Poesie di Marco Cabassi


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Marco Cabassi  - 15/02/1970 Lodi


C’è un luogo nascosto
C’è un luogo nascosto
tra gli alberi assopiti
un abbraccio tra l’ombra
ed un raggio di luce

nel mezzo scorre
una roggia, riservata
ed intorno il silenzio
tra i miei passi leggeri.

C’è un luogo nascosto
nel fondo del mio cuore
un luogo d’ombra
una pioggia di luce

nel mezzo scorre
un fiume, di lamento
un fiume di sorrisi
tra i miei passi leggeri.

C’è un luogo segreto
tra un ansa della roggia
una carezza di nebbia
tra lo smeraldo d’erba

solitario un vecchio
ponte, di mattoni rossi
ed intorno il silenzio
trai miei passi leggeri.

C’è un luogo segreto
nel fondo del mio animo
una voce d’odio
un canto d’amore

nel mezzo scorre
un fiume di emozioni,
ed intorno il silenzio
intorno solo il silenzio.
 

Mondo di Febbraio
Anche oggi il Sole è pallido, la terra viva
la nebbia sfuggente, sull’argenteo viso
e cosi la Terra si mostra nuda e primitiva
non una voce, or dorme anche l’Inferno
e ancora muovo da questo tempo fermo
il mattino cosi fraterno alla vita s’offriva
ma spietata non attende! o mondo ermo.

Anche oggi si sfugge a questo mondo
lontano dalla nebbia che va sfumando
il cielo è come un Dio del monte dell’Olimpo
di luce, abbagli luminosi, e ancor rimando
l’istante d’una carezza, d’ una dolce parola
il mattino mostra in un soffio il Paradiso
mentre fuggo, si scioglie la brina dal suo viso.
 

Cosi mi parlano
Così mi parlano le cose mute
il cielo, con l’azzurrità infinita
le rive liete, sedute lungo i fossi
l’ombra fresca tra gli alberi assopita.

Così mi parla la muta terra
di solchi bruni profondi e scuri
l’albero maestoso che il vento afferra.
i teneri germogli che sbirciano sicuri.

Mi parlano così le cose mute
parole che il silenzio non nasconde
le foglie tremolanti, le foglie cadute
il profumo che il fiorire effonde.

Mi parla con i sui gesti la natura
e tutt’ intorno è un limpido sorriso
il calar del sole, l’alba futura
è tutt’intorno un palpito, un respiro.
 

Ora
Ora sento il cantare nel vento
la sento, la sento la voce che dice
così chiara e dolente predice
ora so quel cantare del vento.

Sfugge lesto questo mio tempo
su strade, su auto come pugnali
a rincorrer realtà materiali
ora so, ove scappa il mio tempo.

Più non sento le umane parole
ma un eco freddo ed artificiale
influencers che come sirene
di promesse e di regole aliene.

Ora so di quest’onda nel vento
che si perde nell’arida rete
ove ognun vi racconta chi siete
tra pareti di freddo cemento.

Ora sento il cantare nel vento
la sento, la sento che dice la voce
come un fiume alla fine alla foce
mi riverso nell’immenso del tempo..
 

Canzone
Siamo immersi, in un unico respiro
mentre tutto intorno è niente
solo sguardi della gente
che sparisce e se ne va.

Siamo soli qui sul mondo
stiamo mano nella mano
una Rosa e un Tulipano
ed il mattino arriverà.

Noi voliamo sopra al mondo
noi voliamo su nel cielo
e per noi non è un mistero
questo nostro grande amor.

Nascon fiori nel giardino
sotto al Pesco al Melograno
stiamo mano nella mano
e la sera nasce già.

Siamo immersi, in un unico sorriso
mentre tutto intorno e niente
i bisbigli della gente
che pian piano se ne va

Siamo soli in questo mondo
stiamo mano nella mano
camminiamo piano piano
ed un Sole sorgerà.

Noi voliamo sopra al mondo
su nel blu lassù nel cielo
e per voi sarà un mistero
questo grande immenso amor.

Nasce il Sole ogni mattino
nascon fiori nel giardino
stiamo mano nella mano
ed ogni sera una Luna splenderà.
 

Ma guarda la chiara mattina
Ma guarda la chiara mattina
ma guarda la strada deserta
d’intorno l’argento di brina.

Guardi e riguardi e non vedi
la luce che splende non d’ieri
tra il fosco di vecchi pensieri.

La strada procede in sordina
ronza vicino, un lontano muggire
s’alza un fumare da una cascina.

Abbagli e delizie nell’aria
ma guarda la nebbia brillare
il chiaro di luce che va rivelare.

Che luce s’espande dal cielo
e scintilla di gelo alle rive
la luce che nuova che anelo.

Ma guarda la chiara mattina
lampante di nuovi pensieri
nascosti dall’ombra di luce albina.
 

Il Crocifisso
Ahimè, ancor tu porti quel peso
la testa china, coperta da spina
alla croce ancora ai chiodi affisso
quanto dolore lacrima Il Crocifisso.

Oh Cristo! che provi si triste?
che provi a guardare quaggiù?
che guardi con occhi socchiusi
gli sguardi confusi,
cosi che quegli occhi socchiusi
nascondono quello che provi
se il cuore non vede non sa
di tanto dolore, di tanta pietà.

Oh Cristo! che mormori appena?
la bocca che in smorfia di pena
che verbo? qual gridi alla gente?
che qual verbo non sente.

A Settentrione sopra l’altura
oltre le mura, nulla è cambiato
la passione e la morte, a qual fato
sto mondo hai cambiato?

Io vedo a guardarti quel peso
che solo tu porti, che porti lassù
oh Cristo!
che nulla non chiede non vuole,
che pensi che guardi quaggiù?
 

Ho per le stelle un languido sorriso
Oh sguardo malizioso che un dì sfuggisti
ch’io sentii bussar nel petto con fragore
come zenzero fu fuoco a troppo ardore.

Oh occhi, occhi accesi e turbativi
all'ammicar di quelli e quelli appena
ognora a quel ricordo aggiunge pena.

Ho per le stelle un languido sorriso
allorchè, a mirar lassù trovi codesto
sguardo - e in cuor è un palpito rubesto,

quando come allor sfuggevole rubai
quel guardo accattivante civettuolo
che poi mi regalasti. Eh! prima tolto a dolo.
 

Orizzonte
Respiro d’un fiato
l’immenso di vita.
 

Così a te parlo al cielo
Così le mie parole un eco nell’aero
il lontano brusio d’apette all’alveare
lieve e sospirato ascende il mio ciarlare
allor s’attarda a sera qual mio pensiero.

Mentre s’annera fuor la luce e tace – la sera
mentre alle stelle, alla sperata pace
la luna stende or or l’argenteo velo
questo silenzio; - così a te parlo al cielo.

Tutto l'intorno dal taciturno avvolto
immerso fisso in un intempestivo gelo
par che zitto taccia pur l’oscuro cielo
e mi lasci raccontar, e che lei m’ascolti.

Ti racconto quel che tutto ormai tu senti
a qual reami saranno l’anime d’ognuno
qui la distanza col mio verbar frantumo
così ti parlo al cielo, ai limpidi orizzonti.
 

Acqua
Che scorre limpida e chiara
trasparente e senza segreti
acqua dolce o acqua salata
or riflette i pensieri irrequieti.

Acqua cheta ma poi furibonda
acqua bassa o acqua profonda
acqua furiosa che nulla teme
come l'animo senza catene.

Acqua ferma, acqua corrente
passa il tempo, passa la gente
lasciano impronte, passano i sogni
ma su di te non rimangono segni.

Acqua di lago, di fiume, di fonte
acqua sommerge, acqua nasconde
acqua infinita che tutto circondi
come in principio che vita diffondi
 

La nebbia tra le Robinie
Stanno i tronchi involti del bosco
nel silenzio della fitta nebbia irreale
le rovine, un muro disfatto nascosto
la densa e paciosa Padania rurale.

Invaso da stille, da annosi ricordi
rievocando nel tempo, riedo bambino
offuscato di ricordi, di volti, di sguardi
un sentore appare presente e vicino.

Nel mistero decadono i vividi lumi
celata tra i rovi una Bigia verseggia
da un fascio di luce risalgono fumi
la nebbia compatta sale ed aleggia.

Dal fondo del bosco l'odore s’effonde
l’ odore di nebbia di terra e di torba
il gran Po or bonario oltre le sponde
la nebbia nel fitto che maschera e orba.

Una bianca Garzetta rimane in attesa
come incanta sta immobile irrigidita
tra le lunghe solide spine s’è accesa
una luce nuova, che stava assopita.

La nebbia si leva, si dirada scompare
si mostra sul volto perplesso un sorriso
nel grigio, l'astro smorto pallido appare
cala una lacrima lieve di nebbia sul viso.
 

Notte che quiete inondi
Laggiù alle tiepide fratte
sulla fumosa riva
alle campagne sciatte
in carezza la notte posa.

Fonda alligna in quiete
trema l’aria appena
lassù le stelle chete
quaggiù l' armonia suprema.

La falce in cielo miete
quel palpito di sogno
d’ ideal si tanta sete
che ne facesti dono.

L’ombra oscura tace
soverchia quel ruggire
che in cuore non da pace
che non si sa assopire.

O notte atra e scura
che tanta quiete incombi
dona a me! sta quiete
che tutt’intorno inondi.
 

Ombre invisibili
Mordono le ombre invisibili
si ergono colonne di fumo
da dove: fra tonfi, tra sibili,
tra crolli, tra frane, è l’inumo.

O male oscuro ed opaco
incurante a limpida vita
d’umano terribile gioco
a qual terra straziata, tradita.

Diversi in un’unica terra
scorrono in mezzo i confini
scorre in mezzo la guerra
all'orror siamo simili e inclini.

In pietà patisce, o anima corrèa
a cotanta ingiustizia e discordia;
poiché l'animo in contrasto d'idea
in sintonia alla stella caparbia.

O si! ch'io mi sento tal parte
tanto alla mia terra un amore
audace, fatal, patriottico affetto
che se appare così surreale
a chi d'amor non ne è affetto
a lor me ne frego al ribrezzo.


Attesa
Tra i silenzi indifferenti
ed un bacio
l’infinita malinconia.
 

O vivida Luna crescente
O vivida Luna crescente
che brilli tra l’ombre di fronde
che dondoli fiacca su crespe
de l’acqua oscura del fosso.

Latrice di sogni e d’attese
nel freddo d’argento sui prati
un abbraccio di teneri amanti
nell’immenso silenzio ch’è qua.

O vivida Luna crescente
che tace al silenzio la notte
tra il lieve frusciare de l’aria
un gorgo de l’acqua che scorre
un pensiero che nasce che corre
nell’immenso chiarore ch’è la.
 

Ognissanti
Vedo nel cielo le mute stelle
vedo i lumi nel camposanto
vedo nei lumi le vite svelle.

Permea di candele un odore forte
sento il fumo dei ceri votivi
nel camposanto sento la morte.

O camposanto di mesta concordia
o camposanto che mesto taci
che compassione, che misericordia,

trasmetti nell’animo arido umano
nella festa di pianto e lamento
al cuore un amore, un amore vano.

Recita ognuno ai propri morti
qualche parola tra i crisantemi
tra i crisantemi quanti sconforti.

Casca una lacrima per pallido viso
casca e richiama in sguardo pio
e ricasca, a chi al tumulo è prostrato assiso.

Si levano pianti, strazianti lamenti
tutti all’unisono, pietosi all’udire
di sguardi, rivolgono attoniti attenti,

con le mani giunte a cuor penoso
recitan piano un sacro pensiero
recitan piano un Eterno riposo.

E vedo il cielo di lumi espianto
vedo le stelle nel camposanto.
 

La fievole pioggia
Tra il silenzio degli alberi
la fievole pioggia
muta
all’uggia
nel bosco ombroso
gemma il muschio
odoroso.

La fievole pioggia
lieve
sul Cercis ,
il Picea Abies ,
l'Olea
vaga tra l’alberi
nudi spogli
Oreade
tra verdi agrifogli.


Lacrima
sui volti mariani
sulle raccolte nude mani
cade
s’appoggia alla terra
si bella
sì tanto aberra.

E la fievole pioggia
cade
gemme di gocce
sui pini
gocce
su corone di spini
sui misteri trini
piove.

La fievole pioggia
sospesa
bellissima Oreade
a Gea
che di speranza lucea
la fievole pioggia
terrea.
 

Il vento alle tacite rive
Ruzza il vento alle tacite rive
muove tra stoppie, secchi steli
in arie e musiche, simili a pive
in canti, - ma che sibili e sveli?

Un refolo spiccio tra i castagneti
uno sbuffo alle nude assopite colline
echeggia tra gli stracchi vigneti
bruisce tra le bacche rossastre ottobrine.

Or soffia alla romita chiesuola
che rivela piccina e lontana
lassù! sennonché ne risuona
al suo scuoter, or or la campana.

E or rifiato tra questi respiri ... ... ...
il profondo remoto pensiero
come nubi rimeni, tra gorghi zeffiri
che nuove novelli? Oh vento ciarliero.

Oh vento che passi che meni
tra gli alberi tremuli e spogli
ch’io trovo piacevoli, ameni
solingo al tappeto di caducifogli.

Immerso tra i suoni del vento
tra l’ombra più fonda più oscura
invaso da un eterno che a stento
spago non causa e procura.

Oh vento alle tacite rive
che scorri tra terre tra cieli
che suoni che simili a pive
di arie di canti, e mi sveli e riveli!
 

Oh Vita
E spento piano il lume di candela
ed è la notte che ancor di stelle
in luce effimera il passato svela
e poi ancora il dì, a mutar la pelle.

All’ immenso d’un nuovo levarsi
ove si rivela in gloria l‘eternità
senza timori a te v’è da gettarsi
d’ assaporarne tutta la felicità.

E sei, e sarai mia, di gioie di spine
forza mutevole immortale infinita
e t’ amo e t’amerò sin oltre la fine
e tutto sei, nell'immensità. Oh Vita.
 

L’ultimo volo
Presso il muro nero e bianco
una sedia rossa, un vecchio stanco
una luce gialla d’un neon traballante
una farfalla diurna così scintillante.

Svolacchia ancora ed è già sera
sbadiglia il vecchio col viso di cera
i cori da stadio di alcuni ragazzi
la farfalla svolacchia, si posa a sprazzi.

Sotto il muro di cinta scrostato
un pallone in cuoio abbandonato
l'ali che muovon come un licciolo
quella farfalla al suo ultimo volo.

Rotea leggera, è una foglia d'Autunno
immota e soave senza un affanno
cade leggera, danza un assolo
una Vanessa in quell'ultimo volo.
 

Arriva romantico l’Autunno
Volteggia !
cade da un ramo una foglia
l’albero trepido all’Autunno si spoglia
Si inchina !
una foglia alla terra e poi s’accartoccia
oramai la rugiada ogni stelo una goccia
Si stende!
sul prato un tappeto a nuovi colori
gli ultimi toni decisi di frutti di fiori
Sveltamente !
s’acquieta alla sera la stella del giorno
la frenesia si placa si calma d’intorno
Arriva !
languido il romantico Autunno
ed a poco, un altro anello d’alburno.
 

Inconsistente felicità
E aspetterò mille giorni ancora
e aspetterò tutto il tuo tempo
mentre il cielo di luce si colora
apparirai improvvisa, un lampo!

E mi sarai vicina di soppiatto
i pensieri voleranno - una farfalla
a volte ci stringiamo un patto
a questa vita che or or traballa.

E' nel preludio d'infinita verità
l'amore dono ai miei pensieri
nelle tasche gli effimeri desideri
e una visione di sola semplicità.
 

Ahhh se bastasse soltanto
Ahhh ... se bastasse soltanto un soffio al tormento
quel vestito che ondeggia, di seta, di organza
come un pompom di Tarassaco al vento
si levasse all'aria in volo e si perdesse a distanza.

Ahhh ... se bastasse una fievole luce soltanto
a trasparire ai miei occhi controluce la pelle
quel corpo di donna si mostrasse d’incanto
una grazia che esplode tra infinite scintille.

Ahhh ... se bastasse quest' attimo appena a guardarti
a maniera s' ammira una Stella Cadente un rapido evento
e poi una fiamma, una luce; si spegne e scordarti
ah se bastasse solo uno sguardo e un attimo di tormento.
 

Una volta fiorivano le Viole
Una volta fiorivano le Viole
sulla strada ciondola un'ombra
sentivo sul viso il calore del Sole
sulla strada macabra e sgombra.

Era tranquilla allora la sera
un calpestio di passi di sconosciuti
pareva beata infinita e sincera
lungo la strada solo scuri rifiuti.

Tra le Viole fioriva un sorriso
naufraghi spersi nel triste oblio
uno stupore appariva sul viso
appare una lama poi uno stridio.

Una volta quel profumo di Viole
fiorite nei campi, nei nostri giardini
ora sul viso non sento più il sole
torneranno le Viole nei nostri destini.
 

In alto nel blu
Mi guardo attorno e non vedo nessuno
l’azzurro s’è spento, e un torpido fumo
di volti lontani, e sconosciuti, e distanti
un circo di strada di buffoni e teatranti.

Non sento la musica del tempo che scorre
un rumore di caos, chi scappa chi corre
parole noiose in infinite stridenti catene
fauci che spalancate in bitonali sirene.

Son fermo nel centro del mondo che gira
un condannato che aspetta sopra la pira
una terra ormai aliena di sguardi di suoni
lassù in alto nel cielo dei candidi aironi.

In alto, in volo nel blu dei candidi aironi
il suono che scorre dell’acqua, del tempo
i colori i rumori la natura e i suoi toni
lassù in alto nel blu …….…………
 

Sulla mia terra
C’è un solco profondo che appare
uno squarcio profondo sulla mia terra
un solco lontano si perde dal mare.

C’è un grido un lamento, lo sento!
la voce che urla le mie stesse parole
la voce si innalza si perde nel vento.

Chi invade chi oscura il mio cielo?
la rosa fiorita ch’è sulla mia pietra
spregiata da un falso morale velo.

Chi pesta chi pesta sulla mia terra?
chi pesta all’altra parte del mare!
ove tutto comincia e tutto scompare.

Ne resta soltanto una pece a ridondo
negli angoli oscuri sulla mia terra
rimane chi pesta; chi piange nel mondo.
 

Dondola il mare
Bianca una vela dondola in mare
ondeggia nel blu, compare, scompare
bianca una vela sull'onda del mare.

Vola un gabbiano nel cielo nel vento
tra nuvole in fiocchi, tra sbuffi d’argento
plana nel cielo un gabbiano nel vento.

Sonnolenta la spiaggia d’oro cocente
e il mare in abbagli di sole rovente
immota d’intorno una calma apparente.

La brezza del mare che soffia leggera
appare un bel sogno, una chimera
alla brezza del mare che soffia leggera.

Sospinti dal vento variopinti aquiloni
il vento che scuote colorati ombrelloni
dondola il mare e al dondolio t'abbandoni.
 

Che pare?
Un anelito piano
che pare?
vicino o lontano?

Un ghigno, un lamento
che pare?
triste o contento?

Un rantolo rauco, funesto
che pare?
un sogno? ... o son desto?

La testa che pare mi frulli
i pensieri che girano in tondo
che appare del mondo?

Un zufolìo strano; che pare?
è il vento che soffia lontano
che sibila e muove le porte

...che pare? ...che senti?
è la vita! è la morte!
 

Campagna estiva
Nel mezzo dei terreni polverosi
che l’arido tramuta gialli e secchi
soffia il Fonh estivo sbuffi afosi
la mietitura lascia bassi stecchi.

Alla campagna muta e desolata
si mostra tremolante la Morgana
dipinge in cielo obelischi strani
sull’aia all’ombra uggiolano i cani.

Poi il sole cala mesto all’occidente
il cielo di pastello in fasce di colori
goffi coleotteri frullan malamente
la campagna desta sogni e sognatori.
 

Oh calda Estate
La volta immota de l’Estate
i cirri bianchi ed il turchino
sferza in cielo un Sole albino.

Il mitigar tra siepi ombrate
dirama spira lieto il fresco
stride il merlo sopra il Pesco.

Si muovon fila di formiche
che par sentire il tictaccare
tra il ronzar delle zanzare.

Fiori ed erbe d’ogni tipo
a dar fastidio al praticello
lungo le rive del ruscello.

Ma tutto è chiaro ed è pacato
i verdi monti, le scampagnate
il mare azzurro e le risate
sii benvenuta! oh calda Estate.
 

Le Mongolfiere
Lassù, variopinte tra nubi leggere
sospinte dal vento le mongolfiere
nell’alto del cielo limpido e mondo
tra sbuffi veleggiano in girotondo.

Ma dove vai ? tu libera al vento
come speranza come un accento
sopra la terra al di sopra dei tetti
ma quali attesa e sogni rifletti ?

E noi mentre libere passano e vanno
noi, mentre il cuore è pieno d’affanno
noi, mentre lontano scompaiono lente
uno sguardo si libero le segue silente.
 

Stella Primitiva
Sei nata dalle mie parole
come la prima Stella Primitiva
il respiro era così gradevole
il profumo d’una notte estiva.

Comparirai ancora dai miei pensieri
nei prati, tra l’erba mi sarai accanto
i passi silenziosi, liberi, e leggeri
a brillar nel cielo, stelle soltanto.

Uscirai dalla notte di baglior vestita
non avrai tumulti, tra le mie mani
di tutto l’amore sarai investita
Stella sarai, e saremo già così lontani.
 

Ohhh !
Ohhh guarda! c’è un filo di vento
che soffia sui campi di grano
è un mare che dondola lento
che ondula e ondula invano.

Ohhh senti ! un lieve profumo
dolce di legno, di frutta matura
di fieno, un amaro di fumo
un sentore di terra e natura.

Ohhh ascolta ! ti chiama ti afferra
una voce che arriva e scompare
parla, parla e narra la terra
e una sirena canta sul mare.
 

Risalta l' Universo
Cuoce il dì il sole estivo
sta il contadino accalorato
in vedetta sopra al rivo
con la vanga, - pare un soldato.

Sgorga acqua da un canale
ad irrorare l’erba il prato
su Tigli e Querce le Cicale
fanno un coro concitato.

Aironi bianchi e cenerini
Ibis dai blu, dai verdi riflessi
tra le pozze e gli acquitrini
negli areali tra le messi.

Alle inconfondibili Cicogne
risaltano le remiganti piume
tra il vivo prato, il cielo terso
risalta tutto l’Universo.
 

Il Presagio
In lontananza, a lato alla strada
ove l’erba s’accuccia, si fa più rada
una casa scrostata bianca di biacca
sola una sedia, all'ombra una vacca.

Miraggio d’ asfalto, l’afa che sale
la riva che scende in ripida lacca
scorre un pensiero lascivo e banale
si ferma lo sguardo s’ una trabacca.

Si ferma lo sguardo attonito torvo
una vecchia a tre passi d’un bastone
al volo d’un corvo, al sole accecante
la luce riflette agli occhi un alone.

Sorride la vecchia sussurra un saluto
un cenno ricambio timido e muto
un ape ronza leggera e bisbiglia
a una voce incanta lieve assomiglia.

Ronza e bisbiglia infinite parole
tra polvere e cielo, il lucente sole
ronza e sussurra parole nel vento
bisbiglia un ronzio come un lamento.

Il lamento si perde lungo una scia
rimane un presagio, una profezia.
 

A trascinarmi via
Quieta cala tacita la sera
si posa e si svela la Luna
che ammicca pacata e sincera
il dì rumoroso che sfuma
il cielo ha il color della Barbera
... che pace alla sera!

L’aria ad oscular la pelle
è fresca, di seta, di piuma
ed ora...! pur le tremule stelle
e l’erba nell’aria profuma
la melodia estiva di una balera...
che pace alla sera!

La notte s’accende ch’è viva
la civetta che stride da un tetto
hu –u-ou , hu –u-ou , una piva
esplode un urlo in dialetto
che il buio il silenzio si inghiotte...
che pace alla notte!

Don don... don don... le campane
avvisano echeggiano in coro
gre gre.. dalle rive le rane
rispondono in canto sonoro
sussurra una voce "è già mezzanotte"
...che pace alla notte!
 

Un attimo appena, il temporale
Mi fermo quell’attimo appena
al crosciare di pioggia di lampi
di scoppi di tuoni di colpi de l’ante
che sbattono e il vento che sbuffa
che infuria tra gli alberi e i campi.

Mi fermo quell’attimo appena
all’esploder s'accende si spegne
la luce che mostra e nasconde
gocciole e grandine e gronde e tende
che d’acqua son zuppe son pregne.

Mi fermo quell’attimo appena
al profumo di terra che greve che calda
che sale e la luce che appare
e scompare e il fresco che esala
e il tempo si ferma si sfalda.

Mi fermo quell’attimo appena
mi esalta e mi turba e corre
il pensiero eccitato una luce
che passa ed un tuono che sbalza
e rimbalza è la vita che scorre.
 

Sogno antico
Si perde una voce nel vento
una goccia che cade nel mare
un urlo, un grido, un lamento
lontano si placa e scompare.

Un verbo celato in un monito
da lontano un eco bisbiglia
un calice al cielo che attonito
una bocca che aperta sbadiglia.

Tra i fiori sui prati un profumo
l’odore di fieno, di miele
nel cielo che arde c’è fumo
si lacerano al vento bandiere.

In ogni respiro s’esala
l’effluvio che passa col tempo
il buio oscuro che cala
in bagliore il lampo s’è spento.

All’ombra dei nostri pensieri
che taciti fan solide tempre
tra i solchi di terra si avveri
per noi ora e per sempre.
 

Prestami i tuoi occhi
Non ho più occhi per guardar le stelle
che sperdono tra scie dorate i desideri
ai sogni han preso posto i miei pensieri
ed il notturno cielo non ha più scintille.

Donami i tuoi occhi oh rifulgente Luna
tu che vedi ciò che ho perso da su in alto
ch’io veda ch’io riprenda con un balzo
delle stelle le scie ricolme d’or d’ognuna.
 

Lascia che vada
Il cielo è distante e turchino
stanno appese nuvole grigie
il silenzio a cornice all’effigie
ed i pensieri che fanno casino.

Appare e scompare la strada
ti trovi a intervalli più avanti
scorre il tempo passa in istanti
va il pensiero e lascia che vada.

L'equilibrio che ti passa accanto
ed i respiri che graffiano l’aria
oh! - appare così straordinaria
la vita - e il viver la vita soltanto.

Solo in abito di sole di vento
nel profumo di polvere e strada
va il pensiero e lascia che vada
come un fulmine in un mutamento.
 

E intanto cadono le foglie
…e intanto cadono le foglie
mentre guardo mentre ascolto
…e intanto cadono le foglie
mentre parlo e mi racconto
…e intanto cadono le foglie
passa il tempo senza sconto
…e intanto cadono le foglie
passa un'alba ed un tramonto
…e intanto cadono le foglie
resto fermo mentre aspetto
…e intanto cadono le foglie
tanti dubbi e alcun sospetto
…e intanto cadono le foglie
e poi ti amo e poi ti odio
…e intanto cadono le foglie
salgo e scendo giù dal podio
…e intanto cadono le foglie
tanto fuoco e tanto fumo
…e intanto cadono le foglie
non ho intorno più nessuno
…e intanto cadono le foglie
sento ancora il suo profumo
…e intanto cadono le foglie
me ne vado! lo presumo
…e intanto cadono le foglie
resto qui, ma ho mille voglie
…e intanto cadono le foglie.
 

Ossessione
Nel cervello, persistente intenzione
che salta: come un disco che è rotto
poi mi trovo a incosciente visione
tra gli spettri, i presagi, e chi fotto.

Intervalla la veglia ed il sonno
un rumore, un caldo, un tic tac
questi tarli che vengono e vanno
e giù dai un golone al Cognac.

Ti abbandona un attimo appena
par che ormai si sia fatta mattina
sei partito, più scemo di prima
e non ti molla ossessiva la pena.
 

Incompiuto
Non rimane che un dolce ricordo
i petali caduti, che il vento ha rubato
era un fiore – sì un amore passato
ne risuona ancora: solo un accordo.

Sulla panchina davanti alla chiesa
del 19 Gennaio; brillava un sorriso
e brillava timido rutilante nel viso
e due cuori all’unisono a sorpresa.

Ma non rimane che un dolce ricordo
e tu chissà dove sei?... farfalla solare... farfalla lontana
a dolce memoria che salva e risana
ritorna incompiuto, ancora un ricordo.
 

Tra i colli Piacentini
Spira un aria di fresca mattina
sull’ asfalto, col sole in collina
tra il fri fri del frinire dei grilli
il cinguettare dei passeri in trilli.

Sotto i colli a corona alla valle
svolazzanti leggere farfalle
giù in basso tra i fiori di campo
una lepre si acquatta in un lampo.

L’ ombra a tratti oscura la strada
che un poco lenisce, che aggrada
il sole, i tornanti, la salita che tira
la cima là in alto... ne prendo la mira.

Ad un tratto la cresta si appiana
la concava valle che sfoca lontana
s’apre come un incanto che strana
s’ode solo un din don di campana.
 

Lo specchio
Passa un ombra, passa uno sguardo
passa il tempo, non passa bugiardo
e ripassa il sorriso, ripassano i pianti.
un volto non passa ma resta davanti.

Passa il ricordo davanti ai tuoi occhi
passi e davanti a te non hai trucchi
riflette in raggio di luce mie gemme
che dalle mie braci ora son fiamme.

Riflette lo sguardo timido, inquieto
riflette il profondo, riposto, segreto
e ogni dettaglio e coraggio e paure
minuzie recondite passate e future.

Sono quel volto che non ha misteri
ne vedo i riflessi, conosco i pensieri
gli spazi, i silenzi, e l’insofferenza
e grazie e condanne in trasparenza.

Tutto ora sembra, appare più chiaro
come un nirvana, come uno sparo
scorre la vita, ne riflette ogni traccia
riflette allo sguardo soltanto una faccia.
 

Tenete ogni speranza
Aria greve, schiume sporche
acque nere o bianco latte
che sconforto è tra le fratte
tra sporcizie d’ogni sorte.

Dove stan le siepi e i colli
e fratte al vento e la foresta
i verdi prati che ruscel calpesta
arie dolci gradevoli molli.

I campi di Lucciole alla sera
il gracchiar delle ranelle
le rive rosa di campanelle
tra tutta questa pattumiera.

Si tornerà, ne son sicuro
come sognarono i poeti
tra immaginario tra segreti
a mirar, sogneranno ancora.
 

Lasciami tornare indietro
E’ passato troppo tempo, non ricordo il profumo selvatico delle viole,
lasciami tornare indietro, lascia che il viso possa ancora arrossire,
un poco soltanto, per poi correre scalzo in un prato quando piove,
che si torni ad inciampar parole, che un bacio possa ancora stupire.

Apri le braccia, che mi afferri il vento che vola sopra ad ogni cosa,
che ancor si veda sputar dal cielo stelle e sogni, nell' estiva notte,
che il silenzio si racconti ancora, sia ogni strada ignota e meravigliosa,
lasciami tornare, a quel trepidare della pelle, urlare, bere e fare a botte.

A fare l’amore, per una volta soltanto, senza nemmeno chiedersi il nome,
a ridere, così per gioco, tanto per ridere, ridere e basta, a squarciagola,
devo tornare per non morire, non so più cosa … non so più come … ...
“E dunque vai anima mia! vai, vola, ritorna a respirare della selvatica viola ”.
 

Desiderio d’amore
Voglio immergermi nei tuoi respiri
come un raggio di luce tra le ombre del mare
assorbire nella pelle tutti i tuoi deliri
folate di vento tra i sassi, un lene ansimare.

Voglio fondermi nella tua carne
sentire che non siamo altro che un solo piacere
di tutto il resto non saprei che farne
di parole, di domande, le risposte, tutto può tacere.

E il brillare dei tuoi occhi fino alla fine
dove tutto si infrange; come si spalanca il cielo
quell’ attimo, ove poi oltre il confine
si placa, è la quiete dopo un sapere, come un vangelo.

E restare lì, sospesi nel tempo che scompare
in uno spazio privo d’ogni orizzonte
dove solo lieve una carezza può strappare
a tutto l’infinito, un solo istante.
 

La Bici ( Noah Fast )
Corre tra asfalto e campagne
vola su ghiaia e belletta
mena fra colli e montagne
spinge lontano la bicicletta.

Corre di passo sto cruccio
mesto avverte un bisogno
come ad un bivio od incrocio
muover da questo ristagno.

Quanta fatica fra dubbi
chissà chi me lo fà fare?
curvo su questi manubri
di forza su questi pedali.
 

Nella Notte
Il fiore della tenebra si schiude
si stende cauta a dormir la notte
l’ orbe tutta nel buio inghiotte
e la Luna mostra le ombre nude.

Le pallide facce di arcangeli sfatti
di tutti i sogni ne han fatto baratti
o volan nel fumo bruciati nel fuoco
bruciati a bisogno bruciati per gioco.

Incede un diavolo lungo la strada
canticchia una nenia una sciarada
sgola una fiasca stracolma di fio
dirige altrove al suo triste oblio.

E nella notte profonda e scura
ti chiama, sorride una figura
retta al palo, sotto un lampione
un 'ombra vestita, la dannazione.
 

E va pensiero
La droga qua, le bombe su,
gli sbarchi là, violenza giù,
ma sai perché? ma dove siamo,
ma che cos’è? alzo la mano,
alzo la destra, sono incazzato,
hai il mal di testa, mi hai stufato,
... le tette al vento, tette in movimento,
tette e son contento, che divertimento!

E c’è chi spara, e c’è chi bara,
canta Ave Maria, chiami la Polizia,
ladri e coglioni, viva la Meloni,
e togli il velo, e tagli il pelo,
SI ai vaccini, twerka la Lamborghini,
che figa la Bellucci, la lingerie di Gucci,
la coppa all’ Inter, il tour a Pogacar,
facciamo l'ape al bar, siamo le rockstars.

Bullismo a scuola, maleducazione,
e cazzarola, disoccupazione,
la corruzione, e l’inflazione,
la pastasciutta, asilo Mariuccia
e che casino, tarallucci e vino
accendi la tivù, ti fa cucù,
ma s'è rifatta tu...! si ma che bel cu...!
sai quanto costa il sale? Agosto tutti al mare
ma ti pare? ma ti pare!
 

Brivido in una notte d’Aprile
Nel cielo uno spicchio di Luna
luce cinerea tra poche stelle
meraviglia ai sensi accomuna
è un bacio che sfiora la pelle.

Nel silenzio immenso di spazio
mi sento del tutto sommerso
di quiete ne faccio uno strazio
e nel tempo mi sento disperso.

Tra il cielo che nero che brilla
e la notte che buia scompare
e l’animo che sempre m’assilla
e questa marea mi trascina ...
un mare che mi porta a salpare.
 

Quattro passi
E le chiacchiere mi fanno compagnia
accolgo le parole come timida moina
e sono avvolto in una nube d’allegria
mentre passo dopo passo mi trascina.

Mi trascina a goder dell’ora d’aria
libertà di un prigioniero dalle mura
par perfino sia una fuga in solitaria
assaporo tra lo smog un’aria pura.

Un’aria pura di cazzate varie, e risa
mi sento camminare sopra al mondo
l’anima è una piuma dal vento intrisa
ed in questa leggerezza mi sprofondo.
 

Pareva amore
Velati gli occhi pien di pianto
la strada deserta, e lei è sola
cala la notte, un sogno infranto
il silenzio echeggia in una fola.

Sfuggono al vento i bianchi petali
strappati alla sleale Margherita
trafigge il cuore di mille strali
la mano che sfugge dalle dita.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Lui in un mare suadente, calmo
si infrange in un onda di burrasca
ma è tempestoso l’amore almo
era un riparo sotto una frasca.
 

Bacio acerbo
Passava schietta in avviso
semplice crusca sul viso
quei mossi capelli ramati
ai floridi seni appoggiati
al verde del chiaro Nocciolo
pareva libellula in un volo.

Lei - parlando al giardino
a pretesto di averlo vicino
ei eccolo! con banale motivo
s' avvicina ... quel fare evasivo
oh! per caso a sfiorarle la mano
rideva il Nocciolo il Melograno.

E passava fuggente uragano
tra il Pesco tra il Melograno
guardarla soltanto, che pena
ma stringerla un attimo appena
nel rosa del Pesco nel fiore
quel bacio acerbo d' amore.
 

Amerò forse amerò
Gli infiniti dipinti del cosmo
i suoni discordi che imparo
le parole diverse che accosto
un diverso sorriso, a me raro.

Se mai amerò, forse amerò
le calze diverse che appaio
le voci difformi in un eco
gli intrecci del grande telaio.

Le mani che stringo diverse
i passi di diverso tracciato
chi in corpo appare converso
volgerò non solo al passato.

Imparerò forse ad amare
i venti che cambiano in cielo
le onde diverse del mare
del mio mondo il suo parallelo.
 

Jeu de pensées méphitiques
Ma dove è rinchiuso il pensiero del veggente sciamano?
In una goccia di ambra s’è rinchiuso il tempo umano
Uno strato di parole appaiate scarabocchiate in enigmi distorti
Solo le stelle lasciano interpretare i sogni che osan proporti
Vi è misura di verità in stolto isolato enigmatico pensiero
L'istante ha nascosto un tesoro che vale davvero
Il bruco non distende le ali se non divora l'esile foglia
Il secchio non è asciutto, non vedi il fondo, manca brodaglia
Non perdi l’essenza per veementi emozioni che l'età affina
Il proiettile flessibile, il morto che tremando cammina e galleggi nella latrina!
 

E continua anche senza di noi
E continua infinita a girare
se ne frega di misere genti
padroni la stiamo accalcare
umani mortali, mortali reggenti.

Il cielo non crolla non cede
di pianto di luce ci inonda
d’azzurro immoto ch’arride
nel grigio cupo sprofonda.

I mari che avanzano lenti
in muta richiesta d’aiuto
ma d’animo siamo carenti
naufraghi del nostro rifiuto.

Le terre che muoion inermi
uccise da ego e litigio
carogne che saziano vermi
cicatrici di nostro vestigio.

E perpetua continua a girare
gira e gira senza badare
zombi la stiamo accalcare
sarà tomba la terra ed il mare.
 

Umile pensiero
Scivola sull’onda in vento
amor or da strambare
il volubile sentimento
in questo grande mare

In volo uccelli migratori
come l’animo mio anelo
forse la voglia di volare
in questo grande cielo

E nell’arido cuor che incombe
nella ragione in guerra
nell’egoismo, l’inquinamento
nell’agonia la nostra terra

Lampi e fulmini e saette
rituona un rimpianto ancestrale
che scuote, turba, e assale
nel più profondo il temporale

Ed al sol che splende
ed alla luna rifulgente
si svolge si svela spirito foriero
in un umile pensiero
 

Io non so
Io non so la pace del cuore
non v’è un attimo di tregua
o disperato o colmo d’amore
or che scappi oppur insegua.

Nei tormenti negli affanni
quando ghiaccia oppure vampa
in tante gioie o negli inganni
or tentenna or che inciampa.

Non v’è quiete nei sospiri
nelle requie o nei riserbi
tra gli sbuffi o forti inspiri
tra le rime tra i proverbi.

Non ho mai pace nel cuore
mai non c’è giusta risposta
che sia d’odio, o sia d’amore
mai è chiara e mai è nascosta.
 

Ed è Primavera
S’è aperto un fiore come d’ incanto
come una bocca spalancata, sorpresa
l' Inverno oramai che mostra la resa
il freddo in rugiada un ultimo pianto.

Il sole sbadiglia e sorride alla terra
stiracchia i suoi raggi fino alla sera
il buon vento spira, bisbiglia e sussurra
t’affacci un mattino, ed è Primavera.
 

E’ Tornata la pioggia
E’ tornata la pioggia
che goccia e poi goccia
poi croscia sui tetti
sull’erba sul prato
sui rivi secchi
dal grigio dal cielo
che esplode che boccia.

E’ tornatala la pioggia
che goccia e poi goccia
che riempie la gronda
che bagna la strada
che allevia e rinfresca
del secco la piaga.

E’ tornata la pioggia
che goccia e poi goccia
poi smette e un riflesso
di sole, d'arcobaleno
che brilla dentro una pozza.
 

La mia follia
Antro confuso ai primordi
visoni aurorali universi assurdi
scibile l’essenza mera naturale
dove sol Giano volge a guardare.

Il brivido un solo attimo mi prende
ma torna a ragionar la mente ?
là ove è spinto audace l’interesse
degli effetti non si fan scommesse.

Muove nella notte seria oscura
segugio belva orribil creatura
passato presente e avvenire
m'avvolge come serpe tra le spire.

Confusa rosa di cosmica alba
Troni Serafini Cherubini in calca
il mondo crea muove regge
l'animo e il pensiero sfocato strugge.

Spontanea la prossima inerenza
la curiosità germoglia in opulenza
veggenza ispira maledetta e ferace
Il brivido s' accende! - e tutto tace... ... ...
 

Abbandonati alla quiete
L’aria è calda, e lieta afferra
il pomeriggio e la campagna
la callaia ai campi, la mia terra
la quiete oggi mi accompagna.

Non si mostra un turbamento
le scorribande liete dei bambini
... e ne assaporo ogni momento
in ombra d’una Quercia noi vicini.

Tra le rive, i campi, il cielo chiaro
l’aria è quieta, - e da tutt’intorno
è la serenità; ne allieta il giorno
mi abbandono all'attimo sì raro.
 

Mattino
Lento s’affaccia il giorno
che ancor lascia soffuso
di luce un timido effuso
di lieto n’è il tutto adorno

Esala di nebula albina
che lontano poco rivela
l’orizzonte dolce declina
all'infinito l’animo anela.
 

Alba di Febbraio
Affossato e rossastro il tuorlo di luce
in empireo più in là uno strappo si scuce
che il cielo al biondo al bianco trascina
nell'argentea chiara foschia mattutina.

Balza dal fosso - in volo - fantasma m’appare
un airone che bianco alla nebbia scompare
che pian pian si dirada, si lieve, si scialba
che mostra d'incanto il risveglio su l’alba.
 

Il mare d’inverno
Sfoglia il vento d'inverno
il mare, onda e poi onda
che volta, irata e furibonda
infrange in lamento in fragore.

La spiaggia zuppa fremente
che estiva dorata dal sole
ora cela momenti e parole
e si mostra mesta e silente.

Schizzi! tra il grigio i Gabbiani
rimbombano flutti, sciaborda
di canti, di racconti di naviganti
sguardi, fari, grinzosi guardiani.

Sbatte, agita il mare d’inverno
scuote chi ha l’animo inquieto
l'onda muove, che pare d'invito
a tuffarsi, ... al limitare infinito.
 

Nostalgia
Quando la luce s’affina
la gente piano svanisce
la Luna si pone vicina
la sera il silenzio brandisce.

Intorno estatico stante
incanto riflette in un eco
lacrima un cielo sbrillante
che stelle tagliano sbieco.

L'immoto appare e rimane
all’intimo si mescola e fonde
ricordi e grovigli di trame
sussurri all’animo effonde.
 

Solitudine
Muovono i passi
sull’uggioso piano
lontano lontano

In volo in rauco
canto i corvi
neri e torvi

Pensieri disciogli
tra nudi rami
d'alberi spogli

Quieta scola alma
in fosso d’acqua
lenta e calma

Incede la strada
che arranca stanca
i campi affianca

Chiama una voce
a luoghi ameni
vieeeni vieeni vieni ...
 

Bella di notte
Sarai posta nell' Inferno
secondo cerchio, per l' eterno
in piedi stante o accosciata
a elargir natura data
spennellata, in mostra a sfondo
v'è "L'origine del mondo"

Una goccia di rugiada
sciuga ai bordi della strada
scarlatto petalo nel vento
falso specchio il sentimento
all'amore è indifferente
all'amore si sovente.
 

Ora
Baciami ancora, e baciami al mattino
di gemiti, di luce, di sussurri e di fiato
guardami e donami un bacio delicato
che sia prezioso come zaffiro e rubino.

Amami ancora, ancora anche stavolta
snodami dalla pelle tua, in carezza lieve
amami, che il tempo mio ormai è breve
e baciami ancora, ancora un'altra volta.

Ora; oramai tutto il mio tempo è terminato
nel buio nel freddo della notte se n'è andato
domani non tornerò se non in sogno, in volo
è solo il mio profumo sul candido lenzuolo.
 

Quel giorno sul battello; scusami se ......
Scivolava allora il diurno
nella scia sul grande fiume
quel sorriso nel barlume
ora ancor sfavilla eburno.

Tu biondina e parli e ridi
io ammaliato e rimbambito
di tal grazia fui smarrito
nel chiarore dei tuoi occhi
tra i meandri tra quei rivi.

Il ricordo - "così bella li dinnanzi"
ancora sento un po’ il tremore
un affanno, in un tremulo d’amore
tu sì lieve, e par che danzi.

Scusa tanto! oh dolce Fata
se quel giorno lungo il fiume
così: in un semplice mi piaci
non t’ho presa tra le braccia,
e di sorpresa non t’ho baciata.
 

Ad una donna lasciata
Ed ora, quando ti passo accanto
non scorgo splendere il sorriso
ed ora, all'atteggiato al lieto, viso
di sguardo vi è un afflitto manto.

Arida, soffoca in stretta al cuor la terra
seppur il cielo diluvia in pianto disperato
tutto l’amore, ahimè, si è rivoltato
la vita dal letiziar di tanto abberra.

Non vi è parola, ch’io volga in dono
che alla felicità ti porti, ti conduca
strada ch’io conosca, che io adduca
fuor dalla lavina dell'abbandono.

Oh destino, oh uomo, oh Dio!
come si può dar a soffrir si tanto?
la donna a cui passavo accanto
di occhi e di sorriso a brillar è un balenio!
 

Ci sarò per sempre
Nei segreti della notte accogli
i sogni - che stanno ad attendere
cercami! sarò immobile a tendere
le mie braccia come rami spogli.

Per sempre sarò ad ascoltare
il flebile lamento di rimpianto
in uno specchio a terra infranto
ci ritroveremo lieti a danzare.

Se mi vuoi io ci sarò a prendere
le tue braccia come rami spogli
e lieto sarà a risplendere, - il sorriso
che nei tuoi occhi ceruli accogli.
 

Strani giorni di Febbraio
Non v’è bianco non è il gelo
frusta solo un vento freddo
e lassù, un azzurro telo.

Spicca un sole lieve, inerte
pare si pronunci appena
di stranezza porta, avverte.

Dove stai giorno d’Inverno?
che ricordo assai marmato
che a finir - parevi eterno.

Torna bianco, neve, e bianco
torna freddo, ghiaccio, e neve
e si ! nel cuore mi rinfranco.
 

Chi chiama?
Un mugghio lontano che esplode
violento rimbomba con rapidità
la fiamma nel cielo che appiomba
che orba, che strazia qua e là.

A distesa, un inferno infernale
di morte necropoli oscura spettrale
nube s’innalza a presagio nel cielo
che fosco simile a un funebre velo.

Resti immoti, lumi vitrei e smarriti
guardi vòlti chissà a quali infiniti
infinito, immortale, di pace messia
né in cielo né in terra pare Egli sia.

E quel reboante e lontano sfacelo
oscura di morte la terra ed il cielo
nè cielo né terra lor son fatal sorte
chi chiama? ... chi chiama la morte?
 

Sensazione d’amore
Accogli freddo inverno amore
che invoca con intenso accento
su brina su ghiaccio su fili d’argento
da nubi nevose, d’ aurore lontane.

Amore che accolto s’espande
esplode in confuso tumulto
tra campagne, ed aride lande
or s’ode la terra in lieve sussulto.

Alto uno stormo d’uccelli migrare
nel cielo che scuro di guerra di morte
appunto d’accento mi pare indicare
in dubbio pronuncia d ‘amore si forte.
 

La Terra e il Gelo
Sta nei cieli freddi e algenti
dai natii ghiacciai candenti
sulla piana agguato sferra
ecco a nubere ivi a lui, la Terra.

Sposo, il Gelo vitreo agguanta
geo ignuda emersa, ammanta
argenteo ghiaccio e brina dona
alla Terra sposa sua, e padrona.

Ma lei all'amante amor reclama
bacio dolce, desio caldo brama
il Sole volge amor in raggio mite
alle invernali dee, le Ellebori fiorite.

Irata e assai furente agghiaccia e brina
e tutto gela; Nel proseguir terribile
a nulla rende tanto amor la Terra
a vincer alla vita tutta, la sua guerra.
 

Il Ritorno
Non fu più luce, ma tenebra eterna,
un colpo, un urto, il petto avvinse,
un tonfo funebre al nulla spense, spinse,
e vita e morte fu allor discerna.

Orfeo, di cetra e musica ei mi fu guida,
in versi e canti chiama, segui! - dice,
risalita ch’io in error feci con Euridice,
sarà per te ritorno a ridestar, a sfida.

Da fondo di lunga e nera piramide funesta,
non voltai assai attento tergo alla luce,
a ritornar s’appressa, se il passo adduce,
il respirar a vita fu mai così; fu manifesta.
 

La Morte
Tra le tremanti ultime carezze
le poche flebili parole accorte
s'ode mormorare roca un' ombra
… la Morte.

Velata al limpido appare
le mani fatali, protese e ritorte
oscura, in eclisse si frappone
… la Morte.

Il tempo crolla, torbido, scuro
il brutal cospetto si fà forte
al crudele viaggio, ti chiama
…. la Morte.

Passa un sol fremito leggero
in ultimo trepido respiro
il tramonto cieco insorge
ghigna! ... la Morte.
 

E Dio è la Terra
Calpestiamo la terra, zolla per zolla
passa la strada sotto le suole
si prende il tempo quello che vuole
e tutto muta e cresce, e tutto crolla.

Un passo ci siamo ed è l’Inferno
d’intondo il mondo sta in contrasto
il malvagio nel dissidio sempiterno
già ci stiamo nell'erebo nefasto.

Un passo e siamo nel Paradiso
la bellezza che accoglie il mondo
questa è la pace, il beato eliso
dall’alto cielo al mar profondo.

Non v’è altro posto in cui recarsi
non v’è altro posto per l’animo mio
siamo all’Inferno, ed in Paradiso
e la Terra è Dio
 

Tormento
Anima cupa, nera, e nera
senti la rabbia crescere - svanire piano.
Sussurra il diavolo, in nenia, in tiritera
tortura strazia in gran baccano.

Canta e balla e ride al tuo dolore
dolore e pena, agonia allo sfinimento.
E sazio e crudele, volta altrove.
Ritrovi pace, all’anima un fermento.
 

Sole d' Inverno
Sboccia il sole a capo d'anno
terso il cielo s'è azzurrato
sgoccia e sprilla la fontana
vola il passero sul prato
di clemenza v'è un inganno.

Va a posarsi sopra al Melo
bacia appena i rami spogli
del Ciliegio del Castagno
che di uzzol dan germogli
e a morir domani al gelo.

Oh desto Sole ciarlatano
di sto imbroglio me ne godo
la pianura ch'è un miraggio
dal calor che oggi è ammodo
al domani un desio vano.
 

La Befana
Vien di notte la Befana
nella notte fredda e scura
sulle spalle una gabbana
vien di notte la Befana.

Vola s‘una vecchia scopa
vola avanti, vola indietro
vien vicina, si allontana
sulla scopa la Befana.

S’avvicina ad ogni casa
guarda dove c’è un chiodino
dove appeso v’è un calzino
guarda dentro ad ogni casa.

Guarda e lascia nei calzini
nelle case le più belle
nelle case poverelle
o carbone o caramelle.

Tutti i bimbi fan capricci
tutti i bimbi sono buoni
lascia allora la Befana
lascia a tutti dolci doni.

Sente a volte e benedice
sente i pianti delle mamme
sente a volte chi è infelice
sente dolci ninne nanne.

Altre volte canti lieti
sente ascolta dei segreti
i bambini con le mamme
sente dolci ninne nanne.

Scappa in fretta la Befana
quando l’alba s’avvicina
stretta nella sua gabbana
sulla scopa si allontana.

Vola e crocesegno addice
nelle case le più belle
nelle case poverelle
sente i pianti e chi è infelice.
 

Quell’attimo d'indugio
Dentro uno sguardo si sciolgono i timori
dal vuoto, in etere, un flash, un lampo,
si staglia la certezza tra i pensieri
papaveri in contrasto al verde campo.

Parte un sussulto, parte un batticuore
s’alternan lesti e corti anche i respiri
senti alla pelle divampar forte un calore
e come porsi innanzi a Dio - ... inspiri.

Il tempo è fermo, quell' attimo d'indugio
proibita, lei come il frutto in Paradiso
rallentato m'avvicino, appena, adagio
su la bocca, gradevolmente tiepida - la bacio.
 

Filastrocca di Santa Lucia
Quando vien Santa Lucia
biscotti e latte nel cestello
un pò di fieno all’asinello.

Vien con il carretto pieno
lascia ai bimbi tanti doni
ai monelli, a quelli buoni.

Din Din Don fa il campanello
gli angioletti stanno in coro
bimbo bello sogni d’oro.

Ninna nanna in questa notte
la più lunga che ci sia
arriva arriva Santa Lucia.
 

C’era un cielo azzurro
e bianche frattali nuvole e mi beavano disteso
tra il Trifoglio dai fiori rosa e porpora acceso

l’Erba Salina "benedetta" dall agro sapore
i tuffi nell’andana di fieno nei campi al sole

spannocchiare giù in cortile all’aria tranquilla
e i capolini stesi ad asciugare della Camomilla

saggiare le rive, tra le Ortiche, tra "Rase"
il prurito il bruciore i graffi le dolci More

le cascine le corse ed urla alle vacche spaventate
fattori divertiti che agitavano forche sgangherate

e poi a richiamarci dalle porte dai balconi
bimbi che tornano alla sera in tristi processioni.
 

Le furie
Fluttuante in venefica pece
canta, cinta da serpe Megera
mescola il mare, mesce
in onda ribolle, plastica nera.

Di denso fumo, tanto spanto
chioma di serpi e femminil aspetto
pioggia riversa in acido pianto
piange e ghigna in cielo Aletto

Occulta fanghi e peste
rivanga in tartaro, ingiuria
la terra, di morte riveste
tace a tanto Tisifone la furia.
 

La Gioia
Quando il sole d’Inverno
distende la tiepida mano
quando uno sbuffo una lena
dall’ombra evapora piano.

Cascano gocce in un rivolo
da un candelotto di gelo
come in un pianto in un pigolo
scricchiola al freddo uno stelo

Quando distendi lo sguardo
al cielo di luce trapunto
quando infuoca devolve
di rosso il sole al tramonto.

La gioia che ora m’appare
che cerco altrove lontano
un giorno d’Inverno m’accenna
il sole con tiepida mano.
 

La passeggiata del vecchio
Andando a spasso al bosco
ai piedi alla collina
sovviene il pensier fosco
raggelando il sangue in brina
pensando ai tempi belli
di gran vigore e gioventù
quei tempi ormai passati
“ahimè non tornan più”
e cresce assai l’affanno
risalendo l’irto colle
si infischia del malanno
incedendo tra le zolle
infin raggiunto il poggio
appoggiandosi al Cipresso
gli sfugge anche l’appoggio
casca a terra come un fesso
gli scappa ai denti un ostia
finendo tra la ghiaia
“ma va n' su la furca”- alla vecchiaia.
 

In cielo l’aeroplano
Gorgheggia in ciel lontano, un aeroplano
pedala in fretta, altezzosetta sul sentier, la ragazzetta
solleva in su il nasino, e il contadino
indaffarato, bieco, ai campi, sì distanti
porta gli occhi al cielo, e sul sentiero
bofonchia sonnecchiando al brontolar,
tra il blu delle Genziane, all' ombra un cane
un bimbo afferra dolce con la mano, l’aeroplano
il rombo si distende si dirada , ognun ritorna alla sua strada

Stella disincanta
Di lacrime e tormento, s’infonda all’aria il pianto
alla sabbia polverosa, muto muoia quel lamento
alza gli occhi ed il tuo viso, che ricolmi sian di vanto.

L’animo tra spine, si sciolga freddo al tempo
or cada audace il velo - opaco a questo mondo
corri, libera nel vento, corri libera, soltanto!

Denuda, riflessa al cielo, al profondo blu del mare
oh ! stella disincanta colma piena di bagliore
sia di luce questa impronta, e per sempre sia a brillare.
 

Temporale
Il cupo plumbeo a Tramontana
al blu cobalto della sera
boccheggian lampi tra le nubi
lontano tonfi di lamiera

il cielo s'è macchiato a grigie voglie
il vento da tormento a rami e foglie
la pioggia al suol punteggia e rulla
tace all'improvviso come nulla

ondeggia lieve lieve un'altalena
una bandiera svola appena appena
 

La pace
M’immergo nella tua culla
oh! etra immota silente
ma l’animo ancora fremente
ronza indomito e frulla.

Un crocchio strana il silenzio
crepitano secchi i rami del pino
sfrigola il vento nel bosco - un violino
il mondo di pace n'è colmo.

Or si distende s'appaga
immerso in quest’ armonia
nei fasci di sole la scia
l'immenso che riempie che allaga.

Ma sol per un battito d’ali
plana il rapace nel vento
che alto urla in lamento
e si getta ai mondi astrali.
 

Ascolta breve il silenzio
ascolta breve il silenzio
che talvolta indugia
par si sia scordato
d’ approdare che l’ attendi

ed un vociar lontano
a frusciare è il vento
che muove in morbida carezza
tra gli alberi e si allontana

e scorre lento e sciacqua
il fosso tra le crespe
e il mulinare raccolto
tra le mute sponde

e il gracchiar che arriva
al gioco le cornacchie
o l’immaginario mio
che vaga in esilio errando

accogli breve il silenzio
che sotto alle palpebre
si accomoda accanto
al buio così vicino
 

Onda
Dove vai tu onda? di questo mare
specchio quieto d’astri e sorte
respirar se vuoi la notte come ti pare
o affondar in abissi o profonde fosse
preda del vento che dove vuol sospinge
e porta alla deriva a terra quel che tolse

Onda di questo mar che muove inquieto
e l’ animo mio di buio or s’infonde
torna! in preghiera io ti chiedo torna cheto
ma ora che rimbombi su ste sponde
e spruzzi e scherni mi tengo saldo alla mia croce.
 

E che c.... Make Italia great again
Tutti dentro allo Stivale
tutti dentro che c’è posto
che ci stiamo tutti quanti
alla riscossa andate avanti
voi, ch’io non mi prostro!

Tutti quanti belli messi
ancor col rosso bandierone
sulla strada, dal balcone
viva la liberazione! e che c...
liberati da chi, da noi stessi?

In mutande in processione
barba e baffi colorati
chiappe e culi depilati
questi sono i deputati! e che c...
della sinistra opposizione

Lotta lui per l'accoglienza
sulla nave in propaganda
a chi vuol piena la panza
diamo il reddito di cittadinanza
e avanti popolo, andate... e che c...

Tutti in corsa col progresso
tutti in orgia senza sesso
mi raccomando ge-ni-to-re!
no Mamma, no Papà e che c....
mah, io ho una chiara identità!

Tutti con la storia amata
con la Lega col Fascismo
comunisti e comunismo
tutta storia ormai passata
ma non l'avete superata?

Tutti al bar, no lavorare
siga elettronica, cellulare
è l' evoluzione culturale!
Mi consenta cribbio,
... ... e che cazzo!
 

XI Novembre
E' piacevole guardarti
in quel dì del San Martino
ove al lieve mitigare
si assapora il nuovo vino.

Tu, campagna nella coltre
che sonnecchi, intorpidita
da quel cereo di Novembre
il chiaro sole t'ha imbellita.

Pur tu fiume da quel pian
ove sgorghi rivol dolce
or superbo e rilucente
alla campagna che ti avvolge

Al rintoccar, di tridui e ore
volti, attigui al ciel, gentili
con campane a bicchiere
fan concerto i campanili.

Sei piacevole, a guardarti
oh mio mondo illuminato
in sto mondo desolato
oh mantello a me sì caro.
 

Girava una giostra
Girava una giostra pian piano
tendeva un bimbo la mano
tendeva la mano al codino
innocente rideva un bambino

Ignare persone contente
al mondo ormai marcescente
una ruota che gira, è la sorte
alla vita si mostra la morte

Girava un uomo perduto
il grido d'invidia era muto
malvagia una voce al richiamo
teneva un coltello per mano

Gira il mondo ammalato
incessante egoista accecato
girava una giostra pian piano
del bimbo tendiamo la mano!
 

Cerbero attende la vostra anima Old Sparky il vostro culo
Lungo il viale del centro
dove l’ombra è sparita
giace a terra una donna
violentata e ferita

Ai margini tetri di periferia
dove non guarda più nessuno
stanno vicini si senton traditi
dei poveri vecchi impauriti

Davanti ai locali alle vetrine firmate
pupazzi di gomma maleducati
con sguardo feroce mosse da duro
van presi a calci dritti nel culo

nel cassonetto lungo la strada
un crocifisso è stato gettato
si dice che offenda il chiaro alone
la nuova cultura in evoluzione

cosa s’è perso in questa bandiera
in questo vento che non ha vanto
attende la terra il vostro pianto
io non ci sto son quel che sono
andate a cagare con il vostro perdono
 

Silenzio d’Ottobre
Silenziosa sterrata distesa ai campi
tra il boschetto e il sonnolento fosso
la sera al crepuscolo si cala,
soffia tra le rive un tasso!
Si svegliano lontano soffuse
le luci dei lampioni del paese;
s’ode appena il frusciare dei passi
sulle foglie accartocciate, stese
 

Autunno
Dipingi di sole inatteso
Autunno pallido e stanco
ombrato di bruno,sta il campo
sta l’acero in fiamme di rosso di arancio

Dipingi di sole inatteso
colora il tramonto, il mattino
con l’astro che fa capolino
tra il velo di scialbo nebbiare

Dipingi di sole inatteso
dipingi chi ha l’animo affranto
che scorga il sole soltanto
giallo velato, nel lieve brumare

Dipingi di sole inatteso
la strada che appare pian piano
dal buio, dal cupo richiamo
in ocra, che lieta ti porti avanzare

Dipingi di sole inatteso
il fiore posato a ridosso
alle sponde del morbido fosso
che scorre silente gettandosi a mar.
 

Vi dono
Vi dono i vostri sogni
sarò come immagine
increspata nello stagno
vi dono la vostra voce
ascolterò ogni parola
vi dono le vostre scelte
che saprò comprendere
vi dono i vostri pensieri
come la notte silenziosa
lascia alle stelle brillare
vi dono umili i miei passi
che rimangano polvere
come scia di stella cometa
finché i nostri occhi non si
incontreranno ancora.

(ai miei figli G. / L.)
 

Umor Nero
non ho voglia di pensare
il vuoto inzeppa improvviso
un silenzio privo di rumori
l’immaginazione sembra svanita
confusa nell' acromatica mattina
come il nulla tutto intorno
una vecchia cartolina opaca
di squallore, cemento grigio
e grigio acciaio o ferro
e grigio appare pure il cielo
scavo a fondo nello sbiadito
scialbo dei miei pensieri
tristi o malinconici non saprei
oltre la finestra luminosa
cerco un onda un colore
ma scorgo solamente il blu
del cassone dei rifiuti.
 

Tra gli alberi del parco
tra gli alberi del parco
riconosco il cinguettare degli uccelli
ed i tronchi incisi da fanciulli
le vecchie panchine solitarie
ricordo la quiete di silenti lettori
le risa e i sussurri a tarda notte
ed i lampioni dai lumi timidi
tra gli alberi del parco
semi ciucciati sputati a terra
cicche consumate gettate ai bordi
bottiglie dimenticate abbandonate
piscio fetente che mescola l’aria
merda lasciata da educati dogs lovers
ceffi scuri dal passo dondolante
scimmie urlanti incazzate, nere
tra gli alberi del parco
tra gli alberi del parco
tra gli alberi del parco
 

uno su un milione
il Fuoco arde, sul crinale
il vento spinge fumo e fuliggine
l’aquila in volo porta rami per il nido
la vecchia strada riecheggia di passi
avanti, alla cima fronte a noi
me ne frego se calpesterò la merda
che le panciute vacche mollano sul verde prato
se il bianco della neve accecherà lo sguardo
non importa se il sudore sarà misto a sangue
la Croce in vetta attende
che ancor sia posato ai piedi un fiore
 

Riflessioni d'Autunno
Vorrei avere parole leggere
come le ultime foglie
rosse gialle tremolanti
Vorrei avere pensieri leggeri
come umile fumo morente
Vorrei sogni leggeri
come rugiada che veste
gli steli d'erba scolorita
Vorrei un passo leggero
che non adorni il sentiero
di umido velluto bruno
Vorrei udire verbi leggeri
come alito che dissolve
nel fresco del mattino
mentre la campagna
si svuota di accesi colori
i profumi di terra soffocano
l’aria leggera d’Autunno
 

Disperato l’uomo
disperato l'uomo non ricambiato d' amore
naufrago moribondo, vittima di densa marea
un profumo ch'è veleno, che striscia sulla terra
a passi lesti come un folle segugio sulla preda
anima che non trova ombra ove sostare
un essere abissale con fauci spalancate
in cerca di parole che non potrà mai udire
scruta da finestre di gelatina e cera
ride e ride ad ogni futile attenzione
e ride e ride alle briciole concesse
ed intorno è un vuoto, deserto irreale
e le chiacchiere e gli scherni sono silenzi
maschio perduto in amore che razza di coglione
 

La lotta
conosce solo la verità
dell’acqua che corre verso valle
il fiume
non si guarda del pesce
che lotta contro corrente
per la vita
si fotta, il fiume!
 

Lascia che tutto
Lascia che tutti i tuoi rimpianti diventino rimorsi
e fai quel cazzo che devi fare !
un usignolo fischietta soavemente
tra le rosse perle del melo selvatico
tra l’erba rasata del prato, i passeri
rotolano chiassosi e litigiosi
si cercano i merli con liete danze
e la gazza s’aggira sospettosa
il sole discreto si affaccia al tuo viso
ed il vento scuote le foglie e bussa alla tua pelle
lascia che ti porti in viaggio con se, la vita
riempi la tua anima, goditi la gioia
il tempo spietato ma sincero non ti tradisce mai

l’usignolo forse è volato altrove
ed i passeri, i merli, e la gazza
non si curano di tè.
 

Il mazzo della Briscola
Il Re di Cuori di bianco vestito
fa la morale ti punta il dito
il braccio lungo prende denari
il braccio corto dispensa regali
le regine stan chine a pregare
i fanti in gran lustro tutti a ciarlare

Il Re di Picche il più cattivo
ammazza tutti così è deciso
e poi fa la guerra a chi gli pare
andargli contro - cattivo affare
le bionde regine fan le moine
i fanti si spostano oltre confine

Il Re di Fiori il fiore nero
forse s'è perso in qual sentiero
piange non molla l’asso di fiori
liberatemi voi da questi invasori
le regine scappan da corte
i fanti tutti si giocan la sorte

Il Re di Denari si tiene distante
il gioco produce denaro sonante
aiuta soltanto chi n'è degno
in cambio pretende parte del regno
le regine gli corrono incontro
i fanti rossi non gli danno torto

il Due di Picche.... è la povera gente
il due di picche non conta niente

e il joker? nel mazzo della briscola il joker non c'è !

Fai di me un angelo
Fai di me un angelo
in volo sulla pagina bianca
un uccello dal volo silenzioso
che diffonde segreti e meraviglie
una rosa che sboccia
colore e profumo e spine
così nell' azzurro del cielo
così nel nero della notte
fai di me in un soffio confuso
il battito veloce del cuore
e quella lacrima che si arresta
per un attimo

Il Passo
Non conosco quale sia la direzione
chi diretto n’ha creato opportun solco
o vagando ne ha proposto altro
pur che esista, all’armonia dei respiri
il corretto passo da percorrere
o solo strade...
passate, o tempi nuovi, destini diversi
che conducono a seguir luoghi distanti
notti di stelle, pavè o terra o nebbia
lontano da qui...
ci accoglierà un abbraccio.

La Trottola
arrugginita nei suoi anni
la vecchia trottola
che a lungo ha girato
percepito il mondo solo dai suoi occhi
udito - che l’eco della sua voce
ormai il tempo non gli mostra che la sua prigione
e vede ora - il cerchio dei suoi passi
in un solco consumato
e lo specchio frantumato
della sua immagine

Catene
Anche gli alberi il vento chiama a volare
- vortica un capriccio sulla strada
li accarezza urla e li spinge
si piegano tenaci radicati alla terra
si libera in ultimo volo la foglia
volano liberi i semi - nati liberi

E così muore

E così muore
sotto le fredde insegne a neon
e tra le pieghe di vecchi giornali
e così muore
tra le tortuose solitudini
e sopra miseri cartoni
e così muore
lungo strade buie di periferia
tra luci di stop, e scarichi fumanti
e così muore
tra soldi sporchi , polvere e fumo
grida , proteste , e pianti
e così muore
sotto veli di seta e nylon
promesse , e fedi d’oro
e così muore
tra le stanche mani di vecchie madri
e ricordi di anziani eroi
e così muore
tra la nebbia e i campi
tra le sabbiose sponde d’un fiume
e cosi muore
e non ritorna
come d’incanto l’alba
ad ogni giorno che resta

I Campi dorati
Non scordare le mie mani
quando il vento d’estate
mi porterà attraverso i campi di grano
mi seguirai lungo il volo degli uccelli
e dormirò sogni dorati
come i campi di grano
e tu non scordarti dei miei occhi
quando il sole brucerà il mio sguardo
come i campi di grano
mi sorriderai guardando la notte
nelle fresche sere che verranno
e non scordarti le mie parole
che sono il vento, il vento che soffia
tra i campi di grano
e con te sarò ancora sulla lunga strada
come quel giorno quando i tuoi capelli
sfiorarono i campi di grano

Tapu
Raccolsi quel sorriso, da quel viso
fu ciò che di più bello,
avessi mai veduto, e conquistato
in una donna; e ci morii
- ed il peccato è alieno
con le sue file di predicatori
- ed è l’amore sulle macchie
di errate convinzioni
sull’asfalto e sulla terra
percorsi e consumati
or me ne nutro e mi distruggo
al suo potere ,
e a ciò che fu quel sorriso.

Visioni d' Autunno
Lo strascicante velo, di abito da sposa
dai campi erbosi e freschi, la nebbia va mostrar
e l’alberi diversi, come dipinti a sfondo
confusi, mossi appena, paion vezzeggiar
e gialle rive e sponde, che poco alzate ai prati,
i lacrimanti fossi, vanno ad abbracciar
e il piccolo sentiero, che scende lento e scuro
al provinciale fiume, par lieto di portar
amata mia pianura, morbida campagna
quanta dolcezza all’animo, al lieto rimirar.

La strada ebbra
Conduce i passi lontano
la strada ebbra
tra polvere e vento caldo
lascia alle spalle tristi lacrime
e trascina verso il confine
ove rinvengono sogni, e rabbia
i passi di piuma si fondono
all’amaro sapore di occasioni
tempi e luoghi, perduti
ruoto inverso alla terra
e sorreggo la mia parte di cielo
respirando aria soffocante
il sapore acido alla gola
... e mi conduce ove partii
la strada ebbra.

L’Ispirazione
Frugar remoto in arca
più in là dell’orizzonte
com’aquilone o barca
cercan vento ed onde.
Avanti al poggio al colle
sospinto è il senso, è il guardo
e come aratro in zolle
riversa il pensier glabro
Gettato mal su carta
codesto bel sentire
l’ispirazion è certo
che lesta ha a finire

Silenzio rotto
Scorrono fugaci ombre di nuvole
come immagine infissa in vetro
e senza parole guardo intorno
e senza parole guardo te
lasciando sogni e segni soffocati
come specchi infranti e opachi
nella terra saranno le parole silenziose
ed i gesti come graffi sulla pietra

camminando tra le mie distanze
ho udito il vociare del tempo
l’eco del mio vento chiamarmi
con rime sconosciute parlarmi
tutto il rumore del mondo
attraversare impetuoso il silenzio

e scorreranno le mie parole
ch’eran silenziose e vive
e s’espanderanno libere
si rivelerà improvviso
ciò che da tempo è scritto
indelebile sotto la mia pelle

Amor
che or sei come primavera
o come onda che si ritrae alla spiaggia
ti perdo come luce all’imbrunire
e ti ritrovo tra i lumi della notte
d’amor morrei, se tu fossi amore
ma se tanto affanno ch’arde in cuor
e amor non sei, tanto val morire;
ma di questo amore viver vorrei
disperato amore! disperato amore!
cammino a piedi nudi sui tuoi passi
a raccogliere gli attimi che lasci
come cocci gettati e abbandonati
e come onda che si frange alla spiaggia
mi riverso in dono, con perle e conchiglie.

Sguardi e parole
Vedo sorrisi felici sui volti,
ed il sole rinascere dalla pioggia,
e sbuffi di nuvole nel cielo blu,
- e la mia tristezza?
tra quali braccia v’è spazio per la mia tristezza
la prenda il vento e la trasformi in carezze
come lui sa fare all’erba del prato
o tra i capelli di donna
- e le mie lacrime?
le lascio cadere tra le onde del mare
che si riversino in un bacio
come spuma si effonde agli scogli,
o sulla pelle di donna
e tutto il mio amore?
lo lascio ai miei sguardi
e alle mie parole confuse.

Sguardo d’amore
Ho udito, guardando nel tempo
una musica struggente,
un bagliore mi ha attraversato
guardando il fiore del destino
e brucia, come lava nelle vene!
sono al confine del non ritorno
per un passo immolerei la vita
pur di perdere con l’amore;
ricordo il tempo delle pergamene
che dea portava tra le mani
e la voce del putto arciere
ch’è un labirinto di verità
mi sono perso, tra le mie paure
tra i fantasmi che non vidi;
ora voglio gridare, e danzare
fissare i suoi occhi e perdermi
perdermi, forse per sempre.

Fiore selvatico
Fu camminando per un giardino, un giorno
che fui colto dalla dolcezza velata d’un fiore
da quel lieve candido colorito
dai delicati e morbidi petali vellutati
e quel profumo, estasiante, intenso
ne fui subito assuefatto ,sedotto
e ora, non posso distogliere lo sguardo
a tanta intensa, e semplice bellezza
o i mie occhi si spengono nel nulla
e se il sole allontana di poco la sua ombra
mi sembra d’essere solo abbandonato
ed il vento, se si porta lontano quel profumo
l’anima mia precipita rotolando
e non poter sfiorare quell’esile stelo
è come morire.

Dedicata
Nessuna luce a tremolar, nella volta sfavillante della notte, par tanto bella e splende
anche a guardar ad una ad una tante infinite stelle, a comparar a lei non v’è nessuna
pure la luna, d’un quarto s’è scostata, a lasciar spazio allo sguardo mio sperso e rapito
resto incanto all’immagine ammirar,e pur la notte, par comprender, e tace silenziosa
l’aria leggera sfiora il mio viso e mi ridesta, portando con sé segreti sospiri, e pensieri.

Sei lontana alla sera
Cala la tristezza, piano, piano, piano
mentre si stende stanca la mia mano
il cuore batte, forte, forte, forte
io mi abbandono come fosse morte
sussurro in un sospiro, il nome invano
socchiudo gli occhi piano, piano, piano.

Il dono dell’amore
Potessi librarmi nel tuo cielo
come il Condor tra le alte vette
planar nell’alito tuo, bacio leggero
oltre il volo d’Icaro, se il Sol permette.
Lassù t’incontrerò, ne son certo e sicuro
spoglio di timori, di guai, e di catene
ti svelerò il mio sentimento puro,
e degli amanti lacrime, non di pene
di gioia, copiose cadranno come pioggia
e alla terra arida, germoglieranno in bene.
I fiori, che dall’immensità, alla vita
fioriranno da speme, sensualità e calore
renderanno tanto dono, come amore.

Ricordi
Fuliggine posatasi sul marmo
non restano che le ultime ceneri
di parole e sguardi e risate, di baci,
impronte passate alla polvere.
La fisicità fusa e confusa all’amore
ma corpo e anima, sono distinti.
Ciò che non svelato è or segreto,
ed i sogni divenuti seppia al tempo
utili come combustibile alla vita.
Idee affrescate, e dimenticate
sotto coltri di pensieri variati,
volubili come vento e sentimento.
E la mia morte, e domani è ricordo.

Luna
Potrebbero offrir meraviglie ai miei occhi
ed io incanto, immobile, a guardarti
rifulgente , meravigliosa Luna
in argentei specchi a te son rivolte l’acque
e versi ed odi a te i poeti in dono
e l’anime selvagge della notte, i loro canti
io nulla ho da donar, o quel che provo
e così, a te mirar, rimarrei, per sempre.

Re d’amore
Recondita emozione d’amore
raggio di sole mattutino
che non trova spazio nell’ombra
dischiudersi il tempo che basti
perchè voli libera ,incontaminata
e come cometa mi guidi,
sarò Re.

Ladro d’amore
Rubo il tuo corpo con celate carezze
alle quali sinuoso non si oppone
rubo i gesti che le mani offrono leggere
come ali d’angelo che sfiorano il vento
rubo il miele che gocciola dai tuoi occhi
sono predone alle tue parole e risa
rubo ai miei sogni il tuo viso
sono ladro d’amore, se il sole non sorge.

Malinconia d’amore
Io non so
perché si tanto amore
si perde nel silenzio
nella struggente inquietudine
si diffonde nei miei occhi
sciogliendosi, per perdersi
come lacrime del rimpianto
che il tempo non asciuga.

La Sirena
Cantami Sirena , cantami il peccato!
urlami la voce del tuo affanno!
stillami veleno, dal tuo clorato seno;
l’anima mia ho condannato al fuoco
dell’ eterna dannazione, e la mano,
che ha sfiorato la seta del tuo corpo
anche la carne ha consumato al rogo,
ch’è come l’eco a seguir parole amare
e non ha pace, la vita dell’uomo mortale
se non divori , sin a saziare il tuo ventre,
vagherò allor perduto nella burrasca
sin al perdono dell’immortale.

La finestra sulla strada
C'è una finestra che si mostra sulla strada,
rialzata, sopra un vecchio portone in legno,
che senza fine, rapisce il mio sguardo al mio passare,
come quella volta, quando anima licenziosa,
affacciata ad essa, trovò i miei occhi, e mi sorrise,
e colse il mio stupore ,ed io arrossii tremante
mi guardò, come natura si propone a schiudere un bocciolo,
ancor spensierato nello spirito e nella carne,
fui sconfitto da quel fervore, e pur io sorrisi,
allor timido e timoroso non oltrepassai quel portone,
che pur ricordo bene, tanto lo guardai
or tra i sospiri ti custodisco segreta in cuore,
ma è bello ch'io ti ricordi così, Venere perduta,
così, come si perde ancor il mio sguardo,
alla finestra ormai chiusa.

Enfants perdus
Ove l'odio sovrasta l'essere umano
un uomo conduce un bimbo per mano
conduce il suo bimbo per la sua terra
conduce un bimbo a fare la guerra.
Accanto ad un mitra il bambino soldato
desueto,perduto, giace straziato
sbranato dai colpi d'un altro innocente
cotanto candore dissipato nel niente.
Occhi sbarrati,mesti,stupiti
annientan ricordi di gioia empiti
il viso rigato dall' ultimo pianto
l'infanzia rubata da fucili d'assalto.

Uomo morto che cammina
Cammino ai rintocchi dell'ultimo tempo
il fantasma che incede ciondola lento
son ora lo spettro di un sogno lontano
ho accolto la voce del perduto richiamo
la pura follia, è un colpo di spada
fende la vita , disegna la strada
sono ancor uomo , non sono nessuno
-uomo morto al cammino - grida qualcuno
seguo la sorte incontro alla Morte
oltre la sorte incontro la Morte.
Or sento il serpente che morde la carne
il veleno dell'uomo si mescola 'l sangue.
Chiudo ora gli occhi , è come volare
chiamo il mio Dio , perdona il mio male.

Sognatore Errante
Camminerò per terre arse
Vagherò in paludi infauste
Udirò solo il silenzio
Non avrò amore

Avvertirò il calore
La frescura mi pervaderà
Il silenzio mi svelerà segreti
Sarò colmo di gioia

La Nebbia
Avvolge, nasconde d'intorno, la corte ed il muro
il rasente futuro, ch'andando t'incontra
sagome informi si riempion pian piano
confuse, le luci che scorgi lontano
e, paion richiami d'un tempo passato,
per me che son nato, in sta terra Padana
ove regna sovrana, ch'è un incanto, la nebbia.

Il tuo amore
Il tuo amore è come il mare
il tuo bacio come l'onda
fievole , pacato
impetuoso mi travolge.

Il tuo amore è il vento
una carezza una folata
un soffio vaporoso
che sobilla vorticoso.

Il tuo amore è il sole
un ardente armonia
che accende, che brucia
è il tepore che riscalda.

Il tuo amore è l' orizzonte
dove il cielo si unisce alla terra
in un eterno abbraccio.

Il tuo amore è una strada
tra verdi colline e deserti
una strada .........
che conduce lontano.

Eclissi

Ho eclissato la mia luce e dato vita all'ombra
l' apparenza immobile minacciosa
si staglia priva di profumo e di calore
estendendosi oltre il muro , oltre il vuoto

nutrendosi delle mie paure dei miei colori
spiriti inquieti , spettri sogghignanti
satiri e fantasmi di ghiaccio
si atteggiano a dei , colmi d' ira

prigioniero in una gabbia di marmo
cerco la fonte , la possiedo
l'energia muta, sopravvive, evolve
mi scuoto nel fulgore.

Tra i sogni e la Terra
Spesso mi chiedo......
se la realta' sta tra la terra ed il cielo
ed i sogni tra le stelle e nelle profondità del mare
si puo vivere tra le stelle?
sognare camminando per la strada?

L'amore , il sole , l' acqua , un seme !?

Io vedo una stella....tra la terra ed il cielo.  

Emozione
Muoviti libero
oltre il succedersi del tempo
un solo momento
un secolo
un ' era
è nulla ... ... all' eternità
il lieve contatto dura un ' attimo
fuggente, il brivido scorre sulla pelle
il fuoco in un baleno divampa nell' animo
la Dea dell' Amore erompe in un palpito
mai si ferma un' emozione
ed è per sempre  

Vorrei
vorrei a te regalare un sorriso
vorrei trasmetterti un' emozione
vorrei donarti un' illusione
una speranza , un risposta,
con poche righe
con una scarsa rima
portarti sui monti , fino alla cima
arrivare agli abissi
vorrei donarti il mio sogno più bello
se l' avessi un castello
il più umile fiore
vorrei ...vorrei
che tu legga amore.

E nasce una poesia
Chiudo gli occhi ...
guardo dentro me stesso...
poi... ...
chiudo gli occhi ...
vedo intorno a me ...
e nasce una poesia. 

Vedo e Credo
"E' Relativo" dico io
eppur son certo , esiste Dio!
sé non è la fantasia
incantesimo o magia
o all' errar del pensier mio
che assaporo la fragranza
che và oltre la sostanza
chi è allor l'architetto
che ha creato con diletto
spazio, acqua, cielo e terra
stelle , oro, incenso e mirra
che sia un dubbio o un dilemma
non si può dimostrar lemma
e la via al Paradiso……?
spero sia , cosa sicura
se no…. è una fregatura !

Cavalieri di_versi
Soldati arroganti
brutti , storpi e analfabeti
ma sognatori urlanti
trovatori e poeti
non di prosa e poesia
ma di speranza, rabbia, nostalgia,
non con grammatica, metrica e schiamazzi
pazzi gesti o grandi fatti
diciam la nostra e ci facciam sentire
ma con pochi scritti
" lasciateci dire"
e se non riesci a capire
forse tu, non stai a sentire,
con il cuore non con la mente
per favore , sii indulgente
quel che importa è la fantasia
dacci dentro e passa via.

Piove
piove
s´empion le gronde
alle sponde, si alza il fosso
a ridosso, di campi e sentieri
piove
di nubi ferrigne e bigie
effigie, di reprobo giorno
adorno, n´è il cielo d´intorno
piove
di passeri il canto non s´ode
esplode il boato di tuoni
proni son gli alberi al vento
piove
battente alla vista nasconde
le fronde che spezza e che spazza
impazza il tempo scorrazza
piove
e spunta un arcobaleno;
il sereno ed il sole risplende
riaccende luce e colori
non piove
s´ apron, persiane e finestre
meste escon le genti
senti diffondersi, risi di gioia
non piove
scompare la noia.

La forza dell´ amore
Come il giunco tenace
si piega alla forza del tempo
si l´animoso guerriero
chino il capo sulla spada
piange
piange lei che ama
ov´è la forza ,il coraggio..... lei
in me strugge quel guerriero
e nel ricercar l´impeto
nelle realtà vicine
é nell´immenso lume della notte
che scorgo la solitudine
solitarie son le stelle tra infinite stelle
solo son io da te lontano
ti amo!

Annuncio di Primavera
Disincanto,
un eco di fiorire si diffonde,
vezzeggia
al ciel sereno, al prato
il venticello,
il torrentello guizza
e ammicca al sol,
replica al chiamo
gemme e germogli
fusto al risveglio,
al nuovo germinare.

Santorini
Nel cielo, dipinto dalla sera
il sole si scioglie piano piano
cala il tramonto nella caldera
il mare di seta ondeggia vano.
Gabbiani in volo, spalman colori
l´orizzonte scivola via
sovr´il colle suadon sapori
destan fatati l´anima mia.
Nuda, la roccia frastagliata
mare e vento bussan rissosi
nuda, la pelle, libertà amata
giorni trascorsi, sedati, gioiosi.
Mura, in bianco colorite
portan tetti celesti e turchini
falce di terra , isola mite
gaio al ricordo tuo, Santorini.

Sogno ... e vita
Quando terra e cielo e mare
si coloran dell´ oscurità,
scintillii si mostran al sognatore
che va´ cercando albore,
spiragli nell´oblio.
E se ti permetti
di percorre il calle involuto,
oltre il valico, vinto,
pur gli spettri di nero vestiti
che soggiornan nell´ essenza,
non destan più paure
e se li incontri, si mostran inermi
e se li prendi e li stringi in pugno,
come nulla si dissolvono
e se guardi a fondo...
nell´animo,
ove prima era buio
ora è luce.

Non solo ... piccolo pensiero
Non solo alle tenebre, brilla la stella!
non solo un momento, profuma la rosa!
non solo dove sei, sta´ il fiume!
non solo dove ti accarezza, è il vento!
non solo se la sfiori, è morbida la seta!
non solo a marzo fiorisce un fiore!

Nevica
Scende danzando, dal cielo leggera
or vorticando lieve e scherzosa
or grassa, pesante, sonnolenta si posa.

Si posa in candido bianco mantello
copre il brullo dormiente prato
copre la terra, ricopre il casato.

Alla finestra, incanto a guardare
il cader dei fiocchi, che fanno scordare
il tempo veloce, che passa e passato
rifletter a quell', che ancor non è arrivato.

Ed insieme al suo lento continuo cascare
ed insieme alla neve, alla terra, si deve tornare.

Attimo di libertà interiore
Il pensiero altrove.
Lo sguardo all´infinito.
Eterno - breve attimo fuggente,
come una stella cadente.

Amore è musica
D' infinita grandezza è l' amore,
irrompe nei remoti silenzi dell' animo mio
destandomi le spente rabbie.

Arpe e angeliche trombe,
sonan, irruenti e dolcissime;

Tamburi batton ritmi incalzati e or lenti,
spezzando il tempo.

In 'sta melodia danza il core mio.

Ove ero al tuo prim sorriso?
Son ora nel blu dei tuoi occhi!

Mattino d' inverno
Argenteo velo, si posa sui prati,
la brina d' incanto, li ha trasformati,
di mille bagliori, si riempie il mattino,
la nebbia leggera, si cala vicino,
un passero posa, il suo becco affamato,
s'un povero pasto, che il vento ha lasciato,
due grigi corvi, s' un nudo ramo,
tengon le ali strette e lontano,
fugge, fin dove non vedi,
il fumo ed il pensier, che volano lievi.  

Il ciliegio selvatico
Nell' angolo buio
lungo il vialetto
sta' tutto contorto
pare un vecchietto
scuro nodoso
non flette al vento
è piccolo e tosto
pare contento
tra i fiori più belli
tra gli alti fusti
aspetta paziente
il suo tempo giusto
poi un bel dì
senza esitare
i suoi fiori semplici
vedi sbocciare
con quel profumo
unico e intenso
….ma
un soffio di vento
spezza l'incanto
i suoi esili fiori
il suo unico vanto.             

Come fuoco al vento
Incerti i passi al domani
come fuoco al vento
polvere tra le mani
non risa , il lamento
s'ode , tra i richiami
delle genti e pianti sento
e appaion occhi strani
e voci che a stento
tra i sussurri vani
muoion dentro.
Un 'agonia alla terra
tra i deserti e le bufere
dei figli suoi alla guerra
ne stendardi ne bandiere
al vento ed erran
della pace le chimere.  

Preghiera
Nume Trovatore
sfoglia indulgente le pagine
del mio tempo
e stendi con penna leggera
i passi dell´ avvenire
si che io possa temperare
ove scritto con impeto ed irruenza
e sottolineare le rime migliori
e le dolci e sagge parole
e con fantasia riempire
i tratti incompiuti
e migliorare dove mano stanca
ha scarabocchiato parole
e raddrizzare con senno
le norme della grafia
dipingi miniature di colore
ed arricchisci lo scritto
ed infine sfiora
con mano lieve
il chiudersi della tua opera.  

20 Ottobre
Ne mai più
potrò scordar quel dì
e la carrereccia strada
che per li fangosi agri
discendendo lungo il Lambro
al groviglio di rubin menava
e la vecchia Quercia
che chissà quanti
presi d´amore
di li passar n´ avea veduti.
Scendea sottil la nebbiolina
d´ Ottobre nostro
ma n´ ero escluso
tanto di blu e di sorriso
m´ avea rapito
ed in quell´ eden
ch´è il mirar di fortunati amanti
finia il solco ed il filare
ed un sol guardo
come d´ invito ci portava
a quel mar
che lento e lieto
dondolando
ci abbracciava.   

Il canto dell´ usignolo
Se dell´ antiche civiltà, degli originari avi,
avessimo l´ esaudire!
Un´ austero Dio udir dalla rupe,
presentir il suo infuriare sulle burrascose acque
e con tuoni e saette, ammonir, il generato essere;
forse, non avremmo eserciti di angeli e demoni,
evoluti crociati , cavalieri di morte,
ignoranti e avidi di inferni e paradisi;
e se ascoltar l´antico Dio col cuore
e non con scritti, parabole, dottrine e dogmi
avremo a conquistare la ragione
allor, il paziente saggio, in riva al fiume,
non il nemico vedrà passare
e alla Borea e allo Scirocco volterà beato,
non eremo, a ricercare l´ armonia.  

Sapori semplici
Come un amante alla sua amata,
un mattino, vidi il sole baciare la terra
e d´intorno, tutto era un sorriso
in quella semplicità
quel dì, in quel momento
assaporai la vita.   

Oltre la porta
Assaporo la quiete
nell´ immensità vago
aleggio nella percezione
il pensiero non ha orizzonti
la mente non ha pensieri
mi abbandono
solo spirito
ridente, si innalza
spazia, si trasforma lieve.
Meraviglioso viaggio.   

Il canto del mare
Nel mio silenzio odo il mare
il perpetuo celebrare del mare
urla, si esalta, gorgheggia
poi si spegna sulla sabbia,
un´ onda, poi un´ altra e un´ altra ancora
fin ove arriverà il tempo, dai tempi.
Nel mio silenzio ascolto il mare
il magnificare del mare
Tu l´ hai creato,
io ascolto solamente ... il mare  

Dama
Come una poesia,
soave suon che da lontan proviene,
dolce melodia.

Del tempo sei , danzatrice silenziosa
ispiratrice musa , passione impetuosa.

Il raggio di sole , catturato da un ruscello
brezza calda della sera , or bufera.

Etereo il tuo splendore , arde fuoco nel tuo cuore.
Umana rosa , candida bianca sposa

Terra d´incanto che non conosco
smeraldeo pasco , oscuro bosco

Lieto vagar per i tuoi colli
delizia errar per le tue valli.

Onda burrascosa del piatto mare

Il sogno sei ,
da viver
non da scordare.  

Filastrocca che piange
Piange il Salice Piangente;
Piange il monte da un torrente;
Piange lava, il vulcano;
Piange il cielo, un uragano;
Son lacrime di fata la rugiada del mattino;
Piange fumo, da un camino;
Piange nebbia questa terra;
Piange il mondo con la guerra;
Piange questa breve storia,
che dà al pianto, un po' di gloria.   

A Lei
Or che alla tarda sera giunsi
e nel romito mio giaciglio tacqui
il pensier mio che licenzioso vaga
a lei creatura malizioso vada

d'improvviso quelle quattro mura
d' un incantato regno furon dimora
ruppe il silenzio che aleggiava
il palpitare del cuor mio che trionfava.


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