Poesie di Paolo Basile


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Mano
Trema la mano
scrivendo poesie
tracciando percorsi
tra realtà e fantasie

Leggera e veloce
su frasi d'amore
pesante ed indecisa
quando affronta un dolore

Piccola, comandata dalla mente
disegna per trasmettere alla gente
sensazioni ed emozioni
batter d'ali e cadute senza pari

Ma col sole alla finestra
e gli uccelli li sul ramo
appare tutto chiaro
è tutto scritto li sul palmo della mano

Lampi d'eterno ritorno
Nella quiete armonia
dei nostri gesti, sguardi, parole
che dolcemente si posano sulla nostra storia d'amore
come note su un pentagramma,
dove la chiave di violino è a forma di cuore.
Nella soave melodia
suonata a 4 mani, occhi e unica voce
si scatena incalza danzante e rombante
un frastuono che squarcia la pace
e penetra fra i nostri due corpi inerti
E sono sbagli, errori,
lampi e tuoni,
che risaltano ancor piu
i difetti di due cuori umani.
Pervadendo l'animo, turbando
l'intimo spazio immenso
che dentro di noi esplode in un attimo.
un bigban d'emozioni,
ricordi, passioni,
distruggere e ricreare attimi d'eterno ritorno.
Il dolore, l'inquietudine
lasciano spazio all'amore, alla sicurezza
di due sguardi, due corpi
ancora vicini
ancore danzanti in una soave melodia
suonata a 4 mani, occhi e unica voce.

Poi
Il sole sopra noi
Lo so che non ci sei
Domani

Un attimo
La terra sotto noi
Il tuo sorriso non è
Oggi


Rit:
Troverò
La forza di ricominciare
Se ti vedro
Continuerò a camminare

La brezza dell'estate
Il calore le passeggiate
Io rivivro
Nei miei pensieri non ci sei piu tu
che fino a ieri
Solleticavi la mia fantasia
Quando tra le mie braccia diventavi poesia


Poi
La luna sopra me
Ed ecco che non c'è
Domani

Un attimo
La strada sotto me
Continuo a camminare
Oggi

Uragani e tempeste
Aspettiamo con ansia l'arcobaleno
Ora che il cielo diventa sereno
Gioca il tempo sopra le nostre teste
Passano velocemente uragani e tempeste
Passano, e intanto insieme cresciamo
Ora finalmente il cielo si schiarisce
Ma che paura ci teniamo per mano
E proprio sul più bello la nostra storia finisce

Canto
Canto, sotto un cielo stellato
Canto, la mattina appena alzato
Canto sotto un albero d' arancio
Canto a mio rischio mentre mangio

Canto, e dico una preghiera
Canto, per una mia amica infermiera
Canto per mio padre e mia madre
Canto in piazza e nelle sagre


Anche se non ho avuto mai una voce perfetta
Canto da quand'ero piccolo nella mia cameretta
E alla gente io non davo retta
Sapevo che ce l' avrei fatta non avevo fretta


Canto, sotto al sole splendente
Canto, per una battuta divertente
Canto anche quando sono triste
Canto quando una storia d'amore finisce

Canto, quando sono innamorato
Canto, per un bimbo appena nato
Canto perchè oggi è natale
Canto perchè la vita è un dono speciale

Liberazione
Ferito, distrutto,
Arreso, però no del tutto
Cammino per la via,
e trascino la vita mia
Legata ancora
Ad un qualcosa di diverso
Legata a qualcosa
Che va contro me stesso

Cammino e la gente
Non la guardo per niente
Ho lo sguardo basso
Se mi chiamano
Alzo il passo

Corro, scappo
E non mi fermo
Scappo via,
via da quest' inferno
Mi giro
Forse ho perso la strada
Ma alla fine
Anche la nebbia si dirada

Orazio
Sta li fermo ad aspettare
Su quella panchina
Per coperte due o tre fogli di giornale
E prega di arrivar alla mattina
Propio sotto al lampione
Ha trovato spazio
É qui che vive un barbone
Da noi chiamato Orazio

E sempre li in piedi
Con un cappotto un po bucato
Se passi avanti alla stazione lo vedi
Spesso ti saluta, lui è educato
A volte canta stornelli
Altre dice qualche parolaccia
Ad una banda di monelli
Che lo prende a sassi in faccia

Ma si
Lui vive li
Non si sa molto di lui
La sua vita è misteriosa
Racconta molte storie ma chi sa
Se dice bugie o verità

Racconta di esser stato a capo di una società
Di aver mangiato a Parigi a sazietà
Di esser stato presso la corte della regina Elisabetta
Persino di aver fatto insieme a lei la scarpetta

Ma è inverno è notte
Il cielo è grigio sopra la città
Il vento fischi sotto le porte
Chisà Orazio dove sarà

Sta li fermo ad aspettare
Su quella panchina
Per coperte due o tre fogli di giornale
E prega di arrivar alla mattina
Proprio sotto al lampione
Ha trovato spazio
É qui che vive un barbone
Da noi chiamato Orazio


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