Racconti di Pier Luigi Baglioni
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| Pier Luigi Baglioni è nato in Provincia di Firenze il 1°
aprile del 1932. Nel 1935 la famiglia emigrò clandestinamente in Francia,
a Tolone, dove risiedé fino al 1940, quando esplosa la seconda guerra
mondiale il governo collaborizionista coi nazisti del Maresciallo Petain
la rimpatriò coattamente in Italia. Passati in Toscana gli anni bellici
nel 1946 la famiglia si trasferì definitivamente a Genova nel 1946. Qui
Pier Luigi Baglioni ha studiato, lavorato, messo famiglia, e qui opera
come blogger e narratore del web. Blog: < http://www.facebook.com/profile.php?id=1368712998&ref=name > |
| Seduto al tavolo di lavoro, Elio,
guardò la finestra -persiane aperte e tendine tirate- senza vedere
nulla se non che era un giorno di basse nuvole nere che oscuravano
l’atmosfera. Lasciò il solito perditempo degli stati di afasia, Tetris al
computer, senza però trovare stimoli a lavorare sul serio. Dal giorno
della storia con Patty aveva perso l'eccitante magnetismo dei giorni
creativi. Anzi, si sentiva abulico, inefficace a scrivere qualcosa di
buono, o quantomeno nuovo (‘Mancava di ispirazione’ avrebbe scritto
di se stesso in terza persona). Così dal momento della fine di una
illusione stupida in cui -lui scrittore, artista vero- era caduto le ore
passavano, le giornate anche, nell’amara sensazione di gettar via il suo
tempo. Aveva incrociato Patty nell’immenso oceano del web promozionale alle divette che si reclamizzano in rete, nel ‘villaggio globale’ dove la gioventù del primo millennio scrive cose, o posta video, al posto dei diari di una volta. Digitando per diletto il www di modelle dell’est o brasiliane, aveva aperto il blog di una 'velina' TV biondissima, bellissima; e soprattutto italianissima. Nell'home page restò subito ammaliato dalla sua foto a seno eretto sopra la dicitura: “Amici di internet grazie di essermi venuti a trovare”. Poi il calendario, l’intervista, l’autobiografia nella quale raccontava di avere lasciato la famiglia giovanissima alla ricerca della propria realizzazione contro la miriade di altre ambiziose fanciulle disposte a tutto pur di farsi largo nella vita (sentenziando che non si era gettata nelle braccia di nessuno se non in quelle giuste). In basso il raccontino scritto al fine di presentarsi oltre che bella anche intelligente. Sorpreso che il genere non fosse la solita poesia con l’arbusto fluttuante al vento, o il cinguettio melodioso del passerotto, lésse con sufficienza il titolo “E finalmente la montagna!”. Ella, con prosa e lessico elementare, raccontava della casa nelle Dolomiti; il villaggio adagiato nella splendida conca al lato della strada statale in aspra salita che porta al passo tra le due vallate (con gli occhi andò all'immagine precisa di un quadro di Silvestro Lega). L'aveva acquistata coi primi guadagni del successo, fatta sistemare dall’architetto col quale andava a letto in quel periodo. Chiusa la maggior parte del tempo, l'apriva in alcuni periodi dell’anno per sciare e amoreggiare col boy friend di turno. Come Tommy il surfer che aspettava adesso di cui si era perdutamente innamorata girovagando in vacanza tra Maiami e Los Angeles. Abbronzantissimo, labbra carnose, occhi verdi; chiome oro. Virile e palestrato: stupendo stallone americano 'che scopava da dio' con cui “aveva passato stupende notti d’amore ”. Elio provò l’invidia benevola dell’ammirazione. Osservando ancora la sua foto ficcò gli occhi nei suoi dimenticando il monitor rapito dal desiderio di agganciare Patty per una vacanza in montagna piena di sesso e dolcezze. D’altronde Egli, ariete pieno, ambiva e sognava amore dall’adolescenza. Le spedì un mail molto intrigante, dopodiché non smisero di chattare per due giorni. Alla fine, stanca di aspettarlo, messaggiò: “… Tommy non si fa vivo, ha chiuso! Vieni tu, ti aspetto.” Elio partì all'alba. Nelle sei ore di automobile il sangue gli bolliva nelle vene ammaliato dall’incredibile realtà (“E’ l’avventura della mia vita” si ripeteva). Arrivato al cancello, trepidante, girò lo sguardo per godere la vista della casa, gli alberi, il prato, le mucche serene al pascolo che davano al panorama il senso dell'arcadia. Emozionato suonò il campanello. Patty si affacciò alla porta in vestaglia, scarmigliata, bella come nel calendario: “Oh, scusami se non vengo ad aprire... mi dispiace… all’improvviso stanotte è arrivato il mio ragazzo….”. Naturalmente il ritorno fu amaro. E ora non sentiva più prorompere il magnetismo creativo. Sterile a scrivere mancando totalmente di qualsiasi ispirazione. Tutto per essere caduto nel mondo fatuo di una velina alieno al suo, e forse al mondo stesso. |