Poesie di Pia Barletta


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La micetta piccolina,
maliziosa e birichina,
non sa proprio cosa fare.
Non c'è niente per giocare
pur le foglie sono ferme
non si muove manco un verme,
dorme pure la farfalla
ma nel cielo c'è una palla,
palla bianca palla tonda,
per la micia vagabonda
sembra un gioco affascinante
ma purtroppo assai distante.
D'improvviso spicca un salto
ma la luna è troppo in alto
quindi allora ci ritenta
ma rimane ancor scontenta
salta ancora, non si arrende,
vuol la luna che risplende
ma titanica è l'impresa
per la micia tutta presa
da quel gioco solitario
imprudente e temerario.
Ad un tratto finalmente,
con un salto assai potente,
quella palla tira giù
e la luna non c'è più.
Or la notte è scura scura
e la micia che ha paura
si nasconde nell'erbaio
ma di gatti un centinaio
nella strada confluiti,
dopo essersi riuniti,
con un fare molto scaltro
vanno l'uno sopra l'altro
fino a quando con gran zelo
e arrivati fino al cielo
con un poco di fortuna
non riattaccano la luna.
È da allora che son stanchi
e, che sian neri, grigi o bianchi,
devon sempre riposare
con accanto del mangiare

Ci sta un'anima vagante
che s'aggira tra i rottami
la sua pena è devastante
ma non lascia i suoi legami

Il suo corpo sull'asfalto
giace steso a faccia in giù
lo contempla da là in alto
il suo cuor non batte più

S'ode un urlo di sirene
l'ambulanza è già arrivata
la sua donna non rinviene
ha la testa reclinata

Ma qualcuno già l'aiuta
sembra un giovane dottore
forte allora l'aria fiuta
ma non sente che dolore

E così dalle lamiere
la compagna viene tolta
ma non possono vedere
la sua anima sconvolta

e comincia la sua corsa
per salvare la sua amante,
stretto il cuore in una morsa
ha quell'anima vagante

vola dietro l'ambulanza
ch'è diretta in ospedale
copre tutta la distanza
la raggiunge l'animale

adagiata nel suo letto
lei ha un gemito sommesso,
e al suo amore prediletto
lui si porta più dappresso

con amore e con dolcezza
dall'amica di una vita
lui vorrebbe una carezza
perché è un'anima smarrita

ad un tratto sente forte
una strana percezione
ci sta l'ombra della morte
sulla faccia del padrone

ma poi vede quel sorriso
non la sente respirar
vanno insieme in paradiso
certo lì lo fanno entrar

La partenza di Vanni
Passa un giorno passa un mese
Più non torna il nostro Vanni
Perché egli era assai cortese
E per'altro dongiovanni

La sua fede nella tasca
Per non farsi scanagliar
E del vino nella fiasca
Per potere poi brindar

La sua bella che scopallo
Gli diè un bacio e disse: Và!
Ma ritorna senza fallo
Io t'aspetto sempre quà!

Poi gli dona la sua foto
Fatta a busto tutt'intero
E le chiavi della moto
Con l'umore molto nero

Fu al mattino molto presto
Che Giovanni partì solo
Con la scusa ed il pretesto
Di partir col boscaiolo

Ma già fuori la contrada
Ben gli venne un grande sfizio
D'imboccare l'autostrada
Per cercare un orifizio

La città di Candelore
Nello scorgerlo tremò
Sono molte le signore
Pronte a ceder per un po'

Sete, trine e poi merletti
Belle maglie e gonne a balze
Rimmel fard e poi rossetti
Molte donne in reggicalze

Quando presso i Candelesi
Voglia ardente cominciò
Decantando i suoi arnesi
Le sue mire palesò

Ma le donne, il crederete
Non ne vollero saper
"o signore a che alludete?
Voi non siete un gran trombeur!"

Passa un mese passa un anno
Ma Giovanni non rincasa
Alla moglie fè un gran danno
Chè da rabbia fu pervasa

L'amor proprio fu ferito
Sulla moto senza casco
Corre ancora inviperito
Perché invero fece fiasco
-Dissacrazione de "La partenza del Crociato" di Giovanni Visconti-Venosta-

Le facevo per diletto,
alla sera stando a letto,
quando un giorno, poi, ahimè
non pensai " ma perché
non le scrivo per provare
se le posso pubblicare?".
L'editore l'ho trovato
ma pesante è diventato:
quando faccio filastrocche
non le trovo molto sciocche
son migliori, questo è vero,
ma è falsato il mio pensiero
e, cercando un po' d'aiuto,
ho trovato il contributo
per l'accento e per il metro,
con l'umore non più tetro,
visitando questo sito
che ai lavori è adibito.
Sono stata fortunata
ogni tanto una svagata
col sedere sulla sedia
tanto tempo, che tragedia,
lo sconforto già m'assale,
mi distraggo, meno male
fumo, mangio e poi sbevacchio
mentre adesso pur ridacchio.
Se il cervello s'è sconnesso
io con voi cerco il nesso,
se mi serve altra rima
io con voi vengo prima,
vò sapere di cesure?
Io con voi vengo pure!
Vò sapere d'ottonari?
Sempre qui, straordinari!
Siete molto divertenti
e vi faccio i complimenti
anche i suoni più desueti
di scrittori e dei poeti
con voi sono digeriti:
siete già tra i "preferiti"


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