistere e senza lui non posso vivere. Che lui in un silenzio in uno sguardo mi dice ti amo stai lontana ti amo me ne vado ti amo buonanotte ti amo non cercarmi. E io non cerco non parlo e io affogo nella notte. La musica era alta ma non tanto da non sentirmi. Il vino, non abbastanza da stordirmi. Io capisco e annuisco, ma affogo. E chi affoga non puo' ballare.
Io precipito e tu balli nella notte, balli e sei deluso: me ne sono andata senza guardarti e senza neanche salutare. Perdonami, vorrei che fosse tutto diverso. Vorrei ballare vorrei un liquore forte vorrei non sentire vorrei ridere vorrei che lui sparisse vorrei che lui non mi lasciasse più vorrei vorrei e non potrò mai.
E domani il nero sarà già finito. Domani mi sveglierò nella luce forte, nei colori che inondano. Domani troverò un motivo valido, una buona ragione per giustificarmi a te e a me stessa. Mi scuserò per le lacrime e per il dolore. Mi dirò, ma lui chi mai sarà? Domani lui sarà lontano anche ai miei occhi. Domani me ne andrò, chilometri e chilometri lontano da qui, lontano, in un posto più sicuro, in un posto dove lui non è mai stato dove lui non sarà mai dove lui è un rimpianto ma non un ricordo. Domani starò bene e canterò e vedrò un film e vedrò altri uomini e domani torneranno i colori. Sono brava, ho imparato a soffrire solo per una notte. Domani mi sveglierò e il dolore sarà finito. M'immergerò nella vita a pieni polmoni perché io voglio vivere, perché io così a lungo nel nero non ci posso stare. Perché l'universo è me senza lui e io senza lui devo vivere abbastanza.
Ma stanotte scusami, amico gentile. Non posso spiegarti il nero. Credimi sulla parola, credimi per un sorriso, fidati di me per quella che sarò domani. Stanotte il cielo mi schiaccia il nero m'investe ed è troppo pesante. Stanotte vedo solo lui e vedo tutto quello che non ho, lui nei miei occhi lui dentro l'anima lui in un riflesso di me stessa lui e nient'altro e senza alcun rimedio. Domani m'inventerò una vita ritroverò i colori e il cielo sarà leggero e di nuovo azzurro, ma stanotte i colori sono partiti e la notte affoga nel nero.
E in questa notte senza colori tu perdonami senza sapere. Questa notte mi cade addosso senza preoccuparsi di ferirmi o schiacciarmi. Questa notte tutto mi gira intorno e per me c'è solo lui il silenzio i suoi occhi le grida i respiri le sue mani la mia anima le montagne e scusami amico gentile, io senza lui in questo nero senza lui stanotte senza lui senza i colori io stanotte sprofondo.


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