Poesie di Luciano Carroni


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All'Amico Franco Morittu
Lieve come foglia di quercia
la tua anima stanca s'è addormentata
nel sonno della morte
Lieve quasi sottile
inavvertibile sulla nostra sorte
uno spasmo penetrante e fino
ha tinto l'alba come fiori di rosmarino

Non avevi detto nulla
e nulla ancora
hai potuto dire
agli increduli sguardi
e alle poggiate labbra sulla tua gelida fronte
Le tue umili doti
e il dolore
offriremo a una brezza fugace di marzo
o a quel volo d'astore
che nel tempo resiste sul Monte
17/03/2007

L’Ulivo

E mi sembra l’ulivo un albero antico
supremo
il mondo che temo
il genere umano
il mistero
i suoi fili
il peso di mille persone
un ordine duro
curvo su me o vicino
ai rami che spoglio.
Ed era arrivato il tramonto
e continuava a tenerci compagnia
il delicato tramestio delle foglie
o un bisbiglio distinto: le olive
Mille occhi
l’’incognita essenza del nostro vivere
un dolore che rimuove
la corteccia immunifica
a cui leghi ogni gioia
un vulcano
esplode
e tiene in bilico
il sapere e il vivere
Cadono le olive
un vellutato e tenue
rumore
Se non conoscerai
il mistero della felicità
a te che importa
se ti avrò detto malamente
amore.
Cadono a una ad una
le olive
Amore
tu sei la mia acqua
fino al tramonto
fino notte tarda
nel mio deserto senza lavoro
e senza avvenire
in condizione d’anarchia
in tempi in cui si condanna
o conta l’ordine
vivo come tu desideri che viva
nella tempesta
nel nubifragio
nel fiume
nel mare
ma dimenticarmi
non posso di ciò
che infiamma
i nostri pensieri
Cadono le olive
i pesanti colpi
che nella storia di ogni uomo
suonano
attimi di passione
o di dolore sovrumano
o attimi di paura e di felicità
o d’incoscienza
pensare d’essere sempre in credito
per il pane e il lavoro
per il danaro
e’ solo un cenno
ma in fondo sei tu che più di ogni cosa
riduce la mia essenza
al metaforico suono
lontano o vicino
e scelgo questo
poiché la mia anima
vive di te
Vorrei però conoscere l’abuso
che ci separa
se desidero un figlio da te
se desidero averti per sempre
non è questo importante?
se anelito irripetibile
mi sovrasta
non è questo importante?
Nella notte o nel giorno
Questo ci divide
quanto pesa questo secolare
dolore.
Cadono a una ad una le olive
ancora cogliendo
la schiena ricurva
ci sorprende la luna
immiserita
cui tentiamo di appendere
le nostre ragioni
come a una terra divenuta
troppo bella e sterile
nel tentativo di realizzare
l’ultimo accorato innesto
o l’unico aggrovigliato nodo
amore
Prima d’ora
l’incontrammo
ma fu cosa senza amore
mezzo per essere schiavi
per essere prigionieri
placa del cuore e nella ragione
africa
territorio dove si accolgono
i morti
Ma è ancora la luna
che alzandosi superba
svela le ombre inquiete
del nostro silenzio
per indirci a tornare a casa
amarsi amarsi
nell’unico linguaggio
dei corpi
Solo questo può essere sincero
perché l’amore
è equilibrio del cuore
e della ragione
perché ti butti
verso un attimo di verità
Ma gli sguardi lunari
ti pesano ormai
come spicchi di cristallo
mentre il cuore del corpo amato
è vortice
e seno del conoscere
Cadono le olive
nell’ossessiva grandezza del mondo
attorno
comunque peso irrisorio
davanti alle difficili parole
come olive
del vivere dentro
nei primi ricordi d’amore
E’ il vento che spegne
le animazioni
degli ulivi come ombre
o la luna che gela il paesaggio
il pensiero sincero
torna dov’è sorto
e spinge le braccia a stringersi
alla tua donna
Rimandi la libertà.  

A mio padre
Quando lo sento anche di notte
mi accorgo di averlo vicino
come se volesse
ripagarmi
di un debito antico
Appartiene al mio passato
e al mio tormento
ma lo vedo chino
con il filo tra le dita
al lavoro
o a reggere con vigoria paterna
l’attimo incombente della vita
Poi … d’un fiato
verso una triste via
verso spazi avviliti di solitudine
avvolti talvolta di pazienza o appesi
ad un filo d’ingombrante compagnia
o verso notti calde d’agosto
le palpebre languide ed incerte
appena riempite di poveri accenni
o di qualche parola
acclamata nello spasmo
ad implorare il distacco
che laggiù…dalla finestra
le immense mani degli alberi
vogliono allontanare
Nell’infinito trascorso
un piccolo rifugio di sassi e rovi
custode secco
di un estate torrida
fiore di spine del deserto
o come segni di rovo
tracciati sulla mano
da ansia e tristezza da gradini soli
nell’abbandono a Galanoli
Ora non sei più figlio
ma buono e conosciuto Samaritano
che rende più lieve e vano
nel letto d’ospedale
un intollerabile dolore
sul guanciale
E così solo con lui
una mattina d’agosto
come per incanto o di sorpresa
su una mano tesa
in un batter di palpebra
come era venuto
in una mattina di gennaio
di 85 anni fa
il figlio di Bobore “ Segutianu “
se ne va !

Ansie d'amore
La tua voce
non era più dolce
del tuo sguardo
il tuo sguardo
non era più dolce
del tuo cuore
il tuo cuore
non era più dolce
del tuo corpo
il tuo corpo
non era più vero
del tuo cuore
il tuo cuore
non era più vero
del tuo sguardo
il tuo sguardo
non è più vero
della tua voce
Non c’era in te
dolcezza
più di verità.
Grappoli di foglie
profumate
si stendono sulla piazza
al tuo passaggio
ma non c’ era
in te verità
più della dolcezza. 

Tu vivi
Tu vivi
ma non sanno più
le voci del cuore
ridare senso alle parole
che dentro di me
si annidano confuse
come voli dipinti
nel calcolo della vita
che un lucido sogno
perenne frantuma
Nell'abisso del tempo
in ogni stagione
sprofonda la nostra ferita
ancor nitida ma sorda
ai richiami della ragione .
La custodisce
un percorso tortuoso
appena interrotto
da fragili stimoli
e silenzioso
Che ne sarà delle forti emozioni
racchiuse come involucro
sulla mia pelle?
Che ne sarà
delle sere del nostro segreto
e delle complici stelle?
Sul calendario
nessuna annotazione
sulle febbri notturne
o sulle pieghe
di quell’unica rosa
che mi hai voluto donare.
La mia anima
si inebria di poco
sapendoti
vagante felicità
muta dentro il mio sguardo
che non può aderire
e che scivola fugace in tante città
rubando all'abisso del tempo
di ogni stagione
un simulacro d'onde
che s'accostano e infrangono
senza apparente spiegazione.
Ma non ho fatto nulla
per averti.
Piccoli inerti ricordi
staranno così
come li lasciammo
sul mare
davanti a voli dipinti d’ ignoto
a guardare.  

Estate '94
Sulla riva di " Torre Moresca"
scivolano schiumose
le onde del mare
mimando senza sosta
e lievi
dolci redini
ai pensieri
le spinte di brezza
Chiaro il cielo
sembra ignorare
le smanie terrestri
appendendo all'orizzonte
il tuo abbandono
solare.
Ma ai cancelli dello spirito
attende il cuore
ultimo all'ascolto
e al silenzio
Si erge
in bisbigliate speranze
Scompare
dietro le imminenti nuvole
Si accende
nelle umide
e assolate sabbie
del nulla
che muta le infedeltà.


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