Poesie di Angela Cristina Broccoli


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Buongiorno
La rugiada mattutina
sveglia i fiori sul davanzale…
Sbadiglia il sole alla finestra
annunciato dal cinguettio dei passerotti
e bussa ai vetri
cedendo luce alla stanza.
In strada si spengono i lampioni
sui sogni della notte.
Mi sveglio impaziente di dirti buongiorno…
Uno squillo del cellulare,
un breve messaggio
di semplici parole…
E’ bello aprire gli occhi
e sapere che esisti!

La malinconia del cuore
Un palloncino sfuggito di mano ad un bimbo
che diventa un puntino nel cielo…
La rondine che vola lontano, alla fine dell’estate…
Le foglie variopinte d’autunno che s’abbandonano al vento…
Il tramonto del sole sul finire del giorno…
La valigia disfatta e riposta dopo giorni felici,
coi vestiti stropicciati da un sogno vissuto…
I petali del glicine caduti sul selciato…
Le luminarie spente, trascorsa la festa…
Il canto dei grilli che tace per lasciar spazio al silenzio della notte…
Le ultime note della nostra canzone…
Il fuoco che consuma l’ultimo ciocco e si assopisce nella cenere…
L’arcobaleno che sbiadisce nel cielo umido…
Il fiocco di neve che si scioglie nelle mani…
L’evanescenza delle bolle di sapone…
La girandola che smette di girare, al cessare del vento…
La ballerina del carillon che, se lo chiudi, interrompe il suo valzer…
Le pagine sgualcite di un romanzo d’amore…
L’ultimo giro sulla carovana della giostra prima di diventare grandi…
Immagini della malinconia del cuore.

Le parole delle stelle
Ora che il buio mi lascia sola coi miei pensieri
t’immagino, silenzioso, nella tua stanza…
il tuo sguardo triste,
gli occhi velati di malinconia.
La sera allunga le distanze,
mentre stringo il peluche che mi hai donato
vorrei accendere la luce e vederti vicino.
Spero tu senta la nostalgia di me
e vorrei raggiungerti per colmarla.
Sotto il riflettore di una romantica mezzaluna
puntini luccicanti si accendono
come migliaia di lucciole.
In una serata così chiara
se le ascolti, puoi sentire
le parole delle stelle.
Vorrei prendere la stella più splendente
e regalarla a te
perché in mia assenza ti parli di me;
vorrei ti rischiarasse la strada
per non lasciarti senza luce mai
perché mi tormenta questa paura
che l’oscurità t’ottenebri il cuore!
Vorrei essere una fata delle favole
ed entrare, invisibile, nella tua casa,
per guardare addormentarsi i tuoi occhi verdi,
mentre ti rigiri assonnato nel letto
e teneramente accarezzarti,
spegnere l’ultimo sbadiglio
abbracciando il tuo sonno.
Vorrei apparirti vestita da sposa
nel sogno più bello…
Poserò la mia stellina
fra le tue cose sul comodino
perché brilli soltanto per te
e t’addormenti ogni sera per me
con un bacino sulla fronte
sussurrandoti dolcemente buonanotte
con la voce delle stelle.
La stellina è il mio amore per te
e rifulge ormai un chiarore così forte
che temo ti ferisca gli occhi!
Farò in modo che non ti svegli
e non disturbi la tua quiete
ma non spegnerla mai
perché io vivo in lei
e lei vive di te!
In questa notte, una lacrima e un sorriso
e nell’aria intrisa di poesia
il mio pensiero d’amore l’affido
alla voce delle stelle.

La notte di S. Lorenzo
Se in questa notte una stella cadrà
per illuminare il tuo volto
perché io possa guardarlo…
Se si rifletterà la sua scia luminosa
nei tuoi occhi e sul tuo sorriso
mentre incontrerò il tuo sguardo…
In questa notte di desideri sospirati al cielo
forse una stella lassù starà sognando con me...
Se scenderà a rischiararmi la strada
e farmi luce nel tuo cuore
per rilevarmi i tuoi sogni lì riposti
ed aiutarmi a realizzarli…
In quel cielo di una sera d’estate
illuminata dagli aneliti segreti di anime sognanti
rivelati in silenzio alle stelle cadenti
una di loro avrà scelto il mio sogno…
Se la luce delle stelle
ed il chiarore di uno spicchio di luna
brilleranno sul tuo destino per sempre…
Se ti porterà fortuna una notte d’agosto…
E se le stelle non cadranno lontane da noi
per non lasciarci al buio…
Allora non avrò più nulla da chiedere alle stelle…

Gemme
Era un giorno di primavera,
ma l’aria era ancora fredda.
Il cuore portava i segni delle lacrime
come la strada bagnata dopo un acquazzone
mentre le nuvole che attanagliano il cielo
si allontanano piano
e si allarga uno sprazzo d’azzurro.
Il pianto scioglieva il ghiaccio
che si era formato nell’anima
ed ecco il disgelo…
Era primavera, ma non vedevo dischiudersi i fiori.
Quella sera di Pasqua
le campane suonavano a festa
mentre la voce di uno sconosciuto
mi dava il tepore del sole d’aprile.
Senza un perché.
Scorreva l’acqua nel ruscello
e nelle vene il desiderio
di una parola delicata e dolce
come il profumo delle robinie
che si diffondeva nell’aria.
Nelle lacrime volevo affogare i ricordi,
distruggere la paura d'incontrare il tuo sguardo
per tornare a vivere la tenerezza.
Odiavo le mie incertezze
ma mi spaventava il mio cercarti,
ritrovarti nei pensieri e parlarti
e il mio abbraccio che stringeva il cuscino
mentre scrivevo per te questa ingenua poesia…
In una sera in cui restavo lontana
trovando rifugio dietro un messaggio
immaginavo i tuoi occhi
e volevo percepissi la mia presenza
donarti un po' della mia esistenza...
come un’invisibile realtà che si materializzava.
Asciugate le lacrime
mi guardo attorno con gli occhi puliti
e mi accorgo che le violette nel campo
attendono la rugiada per svegliarsi
e schiudere i petali
al nascere del giorno.
Forse anch’io…
E noto che i rami
sono adorni di gemme
la gioia nuova degli alberi
la loro rinnovata bellezza
prima sferzati e spogliati
dal vento gelido della bufera.
Il fiore e la gemma saranno la vita,
l’armonia che, timorosa, si ricrea.
Forse io ti aspettavo,
da un lontano giorno d’inverno.
Eri il viso oscurato dall’ombra
che si rivela in una voce,
sei un volto che si svela
e sarai una figura distinta
quando le ombre della sera
si ritirano al rivivere del mattino.
Come un soffio di brezza improvviso
mi scompigli i capelli e i pensieri…
Se tu davvero saprai illuminarti
con la piccola luce dei miei occhi
siano queste semplici parole
un umile dono d’amore
perchè non voglio allontanare, stasera,
questo bisogno di non nascondermi a te.

Arc-en-ciel
Osservavo il cielo
cambiare umore come noi…
Era terso e raggiante
e poi, all’improvviso, imbronciato.
Cupi nuvoloni neri
si addensano attorno alle montagne,
galoppano spinte dal vento,
ricoprono la valle sottostante.
Il primo tuono è un brontolio lontano
che piano s’avvicina rotolando.
Un fulmine squarcia l’aria umida,
accende le nubi.
Cadono i primi goccioloni
poi il cielo si sfoga in un pianto.
Ti sto pensando dopo il temporale.
L’arcobaleno è il sorriso del cielo
dopo le lacrime delle nuvole…
Ritorna da me
come uno spicchio di sole.
Ritornino la gioia e la speranza
perché anch’io, come il cielo,
vorrei sorridere ancora.

Selene
Finché vuoi essere il mitico Apollo
ma solo per te accendi il tuo sole,
ed io sono Selene
rinchiusa in una pallida luna,
non sarà né giorno né notte la nostra vita.

Soltanto la nostra unione
formerà l’eterna eclissi
e chiunque ci guarderà
sarà abbagliato dal nostro splendore  

Prometeo e il fuoco
Chiesi al leggendario Prometeo
di rubare nuovamente il fuoco agli Dei
e di portarmelo in dono
affinché il mio cuore ardesse per lui.
Ma ora che sto bruciando
mi ritrovo sola,
incapace di domare
un incendio che mi consuma.
Aspetto con ansia il tuo ritorno…
perché solo allora rinascerò
come la Fenice dalle sue ceneri.  

La prima estate
Nel paese deserto d’agosto
l’orologio della piazza
segna un tempo che spero infinito
e vorrei si fermasse così…
con uno spicchio di luna
riflesso negli zampilli d’acqua della fontana
e la quiete di una sera d’estate
che dolcemente rasserena i cuori
mentre mi tieni la mano
e ascolto la tua voce
camminando nella via silenziosa.
L’estate è il tempo delle risate spontanee dei bambini
che giocano fino a stancarsi nel cortile…
E’ la stagione del sole
che si abbandona nel mare al tramonto
e i suoi raggi stendono i colori sull’acqua salata.
E ora che l’estate è trascorsa
rivive nel ricordo dei tuoi capelli bagnati
dei tuoi occhi che si chiudono nel mio abbraccio
della felicità e la speranza di ritrovarti domattina…
e cercherò ancora il calore e la purezza,
la gioia semplice della nostra estate
nel tuo sguardo e in una parola d’amore.    

Il giardino di...
Ho davanti l’immagine dei tuoi occhi malinconici.
Su di me, ho la tenerezza delle tue carezze
penetrate nell’inutilità di un cuore buio
che rifiutava d’amare per non soffrire.
Si ravviva nel pensiero un affetto profondo,
il solo che ha abbattuto con forza le barriere,
la prigionia di anni solitari.
Ritrovo in me la delicatezza delle tue labbra
che schiudono in un bacio la paura e il desiderio
di sbocciare come un fragile fiore
nel tuo giardino di…
Rivivo il ricordo del silenzio
lungo le sponde del fiume,
accompagnati dal volo leggero di cento farfalle
in un turbinio di colori!
Ma incombevano le nuvole sopra l’azzurro dell’acqua.
Un colpo di vento ha spezzato le ali delle farfalle,
mi sono cadute ad una ad una sull’anima…
e sono pesanti come piombo!
Ora sei l’angoscia ed il rimpianto
mentre vorrei essere fonte di calore e di luce,
simboli di vita nella tua solitudine,
per uccidere l’ombra nera che t’offusca il cuore
intrufolandomi tra le fronde degli alberi,
nel tuo giardino di…
Vorrei essere una burrasca
per spalancare le persiane chiuse
ed invadere violentemente la tua esistenza!
Invece resto qui, ferma e spenta,
nell’immobilità della lontananza,
nel sentirmi appassire giorno dopo giorno
senza essere riuscita a fiorire
con la scolorita speranza che la tua mano mi colga
nel tuo giardino di…
Se qualcuno vive seminando odio e disprezzo
vorrei sentisse il puro desiderio di pace,
la naturale volontà di donarsi e d’amare
come l’ho provata io
nella gioia semplice di un momento
vedendo il verde dei tuoi occhi accendersi in un sorriso!
Farò piovere su di te mille petali di rose rosse
Perché inebrino col loro profumo il vuoto della tua stanza.
E se un giorno vorrai ancora una parola ed un sorriso,
portami solo una rosa…
Se sarà bagnata di gocce di rugiada,
capirò che è l’alba di un nuovo giorno.  

Era l’amore
Era l’amore piccolo,
una goccia nel mare dei sentimenti.
Era l’amore dolce,
il miele sui pensieri.
Era l’amore tenero,
una gemma delicata nella primavera del cuore.
Era l’amore bambino,
la scoperta del nuovo
con la fretta e la paura di crescere.
Era l’amore bocciolo,
fiore d’arancio nel bouquet di una sposa.
Era l’amore vivace,
la voce del mare nella conchiglia
le campane che suonano a festa.
Era l’amore ladro,
ti ho rapito e nascosto nel cuore
come un gioiello nel becco della gazza,
attratta io dai tuoi occhi preziosi
com’essa da ciò che riluce.
Era l’amore un bivio
verso la gioia estrema
o il baratro dell’infelicità.
Credevo fosse l’amore forte,
edera avvinta e rampicante su noi.
Ma era l’amore fragile,
schegge di cristallo taglienti
nel cuore sanguinante.
E’ l’amore il silenzio,
la musica gitana che si spegne
in questa notte d’estate
in cui non ho danzato con te.
E’ il dolore che brucia,
il sale sulla ferita.
E’ l’amore impetuoso,
un oceano in tempesta
di cui non si vede la riva
ed io, naufraga,
m’abbandono alla corrente
fino ad affogare
per non reagire e rivedere la terra.
Non conosco i sentieri del tuo animo.
Il tuo cuore è una frontiera invalicabile,
il tuo affetto una meta irraggiungibile.
E se l’amore è un bivio
mi sono persa per te…
E tu, Amore, dove mi porti?  

Sfumature d'inverno
Gli ultimi fiocchi di una soffice nevicata
s’adagiano in una candida coltre
formando un morbido manto
per coccolare il letargo degli animali
che dormono, dal più docile al più feroce,
sognando nuove primavere.
Poche persone infreddolite
percorrono le vie del paese.
La fiamma scoppiettante del caminetto
fa rivivere l’atmosfera di un tempo passato,
antiche sfumature d’inverno.
Il raggio solitario di un sole spaurito
si fa strada nel grigiore del cielo.
Ravviva con uno sprazzo di luce
i colori delle sciarpe e dei berretti di lana;
sfiora i tetti imbiancati
coi loro comignoli fumanti.
Al suo tocco, gocce ghiacciate
cadono dai rami gonfi e intirizziti.
Poi, con grande sforzo,
l’esile raggio infonde tepore al timido bucaneve
che, nella sua insicurezza e fragilità,
scopre il coraggio di rompere il gelo
per affiorare a cercare la vita.
Così sei per me,
la luce calda del sole
che scioglie l’inverno dell’anima
perché anche un tuo sguardo distratto
può scaldare un desiderio d’amore
e dare forza alla vita.

Ad una Madre
Maria carissima,
eccomi, ancora una volta, qui con te
davanti al tuo volto di madre, timidamente sorridente
mentre tieni tra le braccia il tuo piccolo Gesù.
T’osservo e guardo dentro me
chiedendomi se anch’io, in un angolo del cuore
non celi quel desiderio di maternità che ti si legge negli occhi;
allora, mi prende un senso d’incertezza e paura…
Fuori, la gente vive la solita frenetica vita
in questo giorno che volge al tramonto.
A volte, mi chiedo a che cosa pensino e cosa provino
le persone che incontro fuori
persone come me…eppure si stenta a chiamarci fratelli!
Guarda: una madre, come te,
è appena entrata con la bimba per mano.
Non distogliere mai da loro il tuo benevolo sguardo materno,
non lasciare che questa società dei bambini firmati
rubi anche l’ultima briciola di fantasia.
Dona ancora la capacità di sognare,
la gioia riflessa nei colori dell’arcobaleno
e lo stupore nel toccare la prima volta la neve,
a tutti i bambini del mondo.
Fa che non crescano ragazzi annoiati
bruciando i sogni e la vita
nel fumo maligno che soffoca l’anima;
fa che i loro occhi siano puliti e vispi,
e possa in essi trasparire la purezza di un cuore vivo e attento,
non offuscato dal moderno assenzio,
propagandato da un mondo corrotto
da venditori senza scrupoli d’illusioni ed inganni,
un vetro appannato, per non vedere la degenerazione del vero!
La fiamma che ho acceso per te emana calore e luce
che gli uomini non cercano e non apprezzano più.
La sera scenderà anche oggi sull’insoddisfazione e la rabbia,
sulla fame insaziabile di uomini e donne,
tesi alla ricerca della supremazia, del lusso, del potere e dell’avere,
di una bellezza e di una felicità effimera
destinata a consumarsi come la cera di questa candela.
In questa umanità di esseri superiori
anche oggi, nella mia piccola realtà
qualcuno mi ha confidato l’angoscia della solitudine e della difficoltà
nella consapevolezza dei propri limiti, che la società condanna!
Se ci si ferma ad ascoltare chi ne è vittima
è incredibile scoprire di quanta solitudine e di quante sofferenze,
all’apparenza forse banali, sia pervaso il mondo!
Quante persone, Maria dolcissima,
chiedono solo un sorriso ed una parola amica!
Io sono minuscola e debole in un mondo grande e difficile
ma un favore ti chiedo in questa mia preghiera:
non farmi dimenticare mai quanto anch’io ne abbia bisogno
perché mai mi manchi la volontà
di regalare un sorriso ed un piccolo conforto…
anche a chi, per orgoglio, il sorriso lo nasconde in sé
e a chi, davvero, è così vuoto nell’animo da non averne più!
Avrei tante cose da dirti, ma ora ti lascio, devo andare…
Non c’abbandoni mai il tuo affetto…e così sia.

 


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