Poesie di Daniele Bentivegna


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Fanciullezza
Ho smesso d’esser bambino
il giorno di San Filippo,
i miei occhi non davano più
forme alle nuvole.
Ho smesso d’esser bambino
la notte di San Lorenzo,
le stelle non mi facevano più
sognare.
Ho smesso d’esser bambino
quando stasera
non sono riuscito a dirti
t’amo.

Preludio
Il suo volto è scomparso dal mio sguardo,
non però i suoi occhi
che a dimenticar tardo.
E il cuore batte di strani rintocchi
che dicono il fuoco per cui ardo.
Ormai non vedo più altri sbocchi,
solo posso osservare silente
le due lampare scolpite nella mente.

Anche la voce suona continuamente
vecchie melodie ingannatrici,
ma le cancello furtivamente
ché già in passato ci hanno reso infelici.
Basta coltivare tristemente
aride storie che ci vedono nemici.
Ora solo il ricordo del sorriso
scrive versi che disegnano il suo viso.

Dicembre a Milano
Neppure la neve consola la giornata
dei vecchi cittadini annaspati
attorno alla fontana della piazza.
E quelle guglie che rischiavano
di fondersi coll’aria gelida di Milano
svettano ancora dirigendo lo sguardo
verso il grigio cielo dicembrino.
Ognuno percorre il proprio viale
rischiando d’inciampare
in vuoti piattini di mendicanti.
Dalle scale del metrò
si ode musica di un cantore
accompagnato da uno stridulo suono
di chitarra invecchiata.
Immagini di santi e icone religiose
sono proiettate sulla bianca facciata,
e chiunque rimane ammutolito
dalla bellezza celestiale
del marmo improvvisamente affrescato.

Milano è una donna innamorata,
affascina col suo calore,
circonda della sua bellezza,
irradia nei giorni di nebbia,
mi obbliga a scrivere versi.

XV novembre
Oggi i passeri non volano,
strano per un giorno piovoso d’autunno.
I nidi son coperti di polveri
ed il cinguettio è roco.
Neppure il vento ha più voglia
di giocare con le foglie
e i rami immobili
rabbrividiscono.
È il XV novembre
ma solo un poeta
se ne accorge.

Storia di una farfalla
E nasce da seta fiorita,
e schiude le sue fulve ali
tese a incontrare la vita
ora e nei giorni invernali.

Inizia il primo suo volo,
e un canto sui prati si posa,
danzando pel cuore mio solo
e sveglia dal sonno una rosa

Folli evoluzioni dipinge nel vento,
il sole ammira il pittore impazzito;
rimango stupito in questo momento
sta consolando un fiore impaurito.

Ma giunge un fanciullo incosciente
già intimidito dal mondo assassino;
e piango appassito nella mia mente:
mai più volerà così scrive il destino.

Ora è accasciata su gelida terra.
Trema, piange, stride, muore.
E il bimbo rincorre la prossima guerra
perché la noia ha ucciso le sue ore.

Improvviso
Forse mai più saprò vivere l’amore,
e di fronte a un fiore rimarrò indifferente,
così pure osservando una stella
solcar il cielo
volterò lo sguardo al mio passato
e la tua dolcezza sarà vana.

 


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