Racconti di Vanna Braga
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| Solitudine grazie Nel silenzio ho udito un rumore, un passo, nel vuoto una presenza immobile, sento l'aria vicino a me accarezzata da un respiro. Silenzio. Silenzio interrotto da un grido che mi muore in gola, una figura si presenta innanzi a me. Chi è!Cosa è! Per rassicurarmi dice che è un amico, gli credo perchè i miei amici non li conosco, era un fantasma il ricordo di qualcuno capitato qui chissà per quale sbaglio. Si era perso mi raccontò, nel gran vuoto, e nella solitudine che lo strappò alla vita. Aveva camminato, viaggiato ma senza trovare un posto e fu per caso che imbocco la strada di una solitudine che lo condusse fino a me. Conobbi così quell'amico che mi raccontò storie incredibili e la sua lontana vita ricordandola come ci si ricorda di un sogno. La storia che mi raccontò e' questa, si presentò e disse: <<Mi chiamo Nikita>>aggiunse poi: <<Mi piacerebbe parlare un po' con te è tanto che non parlo con nessuno, mi piace la musica della tua radio, anche se non la capisco(nemmeno io la capivo)anche nella vita sono stato spesso solo, ma la solitudine della vita è ben diversa da quella che ci attende al di la da essa. Nella vita sono stato solo si, ma la mia mente poteva sognare e quando la solitudine era troppa andavo alla finestra che affacciava sopra una grande strada, guardavo la gente che camminava sotto di me, ascoltavo le loro voci, i rumori e già non ero più solo o meglio non era più silenzio. Bastava poco per rompere quella solitudine così silenziosa, ma al di là la solitudine è solo solitudine, le strade sono solitudine. Per giungere qua ho camminato su una di loro, già molte ne avevo percorse in fondo a loro niente, in fondo alla tua strada ti ho incontrata, quando la solitudine è vera è più sensibile e tu mi hai sentito. Così sono potuto giungere fin qui, la tua solitudine mi ha fatto uscire dalla mia, ti sono amico per questo, e grato alla tua solitudine sincera. E' stato triste lasciare la vita, i sogni, l'amore, il calore del sole, …e la notte, come mi piaceva la notte, in lei mi sentivo grande, nel buio i miei occhi erano grandi, salivo su di un tetto e guardavo le stelle, la luna, lassù mi sentivo padrone di quelle cose, restavo per ore ad ammirarle in quelle notti così dolci. Ma da quando vi appartengo non sogno più. E in quelle stelle di cui mi sentivo padrone non c'era posto per me. Così camminavo, camminavo, non ho mai smesso di camminare e nelle mille strade che ho percorso nessuno si è mai accorto di me. Ho camminato solo e nelle solitudini di altri, fino a questa sera nessuno si era accorto di me. Questa sera la nostra solitudine ci ha fatto incontrare. Perché hai avuto paura di me ?Hai avuto paura della tua solitudine, non avere paura di quello che sei, sola. La tua solitudine è stata tanto buona da condurmi fin qui. Non so dirti quanto tempo è che sono in viaggio, il tempo non si divide qua, forse un minuto è un anno, un anno secoli, non so dirtelo, qua il tempo non ha più significato è tempo e basta. Quanti anni ho? Forse la tua età. Sai, il tuo volto mi ricorda una bambina che ho amato, mi accarezzava dolcemente, aveva le ginocchia morbide; Quante volte mi sono addormentato su quelle ginocchia. Giocavamo insieme in un cortile quadrato, ricordo di un giorno: come piangeva, credeva di avermi perso, che fossi andato via, l'avessi lasciata, ma quando uscendo di casa, aprì la porta e mi vide lì, seduto sulle scale che l'aspettavo, aspettavo che aprisse la porta, scoppiò a ridere di felicità e mi strinse forte a se baciandomi, mi voleva bene. Ma, pochi giorni dopo che credette di avermi perso, mi perse per sempre, qualcuno mi avvelenò. Prima di andarmene andai da lei, ma, non si accorse che ero lì per salutarla, per dirgli addio, per non tornare più, me ne sarei andato per sempre. Le stetti vicino fino all'ultimo momento della mia vita, fingendo di dormire su di una sedia vicino al suo letto. Di tanto in tanto mi sentivo i suoi occhi addosso, sentivo che mi osservava nascosta sotto le coperte per rassicurarsi che io fossi ancora lì, che le restassi vicino. Io le restai vicino, fin, quando si addormentò, poi sentii che mi allontanavo sempre di più piano, piano, con un po' di dolore e mi ritrovai nella notte. Quella bambina al mattino raccolse il mio corpo piangendo lo baciò. Lo ricordo perché io camminavo in quella solitudine che era nella sua anima, non mi poteva sentire perché la sua tristezza era troppo forte più forte della solitudine. Mi teneva tra le braccia e accarezzava la mia testa, era così dolce nei suoi gesti, così bella che avrei voluto baciarla. Portandomi così tra le braccia mi sotterrò, sotto un albero da frutto, spesso andavamo lì a giocare. Lei continuo ad andarci a volte giocando si rivolgeva ancora a me come se fossi stato vivo. In quei momenti io ero vicino a lei, ma non l'ò mai raggiunta perché la sua solitudine non era vuota parlava con me, mi aveva ricostruito nella sua fantasia non poteva vedermi là dove ero. Ma questa sera si è accorta di me. Non sei più una bambina, ma sei proprio tu la bambina di allora, non mi hai ancora riconosciuto, sono io< Nikita,> sono proprio il tuo amico ricordi, non piangere,sorridi, in questa solitudine mi hai ritrovato, ti ho ritrovata. NO! Non piangere, non rompere la tua solitudine con i ricordi non lasciarti occupare dai sentimenti, dalle emozioni, ci perderemmo nuovamente la solitudine è fragile, e la strada che mi ha portato qui è lei, la tua solitudine. Ma ora sento che sto tornando nella mia perché la tua si è persa nel momento che mi hai ritrovato, riconosciuto. Non sarai più sola e io non sarò più un vagabondo, resterò qui in fondo a questa strada che mi ha portato a te. Mi siederò dietro alla porta della tua solitudine, così, quando tu l'aprirai mi troverai come allora ricordi, io sarò qui e tu sorriderai. Non sarai più sola, ricordalo.>>Così se ne scivolò via non dirò mai più che la mia solitudine è troppa, dovrà essere immensa, perché io possa raggiungere quella porta, aprirla dietro ci sarà Nikita, è lì che mi aspetta. |