Poesie di Maria Arfè


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Veglia quieta
L'ora del dolore

Né affanno
Né umana rabbia
Inquinano il suo nitore

Dal suo puro silenzio
Rinasce
In nuova forma
Il primordiale evento

La luna varca il corso
Di balene bianche

Sangue d'argento cola
Dai muri senza tempo

L'antico nuovo sguardo
Levita sulla sua fronte
E smemora il finito
Trascendendo
L'insondata onda

Feroce gioia si mescola al dolore

Indossò la sua immagine
Nessuno lo riconobbe

Ironico amico che fai danzare l’autunno fra canti di cicale sospese nell’aria, ascoltarmi, vorrei, nell’ascoltarti.
Incontrarti, vorrei, in un aria di grano sazia di sole.
Tu cammini con me nelle pieghe segrete della mente, tra la materia e il nulla.
E parli!… Parli. Ascolto distratta le tue parole disincarnate. Guardo il sentiero cosparso di lucenti e sapienti ombre
Autunnali. Oro liquido sulle case, sui campi, sulle cose. La terra vibra, vive, respira. Il vecchio cane solitario avanza
A fatica verso di noi per una rara carezza. Erba appena tagliata. Odori pungenti, acri, dolci, intimi della natura.
Ascolto i nostri passi, il fragrante crepitare delle foglie e il silenzio nelle tue parole sparse intorno in commenti
Casuali.
La tua voce ora rumoreggia sul volto della dinamica contadina che ci indica con orgoglio il grano appena seminato,
Le foglie di tabacco raccolte in fasci ordinati, l’olio, fresco di frantoio, in grandi recipienti di acciaio. >Odore di vino
Novello in grandi botti allineate.
La contadina, onorata dalla nostra presenza, ci invita nella sua casa comoda, rustica. Essenziale. La vecchia madre,
Malata, siede su di una vecchia poltrona con sguardo distante. Indifferente. La figlia quindicenne, graziosa, ultima
Di quattro fratelli, sollecitata dalla madre, ci saluta educata e timida.
La contadina si occupa della madre, dei figli, della casa e della terra. Incoraggiata dalla nostra presenza ci invita alla
Finestra e ci indica l’orto, gli ulivi, il vigneto…Rassegnata allarga le braccia: La campagna è legata alle dure leggi
Della natura, non tollera errori. L’inevitabile, l’ineluttabile presiedono i pensieri lineari della contadina. Le osservo
Le mani gonfie e rosse, il volto senza età asciugato dal vento e dal sole, lo sguardo aperto e innocente ma anche tagliente
E furbo.

Sento la vita concreta pulsare nel mio sangue. E guardo te, il tuo gesticolare calmo, elegante. Il tono della tua voce,
Circostanziato dal luogo, è pacato, misurato.
Per qualche attimo il tuo sguardo si posa, voglioso, sul corpo adolescente della figlia della contadina e le tue parole,
Generose di attenzione, si fanno striscianti, pressanti. Insistenti.
Conosco, quel "tuo sguardo". Conosco di te il gesto negato dalla parola e viceversa…Mi coglie un brivido: presto
sarà inverno.
Guardo ancora il tuo volto sciupato dal tempo, i tuoi capelli, prossimi al bianco totale…
Strano!… Un tempo ti amavo.

Il ricordo
Ero stata rinchiusa per anni in quella grande casa, grande abbastanza da simulare la libertà. Ci avrei creduto se non avessi saputo che in fondo al corridoio buio c'era la porta, chiusa dall'esterno.
C'erano finestre, balconi, ma era impensabile tentare di scavalcarli…sotto c'era il vuoto.
E ti aspettavo ad ogni semaforo verde. E ti aspettavo e t'intravedevo nella cornice dei fuochi fatui. E sapevo che eri a un passo da me.
Ogni giorno spostavo gli arredi della storia e dai muri anneriti, per qualche attimo, si staccavano chiare forme; troppo rapidamente sparivano perché potessi definirle.
Poi, una notte…ricordi? Mi spinsi nel corridoio buio…la porta era sparita. Fuori vidi una valle infinita, bianca di luce lunare; e compresi che da li ero venuta
La direzione da prendere era obbligata, come lo è quella che conduce alla vera libertà.
Seppi che mi eri accanto. "togliti gli abiti", mi dicesti "e dammi la mano".

Sull’ultimo lembo della notte
           La penna disse:
Rifletti
Io devo falsificarti

Scrivo
Scrivo

Per lo straniero
Che mi cerca e incombe
Avvolto in un sudario d’ombre


Per le semantiche illusioni
Dell’odierno Olimpo


Per il tuo sorriso che sgrana il silenzio
E beve parole dai miei occhi


Per i miei versi
Che non temono vocabolari spenti


Per le mie attese
Raccolte in loculi lunari


Per fili di di sangue
In trame calcolate dal delirio


Per vite plasticate sugli schermi-scherni


Per sguardi insensati nelle virtuali strade del futuro


Per corpi marchiati e incisi da febbri colorate
Che urlano contro specchi senza tempo
Senza scampo senza sogni
Senza Senza Senza

Silenzio
La sincera e obiettiva luce dell'alba rischiara un paesaggio alpestre, silenzioso e insidioso nelle dure asperità del suolo, e rischiara la quieta e pacifica valle e l'erotica dolce curva della collina, e la frenetica e cinerina città.
Oltre i limiti di queste scene, danzanti nel dinamico e insensibile presente, la donna è lì, davanti alla finestra, aperta sulla luce rosata dell'alba.
Dietro di lei, sul letto, le lenzuola trattengono il profumo e il tepore del suo corpo. Le piccole mani serrate a pugno stringono la breve misura del suo tempo. Lo sguardo avvolge i millenni e l'infinito.
In lei e a distanza irraggiungibile il sogno si rinserra nel buio mantello del mistero.
Si rinserra il sogno, e lei, col suo corpo bianco e teso come niveo cristallo offerto al chiarore del giorno, chiude gli occhi…e la creatura del sogno evocata dal buio, si staglia sull'ultimo orizzonte della memoria…
Un uomo con la veste lunga e chiara seguito e preceduto dalla sua fedele ombra, cammina, e i suoi passi disegnano il tempo.
L'uomo parla con lingua d'oracolo. Nessuno l'ha mai visto. Molti lo seguono ed erigono templi in suo onore.
L'uomo prosegue il suo cammino aprendosi varchi nell'intricata foresta mentale, e disegna villaggi e ampi continenti; parla con lingua di mago. Nessuno lo ha mai visto. Molti lo seguono e danno forma alle sue magie.
L'uomo prosegue e parla con lingua di poeta. Nessuno lo ha mai visto. Pochi lo seguono. Molti si perdono e con furore erigono templi di sangue alla paura.
L'uomo continua a camminare…parla al silenzio. Nessuno lo segue. Il dubbio innalza templi ordinati al disordine.

La donna dal corpo di neve cammina con passo lieve e sicuro sul sentiero lunare scavato tra altissime rocce. La sua fedele ombra la segue e la precede. Nessun timore è in lei. Riconosce la strada . Riconosce la grotta.
L'uomo con la veste lunga e chiara siede davanti a lei, col volto nell'ombra.
Mostrami il tuo volto, dice piano la donna.
L'uomo con la veste lunga e chiara non risponde. Guarda verso la donna. Il volto rimane nell'ombra.
Chi sei? Sussurra la donna.
L'uomo con la veste chiara si alza e muove un passo verso di lei. Non risponde. Il volto rimane nell'ombra.
La donna tende le mani verso quelle dell'uomo. Più nessuna domanda è in lei. Il suo sguardo riposa su quel volto silente rimasto nellombra.


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