Poesie di Annamaria
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Vorrei dagli occhi miei cancellare il terrore degli occhi tuoi, scacciare fin giù negli abissi della mente mia la crudele visione delle membra tue, che vorticosamente s'inabissano, scomparendo per sempre nei fondali più bui, risucchiate con forza dal fato crudele, che ha voluto giocare con la fragile vita. Ma ancora dinnanzi agli occhi miei si parano i tuoi, vitrei azzurri gioielli, azzurri come quel mare ingordo, che ha voluto per sempre appropriarsi di te, vitrei come la morte beffarda, la disperazione... e ancora vedo i tuoi neri capelli spargersi liberi, nuotare leggeri, mentre avido il mare t'inghiotte... E' buio ormai, nero quel mare, docile e fermo, sazio e tranquillo. E, come un'ostrica avara, custodisce il prezioso bottino. E allora per per scacciare le immagini tristi, mi piace tornare bambina, immaginarti come un cartone: attorniato da murene danzanti, pesci e cavallucci marini, che ti adagiano piano su un letto di alghe e allegri cantando, ti accompagnano nell'eterno riposo, cullando le onde il tuo sonno mortale. Un tempo lontano le nostre vite si sono toccate, incrociati i nostri cammini... Ma quel tempo passato è finito, e giace sepolto in fondo agli abissi. Dormi ora, riposa sereno! Dio voglia guidarti verso la luce, verso l'amore un giorno perduto. In memoria di un amico Triste pensier della giovinezza che va. |
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Cara nonnina Cara nonnina, quanti ricordi di quand’ero piccina…! Febbricitante alla finestra, il mio sguardo seguiva ogni cosa, cercava impaziente oltre la strada, fin quando lontana scorgeva una donna. Con quel tuo lento danzante andamento, che tanto doveva fiaccarti, eccoti lì, cara nonnina, sempre arrivavi puntuale, e i miei occhi s’illuminavan di gioia, e il mio cuore rideva impaziente. Ansiosa correvo alla porta, pronta a riempirmi del tuo caldo abbraccio, pronta a godere delle tue materne premure. Cara nonnina, amorevolmente ti prendevi cura di me! Poi ero io a venire da te, e tu eri lì, sempre a lavoro, eri lì dietro i vetri, seduta e cucivi, cucivi i nostri vestiti. Poi ancora in cucina a lavoro, t’accingevi a far da mangiare. Povere mani, mani deformi dal duro lavoro, eppure abilmente sapevan forgiare una massa informe di pasta. Ed io lì accanto, solevo imitare i tuoi movimenti, e non di rado, cara nonnina, solevo rubare il magico frutto. Quanti ricordi, cara nonnina, in quella casa che mi ha visto bambina. Ora son grande e quella casa sembra un po’ vuota, vuoto il silenzio, e triste il divano, amaro giaciglio dei tuoi ultimi anni, dove ero io a curarmi di te, dandoti in cambio poco soltanto, e tu, cara nonnina, tornata bambina, potevi soltanto parlarmi con gli occhi, occhi stanchi e pur vivi e profondi, intrappolati in un corpo malato. E quando riuscivi con tanta fatica a pronunciare poche parole, una soltanto usciva impetuosa e riusciva a toccare il mio cuore: GRAZIE! Sei nel mio cuore, cara nonnina. Porto con me i tuoi insegnamenti, porto la tua ricchezza d’amore che sempre hai saputo donarmi, e solo adesso sono io a dirti grazie infinite, cara nonnina!
Parole... Per te… Le Foglie |