Poesie di Cristiano Berni


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"Il sogno si fonde con la realtà"
(Parte I)
(Fusione)

Il sogno si fonde con la realtà
ed è tutt'uno con essa,
un corpo solo, un unico spirito;
la sua sincerità si plasma
diventa ipocrisia,
la sua aurea bellezza si tramuta,
diviene orribile volto,
i suoi mille colori sbiadiscono,
divengono unica tonalità.
Le sue ali,
grandi e dorate,
si spezzano.
Il suo volo,
così alto e grandioso,
lentamente abbandona
gli azzurri cieli,
le paradisiache visioni,
le sconfinate pianure da sorvolare;
la sua verità
diviene polline disperso nell'aria
dal vento dell'indifferenza.
La sua anima,
giovane e pura
compie giri su se stessa,
si contorce
e lotta per non morire.

(Parte II)
(L'anima giovane del sogno)

Si ode il lamento
dell'anima giovane del sogno,
se ne ode il pianto.
La sua sofferenza riempie l'universo,
le sue lacrime bagnano le terre arse
della falsità
rendendole fertili,
i suoi gemiti sono lampi
nel cielo terso della fantasia;
l'anima del sogno è in agonia.
Ed il sogno perde quota,
si cala in un cupo abisso,
precipita, sbanda, urla, s'incurva,
si schianta, esplode.

(Parte III)
(L'avventura è finita)

Il sogno si fonde con la realtà,
il volo cede il passo alla meschinità;
l'avventura è finita,
ora comincia la vita.

"I tuoi occhi"
Con il riverbero della Luna
i tuoi occhi m'appaiono
come gemme splendenti,
come Sparvieri vibranti.
Brillano nella sera romana
i tuoi occhi di gatta,
sinuosi e lascivi,
meravigliosamente vivi.
Diamante grezzo e Rubino
sono i tuoi occhi,
trasparenti e taglienti,
due Stelle cadenti.
Un soffio di femminilità,
i tuoi occhi così timidi,
due gocce di rugiada,
perle sulla strada.
Ed ancora i tuoi occhi
che richiamano l'amore
sono un tuffo nel cuore.
Vivono sul tuo viso stupendo
ed osservano il mondo.
Oh Dio! Fa che non svanisca mai
la loro lucentezza,
la loro grande infinita bellezza.

"Mutevoli cose"
(Tempo che passa)

Quell'inquietudine roca
e giovanile furore,
divien più fioca
col passar delle ore.
E' il tempo meschino
che logora e avanza,
giocar del destino
e più lieve la speranza.
Quel sogno felice
di bambino sognante,
scolora e svanisce
come Luna calante.
Il mutar delle cose
e la matura età,
fan svanir certe muse,
è la dura realtà.
Ma come farfalla in volo
che muta direzione,
così io, da solo
cercherò un nuovo Sole.
E da crisalide muta,
in un bozzolo chiusa,
farfalla son nato
con le ali dischiuse.
Così esisterò forse
in una nuova coscienza,
ballerò come
un primo ballerino danza!
E dai fiori colorati
suggerò nuovo nettare,
volerò sopra i prati
con coscienza di esistere.

3/1/2015

"Musa assente"
Limpida e chiara se ne stà
la mia musa nell'aldilà,
col viso coperto
ed un sorriso incerto.
Vive nei sogni,
oh cara, oh Dea! Aspetto che ritorni!
Bianca e velata,
nuova gioia nata.
Esiste in Paradiso
ed io son un Narciso
che si bea e che s'adula
nella notte oscura.
Al sol pensarti,
al sol immaginarti,
rinasco e vivo
esisto per un motivo!
Oh bellezza invadente
che stupisce la gente!
T'anelo e t'adoro,
coprirti vorrei tutta d'oro.
Ma ora un pensiero m'assale,
quando verrai per curar il mio male?
Quando m'apparirai nuda e sincera?
Intanto attendo la sera,
che mi porti consiglio
col crepuscolo rosso vermiglio.
Resto in attesa,
senza resa,
ad aspettar ancora,
sperando però
che tu m'appaia nell'aurora.

"E' facile"
E' facile tornare nel buio,
nella palude dell'oblio.
Cavalcare il vuoto
e fuggire via.
E' facile rinnegare se stessi,
chiudere gli occhi.
Morire depressi
e pregare i morti.
E' facile varcare il confine
tra saggezza e follia.
Non volere capire,
uccidere il sogno e l'utopia.
E' facile autodistruggersi
per non vedere la realtà.
Mai più chiedersi
dove sia la verità.
E' facile, basta poco
forse un niente.
Giocare col fuoco
tra passato e presente.
E' facile, ma non credo sia giusto
ferirsi inutilmente.
Spezzarsi come un arbusto
ed umiliare la mente.
E' facile tutto questo
ma finchè c'è volontà
e coscienza di se stessi
tutto ciò non accadrà.

"Luci della notte"
Le luci della notte
brillano nel buio,
pure gemme nell'Inferno,
raggi che squarciano l'incubo.
Sole come me,
leggere come foglie.
Le mie orbite le guardano
e ne vengono trafitte,
sarà che m'odio sempre più
le luci della notte sono laggiù.
Stelle e lontani lampioni,
insegne al neon, luci di città
e macchine e palazzi, case.
In questo mondo-universo
mi sento perso,
travolto dal calore colore
non provo più amore
ed arriva la malinconia
in questa notte di magia.
Spleen notturno e moderno,
che uccide, che fa male;
ma le luci della notte
continuano ad illuminare
le anime tormentose
e mille altre cose.

"Moderna civiltà"
Dove stanno queste anime
così perse e sole?
Dove vivono questi uomini
senza parole?
La notte di quest'era
è arrivata.
La paura del presente
s'è svelata.
Dove stanno i pensieri
più liberi e veri?
Dove nascono sentimenti
puri e vibranti?
Don Chisciotte s'è arreso,
stanco e sfibrato.
L'umanità rivoltosa
l'ha ucciso e umiliato.
E dove sono i poeti
vati e sognatori?
Dove camminano oggi
i grandi avventurieri?
C'è un tramonto di cose
in questo nulla.
Vive sopito il sogno
nella sua culla.
E vana è la speranza
di ritrovar l'uomo,
che smarrito nel suo cosmo
e divenuto solo.

"Tempo sospeso"
Non ho mai conosciuto
le vette del successo,
non sono mai stato
solo come adesso.
Eppure in questo divenire,
sento una pace, una luce.
Una pace interiore,
una piccola voce
che mi chiama e mi culla,
che m'assopisce e mi sveglia.
Un equilibrio interiore
che m'avviluppa il cuore.
Non so il perché di questo,
forse è la fede, forse solo un pretesto.
Sta di fatto che ora,
nel tempo sospeso,
trovo rivoli di gioia
come un volo intrapreso.
E volano gli uccelli
in questo azzurro cielo,
liberi e soli
come il volo del mio pensiero.
Mi sento un tutt'uno
con la verde natura
e come un Narciso canuto
mi specchio nell'acqua pura.

10/4/2020

"Cala il sipario"
Non si trovano parole
per descrivere lo sgomento,
per narrare il tormento
che percuote il cuore.
Amico, compagno, uomo,
semplicemente Dario.
Indomito battagliere,
fratello sognatore,
gigante dell'italiana cultura,
maestro e giullare,
idealista che non voleva il male.
Il tuo teatro a memoria futura.
Semplicemente grazie!
Perché ho condiviso con te
arte, ideali, politica, cultura
tutte cose enumerate ad una ad una.
Ed allora di nuovo grazie!
Per la gioia, la tanta gioia
e la speranza, la tanta speranza.
Non si trovano parole questa sera
per far capire chi eri.
E allora un semplice saluto
e poi rimarrò muto.
Ciao Dario, cala il sipario.
Ciao Dario: artista , attivista, intellettuale.
Ciao Dario, mio simile, mio amico.

A Dario Fo
13/10/2016

"Mi è troppo cara la libertà"
Per unirmi con dama di compagnia,
no!
Mi è troppo cara la libertà!
Per coprirmi di cenere la testa,
no!
Mi è troppo cara la libertà!
Per vincolarmi ad un'occupazione sicura,
no!
Mi è troppo cara la libertà!
Per recidere in un colpo i miei sogni,
no!
Mi è troppo cara la libertà!
Sapessi le volte
che ho anelato,
sdraiato su un prato,
di care e dolci muse,
di chimere confuse
e di calme e nitide solitudini,
di voli spiccati pindarici.
E così nella volta celeste
sono esistito veramente,
elevandomi nei cieli tersi,
sognando mille universi.
Tutto questo mi è caro,
tutto questo è oro.
E per cento e cento volte ancora
vedrò di un sogno l'aurora.
Perché ora lo sai, son ebbro di voluttà
e mi è tanto cara la libertà,
mi è troppo cara la libertà!

28/11/2014

"Immagini"
Cieli immensi,
spazi larghi e densi.
Colline in fiore
e nuvole di parole.
Ampi spazi colorati
e praterie sconfinate.
Pioggia battente e uragano,
immagini che vedo lontano.
Erba bagnata e rugiada,
lunga e tortuosa strada.
Montagne grandiose e silenzi,
Mari in burrasca violenti.
Fumo e nebbia-foschia,
fanghiglia di periferia.
Aquile in volo perfetto
e nuvole che lambiscono tetti.
Fiumi che lenti percorrono
tragitti scoscesi e ritornano.
Neve bianca e matura,
si scioglie e divien acqua pura.
Canti e armonie melodiose
salgono in cielo con le Rose.
Fiori che sbocciano piano
sul prato che vedo lontano
e in fondo alla notte cadrà
anche l'ultimo lembo di verità.

"Malinconica notte"
Con le ossa rotte,
col viso stanco,
prendo le botte
dalla vita e arranco.
Le membra lise,
la mente sola,
cerca un sorriso,
un sorriso che consola.
La notte è lunga,
lunga è la strada,
una strada che diventa
in salita e sterrata.
E solo rimango,
con poche parole,
trattengo il pianto
aspettando il Sole.
In un cielo turchino
volan sempre i pensieri,
che fuggon furtivi
come ratti levrieri.
D'oro e d'argento
son le mie emozioni,
che vibran nel vento
tra mille canzoni.
E così, di notte,
quando tutto è spento,
palpitan forti
la passione e il sentimento.
Oh povero cuore!
Stracciato e offeso,
che aneli un Sole
che mai si è arreso.
E così, tra un sorso di vino
e una boccata di fumo,
la notte s'infiamma
ed io ne sento il profumo.

"Ricordi e miraggi"
E ti ricordo ancora
quasi un miraggio d'allora.
Nei sogni bianchi
che nascono stanchi,
un cuore vero che pulsa
stretto e costretto in una morsa.
Io ti cerco di nuovo
come in un assurdo gioco
e nel fragile Sole pomeridiano
per un attimo cerco la tua mano.
Gli occhi raccontano l'anima
e tutto il corpo palpita.
E sogno l'esistenza più bella
nell'antro oscuro del nulla.
Le foglie crepe d'Autunno
portano un nuovo profumo
e le Stelle lontane e giganti
illuminano oscene le menti.
In quest'attimo momento di follia
ti vorrei ancora mia
e lo spasimo d'un sogno lontano
mi prenderà per sempre per mano.

"Il pianto"
Antitetico al riso,
solca il viso
e sgorga da malinconiche pupille
a frotte e mille e mille
lacrime salate
dagli occhi nate.
Principio d'una crepa nel cuore
e furente dolore.
O, come ossimoro e paradosso,
partorito dalla gioia stessa.
E come oceano placido e calmo,
d'improvviso solcato dai venti d'un giorno,
che s'increspa e s'inarca
e sfocia sulla battigia calma.
Da palpito del cuore
o da fisico dolore,
o da ilare sentimento
o dall'anima il tormento.
Così è la sua genesi,
così le sue origini.
Albeggia sugli occhi immalinconiti
e traspare nelle anime ferite.
Una volta sgorgato
soffoca il dolore cullato
per anni e nel tempo,
bagliore di secoli o d'un momento
e tremolano gli occhi inumiditi
ed affogano sul volto le paure ormai svanite.

23/4/2020

"Tempo"
Tempo.
Libertà e anarchia.
Tempo.
Che m'incatena al presente.
Oh tempo.
Bacio tenero della notte,
pugno forte del giorno.
Tempo.
Cronos e clessidra.
Tempo.
Che mi solca il viso.
Oh tempo.
Battito d'ali di farfalla,
stentorea Aquila in volo.
Tempo.
Saggezza e follia.
Tempo.
Che vacilli quando piango.
Oh tempo.
Superba essenza di vita,
magnifica assenza di morte.
Tempo.
Libidine e noia.
Tempo.
Dolore dell'anima.
Oh tempo.
Che mai indietreggi
e che adesso mi sorreggi.
Tempo.....tempo....

4/08/2017

"In questa sera…."
In questa sera d'inizio Marzo,
col cuore gonfio di malinconia,
osservo il buio e quel romanzo
che mai lessi, che mi fuggì via.
Un po' di fumo dalla mia bocca
rende l'atmosfera più rarefatta
nella notte che ormai sboccia
e con l'anima disfatta.
Un pensiero, un ricordo
e diviene triste lo sguardo,
un piccolo bagliore forte
che splendente umilia la morte.
E luci nel firmamento
spezzano il fiato in un momento,
carezze d'aria fresca sul viso
e come magia rinasce il sorriso,
sentimento e passione,
pulsante sensazione.
Ed il buio regna alto
In questa sera d'inizio Marzo.

"Io sono"
Sono l'inganno e il candore,
sono un folle traditore
e sono uno che ruba
la tua Rosa più scura.
Sono il poeta meschino,
sono il padrone del destino
e sono fame e rabbia,
sono un morto sulla sabbia.
Sono il frastuono del Mare,
sono le lande solitarie
e sono acqua e cervello,
sono il tuo amore più bello.
Sono il vestito che conta,
sono la grande rimonta
e sono anima e cuore,
sono la folla e il rumore.
Sono il vino pregiato,
sono un eroe mancato,
Sono pure la gioia,
sono la nera noia
e sono cosmo e foreste,
sono la natura agreste.
Sono contadino e muratore
e sono un grande attore.
Sono tutte queste cose,
ed altre ancora numerose,
ma soprattutto però
sarò la vita che vivrò.

"Una serata"
…..e nel silenzio della notte,
nudo, uccido i miei pensieri.
Se ne va il crepuscolo
orrido e lontano,
mentre mille fuochi
di stanche parole
divampano in me.
Sublime e leggero
è l'odore del vino
e frementi brusii
nella pace accolgo.
Mentre il volto della noia,
lurido e scontroso,
appare e scompare.
D'intorno un limpido silenzio
vive e galleggia
appena rotto dal crepitio
di un'immaginaria pioggia.
Un arpeggio di chitarra,
un verso rimato,
uno sguardo consueto.
E tutto si rompe
e si ricompone,
si rompe
e si ricompone.
Così, sotto il chiarore della Luna,
saluto la vita
e nel ricordo e nel pensiero,
m'inabisso nel sonno.

21/03/2016

"I silenzi"
(Con lo sguardo verso l'infinito)

Con lo sguardo verso l'infinito,
con gli occhi come un immenso fuoco.
Tra i silenzi dei tuoi film
e quelli forzati per te.
Camminasti nei resti putridi
dell'animo umano
per scovarne l'essenza-sostanza.
Come una danza
taciturna e misteriosa.
Scavasti nelle profonde
terre del sentimento
e del miserabile turbamento.
Fosti poeta d'un amore
inarrivabile, irraggiungibile.
Nelle immagini il fuoco
e visi angosciati e lisi.
Ora per te il silenzio più grande
quello a cui ogni uomo
è da sempre destinato
ed a cui non si può dar risposta.

Per Michelangelo Antonioni

"Modus vivendi"
Un vivere lento,
lontano dal mondo,
un'anima colma
di sensazioni e passioni;
risposte incerte,
cuori d'argilla.
Rapidi cambi d'umore.
Salire su per cieli
Per trovarsi poi in terra,
saggezza acquistata
e poi perduta,
esser bambino
e poi uomo,
esser donna
e poi ragazza.
Soli in tutto;
la chiave dei sensi
per aprire lo scrigno dell'anima.
La sabbia dentro,
furore dentro,
l'alba, l'azzurra alba dentro.
In noi la gelida assenza
costante presenza.
Parole d'affetto
Stantie e corsare
travalicano il senso.
Etimologia assurda,
inutili frasi d'amore.
Così pantere sole siamo.
Stanco, riposo.
Stanco di tutto;
della vivida essenza mancante,
di giardini solitari di gioia,
di feste chiassose e vuote,
di rincorse affannose;
gloriose utopie da cercare
e stimmate doloranti in cuore.
Nella mia stanza
giro il mondo e l'universo,
viaggio verso lande sconosciute.
Da un granello di sabbia
Esploro il mare
e oltre, più in là
dove non c'è confine,
dove non esiste corpo
e assenza di spirito.
Là fin dove non vi è colore
e oltre,
come in volo, quieto e leggero.
Librare ali di piume dorate
verso venti alti freddi;
cosmi paralleli in direzione d'oriente,
degustazione d'assonanze esistenziali.
Un fluire incosciente e sapiente.
Rapido e lento,
triste e gioioso
e poi grido di boria
che accede impetuoso;
lacera il sogno
e spirito in volo.
Tutto si rompe
E poi si ricompone
e si rompe,
si ricompone.
Intorno a me
Inverosimile atmosfera,
rarefatta, artificiosa.
Mi rinchiudo nel guscio
di un personale microcosmo,
isolato dall'esteriore volgarità.
Resto solo.
La pace.
Saggezza.
Pensiero continuo.

"Meriggio passato"
Di luce quieta
s'ammanta il mio viso
di noia intriso
nella notte vera.
Pallidi e smorti
son gli ultimi pensieri
ramingo lo ieri
e rimembranze ritorte.
S'eleva l'anima
in un balenare smeriglio
e colgo un appiglio
nel cuore che palpita.
Meriggio è passato
e la nave ritorna
al porto adorna
di luce inondata.
Così nel silenzio
raduno pensieri,
volanti sparvieri
viventi nel vento.
A chiosa di tutto
pensiero contorto
e rimango assorto
deluso o confuso.

27/03/2016

"Nel villaggio"
Oh uomo, che vivo rantoli
nel viluppo del villaggio,
che scrivi e parli
in questo desolato paesaggio.
Come colui che svende
e vende la parola,
nel gorgo attende
una rima sola.
Nel villaggio devastato
dal cemento, aneli
un verde prato
più azzurri cieli.
Ed in questo attendere,
sospeso come l'aria,
un violento percuotere
il cuore ancora.
Nel meriggio assolato
d'un Marzo bugiardo,
un silenzio squassato
come dal vento uno stendardo.
Ormai nel villaggio
rumori di fondo,
la quiete è un miraggio
e delicata fronda.
Così l'annegar
nel cuore del mondo,
sembra quasi svanir
con un grigior di fondo.

31/03/2016

"Solo"
Santi e asceti,
eroi e anacoreti,
anarchici e idealisti,
cattolici e comunisti.
M'han insegnato poco,
un pò di tempra, coraggio e fuoco.
Ma poi non più di tanto.
Imparai da solo l'incanto
e la forza della vita
che potrebbe essere infinita.
Potrebbe esser eterna
o finire qui sulla Terra.
Ricordo il pianto atroce
e l'urlo della voce,
ricordo che con la sofferenza
imparai qual'è la differenza
tra il vivere con il dolore
o lasciare l'uscio aperto all'amore.

"Effimere glorie"
(Tutto passa)

Sic transit gloria mundi,
effimere gioie vogliamo
e nell'anima meandri profondi
e oscuri baratri intuiamo.
Tutto passa, tutto muore,
come un fluir continuo
dalla Luna al Sole,
dalle Stelle al mattino.
Le glorie di questo mondo
passano veloci, ratte,
scompaiono lasciando
le anime più contorte.
Il vuoto dentro al cuore
chi mai lo potrà riempire?
Un Dio o una divinità?
Legge di natura o vacua religiosità?
Non ho risposta a tutto ciò,
io, piccolo essere, non so.
Ognun riempia il vuoto
e dell'anima sciolga il nodo
come meglio crede,
magari con la fede.
E mentre i dubbi
s'affollano nel cuore,
aspettiamo che santi e asceti
allevino il nostro dolore.

27/10/2016

"Come una colomba"
Come una colomba
con un ramoscello d'Ulivo nel becco,
così tu portasti pace
e amore infinito
nella nostra famiglia.
Come una colomba,
bianca e delicata,
così tu vivesti volando
nei cieli infiniti
portando serenità e affetto.
Come una colomba
però adesso ferita,
agonizzi sul tuo letto di morte,
colpita dal fato,
scalfita e sanguinante.
Come una colomba
fragile e tenace,
lotti adesso per la vita,
per volare ancora,
per amare ancora.
Come una colomba
con gli occhi lagrimosi,
senti il tuo cuore,
piccolo e malconcio,
che t'abbandona, che se ne va.
E come una colomba,
bianca e pura,
adesso ci lasci, volando via,
tutti sgomenti,
nel dolore e nel pianto.
Ricorderemo sempre
La tua tenerezza,
i tuoi abbracci,
i tuoi baci.
Addio Rita che sei vissuta
come una colomba
e come una colomba
ora te ne vai,
volando lassù
dove non c'è più sofferenza,
dove non esiste amarezza
e dove troverai
la vera pace.
E pace sia!
E pace sia!

(A mia zia Rita)

"La macchina da scrivere"
Miracolo d'ingegneria,
di tecnica.
Tu traduci
le mie emozioni
su fogli di carta nudi.
Così cara ed imponente sei
e tanto mi dai.
I tuoi tasti come petali di Rosa
dove appoggio le mie dita.
L'inchiostro nero,
come ali di merlo,
formula frasi, sensazioni, ossimori,
chiasmi, accenti e rime.
Un mondo interno
vibra in te
ed io umile e prosaico
tento con forza d'intenderlo.
Oh ferreo e grigio
strumento di piacere
e di cultura.
Regina di parabole
e di rimate emozioni.
Traduci, riverbera
i miei sogni
e continua a cullarmi
nell'oblio della mente.

"Ricordo..."
(Spasimi di vita)

Ricordo; i caldi momenti
in cui m'avvolgevi
col tuo sguardo.
Parlavi; ed io ero come
travolto dalle tue parole.
Ridevi; ed io ero come
stregato dalle tue labbra.
Piangevi; ed io annegavo
nel Mare della compassione.
Immaginavi; ed io con te volavo
nei cieli dei pensieri.
Sussurravi; ed io provavo brividi
che permeavano tutta la pelle.
Sospiravi; ed io con te trasudavo
di viva malinconia.
Ricordo così che fummo
due anime in una.
Uniti nello spazio e nel tempo,
nel gemito di un momento
e nel fremito del sesso.

"Mia cara"
Voce soave,
mani delicate.
Un dolce ricordo
m'avvicina a te
oh mia cara,
mia suprema musa.
Capirò e capirai
nel tempo dell'inganno
che l'amore è solo
luce di colori,
è un mare nitido e puro
che ci solletica i piedi.
Piccola, ogni gesto
è gesto per te,
ogni respiro è tuo
ed ogni albero
sfiorato dal vento
m'innalza al ricordo del tuo viso.

"2 Agosto 1980"

(Prologo)

W il P.C.I.!
W la rivoluzione!
Lotta continua e Potere operaio,
voci e slogan di una manifestazione.
Sinistra al potere!
Vogliamo lavoro!
E la classe borghese trema
e nel silenzio profondo trama.
Così, la paura di cambiare
porta a colpire
l'ordine delle cose,
la comune convivenza civile;
poteri occulti in agguato,
sono spaventati! Attenzione!
Continua la strategia della tensione.


(Inizio)

"2 Agosto 1980"

Caldo,
fa caldo oggi,
cattivo respiro.
Aria pesante che opprime
e la gente
si, la gente
che parte.

Meno 5

Evade da un mondo d'angosce,
di rabbie e solitudini.
Stazione di Bologna,
vacanze in arrivo
su treni in partenza
che corrono veloci
su binari roventi.
Giorno d'Estate
e bambini felici.

Meno 4

Il Capostazione che suda
e facchini indaffarati.
Un'anziana signora
che porta bagagli
più grandi di lei
e al binario 6
una donna dall'aria angosciata
attende qualcuno
muovendo lo sguardo
sulle teste della gente.

Meno 3

Rumori e parole confuse
In un caos ordinario,
tipico di ogni stazione.
Arrivi e partenze
e gente in bermuda
con occhiali da Sole
e uomini in ritardo,
corrono al binario,
partono per lavoro.

Meno 2

Il cielo è terso
e il mattino è sul finire,
s'odono voci di bimbi
che chiamano madri premurose.
Famiglie intere
lasciano la città
per un esodo di massa.
Sorrisi e saluti
dai finestrini aperti
d'un vagone in partenza.


Meno 1

Signori si parte,
tutti in carrozza
e s'alza una paletta rossa;
un fischio e uno sbuffo
e Mario saluta sua madre:
"Ciao mamma quando torno…."

(ZERO!)

(Epilogo)

Il cielo è terso,
un boato, il fumo,
le grida e sangue.
La morte ride vincente
e carcasse umane
sparse per terra.
Ore 10 e 25.
Strage d'innocenti,
Bologna d'Agosto,
teatro di un'altra tragedia.
L'Italia che affonda nel fango,
oscuri complotti e poteri occulti
che trasformano persone
in cadaveri, in morti.

"La poesia come….."
La poesia come fuga dalla realtà,
astrazione della verità.
Come un fiume senza sponde,
che tracima, che ci confonde.
Come un ramo senza foglie,
scarno, umile ma forte.
La poesia come tenera carezza,
è umana tenerezza.
Come un'alba mattutina
che scioglie la brina.
Come battaglia interiore
che fa batter forte il cuore.
La poesia come un sogno senza tempo
che cavalca lungo il vento.
Come un intreccio di parole
che spaccano il Sole.
Come gli occhi di un bambino
che ingenui, attendono il destino.
La poesia come lacrima d'inverno,
nel suo più breve giorno.
Come il deserto senza acqua.
Calda, arida e immensa.
Come un fiore a primavera
che sboccia tra i silenzi della sera.
Tutto questo ed altro ancora
è la poesia che in alto vola.

"Riflessioni di un idiota"
E se l'umanità intera
smettesse di sperare?
Intendo, un'apocalisse vera,
la fine del sognare.
L'immensa moderna civiltà
tornerebbe ai tempi oscuri
con la mancanza di verità
la distruzione sicura.
Senza la spinta del progresso,
senza la forza del pensiero
ci sarebbe solo regresso
e la fine totale del sapere.
Un'epoca buia senza più religioni,
barbara e oscura,
senza fedi e passioni.
La morte sicura.
E così che l'uomo,
accecato dal vuoto,
si annullerebbe,
si distruggerebbe.
Ma che folli pensieri
Mi vengon in mente.
Sono solo astrazioni
di una mente demente.
E' si, non vi preoccupate
queste idee malsane,
son solo nate
dal latrato di un cane.
Quel cane son io,
povero e inetto,
alla ricerca di un Dio
io, idiota perfetto.

"Ma che occhi hai?"
Ma che occhi hai?
Teneri e penetranti
Come due fari brillanti.
Ma che occhi hai?
Felini e sinuosi
come due gatti siamesi.
Ma che occhi hai?
Son gemme splendenti
che confondon la mente.
Ma che occhi hai?
Son il mare riflesso
che osservo così spesso.
Ma che occhi hai?
Dolci e femminili
come un bacio in Aprile.
Ma che occhi hai?
Verdi e veri
come prati a Primavera.
Ma che occhi hai?
Son il sogno più bello,
il brillar delle Stelle.
Ma che occhi hai?
Son le Rose di Maggio,
un dipinto paesaggio.
Ma che occhi hai?
Meravigliosi gerani
che ti porgo dalle mie mani.
Ma che occhi hai?
Mi tolgono il fiato,
mi fan sentire rinato.
Ma che occhi hai?
Son la pallida Luna,
la più bella fortuna.
Ma che occhi hai?
Son un richiamo all'amore,
un raggio di Sole.
Ma che occhi hai?
Son splendida chimera,
un bacio d'amore a sera.
Ma che occhi hai?
Lascivi e intriganti,
muse affascinanti.
Ebbene si,
ora lo sai
il tesoro che hai!

"Mare"
Mare;
che un giorno vibri
iracondo e forte.
L'altro esisti
in quiete,
in statica bonaccia.
Le perle di Sole
che t'incoronano
ed il buio della sera
che t'annienta,
meravigliano i miei occhi.
Mare;
tu sei come me
e le innumerevoli creature
che ti popolano
esistono nitide
anche nella mia anima.
Oh Mare;
limpido alla scogliera,
sporco sulla battigia.
La tua immensità
si trasfonde
nell'anima del mondo
e nella mia.
Porto di speranze
e culla di emozioni.
L'immensa tua grandezza
e la tua complessità,
sono l'anima dell'uomo
dove ogni giorno
cade e vive l'amore
e le innumerevoli
sirene dell'anima.

"Luce"
(Del pensiero)

Oh luce!
Che nelle menti a volte manca,
che in questo tempo è stanca.
Tempo d'oscurità nei pensieri,
tempo dove non esistono sognatori.
Oh luce!
Che illuminavi le nostre esistenze,
che par di scovarti in certe stanze.
Ora, in questo buio moderno,
ci salveresti dall'Inferno.
Oh luce!
Bagliore dei pensieri illuminati,
che rischiara le menti sopite.
Menti sopite da troppi anni bui
Che ci hanno ucciso, poveri noi!
Oh luce!
Luce del pensiero,
indicaci il sentiero.
Che ci porti pace e salvezza,
che ci calmi tutti con quieta brezza.
Oh luce!
Uccidi quest'era medievale
che ci ha intossicato facendoci del male
e torna ad illuminare il nostro cammino
come un Angelo che ci assiste a noi vicino.

"Il pagliaccio"
Un naso finto sul mio viso
ed un tenue e forzato sorriso,
nascondono la mia gran malinconia
che la notte si porta via.
Attendo un applauso dai bambini
che sono come amici vicini,
prendo botte come un matto
ma per finta non per altro.
Dai miei occhi nasce il pianto
anche se il circo mi da tanto,
lavoro nel gran baraccone
tra animali, trapezisti e donne cannone.
Mangio la polvere dell'arena
e mi spacco in due la schiena.
Col mio sorriso stampato sulle labbra
sono un guitto che sempre danza.
Aspetto sempre il gran finale
per sentire le risate
e quando a sera resto solo
mi strucco e mi consolo,
con la mia anima colma di malinconia
i miei pensieri fuggono via,
e dai miei occhi scende una lacrima,
argentata e tagliente come lamina

"Intanto……."
Intanto scrivo parole,
per non tediarmi,
per non frustrarmi.
Intanto attendo il Sole,
che illumini i giorni,
che saluti i miei ritorni.
E così la giostra che gira
non udirà il mio pianto
e questa vita dura
sarà uccisa da un canto.
E la noia d'un giorno
non vorrà più spettri o fantasmi
ed il mondo d'intorno
gioirà senza più rimpianti.
Ma intanto scrivo parole.
Come una lettera a Dio,
come psicanalisi dell'io,
parole che stagnano in gola.
Intanto rimango solo,
senza risate o rimorsi,
con una coscienza diversa
tra la luce del Sole.
Lascio alla penna la voce
per capir del cuore il battito,
il sentimento d'un attimo
e non portar più la croce.
E lascio cadere la foglia
per alleggerire il peso
d'un anima senza sorriso
e senza più nemmeno una voglia

7/7/2015

"....e il poeta resta solo"
...e il poeta resta solo
fra le foglie autunnali
e gli uccelli migratori.
...e la Luna resta sola
denudata e bianca,
ormai inutile e stanca.
...ed il padre resta solo
fra vestiti lisi
e pochi sorrisi.
...e la Rosa resta sola
coi suoi petali appassiti
ed i suoi colori sbiaditi.
...e la Rondine resta sola
fra i suoi voli nel cielo
e nuvole come velo.
...e il poeta resta solo
così lontano dalla gente
che più non vuole e più non sente.

"Tre piccoli quadri"

I Quadro
Un paesaggio di montagna,
il crepuscolo che regna.
Lungo i verdi clivi
baite, case e Ulivi.
Uomini comuni e piccoli contadini
popolano questi declini.
Le vette innevate
ora attendono l'Estate
e tutto d'intorno un silenzio armonioso
che copre come manto il panorama spazioso.
L'aria è leggera e sotto un cielo vermiglio
il vento carezza le cime dei Tigli.
Il Sole ora muore e come nuda chimera
nasce sul ciglio dei monti la sera.

II Quadro
L'assorto pittore studia
la linea del proprio profilo.
Sulla tela lo accenna
e come in estasi lo disegna.
Uno spento volto,
occhi languidi e tristi.
Viso scolpito dagli anni,
una barba incolta
che cela un'intenzione di sorriso.
In prospettiva, una finestra,
da dove s'intravede un mare
azzurro e nitido,
cristallino e autentico.
In lontananza una vela và
e chissà verso quale destino
forse sarà la piccola metafora
dell'anima languida di quest'uomo.

III Quadro
Statue e monumenti
ai bordi del viale.
Una Luna ridente
e nel cuore un piccolo male.
Nella sera autunnale
un uomo cammina,
un destino banale
e foglie morte e brina.
Solo e solitario
quest'uomo se ne và
tra gli alberi del viale
e l'interiore oscurità.
Il vento soffia freddo
e la Luna ormai stanca
osserva dall'alto il tutto
così immobile e bianca.

"Il grido"
Nella timida Primavera
cala la sera
e s'ode in lontananza
tra i giardini appena in fiore
un grido di dolore.
Una voce in dissolvenza
In un'era senza tempo
che cavalca lungo il vento,
una timida indolenza
che rispecchia il sentimento
di un'anima in tormento.

"Donna chimera"
Nei tuoi occhi
vedo il blu del mare
e ti vorrei
almeno salutare.
Nei tuoi capelli
scorgo ori preziosi
i più belli
ed i più lussuosi.
Il tuo corpo
è morbido e puro,
vorrei toccarlo
come un bimbo insicuro.
E la Luna che scende
è limpida e chiara
come l'insieme del volto
che splende nell'aurora.

"Vita"
Come passa e se ne và
la vita che non dà.
A volte si crudele
amara come fiele,
a volte dolce sensazione
intensa emozione,
spietata come memoria cattiva
infame e lasciva.
Unica nostra salvezza,
enorme acuta bellezza.
Petalo di fiore nero
Corvo ucciso in volo.
Poetica ed assurda come donna,
umana e disumana come troia.
Azzurra come cielo sconfinato,
nera come uomo disperato.
Santità e salvezza in disincanto
unità e bellezza in mezzo al pianto.
Vorace come Iena famelica,
calma e riflessiva come la Domenica.
Inutile come foglia d'Autunno
spazzata dai venti di un giorno.
Lieve come fronde spezzate
e dura come giunco immortale,
è la strada che non conosciamo
e che a volte percorriamo;
è la nostra inutile coscienza
di una dubbia sapienza.
Grande come Mare infinito
e triste come cane tradito.
Sarà di nuovo a stupirci
prima di colpirci
e toglierci tutto quello che abbiamo
come volo lontano di Gabbiano;
è dove tutti noi affogheremo,
prima o poi nel suo fiume cadremo
ed allora il ricordo sarà
un'alba trionfante per l'aldilà.

"Il grande Sole nel cielo"
Sole immenso
unisci queste due nostre vite,
assottiglia le distanze,
umiliaci nell'anima e nel cuore;
fa si che l'ignavia delle nostre vecchie frasi
non faccia sentire la sua pesantezza su noi.
E recidi, distruggi e calpesta
ogni nostro ancestrale timore.
Credi Sole,
che come un fiore appassisce senz'acqua
in un Inverno senza piogge,
anch'io, in quest'arida pianura
senza speranza,
m'invecchio e muoio
senza lei.

"Lo specchio"
La nostra immagine riflessa
non è mai la stessa.
Essa può simboleggiar
la maschera che indossiamo nella quotidianità.
Essa può anche diventar
il mutar della nostra personalità.
Attraverso lo specchio
intuiamo il mistero dei riflessi,
tramite questo velo,
capiamo la genesi di noi stessi.
I ricordi mutan come l'aria
e si rincorron parole lontane,
nel passato che trasfigura e varia
i pensieri son chicchi di grano.
Fissiamo lo specchio,
e si diceva, il passato ritorna.
Fisiognomica incerta
dalla senilità alla culla.
E quando la notte arriva,
lo specchio narra il viso
e come un'onda a riva
si sfrange sul volto il sorriso.

"Illusi"
Sono stati degli illusi
coloro che credevano,
nella rivoluzione.
Nel gioco di tenersi
per mano per una ragione.
Non hanno capito,
che in fondo,
ciò che conta è un nuovo giorno
fatto di pace e serenità,
perchè è questo
che vuole la gente
almeno che sia apparente,
di facciata, lontano da una guerra
inutile che non capirebbero,
fragile e fatua e non capirebbero.
Gli illusi sono stati tanti,
cattivi maestri
e fra questi io,
che nel mio piccolo
ho tentato di cavalcar nuove idee
per nuove e vecchie platee.
Ma l'errore più grande
è l'impazzimento, il non capire
dove poi in realtà si va a finire.
Illusi. Tutti sulla stessa barca,
ma ognuno col suo biglietto personale
in pace, cercando di vincere il quotidiano banale.

"Racconto veneziano"
.....e c'è un uomo che cammina di notte,
di fianco la malinconia,
e sopra la testa Stelle a frotte
in questa sera che vola via.
Un cane abbaia lontano
e l'uomo ha la Luna alle spalle,
i ricordi si smorzan pian piano,
si susseguono i passi lungo la calle.
Tra i vicoli d'acqua
e passaggi di gondole,
un gatto l'osserva
assopito e semplice.
L'uomo e il suo incedere,
così lento e mesto,
raccolgono la cenere
d'una vita funesta.
Col paltò ben chiuso
e i pensieri nel cielo,
lui accenna un sorriso
e la tristezza è un velo.
La donna che amò
se n'è andata per sempre,
lui s'aggiusta il paltò
e scompare nel niente.

"Un inferno d'intolleranza"
La mia verità
vi voglio gridare,
non sono pazzo
uditemi, vi prego.
No, non fuggite!
Non scappate!
Ascoltate gente
Il mio pensiero,
cercate di vincere
il conformismo reazionario
che è in voi,
superate le barriere.
Vi voglio parlare di morale
e di filosofia e d'amore.
Ma no, non voltatemi le spalle,
non sono un mostro!
Guardate ora,
come potete giudicarmi
da come mi vesto
e come potete odiarmi
per i capelli che porto;
odiate si,
ma odiate il razzismo,
odiate l'intolleranza!
Non abbiate paura,
paura del diverso,
del diverso da voi
per come parla
o come si veste,
o come vive,
o per il colore della sua pelle.
Non comprendete voi.
Udite gente
La mia verità;
non giudicate ciò che non capite
anzi sforzatevi di capirlo.
Il vostro piccolo mondo di sicurezze
è così fragile.
Non rinchiudetevi dentro un ideale,
aprite la vostra anima
e amate il più possibile;
amate l'arte e la natura,
amate il mondo e l'umanità,
siate veramente liberi.
Ma voi non mi udite,
ora scappate;
fingete di non capire
o non potete farlo?
Aiuto!
Sono solo e pazzo.
Aiuto!
Sono emarginato e tradito.
Aiuto!
Sono prigioniero della meschinità.
E' finita sono perduto,
m'avete abbandonato,
uccidetemi allora;
sarà meglio che vivere
in quest'inferno d'intolleranza.

"Cuore tenace"
Tu, cuore tenace.
Indomita e retta
come saggio e forte giunco.
Oh tu, che hai spasimi d'amore
verso i tuoi cari,
che difendi con ardore
i tuoi affetti.
Tu, cuore tenace ai miei occhi
che sei al tempo stesso
roccia e sabbia,
che illanguidisci ad un tramonto,
che non ti spezzi al vento.
La tua forza è pari forse
solo alla tua bellezza.
Tu, cuore tenace.
D'umore fermo e netto,
che voli in cielo
ma che sai stare in terra.
Dall'azzurro dei tuoi occhi
s'intravede la dolcezza,
dallo sguardo tuo sinuoso tanta fermezza.
Tu, cuore tenace
m'assomigli solo in parte
e vorrei coglier da te
il nettare del tuo essere,
vorrei scoprir com'è
che alla vita puoi sorridere.

"Immoto Mare"
Immoto Mare,
cullare mi farò da te
perché alla tua vista m'inebrio
e sobrio non son più.
Laggiù sulla linea d'orizzonte,
fulgente arriverò
e sarò un'anima libera,
splendida e danzante,
liberamente sincera,
vera, come candida farfalla
che balla sopra l'azzurro-turchino
nel mattino lucente e adamantino.
Mio cammino sarà verso un bagliore
ed ore, ed ore verso una meta
lontana che anelerò.
Saprò, oh immoto Mare
chiamare il tuo nome
come di una Sirena il canto
e m'ammanto di luce divina,
cristallina, abbagliante e sola.
Mi consola la tua vista,
mi rattrista la tua ira.
Gira, oh immoto Mare,
sentire fammi così il tuo richiamo.
Amo te, amo te, della vita il sale.
Oh immoto Mare!

4/11/2016

"L'attore"
Mi misi una maschera da bambino
per imbrogliar la gente e il destino,
da allora fingo per soldi
attendo l'applauso di molti.
Sono uno, mille e centomila
sul palcoscenico la mia sfida,
viaggio in tourneè
con la compagnia che c'è,
sono l'istrione volante
di una tragicomica insolente.
Sono la notte ed il giorno
e tanti aspettano il mio ritorno;
ritorno sulla scena
il teatro è la mia pena,
ma anche la mia gioia
sconfiggo ogni sera la noia.
Guascone e trasformista,
sono poeta di rivista.
Piango, rido e canto
e la prosa si trasforma in fango,
sono il bimbo che non cresce,
la gioia che non nasce.
Immaturo e sagace,
contraddizione che piace,
attendo l'applauso dal loggione
come per tutti gran soddisfazione
e prima che il sipario si schiuda
osservo ora la mia anima nuda.

"Il freddo"
Ti gela.
Intirizzisce la pelle
e mortifica il corpo.
Arriva dal Nord
o da qualche spirale di vento.
Ti gela.
Umido o secco,
palpabile o sfuggente,
chiude il cuore
e calma l'anima.
Ti gela.
Annebbia i pensieri
che divampan nel cielo
e brina al mattino
e ghiaccio la sera.
Ti gela.
Increspa i capelli
e febbre di giorno
e voli d'uccelli
che migran lontani.
Ti gela.
Sfuma i contorni
e notti penose,
alito caldo
e fumi vaporosi.
Ti gela.
Fratello d'Inverno
e nemico d'Estate,
tra rami d'alberi secchi
s'insinua e svanisce.
Ti gela.
Pare esser fine di vita
e morte apparente,
tra odori di neve
e pioggia battente.
Ti gela.
Colpisce il tuo cuore
e lagriman gli occhi,
il Sole muore
svanito nel buio.
E così ti gela.
Ti ricopre di malinconia,
stordisce e vola via.
E sì ti gela
e sei come fiore
che attende Primavera.

"Gli avventori"

(Prologo)

….e lasciarsi cullare
dalle onde della malinconia,
come un rifluir di sensi,
come un lento e stanco riposo
per le membra ed il cuore.

(Inizio)

Con la mente sazia d'emozioni
e con le secche parole,
sto qui, con i miei avventori alla porta.
Una folla infinita di persone
che vogliono varcare la soglia
dell'anima mia.
Gli avventori son tanti:
arroganti e timidi, folli e savi,
malati e sani, insicuri e stolti.
Una folla che bussa
e che vuol soltanto entrare
e forse guarire il mio cuore.
C'è il saggio,
che mi indica la via.
C'è lo stolto,
che gioiosamente parla.
C'è la musa,
che sola e fascinosa,
vuol infiammar il mio cuore.
C'è il guitto,
che mostrar mi vuole
ironia e comicità.
E c'è la meretrice,
che vuol soltanto
farmi sentir della carne il piacere.
C'è l'innamorata,
che morirebbe per la mia felicità.
C'è il malato,
che mostrar mi vuole
le sue pene dolorose.
E ci son quelli che m'amano,
che vorrebbero vedermi felice.
E quelli che m'odiano,
che anelano una mia caduta.
Tutti questi
ed altri ancora
son gli avventori alla mia porta
del cuore e dell'anima.
Ed io li respingo.
Tutti.
Per vivere un sol momento,
per ritrovar me stesso,
isolandomi e cullandomi.

(Epilogo)

…..e in questo giorno
di pioggia lieve
greve è il pensiero
e nero è il cuore.
Gioire non so,
però tutti gli avventori alla porta
son tutti presenti,
contenti e fieri.
Nel circo della vita.

10/10/2015

"Alla ricerca dell'amore"
Camminando per via dei Fori Imperiali
rifletto sui miei mali.
Alla ricerca di qualcosa
che assomigli ad una musa,
mi muovo ed esisto
solo nell'amore più vasto,
intendo le parole
solo di speranza e di Sole.
Sotto un cielo sconfinato
attendo un fuoco mai nato,
fuoco di passione e di gioia
affinchè io non muoia.
Le mie ali di poeta
vogliono volare alla meta,
non saranno più bruciate
come da Icaro rinate
ed il cuore ormai stracolmo
di sensazioni di un giorno,
calmo e sazio attenderà
le nuove gioie che il giorno porterà.
Alla ricerca dell'amore
e tutto così muore;
come unico obiettivo
io vivo e rivivo,
solo e solamente
per questo presente.
La mia nave attraccherà
nel porto dell'umiltà,
nella nebbia del mattino
in un mondo più vicino.
Attenderò nuove Stelle
e guarderò le più belle
e nei sogni miei dorati
ricordi ormai mancati.
Alla ricerca dell'amore
per sperare nel calore
ed i miei movimenti
son più rapidi dei tormenti.
In quest'Autunno di speranza
ballo la mia danza
che non sia mai finita
come il cuore, l'anima e la vita.

"Immagini"
Cieli immensi,
spazi larghi e densi.
Colline in fiore
e nuvole di parole.
Ampi spazi colorati
e praterie sconfinate.
Pioggia battente e uragano,
immagini che vedo lontano.
Erba bagnata e rugiada,
lunga e tortuosa strada.
Montagne grandiose e silenzi,
Mari in burrasca violenti.
Fumo e nebbia-foschia,
fanghiglia di periferia.
Aquile in volo perfetto
e nuvole che lambiscono tetti.
Fiumi che lenti percorrono
tragitti scoscesi e ritornano.
Neve bianca e matura,
si scioglie e divien acqua pura.
Canti e armonie melodiose
salgono in cielo con le Rose.
Fiori che sbocciano piano
sul prato che vedo lontano
e in fondo alla notte cadrà
anche l'ultimo lembo di verità.

"Black out"
Tutta questa musica,
tutto questo chiasso
non serve a niente.
Troppa confusione
distrae la mente.
Riconosco i tuoi occhi
solo nella quiete,
solamente nella quiete.
TV, radio e banali discorsi
mi distraggono troppo
ora forse dovrei
lasciare un pò il passo,
cedere il testimone
e rinchiudere il serpente volante
in una stretta gabbia.
Per rinascere ci vuol coraggio;
black out totale.
Spegnere anche per un attimo
le pulsioni ed uccidere così
questa ressa di rumori indesiderati.
Amore, però tu resta.
Sii presente nell'istante che conta
e combatti per me.
Anche se l'uomo di Atlantide
che sono
sembra ormai
di ghiaccio o di marmo.
Stop.

"Percorsi di poeta"
(Epigrafe)

Su di un piano melodioso
nascon musiche leggere
e così che volan via
come piume trasportate
dal più gelido dei venti.

Ombre e alberi bassi
ricordando i miei passi,
percorso poetico
umile ed etico,
dall'infanzia alla maturità
cercando ciò che non dà,
lungo la via tortuosa
sono il poeta con la Rosa.
Cammino tra questi prati
puri come neonati,
scivolo nell'Inverno
oltre l'eterno,
pensando a te amor mio
divento uomo d'oblio.
Percorsi di poeta
uomini che cercano una meta
e nel giardino segreto
sui miei occhi cala il velo,
velo di malinconia e tristezza
ricercando la pura bellezza.
Percorsi di poeta
rincorsi in una sera
ed il Passero che vola
nella Primavera più sola,
mentre melodie leggere
carezzano i visi e le sere,
armonia di musica e parole
quando l'atmosfera si fà sola,
percorsi di poeta
quando il mondo diventa chimera
ed il cosmo irraggiungibile
diviene così tangibile.
Sola cadrà la verità
dal cielo o da non si sà.
Libere e pure le mie muse
che son chimere confuse,
io esisto in quanto io
e l'uomo diviene addio.
Tutta la natura agreste
è come pulviscolo celeste
che si sfà e si frantuma
sotto il chiarore della Luna.
La festa di fiori colorati
s'innalza nel cielo coi prati
e l'amore da Shakespeare cantato
diviene come non più immaginato,
reale e sublime
con parole che cercano rime.
Percorsi di poeta
in una notte lieta,
sono stato tutto questo
ed ancora lo resto,
così l'azzurro del cielo
sarà sempre più pieno
di poeti danzanti
ora morti, ora viventi
ma sempre e comunque presenti.

"Fellini 8 1/2"
Si lo sai vecchio "Snaporaz"
che i tuoi son solo sogni
e balzano i ricordi,
dei tuoi amori,
degli affetti cari.
Come nel Circo
sei domatore
di donne che per te
sono in amore;
passate e presenti,
ancora vive o assenti,
e quella tua malinconia,
quel tuo "non saprò",
o "non lo so"
fan parte di me.
E quel maledetto film
che mai girerai,
t'ossessiona la mente e ti porta guai
ed intanto vivi
tra guitti e saltimbanchi,
primedonne e produttori,
tra intellettuali ed attori.
La tua doveva essere
opera sontuosa,
priva di retorica,
piena di poetica.
Ma forse era troppo
anche per te vecchio "Snaporaz"
e per me, tuo alterego.
Rinunciare a tutto
era forse la scelta migliore.
Così ti trovi a cantar e ballar
in mezzo ai tuoi personaggi,
veri e immaginari;
per un'opera non finita
c'è n'è sempre una cominciata.

"....e questo sono io"
....e questo sono io,
non certo un Dio.
Pieno di contraddizioni,
colmo di emozioni.
E questo sono io,
uomo perso nell'oblio,
perduto e poi rinato,
dall'amore abbandonato.
E questo sono io
come un fiore, come un addio,
come un uccello nel suo volo,
come un pagliaccio solo.
E questo sono io
innocente e falso io,
come rugiada sopra a un prato,
sognatore disperato.
E questo sono io
Colomba ferita anch'io,
come Sole tramontato,
come un bimbo mai nato.
E questo sono io.
....e questo sono io.

"Raffigurazioni di Vincent"
Raffigurazioni di Vincent
per un mondo che non c'è,
pitture e colori distanti
che colpisono le menti.
Colpi forti di pennello
che descrivono il paesaggio
che diviene come miraggio,
e urla di schizofrenia
mentre la vita volava via.
Raffigurazioni di Vincent
ritratti e mille perchè,
volti segnati dalla vita
crudele e non capita,
visi estatici e stanchi
e morti paesaggi
e mille, mille colori
per dimenticare il dolore.
Campi di Girasole
e persone sole.
Raffigurazioni di Vincent
per l'amico Gauguin;
Corvi volanti
su cieli cadenti
e rossi, gialli e blu
ispirazioni da lassù.
I fiori e le vuote sedie
per capire le tue tedie.
Lupi latranti nel passato
e l'orecchio mozzato.
Raffigurazioni di Vincent
e la vita ormai dov'è?
In un rotolo di luce
nelle notti stellate?
O negli occhi disperati
di amanti andate.
Ora e per sempre resterà
un pittore per l'aldilà,
pover'uomo smarrito
che s'è tradito.
Ma sono solo raffigurazioni di Vincent,
raffigurazioni di Vincent......

"Ho visto nei tuoi occhi…."
Ho visto nei tuoi occhi
un'ombra di malinconia,
un velato e vivo
dolore che non va via.
Ho visto nei tuoi occhi
la tristezza della sera,
una lacrima trattenuta
e un sorriso che non c'era.
Ho visto nei tuoi occhi
che il mondo moriva
e in un attimo fugace,
che la gioia svaniva.
Ho visto nei tuoi occhi
però anche la bellezza
che non sfiorisce
e l'anelito di una carezza.
La dolcezza
che sempre ti accompagna,
come una Dama
che nella tua anima regna.
E' si,
ho visto nei tuoi occhi,
o forse
ho intravisto un po' dell'anima
dolente e ferita
ma mai arresa.
Ho visto nei tuoi occhi….
e ho pensato,
"Sii felice, sorella mia!"
E ho sperato,
"Sii felice sorella mia!"

27/12/2014

"Nuvole"
Compaiono, a volte,
nel cielo terso.
S'ammucchiano d'improvviso
in un momento.
E vanno e vengono.
Tenere come zucchero filato,
cupe come uomo irato.
Si rincorrono felici
colme d'acqua,
scandiscono il tempo
e mutano l'aria.
E vanno e vengono.
Creano figure ed immagini
care ai poeti,
nascono dall'acqua
e da mille segreti.
Giganti ed imponenti
oppure minute e pazienti.
Coprono lo spacco
dei tuoni,
e brontolano
creando suoni.
E vanno e vengono.
Girano sopra
le nostre teste
e sorvolano
monti e foreste.
Quando piangono
bisogna ripararsi
e quando leggere volano
è bello guardarle.
Bianche o grigie esistono
e creano per noi
un' universo di passioni.
E vanno e vengono....
....e vanno e vengono.

"Il Mare"
Carezzano la riva le onde
in un blu che tutto confonde.
Come Topazio brilla il mare d'argento
e le dune lambite dal vento.
Perle di luce sopra al mare in bonaccia
illuminano forte la mia faccia.
L'uomo sul pontile ora pesca
ed un verme rosso come esca;
e guizzano pesci azzurri dalle acque,
sulla spiaggia un amore che nacque.
Il cielo ora terso e turchino
si confonde con il mare come un bambino.
Nell'immenso dell'azzurro solitario
ora osservo questo mondo al contrario.
La mia anima ferita ma leggera
vola in quest'aria così pura.
Questa sabbia così morbida e fine
affonda leggera sotto i passi verso il confine.
Come vergine da sola se ne stà
la scogliera che nel Sole svetterà
ed i granchi così esili e minuti
la risalgono lentamente e son muti.
Così l'albero della nave fenderà
i bagliori di questo giorno di verità.
E l'immenso odor di iodio e del sale
si schiude in queste spiagge solitarie.
Questi suoni così umili e potenti
sono sassi che colpiscono le menti.
I miei occhi sono assorti nel guardare
questo blu, questo cielo e questo mare.

"Anni Giovanili"
Persi nel tempo,
son lontani gli anni giovanili.
In cui ognuno cercava se stesso
fra emozioni, sorrisi e sesso.
Fra balbuzie interiori
ed i primi amori.
Si sognava un mondo migliore,
cercando di vincere il dolore.
Adolescenza mai rinnegata,
con una nuova speranza nata.
E divorare libri e canzoni,
ideali e rivoluzioni.
E pianger per un fallito amore,
sconfigger la noia e il pudore.
Scoprire la vera amicizia
nei giorni di grande letizia.
Ricordo stagioni di Sole,
palpitanti come il cuore.
Ed inneggiar a degli stanchi miti
che ora sembran lontani e svaniti.
Eravamo tutti più vicini
declamando Guccini.
Mai sazi di nuvole e cielo
credevamo nel nostro pensiero.
Fummo insieme per cercare una via,
la nostra passione, la vita e l'utopia.
Poi piano piano ci siamo divisi,
ognuno nel mondo coi nostri sorrisi.
Fu breve il tempo
che ci accolse in un momento.
Poi come il fumo
svaniron quegli anni
e ritorno a ricordare
un passato da amare.

"Il pittore"
Il pittore
lancia lo sguardo
verso la tela
e si gira e guarda ora
verso l'angolo delle mura.
Il pittore
non sa cosa vuole
e pensieri arcani
gli devastano la mente
e corre con la fantasia
ben oltre la tela.
Il pittore
s'inginocchia e supino
s'arrende al blu;
col pennello lo trasporta
dal legno alla carta.
Il pittore
ora finge
e la sua volontà
non crede più
agli alti spiriti dell'arte,
mangia avida l'inerzia
dell'uomo meschino.
Il pittore
su di un trespolo seduto,
assorto fissa le porte-finestre.
Finita è la sua opera,
la sua anima è vuota
ma colma di rabbia.
Il pittore
e sulla tela
il suo schizzo blu;
sopra al pavimento
c'è il dipinto delle sue paure,
poggiata per terra,
c'è la condanna dei suoi pensieri.

"Assurda società"
In quest'assurda società
si vive un'arida realtà.
Io non capisco più cos'è
che manca dentro me,
che manca dentro noi
che viviamo come buoi.
E' una povera realtà
che non vuole verità,
solo effimeri piaceri
e moltitudine di doveri.
E' una pazza società
che porta alla viltà.
Esistenza senza senso
in un Mare di cemento,
esistenza pilotata
da democrazia mancata.
Ritmi di vita assurdi e impazziti
veloci a masticare miti.
Senza più riferimenti
è consumismo da dementi!
E' una sola dittatura
che porta tanta paura,
che porta sgomento e depressione,
le favole son finite in un cestone.
Troppa materialità
e poca spiritualità.
Uomo fatto in serie
in un cumulo di miserie,
è il vuoto che cammina
e ci ha travolto fino in cima,
una strana società
che non sò se sopravviverà.

"Gli uccelli"
Dove vanno nessuno lo sà,
fuggono in stormi,
sorvolano monti
e solo la morte li fermerà.
S'elevano in volo
al mutar di stagioni,
sono a milioni
e vibrano in cielo.
Migran lontani
in Autunno e in Inverno,
sembran fuggire oltre l'eterno
o verso il domani.
Vorremmo toccarli
ma volano via,
traversano i cieli lasciando una scia
e noi soli a guardarli.
Irraggiungibili e lontani,
spiegan le ali
leggeri e solitari
son liberi Gabbiani.
Son l'anima dell'uomo
che anela l'infinito,
che aspetta il Paradiso
verso un giorno nuovo.
Come il sogno di Icaro
loro sfioran le stelle
verso un Sole più bello
dalla luce come faro.

"Autunno"
Caduche foglie d'Autunno
gialle e marroni,
anime nostre nel buio
e lontane visioni;
brezza gelida sarà
nella mezza stagione
che tutto quanto ingoierà
in un vortice di passione.
Alberi spogli e nudi
e sopra cieli sfumati
cangianti e puri
ed ombre allungate.
Le dita di rami
e sotto erba umida,
le piogge distratte
e la terra turgida.
I Soli lontani e gialli
calore lontano e distratto,
divengon ora più belli
ed il cuore sembra disfatto.
Il sonno lieve e leggero
t'avvolge come fumo,
tu col mondo intero
e l'Autunno diviene profumo.
Sapor di Castagne
e piccole Rose
ora che pare
ci siano nuove muse.
Ed il vento gelido e tranquillo
saluta la stagione
ed il sogno più bello
diviene autentica visione.

"Distratto"
Distratto,
da mille altre cose da fare.
Disfatto,
nell'anima e nel cuore.
Non trovo più
tempo per scrivere,
non voglio più
inchiostro per vivere.
Distratto,
da pensieri fatui.
Disfatto,
da interessi vacui.
Non cerco più
Il fuoco dentro una parola,
non vivo mai
la magia dell'aurora.
Distratto si,
appiattito nei pensieri,
esisto così
forse più uomo di ieri.

"La notte"
E' notte,
limbo del giorno,
aria scura nel cielo,
stelle gialle sopra.
Vedo sogni in alto,
una miriade, un insieme;
è moltitudine grandiosa
di fantasticherie che volano,
di corpi invisibili che s'alzano
e s'elevano lassù,
fra le stelle e lo spazio,
fra i monti e la luna
e scappano sempre più su.
Nel silenzio odo suoni
ma lontani quasi morti,
giungono flebili a me,
senza spirito né consistenza,
senza voce né speranza.
Il nero della notte
ha ucciso il crepuscolo
e regna ora su noi,
sopra le nostre teste,
le nostre menti
e il nostro cuore.
Ma è notte,
il regno dell'inverosimile;
spiriti lontani son evocati,
anime umane colme di malinconia;
e s'alza un lieve vento gelido
quasi un soffio di languidi pensieri
che vivono nel buio di adesso
e mesto m'appresto
a ripararmi dal gelo,
mi copro e lento
m'avvicino al mio letto;
un ultimo sguardo alla notte,
un ultimo gemito di malinconia
e pensieri e ricordi
si spengono, svaniscono e fuggono via.

"Bella comunque"
Tu eri bella si,
eri bella comunque.
Nonostante tu;
esistevi nel blu
dei miei pensieri,
com'eri bella ieri.
Sono ora stanco.
Il tuo volto bianco,
la tua voce dolce, tenera e femminile.
T'incontrai in Aprile
ed il rosso, rosso fuoco
della passione
m'ingoiò totalmente
e tutta la gente
ricorderà quanto t'amai.
Lo feci, come non l'ho fatto mai.
Bella comunque
ed i tuoi seni tondi
come in Paradiso li toccai
ma non seppi mai
chi veramente sei.
Bella, bella comunque.

"L'imperfetto"
Non sono un tempo verbale,
sono un uomo quasi "normale".
Esisto con le mie contraddizioni
e le mie quotidiane finzioni.
Cogito ergo sum!
Sono qualcosa di più,
di più di un banale essere pensante,
la mia coscienza è un gigante.
Ma sono pure l'uomo meschino
che gioca col suo destino.
Sono pieno di difetti
ma di pregi ne ho parecchi.
Vivo solo con me stesso
e la mia anima è un abisso,
sono sangue e cervello
ed osservo queste Stelle.
Sò provare vero amore
ma son capace anche di odiare.
La mia vita è un paradosso
ed io mi rido addosso!
Sono ladro e poeta,
sono santo e asceta
e sono mille altre cose
tutte insieme numerose.
La mia storia vien da lontano
ma io son soprattutto un essere umano.

"Piccolo sonetto per me"
In questi giorni di riposo forzato
mangio avido l'inerzia e la noia,
navigo tra i ricordi d'un dolore dimenticato.
E colgo i fiori d'un prato di rimembranze
anelando la viva gioia,
volo con la fantasia nelle mie stanze.
La foto di mio Padre
ed il suo dolce e severo sguardo
m'osservano ed io lo prego stanco
con vicino mia madre.
E la vita si fa più misera
o forse divien più dolorosa
ed io desidero profumi di rosa
mentre s'avvicina, meschina la sera.

8/8/2019

"A mia madre"
Madre,
a cui devo la vita.
Madre,
che mi hai dato tanto
senza in cambio niente volere.
Adesso il tuo canto
è per la vita,
ora la tua gioia è per noi.
Oh madre,
afflato di generosità,
canto sublime del mondo.
Riposai nel tuo grembo,
mi saziai del tuo latte
ed oggi vivo anche per te
ed oggi "sono" anche per te.
Oh madre,
le tempeste tumultuose della vita
ti han forse scalfito ma
tu, come giunco forte,
le hai vinte, rischiarando
il cielo nella notte buia.
Oh madre,
fragile e dolce donna.
Un po' t'assomiglio,
nella tenerezza,
nel dolce sentire dei sensi
ed un po' mi discosto da te,
per un diverso "sentire",
per una diversa indole.
Oh madre,
ti debbo tanto
e se oggi son qui
a scriver parole
è solo perché tu
mi hai creato così
è solo perché tu
m'hai amato così

26/03/2016

"Pace per la poesia"
Pace per la poesia.
In questa notte di sogno
che sia ornata d'alloro,
che illumini il mondo,
regina tutta d'oro.
Una poesia che digrigna i denti,
una poesia avvilita,
derubata,
deturpata,
vilipesa,
offesa.
Una poesia che narra gli eventi.
Una poesia trionfante,
fremente,
palpitante,
violenta,
vincente.
Una poesia che sussurra agli amanti.
Una poesia romantica,
voluttuosa,
carnosa,
amante,
sapiente.
Una poesia che vola tra i venti.
Una poesia elevata,
ridente,
distante,
colorata,
sbiadita.
Pace per questa poesia,
che negli angoli di silenzio
ritrovi se stessa.
Che sia il fiore più bello
nella notte riflessa.

21/03/2016

"...e così sia"
Per vincere l'apatia
ho bisogno di versi scostumati.
Secca parola e così sia,
sensazioni e ricordi sletterati.
Vesto abiti discinti
per parlare alla notte
dei nuovi e vecchi vinti;
i perdenti nelle lotte.
Assaporando il gusto del ridicolo,
lettere di giorno
e di notte di fantasia un rivolo
fino del mattino il ritorno.
E quadri dipinti
con la forza del coraggio,
colori ora stinti
e mio padre uomo perso ma saggio.
Nascono da me mille pensieri,
vivono nel mondo
vigliacchi ed eroi di ieri
che son miti nel profondo.
E quando la solitudine
si fà malinconia
salgo le scale della poesia,
e cosi sia.

"L'ombra nera"
Aleggia un'ombra nera
sull'Italia.
Un'ombra di razzismo e intolleranza,
di egoismo e arroganza.
Povera patria,
sconfitta e umiliata
dalla volgarità e dall'indifferenza,
dalla cecità e dall'ottusità.
Un'ombra che sembra
ingoiarci tutti quanti
che vuole annientarci ed annichilirci,
Ombra nera;
dio denaro;
etica persa;
gioco perverso.
Ombra nera,
dai Mass-media
che fomenta l'odio.
Ombra nera;
nuovo fascismo,
ombra nera,
vecchio nichilismo.
Potere di pochi
e schiavitù di molti;
schiavitù di pensiero,
smarrito e perso.
Ombra nera;
che porta sgomento
e tanto spavento.
Ombra nera,
orrore e paura.
Addio alla nostra civiltà
povera nuova società,
addio; un non ritorno
se l'ombra nera
invaderà il nostro mondo.

"Gozzi sulla battigia"
Siam come gozzi sulla battigia,
spiaggiati, arenati,
lisi e consumati,
solitari e stanchi.
Col libeccio contrario,
coi sogni impigliati
e con una folla di speranze
derise e umiliate.
Col cuore pulsante
e un urlo strozzato in gola
in questa sera sola.
Piccole utopie da cullare
come le conchiglie che ci circondano,
piccole e minute, e colorate e fragili.
Siam come gozzi sulla battigia,
abbandonati e persi,
senza bussola e direzione
ma pronti a partire
verso il mare della vita.
Pronti per nuove avventure
verso la tempesta o la bonaccia,
verso onde giganti o verso scogliere.
Che il nuovo giorno ci dia forza,
che un nuovo Dio ci doni il coraggio.
E vivremo,
e voleremo,
e resisteremo.
Nel mare della vita.

19/07/2014

"Roma"
Roma vicina alla Luna,
Roma feroce e servile puttana.
Roma tradita e poi riverita,
Roma fatale e Roma impaurita.
Roma col Tevere che la traversa,
Roma papale e Roma perversa.
Roma le piazze e i Caffè all'aperto,
Roma che sembra un grande deserto.
Roma di notte, che magia!
Roma Trilussa e la grande poesia.
Roma Trastevere e Piazza Navona,
Roma la lupa e Roma padrona.
Roma fra il Pincio e mille colori,
Roma testaccio e Campo de' Fiori.
Roma speranza e sogno distante,
Roma a piedi e Roma al volante.
Roma paese e Roma regina,
Roma furba e Roma cretina.
Roma Via Veneto e la dolce vita,
Roma cantata e Roma sparita.
Roma l'Impero e il suo Colosseo,
Roma cristiana e Roma di Dio.
Roma pagana e Roma bruciata,
Roma dalle ceneri rinata.
Roma fugace come gli amori,
Roma San Pietro e i suoi Cardinali.
Roma l'amor, Roma nel cuor,
Roma che vive e che mai non muor.

"In una notte…..la fantasia"
Nella notte stellata,
sotto il segno del Cancro,
c'è una musa immaginata
che regna nel firmamento.
Chi sia non si sa,
vive e cresce dentro me,
è una piccola verità
che mi fa sentire un Re.
E' la musa "fantasia"
che fa batter forte il cuore,
è una favola che vola via
che brilla come il Sole.
Mentre osservo questo buio
questa "dama" mi seduce,
cado a terra e striscio e muoio,
oh signora della luce.
Sono solo di fronte a te
che sei bella, sei dannata,
sei regina ed io il tuo re.
Oh mia ancella profumata!
Il tuo volto è stupendo,
il tuo corpo longilineo.
Ora ti voglio e ti pretendo,
vorrei esser tuo compagno.
E nel pallore della Luna
esisti e vibri come un fiume.
Oh speranza, oh fortuna,
vola alto con le tue piume.

"...e così sia"
Per vincere l'apatia
ho bisogno di versi scostumati.
Secca parola e così sia,
sensazioni e ricordi sletterati.
Vesto abiti discinti
per parlare alla notte
dei nuovi e vecchi vinti;
i perdenti nelle lotte.
Assaporando il gusto del ridicolo,
lettere di giorno
e di notte di fantasia un rivolo
fino del mattino il ritorno.
E quadri dipinti
con la forza del coraggio,
colori ora stinti
e mio padre uomo perso ma saggio.
Nascono da me mille pensieri,
vivono nel mondo
vigliacchi ed eroi di ieri
che son miti nel profondo.
E quando la solitudine
si fà malinconia
salgo le scale della poesia,
e cosi sia.

"Mia cara"
Voce soave,
mani delicate.
Un dolce ricordo
m'avvicina a te
oh mia cara,
mia suprema musa.
Capirò e capirai
nel tempo dell'inganno
che l'amore è solo
luce di colori,
è un mare nitido e puro
che ci solletica i piedi.
Piccola, ogni gesto
è gesto per te,
ogni respiro è tuo
ed ogni albero
sfiorato dal vento
m'innalza al ricordo del tuo viso.

"Moderna civiltà"
Dove stanno queste anime
così perse e sole?
Dove vivono questi uomini
senza parole?
La notte di quest'era
è arrivata.
La paura del presente
s'è svelata.
Dove stanno i pensieri
più liberi e veri?
Dove nascono sentimenti
puri e vibranti?
Don Chisciotte s'è arreso,
stanco e sfibrato.
L'umanità rivoltosa
l'ha ucciso e umiliato.
E dove sono i poeti
vati e sognatori?
Dove camminano oggi
i grandi avventurieri?
C'è un tramonto di cose
in questo nulla.
Vive sopito il sogno
nella sua culla.
E vana è la speranza
di ritrovar l'uomo,
che smarrito nel suo cosmo
e divenuto solo.

"La notte"
E' notte,
limbo del giorno,
aria scura nel cielo,
stelle gialle sopra.
Vedo sogni in alto,
una miriade, un insieme;
è moltitudine grandiosa
di fantasticherie che volano,
di corpi invisibili che s'alzano
e s'elevano lassù,
fra le stelle e lo spazio,
fra i monti e la luna
e scappano sempre più su.
Nel silenzio odo suoni
ma lontani quasi morti,
giungono flebili a me,
senza spirito né consistenza,
senza voce né speranza.
Il nero della notte
ha ucciso il crepuscolo
e regna ora su noi,
sopra le nostre teste,
le nostre menti
e il nostro cuore.
Ma è notte,
il regno dell'inverosimile;
spiriti lontani son evocati,
anime umane colme di malinconia;
e s'alza un lieve vento gelido
quasi un soffio di languidi pensieri
che vivono nel buio di adesso
e mesto m'appresto
a ripararmi dal gelo,
mi copro e lento
m'avvicino al mio letto;
un ultimo sguardo alla notte,
un ultimo gemito di malinconia
e pensieri e ricordi
si spengono, svaniscono e fuggono via.

"Tempo"
Tempo.
Libertà e anarchia.
Tempo.
Che m'incatena al presente.
Oh tempo.
Bacio tenero della notte,
pugno forte del giorno.
Tempo.
Cronos e clessidra.
Tempo.
Che mi solca il viso.
Oh tempo.
Battito d'ali di farfalla,
stentorea Aquila in volo.
Tempo.
Saggezza e follia.
Tempo.
Che vacilli quando piango.
Oh tempo.
Superba essenza di vita,
magnifica assenza di morte.
Tempo.
Libidine e noia.
Tempo.
Dolore dell'anima.
Oh tempo.
Che mai indietreggi
e che adesso mi sorreggi.
Tempo.....tempo....

4/08/2017

"Carità"
(Parole di un frate)

"Saremo perdenti
ma non saremo perduti".
In questa vita violenta
non saremo sperduti.
In questo mare immenso
come Angeli caduti,
coglieremo il momento
nei giorni andati.
E nella notte del mondo
colmi di compassione,
vivremo fino in fondo
la gioia e il dolore.
Per una nuova esistenza
più limpida e chiara,
Avremo la licenza
d'una carità rara.
Rara e preziosa
come oro nascosto,
sarà meravigliosa
come un Sole intravisto.
Per mai morire veramente
salvandoci il cuore,
voleremo con la mente
compiendo gesti d'amore.
E quando la notte
calerà il suo velo
e le Stelle a frotte
illumineranno il cielo;
riposeremo felici
per aver tanto amato
e con nuovi amici
aver lodato e cantato.

"Il pittore"
Il pittore
lancia lo sguardo
verso la tela
e si gira e guarda ora
verso l'angolo delle mura.
Il pittore
non sa cosa vuole
e pensieri arcani
gli devastano la mente
e corre con la fantasia
ben oltre la tela.
Il pittore
s'inginocchia e supino
s'arrende al blu;
col pennello lo trasporta
dal legno alla carta.
Il pittore
ora finge
e la sua volontà
non crede più
agli alti spiriti dell'arte,
mangia avida l'inerzia
dell'uomo meschino.
Il pittore
su di un trespolo seduto,
assorto fissa le porte-finestre.
Finita è la sua opera,
la sua anima è vuota
ma colma di rabbia.
Il pittore
e sulla tela
il suo schizzo blu;
sopra al pavimento
c'è il dipinto delle sue paure,
poggiata per terra,
c'è la condanna dei suoi pensieri.

"L'imperfetto"
Non sono un tempo verbale,
sono un uomo quasi "normale".
Esisto con le mie contraddizioni
e le mie quotidiane finzioni.
Cogito ergo sum!
Sono qualcosa di più,
di più di un banale essere pensante,
la mia coscienza è un gigante.
Ma sono pure l'uomo meschino
che gioca col suo destino.
Sono pieno di difetti
ma di pregi ne ho parecchi.
Vivo solo con me stesso
e la mia anima è un abisso,
sono sangue e cervello
ed osservo queste Stelle.
Sò provare vero amore
ma son capace anche di odiare.
La mia vita è un paradosso
ed io mi rido addosso!
Sono ladro e poeta,
sono santo e asceta
e sono mille altre cose
tutte insieme numerose.
La mia storia vien da lontano
ma io son soprattutto un essere umano.

"Le spalle del poeta"
Le spalle del poeta
non sono fatte per reggere
travi di ferro,
nemmeno il peso del denaro.
Non sono fatte per sorreggere
la noia della responsabilità
o cumuli di legna.
Le spalle del poeta
sono quasi sempre larghe
e stanno dritte in cielo,
sorvolano i monti e le nuvole
ed a loro è sconosciuta
la meschinità.
Quando cercano
di scostarsi dalla folla
c'è sempre qualcuno
che le urta;
e il loro destino
è inevitabile e grossolano.
Così a loro è concesso
svanire di notte
solitarie e penose
ed andare a coricarsi
fra i Gabbiani ed il mare.

"Il freddo"
Ti gela.
Intirizzisce la pelle
e mortifica il corpo.
Arriva dal Nord
o da qualche spirale di vento.
Ti gela.
Umido o secco,
palpabile o sfuggente,
chiude il cuore
e calma l'anima.
Ti gela.
Annebbia i pensieri
che divampan nel cielo
e brina al mattino
e ghiaccio la sera.
Ti gela.
Increspa i capelli
e febbre di giorno
e voli d'uccelli
che migran lontani.
Ti gela.
Sfuma i contorni
e notti penose,
alito caldo
e fumi vaporosi.
Ti gela.
Fratello d'Inverno
e nemico d'Estate,
tra rami d'alberi secchi
s'insinua e svanisce.
Ti gela.
Pare esser fine di vita
e morte apparente,
tra odori di neve
e pioggia battente.
Ti gela.
Colpisce il tuo cuore
e lagriman gli occhi,
il Sole muore
svanito nel buio.
E così ti gela.
Ti ricopre di malinconia,
stordisce e vola via.
E sì ti gela
e sei come fiore
che attende Primavera.

"Negli occhi"
Negli occhi cosa c'è?
C'è tutto un universo d'emozioni,
c'è un mondo di passioni
e c'è un calmo e quieto
mare sereno fatto di sorrisi
di gioia intrisi.
Negli occhi cosa c'è?
C'è rabbia e furore,
c'è il forte dolore interiore
e c'è una spina di malinconia
che ferisce e stordisce
e che li fa lagrimare quando riesce.
Negli occhi cosa c'è?
C'è la bellezza dell'anima,
c'è un cuore che palpita
e c'è una vita vissuta
tra gioie e dolori,
tra guerre, sangue e amori.
Ebbene allora,
negli occhi cosa c'è?
C'è tutta l'essenza
dell'essere umano,
universo infinito
e libero Gabbiano!

"Il Mare"
Carezzano la riva le onde
in un blu che tutto confonde.
Come Topazio brilla il mare d'argento
e le dune lambite dal vento.
Perle di luce sopra al mare in bonaccia
illuminano forte la mia faccia.
L'uomo sul pontile ora pesca
ed un verme rosso come esca;
e guizzano pesci azzurri dalle acque,
sulla spiaggia un amore che nacque.
Il cielo ora terso e turchino
si confonde con il mare come un bambino.
Nell'immenso dell'azzurro solitario
ora osservo questo mondo al contrario.
La mia anima ferita ma leggera
vola in quest'aria così pura.
Questa sabbia così morbida e fine
affonda leggera sotto i passi verso il confine.
Come vergine da sola se ne stà
la scogliera che nel Sole svetterà
ed i granchi così esili e minuti
la risalgono lentamente e son muti.
Così l'albero della nave fenderà
i bagliori di questo giorno di verità.
E l'immenso odor di iodio e del sale
si schiude in queste spiagge solitarie.
Questi suoni così umili e potenti
sono sassi che colpiscono le menti.
I miei occhi sono assorti nel guardare
questo blu, questo cielo e questo mare.

"Ho visto nei tuoi occhi…."
Ho visto nei tuoi occhi
un'ombra di malinconia,
un velato e vivo
dolore che non va via.
Ho visto nei tuoi occhi
la tristezza della sera,
una lacrima trattenuta
e un sorriso che non c'era.
Ho visto nei tuoi occhi
che il mondo moriva
e in un attimo fugace,
che la gioia svaniva.
Ho visto nei tuoi occhi
però anche la bellezza
che non sfiorisce
e l'anelito di una carezza.
La dolcezza
che sempre ti accompagna,
come una Dama
che nella tua anima regna.
E' si,
ho visto nei tuoi occhi,
o forse
ho intravisto un po' dell'anima
dolente e ferita
ma mai arresa.
Ho visto nei tuoi occhi….
e ho pensato,
"Sii felice, sorella mia!"
E ho sperato,
"Sii felice sorella mia!"

27/12/2014

"Ciò che fui e che fummo in molti"
Tu, novello Prometeo
che biascichi parole di rivoluzione,
non avrai mai il Sole,
non sarai un Dio.
L'ira di Zeus su di te
e l'ira delle genti
che ignorano i tuoi tormenti
e che non ti vogliono Re.
Come un umile contadino,
che ara i suoi campi,
così tu, combatti il destino
e parli alle genti.
Ma come son lontani i tempi
in cui non vinceva l'ignoranza,
in cui bandita era la violenza,
ma tu al tuo compito adempi.
Continui a svegliar coscienze,
ad appiccar interiori fuochi,
chi ti ascolta son però pochi
ed il buio nelle stanze.
Lontana è l'era dei lumi,
oscurantismo e nichilismo
e un moderno fascismo
e decadenza dei costumi.
Così, in questi pochi versi,
ripenso a ciò che fui
e che molti forse furono
nei nostri diversi universi.

19/05/2016

"Anelito"
Come il tempo passa effimero
e la gioia si fonde col dolore vivo.
Come tutto par finisca e rinasca
ed il nostro cuore resta in burrasca.
Un continuo rifluir di sentimenti,
un novello cangiar di tormenti.
E la Luna par esser di panna
e c'è una lacrima che il cuor affanna.
Nella notte s'adombra la malinconia,
pensieri, svaniscon e volan via.
L'incontro soave tra Zeus e Gesù,
la pace interiore anelata nel cielo blu.
E gli occhi son pesci nel Mare,
che guizzano, vibrano e vogliono amare.
Ed il viso s'ammanta di luce
cercando la vita come fiume alla foce.
Deserto nel cuore,
deserto nell'anima.
Sete d'amore
e fame atavica.
Tutto cerchiamo,
tutto vogliamo.
Bramosia imperfetta
la locuzione "Ti amo".

3/11/2016

"Intanto……."
Intanto scrivo parole,
per non tediarmi,
per non frustrarmi.
Intanto attendo il Sole,
che illumini i giorni,
che saluti i miei ritorni.
E così la giostra che gira
non udirà il mio pianto
e questa vita dura
sarà uccisa da un canto.
E la noia d'un giorno
non vorrà più spettri o fantasmi
ed il mondo d'intorno
gioirà senza più rimpianti.
Ma intanto scrivo parole.
Come una lettera a Dio,
come psicanalisi dell'io,
parole che stagnano in gola.
Intanto rimango solo,
senza risate o rimorsi,
con una coscienza diversa
tra la luce del Sole.
Lascio alla penna la voce
per capir del cuore il battito,
il sentimento d'un attimo
e non portar più la croce.
E lascio cadere la foglia
per alleggerire il peso
d'un anima senza sorriso
e senza più nemmeno una voglia

7/7/2015

"In memoria di F.D.A."
Due lustri fà
andasti a miglior vita.
Fragile amico
dalla strada smarrita.
Non tanto tempo fà
il Re si addormentò.
Compagno di viaggi
e di sogni che non sò.
Qualcosa morì
non so dir bene che.
Anarchico idealista
che cercasti un perchè.
E già due lustri fà
cavalcasti sulle nuvole.
Libero pensatore,
pescatore di anime.
Quarant'anni fà
iniziasti il tuo cammino.
Umile menestrello,
fratello vicino.
Qualcosa nacque
e ora ricordo il volto
di un uomo ribelle
che ci ha dato molto.
Sapiente e leggero,
le parole come fiori.
Narrasti l'esistenza
degli ultimi, i reietti, della vita gli attori.
E già due lustri fà
e il ricordo si fà fioco.
Voce profonda e scura
e la musica come un gioco.
Ora ti penso
piccolo grande poeta.
Uomo borghese
e proletario alla meta.
Così un saluto
nasce dal mio cuore.
Bombarolo di parole,
splendido narratore.
E già due lustri fà
spariva il tuo sorriso,
fuggendo per sempre
in quello che chiaman Paradiso.

Per Fabrizio De Andrè

"Gli ultimi tramonti"
Quando hai visto
i tuoi ultimi tramonti?
Quando hai visitato
le notti ed i giorni?
Quando la tua anima
è volata sopra monti e colline?
E quando sei stata
testimone del "sublime"?
Dopo tanto navigare
tra mari in tempesta,
aspettando la tua ultima festa,
arrivasti a destinazione,
alla tua ultima stazione.
Dove sono ora
i tuoi sogni incantati?
E dove nascono adesso
i tuoi pensieri delicati?
Donna infelice,
donna straziata,
donna mai dimenticata.
Sarai ora lontano da noi
in un luogo baciato dagli Dei,
a declamar i tuoi versi
per tutti, tutti quanti
gli esseri persi e controversi.

Per Alda Merini

"Ma che occhi hai?"
Ma che occhi hai?
Teneri e penetranti
Come due fari brillanti.
Ma che occhi hai?
Felini e sinuosi
come due gatti siamesi.
Ma che occhi hai?
Son gemme splendenti
che confondon la mente.
Ma che occhi hai?
Son il mare riflesso
che osservo così spesso.
Ma che occhi hai?
Dolci e femminili
come un bacio in Aprile.
Ma che occhi hai?
Verdi e veri
come prati a Primavera.
Ma che occhi hai?
Son il sogno più bello,
il brillar delle Stelle.
Ma che occhi hai?
Son le Rose di Maggio,
un dipinto paesaggio.
Ma che occhi hai?
Meravigliosi gerani
che ti porgo dalle mie mani.
Ma che occhi hai?
Mi tolgono il fiato,
mi fan sentire rinato.
Ma che occhi hai?
Son la pallida Luna,
la più bella fortuna.
Ma che occhi hai?
Son un richiamo all'amore,
un raggio di Sole.
Ma che occhi hai?
Son splendida chimera,
un bacio d'amore a sera.
Ma che occhi hai?
Lascivi e intriganti,
muse affascinanti.
Ebbene si,
ora lo sai
il tesoro che hai!

"...e così sia"
Per vincere l'apatia
ho bisogno di versi scostumati.
Secca parola e così sia,
sensazioni e ricordi sletterati.
Vesto abiti discinti
per parlare alla notte
dei nuovi e vecchi vinti;
i perdenti nelle lotte.
Assaporando il gusto del ridicolo,
lettere di giorno
e di notte di fantasia un rivolo
fino del mattino il ritorno.
E quadri dipinti
con la forza del coraggio,
colori ora stinti
e mio padre uomo perso ma saggio.
Nascono da me mille pensieri,
vivono nel mondo
vigliacchi ed eroi di ieri
che son miti nel profondo.
E quando la solitudine
si fà malinconia
salgo le scale della poesia,
e cosi sia.

"Il grido"
Nella timida Primavera
cala la sera
e s'ode in lontananza
tra i giardini appena in fiore
un grido di dolore.
Una voce in dissolvenza
In un'era senza tempo
che cavalca lungo il vento,
una timida indolenza
che rispecchia il sentimento
di un'anima in tormento.

"Ho visto nei tuoi occhi…."

Ho visto nei tuoi occhi
un' ombra di malinconia,
un velato e vivo
dolore che non va via.
Ho visto nei tuoi occhi
la tristezza della sera,
una lacrima trattenuta
e un sorriso che non c'era.
Ho visto nei tuoi occhi
che il mondo moriva
e in un attimo fugace,
che la gioia svaniva.
Ho visto nei tuoi occhi
però anche la bellezza
che non sfiorisce
e l'anelito di una carezza.
La dolcezza
che sempre ti accompagna,
come una Dama
che nella tua anima regna.
E' si,
ho visto nei tuoi occhi,
o forse
ho intravisto un po' dell'anima
dolente e ferita
ma mai arresa.
Ho visto nei tuoi occhi….
e ho pensato,
"Sii felice, sorella mia!"
E ho sperato,
"Sii felice sorella mia!"

27/12/2014

"Bandiere bianche"
Oh bianche bandiere!
Che sventolate alte
nella brezza del mattino,
che siete simbolo forte
della resa all'infame destino.
Oh bianche bandiere!
Che come alteri cigni
vibrate nel cielo dei sogni,
quei sogni morenti,
quegli ideali ormai spenti.
Oh bianche bandiere!
Che state a simboleggiar
la nostra definitiva resa,
che affogate nel mar
ogni nostra pretesa.
Oh bianche bandiere!
Che noi sventoliamo
perché nel fuoco bruciamo.
Si, noi, generazione persa
che anelava una società diversa.
Oh bianche bandiere!
Ora ci arrendiamo,
non combattiamo.
E dopo questa guerra ormai persa,
vogliamo la pace e una terra promessa.

"Poesia per Pier Paolo Pasolini"
Ricordo le tue parole
erano come un Sole
che illuminava la mia anima
e la faceva candida.
Crudele il tuo destino
in quella notte avrei voluto esserti vicino,
ed invece ti hanno spezzato le ali
come ad un Angelo tra i "normali".
Destino crudele ed atroce
così ti tolsero la voce;
voce scomoda e sensibile
che allora non era credibile.
Ma tu eri genio gigante
e la tua bontà percepita da tanta gente.
Ricordo le tue interviste d'amore,
incontri con un popolo "migliore"
ed i film, gli articoli e poesie
eri in noi indicandoci delle vie.
Strade scomode, sempre contro,
il tuo corpo e la voce e lo scontro.
Il volto scarno e buono
scavato dal tempo lontano;
i tuoi occhiali sempre scuri
per nasconderti o per paura.
Eri poeta civile e popolare
dai tuoi versi nasceva l'amore,
e i sorrisi stanchi ai tuoi tanti amici
su un campo di pallone per giocare felici.
Ostia maledetta, dal buio e dal fato
come un complotto ben giocato.
Cantore di periferia
ma anche osservatore della borghesia,
tra colori e letteratura
te ne sei andato
ed a noi hai lasciato
un vuoto incolmabile
che è solo vagamente palpabile.
Ragazzi di vita e gente libera
ti ringrazia ancora per il tuo pensiero
che ci ha accostati al vero,
ed alla cultura non boriosa ma matura
che veniva da te più casta e pura.
"A' Pier Pa' ce manchi tanto"
e la voce si tramuta in pianto.

"Cecità"
Il menestrello canta nella reggia,
ride, balla ed arpeggia.
Canta ad un popolo che vuole
invaghirsi delle sue parole.
Il ladro vince le elezioni,
la gente ne vuole i favori.
Il povero innocente è messo al rogo
e la sua carne crepita nel fuoco.
Il profeta teorizza la sventura
su un mondo pieno di paura.
E' cecità.
L'arrogante alza ancor la voce,
il suo tono sovrasta mille cose.
Ed il povero deve vergognarsi,
della dignità deve spogliarsi.
Il buon frate prega in ginocchio
per redimere un popolo corrotto
ed i bimbi muoiono in mare,
dalla guerra vogliono fuggire.
E' cecità.
Io solo rifletto ed annego
in una vita che più non mi spiego.
E la nave affonda negli abissi,
la Luna perde i suoi riflessi.
Calmo il vento passerà
ed un tuono s'udirà.
E' questo il mondo della cecità.
E' questo il posto della cecità!

"Nel villaggio"
Oh uomo, che vivo rantoli
nel viluppo del villaggio,
che scrivi e parli
in questo desolato paesaggio.
Come colui che svende
e vende la parola,
nel gorgo attende
una rima sola.
Nel villaggio devastato
dal cemento, aneli
un verde prato
più azzurri cieli.
Ed in questo attendere,
sospeso come l'aria,
un violento percuotere
il cuore ancora.
Nel meriggio assolato
d'un Marzo bugiardo,
un silenzio squassato
come dal vento uno stendardo.
Ormai nel villaggio
rumori di fondo,
la quiete è un miraggio
e delicata fronda.
Così l'annegar
nel cuore del mondo,
sembra quasi svanir
con un grigior di fondo.

31/03/2016

"Il fumo"
Leggero e calmo
avvolge i miei capelli
ed il mio viso.
Nenia leggera di sera,
premio privato
per una brutta vita,
oppio personale
per non pensare;
nasce da una sigaretta
o da virile tabacco,
non importa.
Le sue dita vaporose
carezzano mille cose;
impregna tessuti e pelle
e vola fino alle Stelle.
Sinuoso s'innalza
e grigio e bianco
sporca le mie dita.
Oh infinito vizio!
Oh solitario piacere!
Sarai tu a trasformare la notte,
sarai tu a calmare la mia anima.

"Cuore"
La voce del cuore
inizia a colpire
quando gli anni son pochi,
per poi affievolirsi
quando questi son molti.
Il cuore nostro motore
è parabola di vita,
è parola a volte sconosciuta.
Il cuore e la sua voce
son come fiume alla foce.
Da lì nascono gioie e sentimenti
o "slanci poetici e tormenti".
Oh cuore batti sempre,
affinchè la tua presenza
non divenga assenza
e per i molti che l'ascoltano
marce trionfali e cori
e per quelli che non t'amano
tetro buio ed infinito silenzio.

"Panorama"
In un triste meriggio
il Sole spande
i suoi raggi sul clivo
mentre nelle rogge
stagna limpida l'acqua.
Verso il folto roveto
s'addentra uno stormo
di Rondini in amore,
e sul greto del fiume
si bacian gli amanti.
Sui tetti delle case
i raggi solari
disegnan ombre nuove
e sopra al pendio
soffia leggero e calmo
un vento trasognato.
Il fruscio di verdi foglie
rompe un silenzio di sogno
e nei lievi rumori
di questo universo
svaniscono quasi
gli sguardi celati
dei contadini.

"Anima della Luna"
Anima della Luna
che brilli bianca,
splendente e franca.
Che so che esisti,
che in cielo resisti.
Anima della Luna,
nobile e pura
che uccidi la paura,
che vibri nei miei occhi,
che regni nei miei sogni.
Anima della Luna,
che sei nel firmamento,
struggente tormento.
Oh casta amante
e prezioso diamante.
Anima della Luna,
che di notte appari,
che voli sui mari.
Musa paziente
dal volto affascinante.
Anima della Luna,
che esisti ombrosa,
delicata Rosa.
Femmina e Dea,
oh regina mia!
Anima della Luna,
che mi culli in quest'istante,
nella notte imponente.
Perché t'anelo e t'assaporo,
musa mia, fatta d'oro.

"Quattro passi nel delirio"
Primo passo:
Ascolto le voci
dei vecchi amici,
ironia e saggezza
antica purezza.
Odo lo stormir di fronde
ed ascolto il suono delle onde.
Pensieri e ricordi
divengon ora più forti
e la paura s'infrange
contro il coraggio ed il mio sangue.

Secondo passo:
Quando beltà splendeva
sui tuoi occhi e rideva,
io fui pavido e impotente
come vuole la gente.
E quando Cupido ci visitò
gettammo i nostri cuori nel falò.
Ardeva la fiamma d'amor
come lancia che spezza il dolor.
Così la Rosa che colsi
mi punse, ed io me ne dolsi.
Sapevo qual era il futuro
ma sfidai il tuo sguardo duro.

Terzo passo:
Un ragno sul mio letto
spezza il mio sonno perfetto.
Ombre s'avvicinano al mio viso
ed io le accolgo da loro deriso.
Suoni nelle orecchie
mentre muovo le mie membra vecchie.
Ora ascolto immobile del silenzio il suono
prezioso e fatuo come il perdono.
Mentre il cuore che pulsa sarà
nenia dolce che un giorno parlerà.

Quarto passo:
....e l'ultimo Gatto
lascia la strada ratto,
Sorseggio liquore
per innalzar lo spirito ed il cuore.
Visione d'un esistenza cruda;
cullami anima nuda!
Cuba libre o Tequila
nella notte viva.
Ozioso e stanco vino rosso
da bere a più non posso,
e il volo è solo un'illusione
lieve e malefica delusione.
Quarto passo
è tutto ciò che lascio
e vivo con meno paura
la mia metà oscura.

"Anelito"
Come il tempo passa effimero
e la gioia si fonde col dolore vivo.
Come tutto par finisca e rinasca
ed il nostro cuore resta in burrasca.
Un continuo rifluir di sentimenti,
un novello cangiar di tormenti.
E la Luna par esser di panna
e c'è una lacrima che il cuor affanna.
Nella notte s'adombra la malinconia,
pensieri, svaniscon e volan via.
L'incontro soave tra Zeus e Gesù,
la pace interiore anelata nel cielo blu.
E gli occhi son pesci nel Mare,
che guizzano, vibrano e vogliono amare.
Ed il viso s'ammanta di luce
cercando la vita come fiume alla foce.
Deserto nel cuore,
deserto nell'anima.
Sete d'amore
e fame atavica.
Tutto cerchiamo,
tutto vogliamo.
Bramosia imperfetta
la locuzione "Ti amo".

3/11/2016

"Come uno scrittore"
Come Francis Scott Fitzgerald,
così lui scriveva ed era.
Tormentato, innamorato e solo,
era come un Airone in volo.
Chiuso nella sua stanza,
chino su fogli di carta.
Scriveva e leggeva tanto
contro la malinconia ed il pianto.
Il suo turbamento era un'ombra
che gli viveva dentro feconda.
Solo con la sua letteratura
viveva pieno di paura.
Anelando di scriver un poema
o un grande romanzo a tema.
Povero lui, cosi solo e inetto,
descriver voleva il suo mondo imperfetto.
Ed ora, solo nella sua stanza,
pensa, pensa e ripensa.
A mille amori, a battaglie, a guerre,
tradimenti e speranze.
E così, sotto un tappeto di stelle,
vive un cuore dolente.
Un vero giovane Werther
che spererà di scriver "Tenera è la notte".

5/07/2017

"Ricordo di donna"
(Descrizione)

I tuoi capelli
come alghe notturne.
Gli occhi tuoi lucenti
come smeraldi al Sole.
Io non ricordo più,
poggiato su di un Salice
rivedo le tue ciglia
che s'intrecciano
come Canarini in amore
e le gambe,
lunghe ed affusolate,
ricordano la fiamma
ardente della candela.
Il tuo viso chiaro
sorridente, come Stella
cadente ed infuocata
nei cieli notturni.
Poggiato sul Salice
guardo in su
e vedo il cielo blu,
come il colore
del tuo trucco
degli occhi
ed ancora le tue mani
piccole, leggere e lisce
come petali di fiore.
E tu infine fragile
come Usignolo,
libera come Gabbiano,
volteggi sopra la mia testa
nell'immagine che ho di te.

"In una notte…..la fantasia"
Nella notte stellata,
sotto il segno del Cancro,
c'è una musa immaginata
che regna nel firmamento.
Chi sia non si sa,
vive e cresce dentro me,
è una piccola verità
che mi fa sentire un Re.
E' la musa "fantasia"
che fa batter forte il cuore,
è una favola che vola via
che brilla come il Sole.
Mentre osservo questo buio
questa "dama" mi seduce,
cado a terra e striscio e muoio,
oh signora della luce.
Sono solo di fronte a te
che sei bella, sei dannata,
sei regina ed io il tuo re.
Oh mia ancella profumata!
Il tuo volto è stupendo,
il tuo corpo longilineo.
Ora ti voglio e ti pretendo,
vorrei esser tuo compagno.
E nel pallore della Luna
esisti e vibri come un fiume.
Oh speranza, oh fortuna,
vola alto con le tue piume.

"La poesia come….."
La poesia come fuga dalla realtà,
astrazione della verità.
Come un fiume senza sponde,
che tracima, che ci confonde.
Come un ramo senza foglie,
scarno, umile ma forte.
La poesia come tenera carezza,
è umana tenerezza.
Come un'alba mattutina
che scioglie la brina.
Come battaglia interiore
che fa batter forte il cuore.
La poesia come un sogno senza tempo
che cavalca lungo il vento.
Come un intreccio di parole
che spaccano il Sole.
Come gli occhi di un bambino
che ingenui, attendono il destino.
La poesia come lacrima d'inverno,
nel suo più breve giorno.
Come il deserto senza acqua.
Calda, arida e immensa.
Come un fiore a primavera
che sboccia tra i silenzi della sera.
Tutto questo ed altro ancora
è la poesia che in alto vola.

"Nulla turba il silenzio delle notti"

Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando le muse, eteree bellezze,
son cantate da poeti imploranti carezze.
Quando Eros esplode nella passione
ed i corpi s'avvinghiano senza pudore.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando stanco e lontano è l'albeggiar
ed il buio sovrano sembra regnar.
Quando il sangue di Cristo è versato
e sul Golgota nella passione è lavato.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando gracchiano i neri corvi
e gli sguardi diventan torvi.
Quando Morfeo ci dona la pace
e il suo canto è un sonno felice.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando la fantasia vola nei cieli
sposandosi con languidi pensieri.
Quando il crepuscolo è morto da tempo
e lo Spleen è un soffio nel vento.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando la Luna porta sgomento
e le Stelle regnano nel firmamento.
Quando i canti son teneri lamenti
e schiere di sogni invadon le menti.
Quando Chopin suona un "Notturno"
e sembra quasi che nasca il giorno.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando i volti son stanchi e mansueti
e gli occhi nascondon segreti.
Quando i colori d'un quadro sbiadiscono
e nella luce soffusa affogano.
Nulla turba il silenzio delle notti.
Quando il sapore del vino è vicino
e la morte par esser di fumo.
Quando il riposo o la festa rivivono
e i poeti sui fogli ora scrivono.
E' così, nulla turba il silenzio delle notti,
nulla turba il silenzio delle notti…...

"Fantasia"
Unica salvezza mia!
Oh fantasia!
Ristoro dell'anima,
fonte candida.
Lunga e tortuosa via!
Oh fantasia!
Breve come il tempo felice
e unica come amore fugace.
Madre della poesia!
Oh fantasia!
Fuoco rosso di passione,
esisti in ogni stagione.
Simile alla pazzia!
Oh fantasia!
Che m'incontri di notte,
che sei povera, a volte.
Limpida mia utopia!
Oh fantasia!
Crei mondi artificiali,
porti sogni mai banali.
Sublime musa mia!
Oh fantasia!
Riparo e fortezza,
languida carezza.
Spleen e malinconia!
Oh fantasia!
Forte come giunco immortale,
delicata come stella di mare.
Saggezza e follia!
Oh fantasia!
Che vivi nel mio cervello,
che sei il fiore più bello.
Stordisci e voli via!
Oh fantasia!
Oh fantasia......

"Il mio mondo è la notte"
Il mio mondo è la notte,
quando il Corvo vola basso,
quando il silenzio è sovrano.
Il mio vivere è la notte
quando il gemito dell'anima
si fa più forte,
quando le voci del giorno
si son spente.
Notte.
Quando il mondo sembra strano,
quando io sono lontano.
Oh notte!
Quando l'aria si fa fresca,
quando il pensiero si fa esca.
Il mio mondo è la notte;
nel silenzio, nel pensiero,
quando tutto si fa scuro.
Notte ancora,
quando i brusii son nascenti,
quando i bisbiglii son regnanti.
Oh mia regina,
oh mia ancella profumata,
mia Venere conquistata.
Il mio mondo sei tu;
quando scrivo e ti sfioro,
quando la poesia diventa Alloro.
Oh la notte;
e passeggiar dentro me,
svanire e scomparire in te,
in quest'anima lacerata e oscura,
vivente ma ancora immatura.
Oh notte,
fatta di sogni altrui
che colgo negli antri bui.
Taverna e respiro,
meretrice di destino,
fumo di sigaretta e un po' di vino.
Notte,
alcova dei poeti,
detentrice di segreti.
Paziente arrivi
Fra gli Abeti e gli Ulivi.
Oh notte,
che spazza via il crepuscolo,
che adombra amore minuscolo.
Così tutto si fa nero
e mentre il Corvo ancora
vola basso nel cielo,
la notte cala il suo velo
di pizzi e merletti oscuro.

"Immoto Mare"
Immoto Mare,
cullare mi farò da te
perché alla tua vista m'inebrio
e sobrio non son più.
Laggiù sulla linea d'orizzonte,
fulgente arriverò
e sarò un'anima libera,
splendida e danzante,
liberamente sincera,
vera, come candida farfalla
che balla sopra l'azzurro-turchino
nel mattino lucente e adamantino.
Mio cammino sarà verso un bagliore
ed ore, ed ore verso una meta
lontana che anelerò.
Saprò, oh immoto Mare
chiamare il tuo nome
come di una Sirena il canto
e m'ammanto di luce divina,
cristallina, abbagliante e sola.
Mi consola la tua vista,
mi rattrista la tua ira.
Gira, oh immoto Mare,
sentire fammi così il tuo richiamo.
Amo te, amo te, della vita il sale.
Oh immoto Mare!

4/11/2016

"Un cane"
Dimmi chi sei
e quanto amore hai.
Dimmi com'è
e come fai
ad esser ricco
di pietà che mai,
mai uomo ebbe
ma che in te crebbe.
Dimmi se quegli occhi,
così inclini al pianto,
furon mai amati
oppur odiati.
Dimmi, anche se voce non hai,
se in te pulsa un cuore
che conosce il dolore.
Dimmi, amico presente,
se un'anima coltivi
oppure è assente
ma comunque tu vivi.
Dimmi se un giorno
potrò capire
il senso del tuo gioire,
il perché del tuo soffrire.
Dimmi, essere gentile,
qual voce odi ora nel cuore
e perché ami senza condizioni,
senza filtri, con emozione.
Dimmi, caro mio,
cosa ti portò a voler la morte
pur d'amare un umano padrone.
Dimmi chi sei
oh nobile "bestia",
dimmi che fai,
straniero e vagabondo.
Credo tu sia
un esser speciale
caduto in Terra
come un angelo senz'ali.

"A Charles Baudelaire"
Turbano i tuoi scritti
l'anima mia contorta
che ora è risorta
da tumultuosi venti.
Oh infinito poeta,
spargi nel cuore
raggi di Sole,
uomo solo alla meta.
Son io "l'ipocrita lettore"
colui che l'anima denuda,
e il tuo verso culla
verso cieli di furore.
Il buio e il silenzio,
la tetra commedia
della vita che tedia
e il sapor d'assenzio.
L'Albatro vola
verso cieli lontani
con un librar d'ali
che la mente spaura.
Oh tu, che di notte vivesti
e nell'animo tuo
cullasti il buio
e la notte narrasti.
Come turbine impetuoso
i tuoi versi d'oro
scolpiti col fuoco
nell'animo prezioso.
Ma perché tanto furor?
Il giorno disparve
e il crepuscolo nacque
e del vino il sapor.
Le tue vette
mai non raggiungerò
anelando però
di somigliarti un po'.

2/04/2016

"I poeti"
Vilipesi e umiliati,
dalla nostra civiltà cacciati,
offesi e scherniti
da tutto il mondo derisi.
Dell'umanità gli ultimi
e vivono spesso ai margini.
Son come perle brillanti
hanno lo splendore dei diamanti.
Giacciono ai bordi della follia,
e sognano amore e utopia.
Son come gatti in un canile,
son come la pioggia d'Aprile.
Han ghirlande di parole
e, di solito, son anime sole.
Sono l'alba e il tramonto
esistono nel cuore del mondo.
Scrutano l'anima dell'uomo d'oggi e di ieri
ne conoscono gli anfratti, i segreti e i pensieri.
Han gli occhi profondi e lacrimosi,
son come bambini capricciosi.
Vivono in un turbine d'emozioni
e s'elevano nei cieli delle stagioni.
Reietti e bistrattati
son mendicanti affamati,
d'amore e d'elegia,
di sogni e di magia.
Danno tempo al tempo
ma si possono distruggere in un momento.
Schiavi del vizio
e spesso il vivere come un supplizio.
Cantano le loro muse
che son chimere confuse.
Vivono in mondi di fantasia,
ascoltano del mare la poesia.
Son fragili virgulti candidi
mezzi uomini e mezzi angeli.
E quando dalla gente l'ultimo insulto nasce
s'incoronano d'alloro e scompaiono dove tutto tace.

"Del fioco lume e della speranza"
Quando nella notte regina
s'udirà il canto del Cigno,
allora una stella vicina
lenirà il dolore maligno.
Vestirai la veste più bianca,
coprirai di cenere la testa
e parlerai con voce stanca
della tua ultima festa.
Nel tuo Requiem solitario,
un saluto, un addio
e col cuore spaventato,
un ricordo, un oblio.
Il migrar delle Rondini
che salutano il cielo.
Il tuono dei fulmini
che spaccano il suono
e la notte dell'anima
e il tramonto del sogno,
una vita che palpita
in un cuore profondo.
Così il fioco lume dell'esistenza
par fatua cosa
e i sogni e la speranza,
sfioriscono come petali di Rosa.

1/8/2014

"Come un cristallo"
Nella notte adamantina
fulgore di spiriti solitari.
Come un cristallo me ne sto,
delicato e fragile,
prezioso e lucente.
Attendo l'albeggiar
tra lubrichi pensieri
e sogni imbiancati.
Vivo tra le onde
di un mar senza scogli,
alla deriva, senza appiglio.
E coscienza di me stesso,
e limpida e chiara
complice fragilità.
La Luna risplende
d'un bianco avvolgente
ed io, tra mille paure,
puro esisto in questa
quiete apparente,
in questo dolce e atroce
silenzio imponente.
Come un cristallo
luccicante e splendente,
scalfito però
dalla brutalità dell'esistente.

"Paesaggio di Primavera"
Campane suonano a lutto
una morte nel paese confonde tutto,
è arido il giorno solingo e sincero,
sorvola la pianura lo Sparviero;
contesto d'un paesaggio desolato
il Maggio di chimere è già arrivato.
I sogni dell'Inverno son passati
tra la neve e lungo viali alberati.
Poeti han già descritto la natura
selvaggia, chiassosa e matura.
Ora nasce l'universo Primavera,
sorride è vicina la sera.
Salubre è il fruscio di spighe di grano
un suono ancestrale arriva lontano.
Il profilo del monte carezza le nubi
che oscurano i cieli rendendoli cupi,
lungo orizzonti cammina il tramonto
e chiasmi poetici bagnano il mondo.
Si nasconde il crepuscolo solo e vermiglio
tra poco salirà in cima al suo giaciglio
e pace tutt'intorno s'è creata,
atmosfera sognante e beata.
Così l'azzurro d'un cielo largo e sconfinato
si smorza cadendo sul confine d'un prato
e sull'erba imperlata di rugiada leggera
s'appoggia lieve e sincera la sera.

"Il fingitore"
Eccolo!
L'acrobata della parola.
Eccolo!
Il menestrello saccente.
Eccolo!
Il cantastorie in rovina.
Il fingitore
elargisce emozioni alla gente
ma si sa che non sa niente.
Il fingitore
si crede un buon maestro,
orgoglioso saccente e vanesio.
Il fingitore
sproloquia a iosa contento
e butta fiumi d'inchiostro sui fogli.
Eccolo!
Il brigante lupo della steppa
con l'anima a metà disfatta.
Eccolo!
Dal sacro fuoco dell'arte intriso,
dal volto canuto e dal triste viso..
Eccolo!
L'angelo con la spada vivo
che sembra caduto dal Paradiso.
Il fingitore
è solo un guitto danzante
che non ti può insegnar niente.
Il fingitore,
pover'uomo cadente
come salice piangente.
Il fingitore,
poeta e fine dicitore,
per favore, lasciamolo stare.


POST SCRIPTUM
In fondo però è un brav'uomo
e chissà che in un prossimo futuro
noi riusciremo a capirne il messaggio
e forse, chissà, lo definiremo saggio.

8/11/2016

"Sangue del mio sangue"
Sangue del mio sangue.
Ti amo.
Vita nella mia vita,
presenza nella mia assenza.
Oh gigante buono,
ora inciampi nella
fragilità dell'esistenza.
Ora esisti in una
dimensione nuova.
Ti bacio la fronte Padre,
affinchè io possa
trasmetterti il mio amore,
affinchè tu possa
riposare sereno.
Sangue del mio sangue.
T'imploro.
Non lasciarmi nel buio
di questa vita
e donami per sempre
la luce della speranza.
Padre, infinito splendore,
vedetta della sera,
aiutami a capire,
aiutami a sentire di più.
Sangue del mio sangue.
T'abbraccio.
In questa infinita notte
una nuova alba arriverà
e lenirà
il dolore che spacca il cuore.
Padre mio.
Saggezza e pensiero,
forza e orgoglio.
Tanto t'assomiglio
e tanto mi discosto da te.
E così,
sangue del mio sangue
non ci sarà mai un addio
perchè la tua anima
vivrà nel Paradiso
e sarai come un Angelo
vicino a Dio.

13/08/2017

"La creatura dell'artista"
Aleggia nell'aria
la creatura dell'artista.
Ombreggia nella mente,
invisibile alla vista.
Risiede nel cuore
un tremolante furore,
esiste nel grembo
d'un essere saggio
e nasce all'improvviso
la creatura dell'artista.
Con travaglio interiore,
furtiva e malvista.
Vivrà poi di vita propria,
avrà una sua storia.
Diverrà "maggiorenne" nel Sole
a dispetto del suo meraviglioso creatore.

4/10/2016

"Ballata delle fronde spezzate"
Nell'anima una raffica di vento
spezza i fragili rami
del purpureo cuore tormento.
Il Sole che adesso brami
nel cielo brilla lontano
e ascolta i tuoi richiami.
Sarai ancora a fendere
le nuvole con la mano
senza più nulla chiedere?
Oh musa ispiratrice!
Ti chiamo piano
e vorrei esser più felice!
Ma ora è il tempo
delle fronde spezzate,
un lampo in un momento.
Momento di poesia
che vive nel mio cuore
e vivida e rossa fantasia.
Come un salice piangente
son chino su me stesso
e l'anima dolente.
Un richiamo triste
dalle onde del mare,
come nenia celeste.
Azzurra sirena che canta,
vorrei parlarti ora,
ma un demone danza.
Demone tristezza, demone amarezza,
il diurno Spleen
di un rosso fuoco d'ebbrezza.
Ed un richiamo di gioia
e di speme un rivolo
per combatter la noia.
Un balenare di spade
nella battaglia del cuor
e attendo la notte che cade.
Ora son però spezzate
le fronde dell'anima,
di speranza rinate.
Ed il fiume che tracima
potente dal suo argine
e una solitaria rima.
L'essenza del mio essere
ed il volo degli uccelli
e forza di resistere.
L'ombra che onnubila
la gioia ed il piacere
ora vive candida.
Il mio volto ed il sorriso
sono aneliti lontani
che ricerco in Paradiso.
Ma nel calmo cielo
pomeridiano, brilla forte
una speranza ornata da un velo.
E la lotta continuerà,
un colpo al cuore,
finché la notte scenderà.

4/05/2016



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