Poesie di Mario Bruno


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Nato a Tursi (Matera) il 06/03/1949, vi ha frequentato le Scuole Elementari e le Medie.
Dopo qualche anno frequenta la Scuola Alberghiera a Lucerna (Svizzera). Di lì passa in Germania per lavoro dal 1968.
Nel 1972 tenta altra attività a Genova come saldatore,ma, non essendogli ciò congeniale, ritorna in Germania.
Nel 1975 ritorna a Tursi gestendo in proprio un Bar-Ristorante tenuto sino a settembre 1989.
In quest'ultimo anno si iscrive alla Federazione Pugilistica Italiana, organizzando e curando a Tursi parecchi giovani, pur tra le molte difficoltà per mancanza di palestre stabili.
Uno dei suoi allievi, Francesco Bellitto, proprio nel Settembre 1989, è divenuto , a Foggia, campione regionale di Puglia e Basilicata.
Alla fine dello stesso mese riprende la via della Germania ove,appena giunto, lega con un gruppo di artisti della musica ed il suo animo incomincia a sprigionare testi di canzoni.
Alcune sue poesie sono state musicate e cantate da un complesso musicale tedesco (Orlando & die Unerlösten) e spesso trasmesse su emittenti radiotelevisive.
Da tre anni prende parte ad un concorso per poeti in lingua tedesca.
Quest'anno, 2008, gli viene comunicato dalla giuria che la sua poesia è stata scelta per la pubblicazione sulla prossima antologia.

 

La casetta
Spesso mi ritorna alla mente
la casetta di lá del torrente
era assai piccola e bianca
e la vita non era mai stanca.

D'intorno fioriva ogni cosa
nell'aria c'era odore di pini.

Ci viveva zi' Nicola e Rosa
coi due figli, allora bambini,
che seguirono i loro destini
lasciandosi dietro ogni cosa.

I due, rimasti soli per anni,
soffrivano assenza e malanni

e stanchi d'attendere invano
i figli partiti, troppo lontano,
anch'essi partirono un giorno
per un viaggio senza ritorno

Ancor oggi, perita, non stanca
la casetta assai piccola e bianca...

non lungi dal cheto ruscello
soffocata d'arbusti e da rovi
accoglie ogni tipo d'augello
che torni a far nido e ci covi.

Ridarle vorrei lo splendore
del tempo in cui era una reggia
e sentire che in essa l'amore
rinato per sempre vi echeggia.

Vivere
Là, dove un bimbo piange
e un padre soffre
là, dove il sogno s'infrange
ché la vita altro non offre
non è vivere.

Non è vivere
dove tutto è avverso
dove tutto è diverso
a non poter esistere.

Nel bene
nel male
pur sempre
si vive.

Diletto fratello
A quel funesto morbo,
diletto fratello,
nulla poté la vita breve
tua, ingenua, sottrarre.

Ti prese Dio
quand'io, fanciullo,
sull'uscio, ancora ignaro
della sorte tua
giocavo
e tu giacevi,
tra i fiori bianchi,
niveo, marmoreo.

Ancor oggi rimembro
allor che tu , terreno,
circa il vespro,
l'udito tuo tendevi
all'arrivar del babbo
che tra le braccia sue
stanche
ogni sera ti ninnava.

De' pochi giorni tuoi vissuti
nel cor serb'io il ricordo
perenne.
Lassù tu vivi, son certo,
e da lassù, fa'
ch'altri non pianga
pel morbo che t'uccise,
Angelo mio!

Mare
Predisposte le reti
e alzati gli occhi al Cielo,
antico segno di preghiera,
il pescatore spinge
la sua barca in mare,
come carezzandola,
agile e lesto poi vi salta su
e s'avvia
per la sua rotta.

Restano sulla riva le orme
dei suoi nudi piedi
conchiglie sbiadite dal sole
e della barca il sabbioso solco.

Lenta la bianca scìa s'allontana,
sempre più sfumata,
e all'orizzonte lontano
dove il cielo al mar si fonde
svanisce.

Mi sibila leggero il vento
strane vecchie storie
di gente partita e mai tornata
e temo, e prego
mentre per l'aria stridulo
echeggia
il verso del gabbiano.

Mare, mare, or egli
è nelle braccia tue.


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