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Nell'uliveto
La pace la respiro,
come un fluivido magnetico
la sento entrare in me.
conquistar le mie membra, dolcemente,
mentre dall'altra parte della valle
i raggi del sol declinante,
come da potente rosso faro proiettati,
nell'argentea chioma di rigoglioso ulivo,
a me dinanzi, s'infrangono,
e quella, tra bagliori purpurei, par divampi.
Solo il frinir d'una cicala
rompe il silenzio immane
nel folto uliveto sempre più ombroso,
come la luce estiva più fioca penetra
tra i frondosi rami,
e le ombre, degli ulivi
accarezzano i nodosi tronchi contorti,
difformi, squarciati ma vivi,
che par esprimano sol tormento e sofferenza
e mai riposo né pace abbian trovato
nella loro secolar esistenza;
eppur dolce simbol di pace è l'ulivo.
Come di bimbo alla mamma
per consolar le sue pene,
delicate son le carezze delle ombre
sempre più dense ad abbrunir la rocciosa terra,
gli esili fili d'erba appassiti,
i muretti di pietre nude
cosparse dei sudor degli antichi padri.
Or, della cicala lo stridulo canto è cessato:
tutto tace, tutto è calmo e quieto.
Che silenzio, che pace nell'uliveto!
Grandinata
Cielo nero come i suoi pensieri,
grossi chicchi, bianchi come la neve,
sulla terra verde:
le fronde e i frutti flagellano,
i pampini delle viti
e i teneri grappoli,
le foglie del granturco
e le turgide spighe di grano,
il suo lavoro, le sue speranze, i suoi sogni.
E lui guarda,
torturandosi la fronte con una mano,
sconsolato.
Ma non s'arrende:
ricomincerà domani.
Mani tese
Due mani che si stropicciano
per riscaldarsi un poco;
due occhi tristi
in un viso pallido;
due piedi lividi
in scarpe rotte,
sotto i portici d'una grande città.
E la gente se ne va,
con guanti di pelle nelle mani
e scarpe eleganti
a riscaldare i piedi.
Due mani gelide
che si tendono, aperte,
poi si ritirano per stropicciarsi assieme,
più gelide e vuote.
E gli occhi diventano più tristi,
il viso più pallido,
i piedi più lividi
nelle scarpe rotte,
e la gente se ne va,
sotto i portici d'una grande città.
Piccolo clown
Ride il piccolo clown.
Anche se il suo cuore piange,
lui lo deve far tacere
per far ridere gli altri,
per farli godere.
Ride il piccolo clown.
Non importa se il suo cuore piange,
ma il pubblico ride e applaude;
lui deve far ridere e far godere:
è quello il suo mestiere.
Piangerà poi da solo,
quando la gente se ne sarà andata
e, pensando ai suoi gesti e alle sue parole,
riderà ancora.
Nel silenzio, egli potrà sentire il cuore
e piangerà, allora.
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