Poesie di Cristiano Berni


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"Tempo"
Tempo.
Libertà e anarchia.
Tempo.
Che m'incatena al presente.
Oh tempo.
Bacio tenero della notte,
pugno forte del giorno.
Tempo.
Cronos e clessidra.
Tempo.
Che mi solca il viso.
Oh tempo.
Battito d'ali di farfalla,
stentorea Aquila in volo.
Tempo.
Saggezza e follia.
Tempo.
Che vacilli quando piango.
Oh tempo.
Superba essenza di vita,
magnifica assenza di morte.
Tempo.
Libidine e noia.
Tempo.
Dolore dell'anima.
Oh tempo.
Che mai indietreggi
e che adesso mi sorreggi.
Tempo.....tempo....

4/08/2017

"Carità"
(Parole di un frate)

"Saremo perdenti
ma non saremo perduti".
In questa vita violenta
non saremo sperduti.
In questo mare immenso
come Angeli caduti,
coglieremo il momento
nei giorni andati.
E nella notte del mondo
colmi di compassione,
vivremo fino in fondo
la gioia e il dolore.
Per una nuova esistenza
più limpida e chiara,
Avremo la licenza
d'una carità rara.
Rara e preziosa
come oro nascosto,
sarà meravigliosa
come un Sole intravisto.
Per mai morire veramente
salvandoci il cuore,
voleremo con la mente
compiendo gesti d'amore.
E quando la notte
calerà il suo velo
e le Stelle a frotte
illumineranno il cielo;
riposeremo felici
per aver tanto amato
e con nuovi amici
aver lodato e cantato.

"Il pittore"
Il pittore
lancia lo sguardo
verso la tela
e si gira e guarda ora
verso l'angolo delle mura.
Il pittore
non sa cosa vuole
e pensieri arcani
gli devastano la mente
e corre con la fantasia
ben oltre la tela.
Il pittore
s'inginocchia e supino
s'arrende al blu;
col pennello lo trasporta
dal legno alla carta.
Il pittore
ora finge
e la sua volontà
non crede più
agli alti spiriti dell'arte,
mangia avida l'inerzia
dell'uomo meschino.
Il pittore
su di un trespolo seduto,
assorto fissa le porte-finestre.
Finita è la sua opera,
la sua anima è vuota
ma colma di rabbia.
Il pittore
e sulla tela
il suo schizzo blu;
sopra al pavimento
c'è il dipinto delle sue paure,
poggiata per terra,
c'è la condanna dei suoi pensieri.

"L'imperfetto"
Non sono un tempo verbale,
sono un uomo quasi "normale".
Esisto con le mie contraddizioni
e le mie quotidiane finzioni.
Cogito ergo sum!
Sono qualcosa di più,
di più di un banale essere pensante,
la mia coscienza è un gigante.
Ma sono pure l'uomo meschino
che gioca col suo destino.
Sono pieno di difetti
ma di pregi ne ho parecchi.
Vivo solo con me stesso
e la mia anima è un abisso,
sono sangue e cervello
ed osservo queste Stelle.
Sò provare vero amore
ma son capace anche di odiare.
La mia vita è un paradosso
ed io mi rido addosso!
Sono ladro e poeta,
sono santo e asceta
e sono mille altre cose
tutte insieme numerose.
La mia storia vien da lontano
ma io son soprattutto un essere umano.

"Le spalle del poeta"
Le spalle del poeta
non sono fatte per reggere
travi di ferro,
nemmeno il peso del denaro.
Non sono fatte per sorreggere
la noia della responsabilità
o cumuli di legna.
Le spalle del poeta
sono quasi sempre larghe
e stanno dritte in cielo,
sorvolano i monti e le nuvole
ed a loro è sconosciuta
la meschinità.
Quando cercano
di scostarsi dalla folla
c'è sempre qualcuno
che le urta;
e il loro destino
è inevitabile e grossolano.
Così a loro è concesso
svanire di notte
solitarie e penose
ed andare a coricarsi
fra i Gabbiani ed il mare.

"Il freddo"
Ti gela.
Intirizzisce la pelle
e mortifica il corpo.
Arriva dal Nord
o da qualche spirale di vento.
Ti gela.
Umido o secco,
palpabile o sfuggente,
chiude il cuore
e calma l'anima.
Ti gela.
Annebbia i pensieri
che divampan nel cielo
e brina al mattino
e ghiaccio la sera.
Ti gela.
Increspa i capelli
e febbre di giorno
e voli d'uccelli
che migran lontani.
Ti gela.
Sfuma i contorni
e notti penose,
alito caldo
e fumi vaporosi.
Ti gela.
Fratello d'Inverno
e nemico d'Estate,
tra rami d'alberi secchi
s'insinua e svanisce.
Ti gela.
Pare esser fine di vita
e morte apparente,
tra odori di neve
e pioggia battente.
Ti gela.
Colpisce il tuo cuore
e lagriman gli occhi,
il Sole muore
svanito nel buio.
E così ti gela.
Ti ricopre di malinconia,
stordisce e vola via.
E sì ti gela
e sei come fiore
che attende Primavera.

"Negli occhi"
Negli occhi cosa c'è?
C'è tutto un universo d'emozioni,
c'è un mondo di passioni
e c'è un calmo e quieto
mare sereno fatto di sorrisi
di gioia intrisi.
Negli occhi cosa c'è?
C'è rabbia e furore,
c'è il forte dolore interiore
e c'è una spina di malinconia
che ferisce e stordisce
e che li fa lagrimare quando riesce.
Negli occhi cosa c'è?
C'è la bellezza dell'anima,
c'è un cuore che palpita
e c'è una vita vissuta
tra gioie e dolori,
tra guerre, sangue e amori.
Ebbene allora,
negli occhi cosa c'è?
C'è tutta l'essenza
dell'essere umano,
universo infinito
e libero Gabbiano!

"Il Mare"
Carezzano la riva le onde
in un blu che tutto confonde.
Come Topazio brilla il mare d'argento
e le dune lambite dal vento.
Perle di luce sopra al mare in bonaccia
illuminano forte la mia faccia.
L'uomo sul pontile ora pesca
ed un verme rosso come esca;
e guizzano pesci azzurri dalle acque,
sulla spiaggia un amore che nacque.
Il cielo ora terso e turchino
si confonde con il mare come un bambino.
Nell'immenso dell'azzurro solitario
ora osservo questo mondo al contrario.
La mia anima ferita ma leggera
vola in quest'aria così pura.
Questa sabbia così morbida e fine
affonda leggera sotto i passi verso il confine.
Come vergine da sola se ne stà
la scogliera che nel Sole svetterà
ed i granchi così esili e minuti
la risalgono lentamente e son muti.
Così l'albero della nave fenderà
i bagliori di questo giorno di verità.
E l'immenso odor di iodio e del sale
si schiude in queste spiagge solitarie.
Questi suoni così umili e potenti
sono sassi che colpiscono le menti.
I miei occhi sono assorti nel guardare
questo blu, questo cielo e questo mare.

"Ho visto nei tuoi occhi…."
Ho visto nei tuoi occhi
un'ombra di malinconia,
un velato e vivo
dolore che non va via.
Ho visto nei tuoi occhi
la tristezza della sera,
una lacrima trattenuta
e un sorriso che non c'era.
Ho visto nei tuoi occhi
che il mondo moriva
e in un attimo fugace,
che la gioia svaniva.
Ho visto nei tuoi occhi
però anche la bellezza
che non sfiorisce
e l'anelito di una carezza.
La dolcezza
che sempre ti accompagna,
come una Dama
che nella tua anima regna.
E' si,
ho visto nei tuoi occhi,
o forse
ho intravisto un po' dell'anima
dolente e ferita
ma mai arresa.
Ho visto nei tuoi occhi….
e ho pensato,
"Sii felice, sorella mia!"
E ho sperato,
"Sii felice sorella mia!"

27/12/2014

"Ciò che fui e che fummo in molti"
Tu, novello Prometeo
che biascichi parole di rivoluzione,
non avrai mai il Sole,
non sarai un Dio.
L'ira di Zeus su di te
e l'ira delle genti
che ignorano i tuoi tormenti
e che non ti vogliono Re.
Come un umile contadino,
che ara i suoi campi,
così tu, combatti il destino
e parli alle genti.
Ma come son lontani i tempi
in cui non vinceva l'ignoranza,
in cui bandita era la violenza,
ma tu al tuo compito adempi.
Continui a svegliar coscienze,
ad appiccar interiori fuochi,
chi ti ascolta son però pochi
ed il buio nelle stanze.
Lontana è l'era dei lumi,
oscurantismo e nichilismo
e un moderno fascismo
e decadenza dei costumi.
Così, in questi pochi versi,
ripenso a ciò che fui
e che molti forse furono
nei nostri diversi universi.

19/05/2016

"Anelito"
Come il tempo passa effimero
e la gioia si fonde col dolore vivo.
Come tutto par finisca e rinasca
ed il nostro cuore resta in burrasca.
Un continuo rifluir di sentimenti,
un novello cangiar di tormenti.
E la Luna par esser di panna
e c'è una lacrima che il cuor affanna.
Nella notte s'adombra la malinconia,
pensieri, svaniscon e volan via.
L'incontro soave tra Zeus e Gesù,
la pace interiore anelata nel cielo blu.
E gli occhi son pesci nel Mare,
che guizzano, vibrano e vogliono amare.
Ed il viso s'ammanta di luce
cercando la vita come fiume alla foce.
Deserto nel cuore,
deserto nell'anima.
Sete d'amore
e fame atavica.
Tutto cerchiamo,
tutto vogliamo.
Bramosia imperfetta
la locuzione "Ti amo".

3/11/2016

"Intanto……."
Intanto scrivo parole,
per non tediarmi,
per non frustrarmi.
Intanto attendo il Sole,
che illumini i giorni,
che saluti i miei ritorni.
E così la giostra che gira
non udirà il mio pianto
e questa vita dura
sarà uccisa da un canto.
E la noia d'un giorno
non vorrà più spettri o fantasmi
ed il mondo d'intorno
gioirà senza più rimpianti.
Ma intanto scrivo parole.
Come una lettera a Dio,
come psicanalisi dell'io,
parole che stagnano in gola.
Intanto rimango solo,
senza risate o rimorsi,
con una coscienza diversa
tra la luce del Sole.
Lascio alla penna la voce
per capir del cuore il battito,
il sentimento d'un attimo
e non portar più la croce.
E lascio cadere la foglia
per alleggerire il peso
d'un anima senza sorriso
e senza più nemmeno una voglia

7/7/2015

"In memoria di F.D.A."
Due lustri fà
andasti a miglior vita.
Fragile amico
dalla strada smarrita.
Non tanto tempo fà
il Re si addormentò.
Compagno di viaggi
e di sogni che non sò.
Qualcosa morì
non so dir bene che.
Anarchico idealista
che cercasti un perchè.
E già due lustri fà
cavalcasti sulle nuvole.
Libero pensatore,
pescatore di anime.
Quarant'anni fà
iniziasti il tuo cammino.
Umile menestrello,
fratello vicino.
Qualcosa nacque
e ora ricordo il volto
di un uomo ribelle
che ci ha dato molto.
Sapiente e leggero,
le parole come fiori.
Narrasti l'esistenza
degli ultimi, i reietti, della vita gli attori.
E già due lustri fà
e il ricordo si fà fioco.
Voce profonda e scura
e la musica come un gioco.
Ora ti penso
piccolo grande poeta.
Uomo borghese
e proletario alla meta.
Così un saluto
nasce dal mio cuore.
Bombarolo di parole,
splendido narratore.
E già due lustri fà
spariva il tuo sorriso,
fuggendo per sempre
in quello che chiaman Paradiso.

Per Fabrizio De Andrè

"Gli ultimi tramonti"
Quando hai visto
i tuoi ultimi tramonti?
Quando hai visitato
le notti ed i giorni?
Quando la tua anima
è volata sopra monti e colline?
E quando sei stata
testimone del "sublime"?
Dopo tanto navigare
tra mari in tempesta,
aspettando la tua ultima festa,
arrivasti a destinazione,
alla tua ultima stazione.
Dove sono ora
i tuoi sogni incantati?
E dove nascono adesso
i tuoi pensieri delicati?
Donna infelice,
donna straziata,
donna mai dimenticata.
Sarai ora lontano da noi
in un luogo baciato dagli Dei,
a declamar i tuoi versi
per tutti, tutti quanti
gli esseri persi e controversi.

Per Alda Merini

"Ma che occhi hai?"
Ma che occhi hai?
Teneri e penetranti
Come due fari brillanti.
Ma che occhi hai?
Felini e sinuosi
come due gatti siamesi.
Ma che occhi hai?
Son gemme splendenti
che confondon la mente.
Ma che occhi hai?
Son il mare riflesso
che osservo così spesso.
Ma che occhi hai?
Dolci e femminili
come un bacio in Aprile.
Ma che occhi hai?
Verdi e veri
come prati a Primavera.
Ma che occhi hai?
Son il sogno più bello,
il brillar delle Stelle.
Ma che occhi hai?
Son le Rose di Maggio,
un dipinto paesaggio.
Ma che occhi hai?
Meravigliosi gerani
che ti porgo dalle mie mani.
Ma che occhi hai?
Mi tolgono il fiato,
mi fan sentire rinato.
Ma che occhi hai?
Son la pallida Luna,
la più bella fortuna.
Ma che occhi hai?
Son un richiamo all'amore,
un raggio di Sole.
Ma che occhi hai?
Son splendida chimera,
un bacio d'amore a sera.
Ma che occhi hai?
Lascivi e intriganti,
muse affascinanti.
Ebbene si,
ora lo sai
il tesoro che hai!

"...e così sia"
Per vincere l'apatia
ho bisogno di versi scostumati.
Secca parola e così sia,
sensazioni e ricordi sletterati.
Vesto abiti discinti
per parlare alla notte
dei nuovi e vecchi vinti;
i perdenti nelle lotte.
Assaporando il gusto del ridicolo,
lettere di giorno
e di notte di fantasia un rivolo
fino del mattino il ritorno.
E quadri dipinti
con la forza del coraggio,
colori ora stinti
e mio padre uomo perso ma saggio.
Nascono da me mille pensieri,
vivono nel mondo
vigliacchi ed eroi di ieri
che son miti nel profondo.
E quando la solitudine
si fà malinconia
salgo le scale della poesia,
e cosi sia.

"Il grido"
Nella timida Primavera
cala la sera
e s'ode in lontananza
tra i giardini appena in fiore
un grido di dolore.
Una voce in dissolvenza
In un'era senza tempo
che cavalca lungo il vento,
una timida indolenza
che rispecchia il sentimento
di un'anima in tormento.

"Ho visto nei tuoi occhi…."

Ho visto nei tuoi occhi
un' ombra di malinconia,
un velato e vivo
dolore che non va via.
Ho visto nei tuoi occhi
la tristezza della sera,
una lacrima trattenuta
e un sorriso che non c'era.
Ho visto nei tuoi occhi
che il mondo moriva
e in un attimo fugace,
che la gioia svaniva.
Ho visto nei tuoi occhi
però anche la bellezza
che non sfiorisce
e l'anelito di una carezza.
La dolcezza
che sempre ti accompagna,
come una Dama
che nella tua anima regna.
E' si,
ho visto nei tuoi occhi,
o forse
ho intravisto un po' dell'anima
dolente e ferita
ma mai arresa.
Ho visto nei tuoi occhi….
e ho pensato,
"Sii felice, sorella mia!"
E ho sperato,
"Sii felice sorella mia!"

27/12/2014

"Bandiere bianche"
Oh bianche bandiere!
Che sventolate alte
nella brezza del mattino,
che siete simbolo forte
della resa all'infame destino.
Oh bianche bandiere!
Che come alteri cigni
vibrate nel cielo dei sogni,
quei sogni morenti,
quegli ideali ormai spenti.
Oh bianche bandiere!
Che state a simboleggiar
la nostra definitiva resa,
che affogate nel mar
ogni nostra pretesa.
Oh bianche bandiere!
Che noi sventoliamo
perché nel fuoco bruciamo.
Si, noi, generazione persa
che anelava una società diversa.
Oh bianche bandiere!
Ora ci arrendiamo,
non combattiamo.
E dopo questa guerra ormai persa,
vogliamo la pace e una terra promessa.

"Poesia per Pier Paolo Pasolini"
Ricordo le tue parole
erano come un Sole
che illuminava la mia anima
e la faceva candida.
Crudele il tuo destino
in quella notte avrei voluto esserti vicino,
ed invece ti hanno spezzato le ali
come ad un Angelo tra i "normali".
Destino crudele ed atroce
così ti tolsero la voce;
voce scomoda e sensibile
che allora non era credibile.
Ma tu eri genio gigante
e la tua bontà percepita da tanta gente.
Ricordo le tue interviste d'amore,
incontri con un popolo "migliore"
ed i film, gli articoli e poesie
eri in noi indicandoci delle vie.
Strade scomode, sempre contro,
il tuo corpo e la voce e lo scontro.
Il volto scarno e buono
scavato dal tempo lontano;
i tuoi occhiali sempre scuri
per nasconderti o per paura.
Eri poeta civile e popolare
dai tuoi versi nasceva l'amore,
e i sorrisi stanchi ai tuoi tanti amici
su un campo di pallone per giocare felici.
Ostia maledetta, dal buio e dal fato
come un complotto ben giocato.
Cantore di periferia
ma anche osservatore della borghesia,
tra colori e letteratura
te ne sei andato
ed a noi hai lasciato
un vuoto incolmabile
che è solo vagamente palpabile.
Ragazzi di vita e gente libera
ti ringrazia ancora per il tuo pensiero
che ci ha accostati al vero,
ed alla cultura non boriosa ma matura
che veniva da te più casta e pura.
"A' Pier Pa' ce manchi tanto"
e la voce si tramuta in pianto.

"Cecità"
Il menestrello canta nella reggia,
ride, balla ed arpeggia.
Canta ad un popolo che vuole
invaghirsi delle sue parole.
Il ladro vince le elezioni,
la gente ne vuole i favori.
Il povero innocente è messo al rogo
e la sua carne crepita nel fuoco.
Il profeta teorizza la sventura
su un mondo pieno di paura.
E' cecità.
L'arrogante alza ancor la voce,
il suo tono sovrasta mille cose.
Ed il povero deve vergognarsi,
della dignità deve spogliarsi.
Il buon frate prega in ginocchio
per redimere un popolo corrotto
ed i bimbi muoiono in mare,
dalla guerra vogliono fuggire.
E' cecità.
Io solo rifletto ed annego
in una vita che più non mi spiego.
E la nave affonda negli abissi,
la Luna perde i suoi riflessi.
Calmo il vento passerà
ed un tuono s'udirà.
E' questo il mondo della cecità.
E' questo il posto della cecità!

"Nel villaggio"
Oh uomo, che vivo rantoli
nel viluppo del villaggio,
che scrivi e parli
in questo desolato paesaggio.
Come colui che svende
e vende la parola,
nel gorgo attende
una rima sola.
Nel villaggio devastato
dal cemento, aneli
un verde prato
più azzurri cieli.
Ed in questo attendere,
sospeso come l'aria,
un violento percuotere
il cuore ancora.
Nel meriggio assolato
d'un Marzo bugiardo,
un silenzio squassato
come dal vento uno stendardo.
Ormai nel villaggio
rumori di fondo,
la quiete è un miraggio
e delicata fronda.
Così l'annegar
nel cuore del mondo,
sembra quasi svanir
con un grigior di fondo.

31/03/2016

"Il fumo"
Leggero e calmo
avvolge i miei capelli
ed il mio viso.
Nenia leggera di sera,
premio privato
per una brutta vita,
oppio personale
per non pensare;
nasce da una sigaretta
o da virile tabacco,
non importa.
Le sue dita vaporose
carezzano mille cose;
impregna tessuti e pelle
e vola fino alle Stelle.
Sinuoso s'innalza
e grigio e bianco
sporca le mie dita.
Oh infinito vizio!
Oh solitario piacere!
Sarai tu a trasformare la notte,
sarai tu a calmare la mia anima.

"Cuore"
La voce del cuore
inizia a colpire
quando gli anni son pochi,
per poi affievolirsi
quando questi son molti.
Il cuore nostro motore
è parabola di vita,
è parola a volte sconosciuta.
Il cuore e la sua voce
son come fiume alla foce.
Da lì nascono gioie e sentimenti
o "slanci poetici e tormenti".
Oh cuore batti sempre,
affinchè la tua presenza
non divenga assenza
e per i molti che l'ascoltano
marce trionfali e cori
e per quelli che non t'amano
tetro buio ed infinito silenzio.

"Panorama"
In un triste meriggio
il Sole spande
i suoi raggi sul clivo
mentre nelle rogge
stagna limpida l'acqua.
Verso il folto roveto
s'addentra uno stormo
di Rondini in amore,
e sul greto del fiume
si bacian gli amanti.
Sui tetti delle case
i raggi solari
disegnan ombre nuove
e sopra al pendio
soffia leggero e calmo
un vento trasognato.
Il fruscio di verdi foglie
rompe un silenzio di sogno
e nei lievi rumori
di questo universo
svaniscono quasi
gli sguardi celati
dei contadini.

"Anima della Luna"
Anima della Luna
che brilli bianca,
splendente e franca.
Che so che esisti,
che in cielo resisti.
Anima della Luna,
nobile e pura
che uccidi la paura,
che vibri nei miei occhi,
che regni nei miei sogni.
Anima della Luna,
che sei nel firmamento,
struggente tormento.
Oh casta amante
e prezioso diamante.
Anima della Luna,
che di notte appari,
che voli sui mari.
Musa paziente
dal volto affascinante.
Anima della Luna,
che esisti ombrosa,
delicata Rosa.
Femmina e Dea,
oh regina mia!
Anima della Luna,
che mi culli in quest'istante,
nella notte imponente.
Perché t'anelo e t'assaporo,
musa mia, fatta d'oro.

"Quattro passi nel delirio"
Primo passo:
Ascolto le voci
dei vecchi amici,
ironia e saggezza
antica purezza.
Odo lo stormir di fronde
ed ascolto il suono delle onde.
Pensieri e ricordi
divengon ora più forti
e la paura s'infrange
contro il coraggio ed il mio sangue.

Secondo passo:
Quando beltà splendeva
sui tuoi occhi e rideva,
io fui pavido e impotente
come vuole la gente.
E quando Cupido ci visitò
gettammo i nostri cuori nel falò.
Ardeva la fiamma d'amor
come lancia che spezza il dolor.
Così la Rosa che colsi
mi punse, ed io me ne dolsi.
Sapevo qual era il futuro
ma sfidai il tuo sguardo duro.

Terzo passo:
Un ragno sul mio letto
spezza il mio sonno perfetto.
Ombre s'avvicinano al mio viso
ed io le accolgo da loro deriso.
Suoni nelle orecchie
mentre muovo le mie membra vecchie.
Ora ascolto immobile del silenzio il suono
prezioso e fatuo come il perdono.
Mentre il cuore che pulsa sarà
nenia dolce che un giorno parlerà.

Quarto passo:
....e l'ultimo Gatto
lascia la strada ratto,
Sorseggio liquore
per innalzar lo spirito ed il cuore.
Visione d'un esistenza cruda;
cullami anima nuda!
Cuba libre o Tequila
nella notte viva.
Ozioso e stanco vino rosso
da bere a più non posso,
e il volo è solo un'illusione
lieve e malefica delusione.
Quarto passo
è tutto ciò che lascio
e vivo con meno paura
la mia metà oscura.

"Anelito"
Come il tempo passa effimero
e la gioia si fonde col dolore vivo.
Come tutto par finisca e rinasca
ed il nostro cuore resta in burrasca.
Un continuo rifluir di sentimenti,
un novello cangiar di tormenti.
E la Luna par esser di panna
e c'è una lacrima che il cuor affanna.
Nella notte s'adombra la malinconia,
pensieri, svaniscon e volan via.
L'incontro soave tra Zeus e Gesù,
la pace interiore anelata nel cielo blu.
E gli occhi son pesci nel Mare,
che guizzano, vibrano e vogliono amare.
Ed il viso s'ammanta di luce
cercando la vita come fiume alla foce.
Deserto nel cuore,
deserto nell'anima.
Sete d'amore
e fame atavica.
Tutto cerchiamo,
tutto vogliamo.
Bramosia imperfetta
la locuzione "Ti amo".

3/11/2016

"Come uno scrittore"
Come Francis Scott Fitzgerald,
così lui scriveva ed era.
Tormentato, innamorato e solo,
era come un Airone in volo.
Chiuso nella sua stanza,
chino su fogli di carta.
Scriveva e leggeva tanto
contro la malinconia ed il pianto.
Il suo turbamento era un'ombra
che gli viveva dentro feconda.
Solo con la sua letteratura
viveva pieno di paura.
Anelando di scriver un poema
o un grande romanzo a tema.
Povero lui, cosi solo e inetto,
descriver voleva il suo mondo imperfetto.
Ed ora, solo nella sua stanza,
pensa, pensa e ripensa.
A mille amori, a battaglie, a guerre,
tradimenti e speranze.
E così, sotto un tappeto di stelle,
vive un cuore dolente.
Un vero giovane Werther
che spererà di scriver "Tenera è la notte".

5/07/2017

"Ricordo di donna"
(Descrizione)

I tuoi capelli
come alghe notturne.
Gli occhi tuoi lucenti
come smeraldi al Sole.
Io non ricordo più,
poggiato su di un Salice
rivedo le tue ciglia
che s'intrecciano
come Canarini in amore
e le gambe,
lunghe ed affusolate,
ricordano la fiamma
ardente della candela.
Il tuo viso chiaro
sorridente, come Stella
cadente ed infuocata
nei cieli notturni.
Poggiato sul Salice
guardo in su
e vedo il cielo blu,
come il colore
del tuo trucco
degli occhi
ed ancora le tue mani
piccole, leggere e lisce
come petali di fiore.
E tu infine fragile
come Usignolo,
libera come Gabbiano,
volteggi sopra la mia testa
nell'immagine che ho di te.

"In una notte…..la fantasia"
Nella notte stellata,
sotto il segno del Cancro,
c'è una musa immaginata
che regna nel firmamento.
Chi sia non si sa,
vive e cresce dentro me,
è una piccola verità
che mi fa sentire un Re.
E' la musa "fantasia"
che fa batter forte il cuore,
è una favola che vola via
che brilla come il Sole.
Mentre osservo questo buio
questa "dama" mi seduce,
cado a terra e striscio e muoio,
oh signora della luce.
Sono solo di fronte a te
che sei bella, sei dannata,
sei regina ed io il tuo re.
Oh mia ancella profumata!
Il tuo volto è stupendo,
il tuo corpo longilineo.
Ora ti voglio e ti pretendo,
vorrei esser tuo compagno.
E nel pallore della Luna
esisti e vibri come un fiume.
Oh speranza, oh fortuna,
vola alto con le tue piume.

"La poesia come….."
La poesia come fuga dalla realtà,
astrazione della verità.
Come un fiume senza sponde,
che tracima, che ci confonde.
Come un ramo senza foglie,
scarno, umile ma forte.
La poesia come tenera carezza,
è umana tenerezza.
Come un'alba mattutina
che scioglie la brina.
Come battaglia interiore
che fa batter forte il cuore.
La poesia come un sogno senza tempo
che cavalca lungo il vento.
Come un intreccio di parole
che spaccano il Sole.
Come gli occhi di un bambino
che ingenui, attendono il destino.
La poesia come lacrima d'inverno,
nel suo più breve giorno.
Come il deserto senza acqua.
Calda, arida e immensa.
Come un fiore a primavera
che sboccia tra i silenzi della sera.
Tutto questo ed altro ancora
è la poesia che in alto vola.

"Nulla turba il silenzio delle notti"

Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando le muse, eteree bellezze,
son cantate da poeti imploranti carezze.
Quando Eros esplode nella passione
ed i corpi s'avvinghiano senza pudore.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando stanco e lontano è l'albeggiar
ed il buio sovrano sembra regnar.
Quando il sangue di Cristo è versato
e sul Golgota nella passione è lavato.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando gracchiano i neri corvi
e gli sguardi diventan torvi.
Quando Morfeo ci dona la pace
e il suo canto è un sonno felice.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando la fantasia vola nei cieli
sposandosi con languidi pensieri.
Quando il crepuscolo è morto da tempo
e lo Spleen è un soffio nel vento.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando la Luna porta sgomento
e le Stelle regnano nel firmamento.
Quando i canti son teneri lamenti
e schiere di sogni invadon le menti.
Quando Chopin suona un "Notturno"
e sembra quasi che nasca il giorno.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando i volti son stanchi e mansueti
e gli occhi nascondon segreti.
Quando i colori d'un quadro sbiadiscono
e nella luce soffusa affogano.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando il sapore del vino è vicino
e la morte par esser di fumo.
Quando il riposo o la festa rivivono
e i poeti sui fogli ora scrivono.
E' così, nulla turba il silenzio delle notti,
nulla turba il silenzio delle notti…...

"Fantasia"
Unica salvezza mia!
Oh fantasia!
Ristoro dell'anima,
fonte candida.
Lunga e tortuosa via!
Oh fantasia!
Breve come il tempo felice
e unica come amore fugace.
Madre della poesia!
Oh fantasia!
Fuoco rosso di passione,
esisti in ogni stagione.
Simile alla pazzia!
Oh fantasia!
Che m'incontri di notte,
che sei povera, a volte.
Limpida mia utopia!
Oh fantasia!
Crei mondi artificiali,
porti sogni mai banali.
Sublime musa mia!
Oh fantasia!
Riparo e fortezza,
languida carezza.
Spleen e malinconia!
Oh fantasia!
Forte come giunco immortale,
delicata come stella di mare.
Saggezza e follia!
Oh fantasia!
Che vivi nel mio cervello,
che sei il fiore più bello.
Stordisci e voli via!
Oh fantasia!
Oh fantasia......

"Il mio mondo è la notte"
Il mio mondo è la notte,
quando il Corvo vola basso,
quando il silenzio è sovrano.
Il mio vivere è la notte
quando il gemito dell'anima
si fa più forte,
quando le voci del giorno
si son spente.
Notte.
Quando il mondo sembra strano,
quando io sono lontano.
Oh notte!
Quando l'aria si fa fresca,
quando il pensiero si fa esca.
Il mio mondo è la notte;
nel silenzio, nel pensiero,
quando tutto si fa scuro.
Notte ancora,
quando i brusii son nascenti,
quando i bisbiglii son regnanti.
Oh mia regina,
oh mia ancella profumata,
mia Venere conquistata.
Il mio mondo sei tu;
quando scrivo e ti sfioro,
quando la poesia diventa Alloro.
Oh la notte;
e passeggiar dentro me,
svanire e scomparire in te,
in quest'anima lacerata e oscura,
vivente ma ancora immatura.
Oh notte,
fatta di sogni altrui
che colgo negli antri bui.
Taverna e respiro,
meretrice di destino,
fumo di sigaretta e un po' di vino.
Notte,
alcova dei poeti,
detentrice di segreti.
Paziente arrivi
Fra gli Abeti e gli Ulivi.
Oh notte,
che spazza via il crepuscolo,
che adombra amore minuscolo.
Così tutto si fa nero
e mentre il Corvo ancora
vola basso nel cielo,
la notte cala il suo velo
di pizzi e merletti oscuro.

"Immoto Mare"
Immoto Mare,
cullare mi farò da te
perché alla tua vista m'inebrio
e sobrio non son più.
Laggiù sulla linea d'orizzonte,
fulgente arriverò
e sarò un'anima libera,
splendida e danzante,
liberamente sincera,
vera, come candida farfalla
che balla sopra l'azzurro-turchino
nel mattino lucente e adamantino.
Mio cammino sarà verso un bagliore
ed ore, ed ore verso una meta
lontana che anelerò.
Saprò, oh immoto Mare
chiamare il tuo nome
come di una Sirena il canto
e m'ammanto di luce divina,
cristallina, abbagliante e sola.
Mi consola la tua vista,
mi rattrista la tua ira.
Gira, oh immoto Mare,
sentire fammi così il tuo richiamo.
Amo te, amo te, della vita il sale.
Oh immoto Mare!

4/11/2016

"Un cane"
Dimmi chi sei
e quanto amore hai.
Dimmi com'è
e come fai
ad esser ricco
di pietà che mai,
mai uomo ebbe
ma che in te crebbe.
Dimmi se quegli occhi,
così inclini al pianto,
furon mai amati
oppur odiati.
Dimmi, anche se voce non hai,
se in te pulsa un cuore
che conosce il dolore.
Dimmi, amico presente,
se un'anima coltivi
oppure è assente
ma comunque tu vivi.
Dimmi se un giorno
potrò capire
il senso del tuo gioire,
il perché del tuo soffrire.
Dimmi, essere gentile,
qual voce odi ora nel cuore
e perché ami senza condizioni,
senza filtri, con emozione.
Dimmi, caro mio,
cosa ti portò a voler la morte
pur d'amare un umano padrone.
Dimmi chi sei
oh nobile "bestia",
dimmi che fai,
straniero e vagabondo.
Credo tu sia
un esser speciale
caduto in Terra
come un angelo senz'ali.

"A Charles Baudelaire"
Turbano i tuoi scritti
l'anima mia contorta
che ora è risorta
da tumultuosi venti.
Oh infinito poeta,
spargi nel cuore
raggi di Sole,
uomo solo alla meta.
Son io "l'ipocrita lettore"
colui che l'anima denuda,
e il tuo verso culla
verso cieli di furore.
Il buio e il silenzio,
la tetra commedia
della vita che tedia
e il sapor d'assenzio.
L'Albatro vola
verso cieli lontani
con un librar d'ali
che la mente spaura.
Oh tu, che di notte vivesti
e nell'animo tuo
cullasti il buio
e la notte narrasti.
Come turbine impetuoso
i tuoi versi d'oro
scolpiti col fuoco
nell'animo prezioso.
Ma perché tanto furor?
Il giorno disparve
e il crepuscolo nacque
e del vino il sapor.
Le tue vette
mai non raggiungerò
anelando però
di somigliarti un po'.

2/04/2016

"I poeti"
Vilipesi e umiliati,
dalla nostra civiltà cacciati,
offesi e scherniti
da tutto il mondo derisi.
Dell'umanità gli ultimi
e vivono spesso ai margini.
Son come perle brillanti
hanno lo splendore dei diamanti.
Giacciono ai bordi della follia,
e sognano amore e utopia.
Son come gatti in un canile,
son come la pioggia d'Aprile.
Han ghirlande di parole
e, di solito, son anime sole.
Sono l'alba e il tramonto
esistono nel cuore del mondo.
Scrutano l'anima dell'uomo d'oggi e di ieri
ne conoscono gli anfratti, i segreti e i pensieri.
Han gli occhi profondi e lacrimosi,
son come bambini capricciosi.
Vivono in un turbine d'emozioni
e s'elevano nei cieli delle stagioni.
Reietti e bistrattati
son mendicanti affamati,
d'amore e d'elegia,
di sogni e di magia.
Danno tempo al tempo
ma si possono distruggere in un momento.
Schiavi del vizio
e spesso il vivere come un supplizio.
Cantano le loro muse
che son chimere confuse.
Vivono in mondi di fantasia,
ascoltano del mare la poesia.
Son fragili virgulti candidi
mezzi uomini e mezzi angeli.
E quando dalla gente l'ultimo insulto nasce
s'incoronano d'alloro e scompaiono dove tutto tace.

"Del fioco lume e della speranza"
Quando nella notte regina
s'udirà il canto del Cigno,
allora una stella vicina
lenirà il dolore maligno.
Vestirai la veste più bianca,
coprirai di cenere la testa
e parlerai con voce stanca
della tua ultima festa.
Nel tuo Requiem solitario,
un saluto, un addio
e col cuore spaventato,
un ricordo, un oblio.
Il migrar delle Rondini
che salutano il cielo.
Il tuono dei fulmini
che spaccano il suono
e la notte dell'anima
e il tramonto del sogno,
una vita che palpita
in un cuore profondo.
Così il fioco lume dell'esistenza
par fatua cosa
e i sogni e la speranza,
sfioriscono come petali di Rosa.

1/8/2014

"Come un cristallo"
Nella notte adamantina
fulgore di spiriti solitari.
Come un cristallo me ne sto,
delicato e fragile,
prezioso e lucente.
Attendo l'albeggiar
tra lubrichi pensieri
e sogni imbiancati.
Vivo tra le onde
di un mar senza scogli,
alla deriva, senza appiglio.
E coscienza di me stesso,
e limpida e chiara
complice fragilità.
La Luna risplende
d'un bianco avvolgente
ed io, tra mille paure,
puro esisto in questa
quiete apparente,
in questo dolce e atroce
silenzio imponente.
Come un cristallo
luccicante e splendente,
scalfito però
dalla brutalità dell'esistente.

"Paesaggio di Primavera"
Campane suonano a lutto
una morte nel paese confonde tutto,
è arido il giorno solingo e sincero,
sorvola la pianura lo Sparviero;
contesto d'un paesaggio desolato
il Maggio di chimere è già arrivato.
I sogni dell'Inverno son passati
tra la neve e lungo viali alberati.
Poeti han già descritto la natura
selvaggia, chiassosa e matura.
Ora nasce l'universo Primavera,
sorride è vicina la sera.
Salubre è il fruscio di spighe di grano
un suono ancestrale arriva lontano.
Il profilo del monte carezza le nubi
che oscurano i cieli rendendoli cupi,
lungo orizzonti cammina il tramonto
e chiasmi poetici bagnano il mondo.
Si nasconde il crepuscolo solo e vermiglio
tra poco salirà in cima al suo giaciglio
e pace tutt'intorno s'è creata,
atmosfera sognante e beata.
Così l'azzurro d'un cielo largo e sconfinato
si smorza cadendo sul confine d'un prato
e sull'erba imperlata di rugiada leggera
s'appoggia lieve e sincera la sera.

"Il fingitore"
Eccolo!
L'acrobata della parola.
Eccolo!
Il menestrello saccente.
Eccolo!
Il cantastorie in rovina.
Il fingitore
elargisce emozioni alla gente
ma si sa che non sa niente.
Il fingitore
si crede un buon maestro,
orgoglioso saccente e vanesio.
Il fingitore
sproloquia a iosa contento
e butta fiumi d'inchiostro sui fogli.
Eccolo!
Il brigante lupo della steppa
con l'anima a metà disfatta.
Eccolo!
Dal sacro fuoco dell'arte intriso,
dal volto canuto e dal triste viso..
Eccolo!
L'angelo con la spada vivo
che sembra caduto dal Paradiso.
Il fingitore
è solo un guitto danzante
che non ti può insegnar niente.
Il fingitore,
pover'uomo cadente
come salice piangente.
Il fingitore,
poeta e fine dicitore,
per favore, lasciamolo stare.


POST SCRIPTUM
In fondo però è un brav'uomo
e chissà che in un prossimo futuro
noi riusciremo a capirne il messaggio
e forse, chissà, lo definiremo saggio.

8/11/2016

"Sangue del mio sangue"
Sangue del mio sangue.
Ti amo.
Vita nella mia vita,
presenza nella mia assenza.
Oh gigante buono,
ora inciampi nella
fragilità dell'esistenza.
Ora esisti in una
dimensione nuova.
Ti bacio la fronte Padre,
affinchè io possa
trasmetterti il mio amore,
affinchè tu possa
riposare sereno.
Sangue del mio sangue.
T'imploro.
Non lasciarmi nel buio
di questa vita
e donami per sempre
la luce della speranza.
Padre, infinito splendore,
vedetta della sera,
aiutami a capire,
aiutami a sentire di più.
Sangue del mio sangue.
T'abbraccio.
In questa infinita notte
una nuova alba arriverà
e lenirà
il dolore che spacca il cuore.
Padre mio.
Saggezza e pensiero,
forza e orgoglio.
Tanto t'assomiglio
e tanto mi discosto da te.
E così,
sangue del mio sangue
non ci sarà mai un addio
perchè la tua anima
vivrà nel Paradiso
e sarai come un Angelo
vicino a Dio.

13/08/2017

"La creatura dell'artista"
Aleggia nell'aria
la creatura dell'artista.
Ombreggia nella mente,
invisibile alla vista.
Risiede nel cuore
un tremolante furore,
esiste nel grembo
d'un essere saggio
e nasce all'improvviso
la creatura dell'artista.
Con travaglio interiore,
furtiva e malvista.
Vivrà poi di vita propria,
avrà una sua storia.
Diverrà "maggiorenne" nel Sole
a dispetto del suo meraviglioso creatore.

4/10/2016

"Ballata delle fronde spezzate"
Nell'anima una raffica di vento
spezza i fragili rami
del purpureo cuore tormento.
Il Sole che adesso brami
nel cielo brilla lontano
e ascolta i tuoi richiami.
Sarai ancora a fendere
le nuvole con la mano
senza più nulla chiedere?
Oh musa ispiratrice!
Ti chiamo piano
e vorrei esser più felice!
Ma ora è il tempo
delle fronde spezzate,
un lampo in un momento.
Momento di poesia
che vive nel mio cuore
e vivida e rossa fantasia.
Come un salice piangente
son chino su me stesso
e l'anima dolente.
Un richiamo triste
dalle onde del mare,
come nenia celeste.
Azzurra sirena che canta,
vorrei parlarti ora,
ma un demone danza.
Demone tristezza, demone amarezza,
il diurno Spleen
di un rosso fuoco d'ebbrezza.
Ed un richiamo di gioia
e di speme un rivolo
per combatter la noia.
Un balenare di spade
nella battaglia del cuor
e attendo la notte che cade.
Ora son però spezzate
le fronde dell'anima,
di speranza rinate.
Ed il fiume che tracima
potente dal suo argine
e una solitaria rima.
L'essenza del mio essere
ed il volo degli uccelli
e forza di resistere.
L'ombra che onnubila
la gioia ed il piacere
ora vive candida.
Il mio volto ed il sorriso
sono aneliti lontani
che ricerco in Paradiso.
Ma nel calmo cielo
pomeridiano, brilla forte
una speranza ornata da un velo.
E la lotta continuerà,
un colpo al cuore,
finché la notte scenderà.

4/05/2016



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